LE VIE DEL RACCONTO
MICHELE FIANCO
 

 

 

Da:  Tutta una vita West!

 

 

 

 

“Boom!”

“Boom?”

“Esattamente!”

E così sia…

Ma no, non doveva andare così, non doveva andare proprio così. E si scrive anche piano tutto questo, va scritto piano. No, non lentamente. Sottovoce. E la tenerezza, tua:

“C’è troppo cielo sulla ferrovia”, dicevi tra il sorriso e un’altra onda.

 

Studiava ingressi. E stelle. Studiava ingressi e stelle all’ombra di un minuto o di un’attesa. Di te, che saresti scesa…

“Sì, volava. Da un palo all’altro. A raccoglier versi che pochi sanno.” 

E così, un pensiero mi fermò. In cerca di momenti o testimoni che:

“Sì, è stata vita, è stato tanto!”

 

Certo, anche il gargarismo del caffè può fare: vien giù, giù dalla memoria, disegna una riga che è già domenica.

“Le mani le abbiamo sempre portate così. Messe così, leggere dico.”

E tutto questo mentre fai, qualcosa fai.

“Eravamo io e poi il coraggio relativo: un personaggio, al mattino.”

 

Davvero con la sensazione netta di essersi detto tutto.

“Bisogna esser seri e grandi signori”, dici, ripeti e ripeti ancora…

“Del resto, è vero un terribile fatto: sì, s’innamora anche la gente, ma brutta!”

Con la gioia di aver partecipato, con i pianeti accordati in minore.

 

Ecco, ci incontriamo al solito bar. Qui inizia:

“La composizione chimica dell’uomo… No, non saprei, non la porto mai.”

“70 per cento… Sì, fortuna!”

Esatto!

“20, determinazione”, mi sembra, ci siamo (si intende gomiti).

“Quel che resta, è uno sguardo fisso nella notte. Dell’ombelico.”

E quindi tutto.

 

“Sai, una certa voglia di esser nudi. Sì, come puoi esser nudo di fronte a chi ti ha visto, già, a chi ti vide che eri appena un cantiere”, improvviso.

Una recita, ad esempio. Scolastica: il lampo negli occhi che frega il buio, la tua rincorsa non farsi mai gara.

 

“Come sarebbe il mondo, camminandolo, con una sola idea nel cervello?”

E lo diceva stendendo i rimpianti, quelli più umidi: The Autumn Leaves giù in strada, con te, poi quella luce… di patina, di polvere, di tre del pomeriggio, understatement, galleggia:

“Negli occhi mai uccisi dall’entusiasmo…

 

“Io credo che nessuno in questo modo sia stato divaricato, compresso, amato, cercato, dimenticato. E quindi sia stato eccetera eccetera…

Intempestivo il mondo, non lui, certo. Lui, al limite, con quella preziosa qualità di lasciar – sì, come sabbia – scivolar tra le dita ogni talento.

 

Anche tanto.

 

 

 




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