LETTURE
COSMA SIANI
      

Un luogo in cui vivere.

Letture e scritture italoamericane

 

Lampyris, Castelluccio dei Sauri, FG, 2012,
pp. 198, s.i.p.

    



Cosma Siani


      

di Sergio D’Amaro

 

 

Per gli scrittori italiani all’estero l’unica patria è la letteratura

 

 

Suona molto narrativo il titolo di questo libro di Cosma Siani, Un luogo in cui vivere. Scopriamo che, invece, è tratto da un libro inglese di geoletteratura, Across the Worlds, di una ventina d’anni fa. Non ce ne stupiamo, essendo Siani un esperto di anglistica e di traduzione, molto vicino al mondo delle culture in contatto e della creatività suscitata da esperienze migratorie. Lo dice lui stesso nella premessa a questa raccolta di articoli, saggi e recensioni sulla letteratura italoamericana: il quid di un tale marcato interesse sta nel sottostante significato della modernità, declinata soprattutto come sradicamento e ricerca di una patria perduta.

 

Se lo spazio è diventato precario, mobile, interscambiabile, in una parola ‘liquido’ (come liquida definisce Bauman l’identità presente), allora un posto salvifico per tanta odissea è costituito dalla scrittura. Ecco rintracciato il bandolo di questi scritti di analisi e di riflessione finalmente riunificati, a cominciare dal più antico che è della metà degli anni ’70. Non a caso, giacché è in quel decennio che si afferma più chiaramente l’esigenza di un’ethnicity, di una convocazione urgente e forse ultima del passato. In queste pagine stanno quelli che prima, indiscriminatamente, si chiamavano scrittori italoamericani, nati tra metà ’800 e anni ’40 del ’900: da Antonio Calitri, Arturo Giovannitti, Pascal D’Angelo fino a Joseph Tusiani, Giose Rimanelli, Jim Longhi e Justin Vitiello. Una vera e propria costellazione di autori, finalmente valorizzati o addirittura strappati letteralmente all’oblìo (come Giuseppe Cautela e Luigi D. Ventura) grazie ad un intenso lavorio archivistico e critico esperito in questi ultimi vent’anni.

  

Due titoli, attentamente rimarcati da Siani, stanno a guardia di un distinto inizio: La letteratura dell’emigrazione (Fondazione Agnelli, 1991), grosso tomo in italiano curato da J. J. Marchand come esito di un convegno tenuto a Losanna tempo prima, e un altrettanto massiccio From the Margin (Purdue University Press, 1991) in  inglese, per la cura di A.J. Tamburri, P. Giordano e F. L. Gardaphé. Dall’inizio dei ’90 sarà tutto un fiorire di indagini, convegni, discussioni, anche se sia da parte americana che italiana tarderanno i riconoscimenti e gli inserimenti nelle caselle appropriate. La Columbia Literary History of United States e la Letteratura Einaudi di Asor Rosa snobberanno l’appuntamento, mentre nel 2000 uscirà un’esauriente enciclopedia, The Italian American Experience di S. J. La Gumina e altri, capace di soddisfare importanti versanti informativi. Del resto, nomi, percorsi, realizzazioni dei protagonisti di questa che più precisamente si può definire ‘letteratura italiana all’estero’ hanno saputo creare  linee, filiazioni, tradizioni imponendosi all’attenzione di un pubblico non segnato da pregiudizi. Chi contesterebbe oggi la validità senza confini di un John Fante, di un Pietro Di Donato, di un Tusiani, di un Rimanelli, di un Alfredo De Palchi?

  

L’itinerario di Siani, parallelo alle indagini di rilievo che hanno fatto in questo campo Francesco Durante, Martino Marazzi e Sebastiano Martelli, affonda in questioni e protagonisti. Chiamare oggi ambiguamente questa letteratura ‘italoamericana’ sembrerebbe francamente riduttivo. Come è avvenuto per le letterature postcoloniali del mondo anglosassone, assurte oggi a grande rispetto, anche per la letteratura degli italiani all’estero sembra giunta l’età matura. È un mondo che ha una sua specifica pregnanza, qualunque sia il taglio artistico dell’indagine, realistica o psicologica. Si tratta di capire come si è sistemata l’anima italiana nel confronto con altre geografie e antropologie, come ha camminato la modernità lasciandosi alle spalle i mondi ancestrali, come ha fatto la cultura italiana a resistere alla sfida delle tecnologie e di un altro immenso West, dopo essere scampata ai cancelli di Ellis Island.

 

 




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