LETTERATURE MONDO
RIVISTE
“La barque”
nel turbinoso mare
dell’arte

      
Esce a Parigi, per le edizioni L’Oeil d’or, questa pubblicazione letteraria che si allarga alla musica, alle arti visive, al cinema, alla performance, spesso corredata di cd e dvd che contengono materiali sonori e video-opere. Grande attenzione viene riservata ad autori da scoprire o da riscoprire, che siano viventi o morti, e quasi sempre si tratta di autori non francofoni, accompagnati da accurate traduzioni: vi si leggono, tra l’altro, testi di Robert Walser e del polacco Edward Stachura, del poeta russo Arsénji Tarkovski e di Yi Sang, il Rimbaud coreano, di Joseph Brodsky, dell’indiano Ritwik Ghatak e di Amelia Rosselli.
      




   

di Simona Cigliana

 

 

 

La Barque

 

 

 

La Barque

Elegante, sofisticata, rigorosa, la rivista “La Barque” esce a Parigi, per le edizioni L’Oeil d’or, con cadenza capricciosa, in media ogni otto-dieci mesi, mutando col volgere degli anni i delicati colori pastello della copertina: celeste cielo, grigio fumo, tortora… Dall’aprile 2006, ne sono usciti nove numeri, a cura di un gruppo di narratori, musicisti, poeti, artisti e  traduttori che guardano alla loro attività e alla materia di cui si servono –segno suono parola – con tutta la gravità e il rispetto che è dovuto  alle cose  serie.  Forse è per questo – e per i nomi degli scrittori del recente passato di cui la rivista ospita i  testi, quasi additandoli a numi tutelari indipendentemente da quanto la vulgata ne tenga viva la memoria – che il lettore, sfogliandola, si sente immerso in un’atmosfera rarefatta e al tempo stesso vivida e corroborante.  

Sin dal primo numero, sostanziosa è naturalmente la presenza dei  principali protagonisti di questa avventura, cioè dei  due fondatori e redattori unici, a cui riteniamo si debba anche, di numero in numero, la ricerca e la scelta delle proposte editoriali: Olivier Gallon e Laurent Pinon, entrambi scrittori, video artisti,  autori di  filmati e di documentari di poesia ma anche, forse soprattutto, poeti. Non sempre in versi, anzi: spesso poeti in prosa – ma sempre affisi ai massimi sistemi, alla ricerca delle ultime ragioni – del mondo, dell’essere e del vivere sociale – e al loro declinarsi sotto la superficie della quotidianità.   

Fatta salva  la volontà di attestarsi, ideologicamente e stilisticamente, su posizioni di resistenza a ciò che è dato come ovvio e precostituito, la rivista non si restringe però ad un preciso programma. Anzi: nata attorno ad un ideale di massima apertura, si prefigge semplicemente di occuparsi di letteratura senz’altra preoccupazione che quella di descriverne e sperimentarne le variazioni sotto l’influsso del mutare dei tempi; di mostrare i modi e le strategie di scrittura attraverso cui essa risponde ad una implicita necessità, anche nel suo dialogare con altri registri espressivi.

Ogni numero, tuttavia, rispetta un certo schema nella scelta e nell’organizzazione dei contributi.  L’indice di ogni numero presenta infatti una prima sezione di apertura, che raggruppa testi inediti o rari, di autori viventi o morti ma comunque da scoprire o riscoprire, spesso colpevolmente in pericolo di oblio. A ridonar loro nuova vita, poiché quasi sempre  si tratta di autori non francofoni, interviene una traduzione d’autore approntata espressamente per le pagine della “Barque”. La quale, in questa sezione, ha pubblicato testi di Robert Walser e dell’outsider  polacco Edward Stachura;  del poeta russo Arsénji Tarkovski  e di Yi Sang, il Rimbaud coreano, morto a Vienna nel 1937, a soli ventisette anni, dopo aver rinnovato dalle fondamenta la tradizione poetica del suo paese; di Joseph Brodsky (di cui nel n. 8, si legge anche un ampio dossier relativo al processo che nel 1964 bollò i suoi lavori come pornografici e antisovietici condannandolo, con l’accusa di parassitismo, a cinque anni di lavori forzati in Siberia) e dell’indiano Ritwik Ghatak, regista, scrittore e poeta,  ricordato anche per aver egregiamente condotto a termine l’impresa di tradurre Bertolt Brecht in bengali e di averlo messo in scena nel  suo Paese. L’ultimo numero della rivista, il nono, presenta infine una bella scelta di traduzioni dalle “Variazioni belliche” di Amelia Rosselli.





Vaslav Nijinsky interpreta Sheherazade (ph. A. Bert)


Una attenzione particolare sembra comunque essere riservata ai testi letterari prodotti da  personalità già distintesi  in campo artistico, musicale o cinematografico. Sui numeri della “Barque” si possono leggere le belle poesie di Vaslav Nijinski, e scritti poetici e narrativi del compositore statunitense Moondog, del regista portoghese João César Monteiro e di altri misconosciuti contemporanei, come dell’australiana Amanda Stewart, compositrice e art performer e del francese Michel Vachey, artista-scrittore atipico e poliedrico che meriterebbe una maggiore attenzione sia dalla critica che dalle cronache letterarie.

“La Barque” dedica poi la seconda sezione di ciascun numero ai percorsi incrociati, a dossiers, riscontri, discussioni, convergenze creative  nate di volta in volta da libera ispirazione: chémin, égarément, idée fixe, enfance, paysage avec figure absente. Temi e suggestioni sui quali i collaboratori confrontano le affinità elettive e  mettono alla prova le proprie corde.

Una terza sezione, «En regard», propone infine opere suggerite da altre opere, non solo letterarie ma spesso  provenienti da altre arti (pittura, cinema): e dall’accostamento vediamo scaturire, a seconda dell’estro o delle attitudini, ora uno scritto ora una tavola grafica ora una partitura musicale, a riprova dell’apertura a tutto orizzonte di questa rivista che dedica molta attenzione alla ricerca artistica e musicale. Diversi numeri de “La Barque” sono infatti anche corredati da un CD  o da un DVD  che presenta materiali sonori o videoopere di ultima generazione.  

D’altronde, molti dei collaboratori della “Barque” sono assai attivi nelle riviste dell’underground immateriale della rete. I loro contributi su queste eleganti pagine cartacee, se da una parte confermano il fatto che la “vera” letteratura non è incompatibile con il net e che la sua “grandezza”  non dipende dal supporto ma dagli autori, dall’altra attestano peraltro la loro vocazione multimediale, che  ancora più liberamente si espande sul web, dove ormai  si esprime il coté più innovativo dello sperimentalismo francese. In Francia come altrove, a contraltare della ufficialità modaiola di tanti ambienti pseudoalternativi, hanno scelto di incontrarsi, organizzarsi e far gruppo in rete molti tra i più talentuosi e graffianti artisti e scrittori delle ultime generazioni e numerose tra le riviste più interessanti, come ad esempio lo storico web magazine  “Le Terrier”, “conçu en 1997 sur un écran 17 pouces, réglé en 1024x768”, il cui sito, ormai sterminato alla navigazione, rappresenta una vera  miniera informatica della ricerca creativa e della contaminazione artistica contemporanee.

 

 

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“La Barque” 

51, rue de Paradis     75010 Paris

http://www.labarque.fr

 

Ultimo numero:

 

Sérigraphie CD audio numéro 6/7


 

 

Printemps  2011
320 pages + cd audio – 25 euros
ISBN : 978-2-917504-06-2

 

 




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