SPAZIO LIBERO
STEFANO BOLLANI
Sostiene il pianista ed entertainer


      
“Parliamo di musica” firmato dal quarantenne, bravissimo compositore e musicista di jazz e classica, è un libro assai istruttivo e divertente che ci fa entrare nel mondo delle sette note con estrema competenza e spiccato sense of humour. È un volume che fa riflettere sulle origini e sulla percezione dell’arte musicale e fa sorridere, inneggiando infine al godimento di chi suona e di chi ascolta.
      



      

di Cosimo  Ruggieri 

 

 

Non esiste una nota sbagliata.

Art Tatum

 

Music makes the people come together

Music mix the bourgeoisie and the rebel

Madonna - Music

 

Stefano Bollani è molte cose… molte cose tutte insieme… ovviamente. È un musicista geniale e preparato – ha suonato con musicisti del calibro di Gato Barbieri, Leo Konitz, Pat Metheney, Enrico Rava e Paolo Fresu per citarne alcuni, incidendo molti album di vario genere. È dotato di un notevole sense of humor – come ad esempio quando suona con la Banda Osiris (http://www.youtube.com/watch?v=l4t4wnxMG7g) o quando imita Franco Battiato (http://www.youtube.com/watch?v=j-153SuP6iI) ed è anche un divulgatore musicale, come  si è potuto apprezzare nella trasmissione musicale intitolata “Sostiene Bollani” da lui condotta assieme a Caterina Guzzanti, andata in onda  a cominciare dal  2011, su Rai Tre  in  seconda serata, dove Bollani parlava di musica facendola sentire e spiegandola con esempi tangibili, anche con  il sostegno del piano e di un batterista (Morten Lund) e un contrabbassista (Jesper Bodilsen).

 

Aldo Grasso ha scritto sul Corriere della sera che “Se in tv esistesse lo scambio delle figurine, per una di Stefano Bollani sarei pronto a sacrificarne venti di Giovanni Allevi. Per un giusto risarcimento: nella vita quelli che non si prendono troppo sul serio, quelli che sanno scherzare su di sé e sul proprio lavoro, quelli che non ripetono continuamente (vizio tipico di molti scrittori) ‘io sono un genio’ ebbene costoro rischiano di passare in second’ordine rispetto a chi è capace di far pesare il suo ego extra large”; e sul Giornale della Musica Stefano Zenni scrive: “Il fenomeno Bollani ha riportato la musica narrata in televisione… ‘Sostiene Bollani’ è un programma sulla musica con tanta musica. Racconta i meccanismi musicali, con leggerezza, humour e senza mai essere banale. Ma il messaggio del programma è chiaro: la musica è una cosa seria con cui ci si diverte, ovvero ci si diverte perché è una cosa seria. Ci sono arrivati anche i funzionari Rai, che poi con sublime masochismo mandano questo gioiellino a mezzanotte della domenica. Certo, puntata dopo puntata il pubblico aumenta, ma non sarà mai quanto quello che in un’altra fascia oraria sarebbe potuto incappare nel programma e scoprire che in tv, come nella vita vera, la musica tutta – è gioia e intelligenza.





 Il libro di Bollani Parliamo di musica (Mondadori, Milano 2013, pp. 138, € 17,00) tratta di musica in modo semplice e scorrevole, non noioso, fine a se stesso, ma intelligente. Il libro si apre con una parte interessante, un invito ad aprirsi a suoni diversi, ad andare oltre i propri interessi e gusti musicali. Bollani ci fa notare che in un asilo alcuni bambini, ai quali per esperimento è stato fatto ascoltare un pezzo di John Cage e Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi, hanno scelto John Cage. La spiegazione per Bollani è che Cage è un compositore americano piuttosto controcorrente  che propone una musica piena di rumori e ai bambini tutto questo è sembrato molto vario, invece Vivaldi  essendo molto ordinato, pulito, annoiava i bambini. Proprio come l’amico di Bollani che ascolta solo musica indiana ed  è annoiato da Yesterday dei Beatles!

Giustamente ci fa notare come abbiamo purtroppo una visione della musica limitata, mentre invece dovrebbe fare parte del processo cognitivo di ognuno di noi. A scuola ci insegnano a disegnare e non a cantare, ti insegnano a leggere e a capire le arti figurative, ma non ad ascoltare la musica. Anche per spiegare concetti complicati come la melodia, egli usa come esempio esplicativo i modi in cui i jazzisti compongono i brani: “La melodia è la catena di note che viaggia sopra l’armonia e che vi si appoggia… le canzoni non nascono necessariamente da una melodia, ad esempio i musicisti jazz prendevano gli accordi di una canzone famosa tipo Just Friends per creare un altro brano… Nessuno può essere accusato di plagio se usa gli stessi accordi di Il cielo in una stanza di Gino Paoli o di I’ve got you under my skin di Cole Porter… si è accusati di plagio se si usano un certo numero di note uguali alla linea melodica, e ciò perché si presuppone che l’orecchio segua la melodia”.

