SPAZIO LIBERO
DISCUSSIONI - 1
Archivi e web:
una riflessione
sulle fonti digitali


      
Facendo seguito all’articolo di Gabriella De Marco, pubblicato lo scorso aprile dalle Reti di Dedalus, ecco un intervento che arricchisce il confronto sui nuovi problemi e le nuove criticità determinate dall’espansione magmatica della dimensione archivistica della e nella rete. L’accesso universale alle informazioni deve essere filtrato da un controllo delle fonti e dalle garanzie di attendibilità dei dati che vengono raccolti e offerti all’utenza di internet.
      



      

di Valentina Silvestri

 

 

L’avvento dell’“era digitale” sta provocando una trasformazione profonda nei caratteri delle fonti contemporanee. Nel mondo globalizzato il ruolo esercitato dalle fonti digitali nell’attività di ricerca è sempre più rilevante ed Internet è diventato uno strumento indispensabile per la comunicazione di informazioni e per la sedimentazione di conoscenze. Una parte consistente della memoria documentaria del presente si sta stratificando nei sistemi informatici pubblici e privati. Queste trasformazioni pongono non pochi interrogativi sulla formazione della documentazione contemporanea e sui conseguenti problemi legati all’interpretazione delle fonti on-line e alla garanzia di integrità  e di conservazione dei documenti digitali.

Proseguendo la discussione aperta, su questa stessa rivista, dall’articolo di Gabriella De Marco “Come archiviare sul web la storia dell’arte?”, in cui l’autrice si chiede “se il mutamento digitale in corso, che è, non lo si dimentichi, anche culturale produce, produrrà delle ripercussioni sul fare artistico e sul mestiere dello storico”[1] cercherò di portare ulteriori riflessioni sull’organizzazione e sulla gestione delle fonti digitali.

Le ripercussioni sul lavoro storiografico, in particolare l’esigenza di una nuova critica delle fonti digitali, hanno alimentato una riflessione metodologica ricca di voci significative. A seguito della dimensione crescente delle memorie e dell’incremento della velocità di accesso e di elaborazione dei dati, gli interrogativi della storiografia hanno avuto un effetto anche sul ruolo e sulla validazione delle fonti da parte degli studi di archivistica. La ricerca dello storico o dell’archivista, fondata sull’uso critico dei documenti, diventa al contempo anche una forma di garanzia sull’uso distorto della memoria storica.  Dietro, infatti, all’attenzione rivolta alla salvaguardia dei documenti c’è la consapevolezza del loro valore per la società. Maria Grazia Pastura nel suo saggio Le fonti, come e perché[2] sottolinea la funzione “civile” della storia e afferma che va accolta la sfida per il futuro delle nuove modalità di comunicazione, pur non rinunciando alla tutela  dei principi fondamentali di un accurato riordinamento dei fondi archivistici.

In che misura, quindi, il sistema dell’informazione e della comunicazione influisce sul rapporto tra ricerca storica e web? Come è  possibile, selezionare, archiviare e conservare i documenti digitali senza rinunciare alla salvaguardia del rigore filologico e storiografico a vantaggio dei flussi di informazione non controllata della rete?

Oramai numerosi documenti,  testi e veri e propri archivi indicizzati sono stati digitalizzati e sono disponibili in Internet. Potremmo dire che il web, oggi, è diventato il grande archivio da esplorare. È inevitabile, infatti, che già da anni, si parli di una vera e propria catalogazione delle risorse presenti in rete, dal momento che Internet, nel suo complesso, può essere paragonato ad enorme “archivio virtuale” che mette a disposizione anche oggetti molto diversi tra loro e non tutti di tipo strettamente documentario (si pensi agli Opac, banche dati, fotografie, archivi di immagini, file audio, filmati, ecc.). Di recente si sono aggiunte altre risorse, quali libri digitali, giornali elettronici ed e-book, che hanno accresciuto la già sterminata quantità di fonti – testuali, fotografiche e audiovisive – che l’utente, nella prospettiva di una completa multimedialità, vuole utilizzare nel modo più semplice possibile.

La progressiva unificazione dei formati e dei supporti dei documenti digitali, insieme alla tendenza ad uniformare le forme di archiviazione delle informazioni, sia nelle possibilità di ricerca delle fonti che nelle modalità di accesso, fanno sì che i documenti in Internet sembrino acquistare una maggiore visibilità. La struttura delle pagine web, infatti, ci consente di passare facilmente da una risorsa all'altra senza bisogno di ricordare indirizzi e comandi, ma ci costringe anche a muoversi in un contesto dove la moltiplicazione degli accessi ad una stessa risorsa è la regola. Tuttavia, l’enorme quantità di materiali estremamente diversificati richiedono da parte dell’utente una specializzazione non banale che deve superare il livello della semplice ricerca standardizzata, che, nello scenario della rete plasmato oggi da Google, è affidata quasi esclusivamente a un motore di ricerca. Inoltre, per molte di queste fonti manca ancora una sicura e condivisa metodologia interpretativa e di analisi.





