LETTURE
AMBROISE VOLLARD
      

Memorie di un mercante di quadri

 

Johan & Levi, Milano 2012, pp. 318, € 25,00

    

      


di Sergio D’Amaro

 

 

Passate da Ambroise Vollard, saprete tutto sull’arte tra ’800 e ’900

 

 

Ambroise Vollard, nato nell’isola di Réunion nel 1866, approdò a Montpellier in vista di perfezionare i suoi studi di diritto. Ma a lui non interessavano granché commi e disposizioni, essendo attratto fatalmente dalle linee e dai colori della pittura. Fu così che a ventotto anni, nel 1894, aprì una bottega al numero 6 di Rue Laffitte e da questa postazione assistette allo sviluppo dell’arte francese tra ’800 e ’900. Non, però, da semplice spettatore, ma da principe dei mercanti parigini con un fiuto invincibile per i geni del pennello. In quasi cinquant’anni di attività ne aveva Vollard da raccontare, forte oltre che del suo occhio acutissimo, anche di uno spiccato senso dell’udito adatto a fissare le più minute conversazioni di uomini e donne celebri.

 

Il brulichìo di quel mondo oscillante tra Decadentismo e Belle Époque si ritrova ancor vivo nelle Memorie di un mercante di quadri tradotte da Bradford Ximena Rodríguez per l’elegante collana ‘Biografie’ dell’editore Johan & Levi. Da Rue Laffitte alla conquista dei maggiori nomi della scena artistica francese, il passo fu breve quanto felpato e calibrato. Fin da quando, ad esempio, morto appena Manet, Vollard riuscì ad entrare nelle grazie della vedova e ad acquistare un prezioso mannello di disegni di uno dei capiscuola dell’Impressionismo. Coraggio, intuizione, anche spregiudicatezza. Sta di fatto che il Nostro diventò immancabile al Café de la Nouvelle Athènes avendo per compagni Degas, Monet, Renoir e Cézanne. Questi due ultimi gli furono particolarmente vicini fino ad immortalarlo nei loro ritratti e ad aprirgli fiduciosi le porte dei loro studi. Cézanne, si sa, faticò di più a farsi largo negli ambienti anche crudelmente competitivi di quell’epoca. Vollard fu il suo mentore e contribuì ad affermare la sua grandezza.

  

L’amicizia e la complicità si rafforzarono e la cerchia dei compagni di cena si allargò nelle riunioni alla ‘Cantina’, cioè nella casa-bottega del nostro fortunato mercante. La caccia agli studi e alle opere sarà sempre più fruttuosa, da Derain, a Pissarro, a Picasso. Le pagine di Vollard sono piene di aneddoti, svariano dalla descrizione di un comportamento o di un tic alla cronaca di un episodio. Cogliamo così Cézanne estasiato dai versi di Baudelaire (“Au dessus des étangs , au dessus des vallées…”), o Renoir recluso nel suo studio di Montmartre all’interno di una vecchia casa che chiamava il ‘Castello delle nebbie’; o ancora lo scultore Rodin che decapita con una spada le sue statue e affida alla sua barba virtù magiche. Entriamo anche nella casa-museo di Zola e seguiamo le crescenti ambizioni di Vollard: oltre che mercante, egli diventa anche raffinato editore d’arte ed autore. Sarà così che le sue edizioni porteranno il segno originale delle incisioni commissionate volta per volta a Lautrec, Bonnard, Vuillard, Bernard, Roussel, Chagall. Dai Postimpressionisti ai campioni dell‘Avanguardia, tutti avranno a che fare con Vollard. Non sfuggirà neanche quell’Alfred Jarry, padre dei Patafisici, il cui Ubu roi sarà la base dell’Almanacco di Père Ubu, testimoniando la versatilità inventiva del mercante.

  

Durante la Grande Guerra il nostro compie una serie di viaggi per propagandare l’arte francese all’estero. Dalla Svizzera all’Olanda, dall’Italia a New York. Nelle sue conferenze parla soprattutto di Cézanne e di Renoir. Sorprende che trovi Roma ‘ordinatissima’ e il suo Foro poco affascinante. Saltando l’oceano, Broadway gli appare di un caos indescrivibile, ma è finalmente in America che riescono a quotargli la sua ricchezza, pari a quasi otto milioni di dollari, una cifra vertiginosa anche per l’abilissimo Vollard e inimmaginabile per i suoi amici artisti molto spesso ridotti alla bohéme.

 




Scarica in formato pdf  


      

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006