Bollani scarta da una parte all’altra, cita  la Tosca per approdare alle colonne sonore di Profondo Rosso e Star Wars, per spiegare i trucchi di come capiamo la musica, di come il cervello la codifica. “John Williams,l’autore, fa risuonare tre volte l’accordo minore, risvegliando in noi ascoltatori il ricordo della Marcia funebre di Chopin (in cui l’accordo risuonava, per la precisione, quattro volte). E usa gli ottoni dell’orchestra per evocare atmosfere wagneriane dunque epiche… John Williams è un compositore di colonne sonore profondamente conscio dei meccanismi cinematografici, dunque il male è il Sol minore e il bene è il Do maggiore”.

Tutta da leggere è la parte riguardante la musica jazz e l’improvvisazione affrontata anche con quadri familiari: “Bollani  riascoltava l’accompagnamento che aveva registrato per una canzone con la figlia e ad un certo punto lei gli dice: ‘bella  quella cosa, peccato che fai un errore!’, lui le chiede quale errore? e lei risponde: ‘due note troppo vicine’. Era un accordo con un semitono all’interno che al suo orecchio risultava strano. E invece è il suono di Bill Evans. L’errore… nel Jazz l’errore può essere una porta che si apre”.

 

Bollani è un entertainer a tutto tondo sia per il suo spiccatissimo sense of humor sia per le sue sopraccitate doti musicali. Sono d’accordo con lui quando dice che l’humor fa parte della musica,  afferma  che  molti musicisti si danno un tono e nella vita sono completamente diversi e a lui tutto ciò sembra una faticaccia!! Nel programma che ha condotto  insieme a Riondino e Guerini, il cui titolo completo è Il Dottor Djembè, via dal solito tam tam in onda su Rai Radio 3 dal 2006, ha ospitato nel suo studio molti musicisti che si sono divertiti non solo a suonare, ma anche a scherzare, a mostrare un lato del loro carattere tenuto represso, così da smontare negli ascoltatori l’idea che la creazione debba nascere da uno stato di difficoltà, di disagio, di sofferenza. Seguendo in un certo senso le orme del televisivo “Roxy Bar” di Red Ronnie che si svolgeva in un ambiente informale e molto tranquillo, ma comunque ricco di musica e di arte.





Stefano Bollani (ph. Harvey Film, 2009)


Ispirato alla trasmissione radiofonica è uscito anche un  il libro dal titolo  Lo zibaldone del Dottor Djembè che si  presenta come un vero trattato di musicologia, contenente documenti, autografi, lettere, foto, spartiti, ma non  è altro che un’autentica parodia delle riviste scientifiche che parlano di musica. Come ad esempio il pianista Paul Wittgenstein, fratello del noto filosofo, che dopo aver perso l’uso della mano destra, chiese ai compositori dell’epoca di scrivere brani per la sola sinistra, titolo del saggio “La mutilazione corporea progressiva come risorsa creativa” (all’appello di Wittgenstein rispose il grande Ravel). Per parafrasare un articolo uscito sull’Unità: “il Dottor Djembè ne ha per tutti. Tranne per qualcuno. Ma non ci ha mai detto per chi”.

 

Questo per far decadere i soliti triti luoghi comuni e stereotipi  sulla musica. La musica viene scritta per essere tramandata, ma non è una poesia che può essere letta nella testa. Pensare che lo spartito sia la musica è un travisamento un equivoco. Ad esempio nel Jazz  se leggi uno spartito di un  blues di Charlie Parker non è un granché, ma poi lo senti suonare ed tutt’altra cosa, proprio perché a differenza della musica classica dove nello spartito tutto è annotato e si lascia poco all’interprete, nella musica jazz le note si posso farcire di accenti non presenti. È come nella cadenza quando si parla, non si possono annotare i timbri delle persone, le pause e le esitazioni.

Nel libro si discetta di musica, si scompone il puzzle che la compone, ci si addentra e si gira intorno, ci si diletta di nozioni musicali, curiosità e aneddoti personali. Ogni capitolo del libro è come un’ostrica al cui interno c’è una perla che con estrema curiosità può essere approfondita per capire come ad un certo punto nella storia del mondo, abbiamo cominciato a scrivere e a suonare semplicemente perché era bello e si poteva stare ad occhi chiusi, ad ascoltare. Questo libro va apprezzato in ogni pagina e in ogni riga perché è un godimento e come scrive Bollani nel libro “Niente mi tiene più in vita del godimento per il godimento”. BUON ASCOLTO !!!

 

 

 

COLONNA SONORA

 

Charles Mingus - Mingus Ah Um

Charles Mingus - Oh Yeah !

Buddy Holly - The Definitive Collection

Cannonball Adderley & John Coltrane - Cannonball and Coltrane

Benny GoodmanStompin’ At The Savoy




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