Maurizio Cattelan, Strategie, 1990


Coesistono sul web vari livelli, è possibile fare una sommaria divisione tra fonti primarie e fonti secondarie, intendendo con il primo termine quelle fonti che offrono l’accesso a veri e propri documenti originali, mentre con il secondo  siti o pagine web che consentono solo la consultazione di base dati. I documenti digitali, consultabili sulle fonti primarie, potranno essere a loro volta di due tipi: o materiali che sono frutto di digitalizzazione da un originale analogico, documenti digitali derivati, o documenti digitali nativi, cioè documenti creati in formato digitale. Molto spesso i documenti digitali nativi non sono documenti strutturati. Quello che manca, infatti, sono anzitutto i riferimenti alle fonti originali, un esempio frequente è quello dei materiali iconografici, i quali sono spesso privi di metadati descrittivi associati e vengono utilizzati sul web senza nessuna citazione della fonte.

La rivoluzione dei sistemi di comunicazione  ha inciso anche sulla presentazione dei dati descrittivi inducendo anche un ripensamento di alcune modalità dei metodi di ricerca. Si osserva, ad esempio, che risulta immediatamente inefficiente una selezione manuale delle fonti effettuata tramite l’uso di parole chiave sui motori di ricerca. Usare questo metodo significa esporsi ad un certo numero di criticità, tra le quali, il rischio di catalogazione di un numero eccessivo di fonti – con relativi fenomeni negativi quali ridondanza o scarsa significatività dell’informazione, fino al caso più frequente, costituito dalla scelta delle sole fonti che godono di un miglior posizionamento nella classifica dei motori di ricerca.

Gli strumenti di ricerca archivistici, indipendentemente dalla loro tipologia e dalle loro caratteristiche specifiche, sono innanzitutto strumenti di comunicazione. Produrre uno strumento di ricerca significa, prima di tutto,  tener conto della peculiarità degli oggetti della descrizione e al tempo stesso delle esigenze di utenti non sempre e non necessariamente consapevoli di tale complessità. Significa, inoltre, porsi il problema della sua effettiva fruibilità, in termini di visibilità, reperibilità e usabilità. In questo senso lo strumento di comunicazione per eccellenza che nella dimensione contemporanea è il web diviene assolutamente funzionale a garantire un’efficace circolazione delle fonti codificate di cui gli strumenti di ricerca sono portatori.

Altra questione basilare è l'affidabilità delle fonti digitali, e il riferimento principale è ovviamente a Wikipedia.  Chi è che decide quando è attendibile e valida una fonte? E con quali criteri lo decide? Chi controlla che i riferimenti alle fonti siano corretti? L’indicazione della responsabilità intellettuale e della data di pubblicazione, sono dati indispensabili per valutare l’autorevolezza e l’attualità delle fonti. Anche la presenza di riferimenti bibliografici appropriati e corretti, l’esplicitazione delle eventuali fonti originarie, così come, l’autorevolezza dei link alla risorsa esaminata provenienti da altri siti sono fattori da tenere presente per valutarne sia la popolarità e il prestigio, che  l’utilizzabilità come metarisorsa per l’accesso a ulteriori fonti in rete.

Sviluppare processi per la conservazione dei documenti digitali e strumenti per permetterne l’accesso continuato nel corso del tempo è la sfida per il futuro. L’archiviazione di quanto è diffuso in Internet è, già da alcuni anni, affidata a spazi digitali permanenti, tra gli esempi più citati compare ovviamente l’Internet Archive[3]. Al di là dei lodevoli progetti internazionali volti ad assicurare la conservazione dell’integrità e dell’accessibilità a lungo termine dei documenti digitali, gli archivi e le biblioteche si sono fino ad oggi preoccupati di dare delle risposte a queste problematiche, modificando e aggiornando i propri strumenti di accesso alle informazioni. Gli Opac si sono evoluti proprio per rendere possibile con un’unica interrogazione l’esplorazione del catalogo e dell’universo bibliografico.

Archivi e biblioteche dovrebbero però strutturare le proprie informazioni nella consapevolezza dell’estrema evanescenza del dato digitale qualora non supportato da tecniche conservative adeguate, poiché l’inalterabilità e la costante accessibilità nel tempo alle fonti digitali rappresentano, a loro volta, un presupposto indispensabile per la conservazione della memoria presente e futura.

 

 

 

 



[1] G. De Marco, Come archiviare sul web la storia dell’arte?, < http://www.retididedalus.it/ Archivi/2013/ aprile/SPAZIO_LIBERO/3_discussioni.htm>, 2013.

[2] M. G. Pastura, Le fonti come e perché, in M. Caffiero e M. Procaccia (a cura di), Vero e falso. L’uso politico della storia, Donzelli, Roma, 2008, pp.27-40.




Scarica in formato pdf  


      
Sommario
Spazio Libero

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006