INTERVISTE
ENRICO PIETRANGELI
Poesia e fede, amore e cicloturismo


  
Colloquio ad ampio raggio con il cinquantenne autore romano che si racconta ora in terza e ora in prima persona. Una biografia che affonda le radici adolescenziali negli anni Settanta e in una perdita precoce del padre. E che poi trova nella scrittura poetica uno strumento di indagine della propria interiorità, sino ad una riscoperta del sentimento religioso che si intreccia e si sinergizza con quello amoroso. La dimensione religiosa ha per il poeta un’apertura pluriconfessionale che dal cristianesimo lo porta a frequentare anche l’induismo. Con il progetto “Love, Peace and Bike” ha unito la passione letteraria e quella per la bicicletta. In coda una selezione di testi dal libro “La ragione nell’amore”.
  



  

di Francesca Ancona  

 

 

Chi è, chi era e chi sarà Enrico Pietrangeli...

 

C’è tutta una storia, una lunga storia tessuta in un vissuto sempre intenso e non facile da raccontare in poche righe, una storia adiacente all’opera dell’autore, da non percepire dissociata dall’elemento esperienziale, ma neppure come un iter autobiografico o un qualcosa di personale e referenziale. Enrico Pietrangeli perde il padre ancora adolescente nel corso delle rivoluzioni e dei riflussi degli anni Settanta, è parte di quella generazione che, dal dopoguerra, ha lasciato più vittime sul campo, in primis per ragioni politiche di una stagione cosiddetta degli opposti estremismi. Enrico Pietrangeli è un idealista sopravvissuto a quella stagione e che, pur essendo parte integrante di quella cultura nella sua formazione, non ha mai sposato nessun estremismo, un ragazzo che si è ritrovato a lavorare fin da quando aveva sedici anni per poi essere una delle tante indiscriminate vittime di una globale crisi. Enrico Pietrangeli è lontano dalla partitocrazia e avulso da gavette di sezioni, tessere in tasca o agevolazioni di qualunque forma. Era un ragazzo piuttosto timido e riservato, ma con una buona educazione alle spalle nonché incline all’uso del buon senso, dal temperamento focoso che però, poi, si è sempre più addolcito attraverso la riflessione e il suo continuo mettersi in discussione. Enrico Pietrangeli è un pessimista di facciata, ma che nel cuore preserva sempre speranza ed ottimismo, che non s’arrende e che sta anche imparando a non essere troppo esigente nonché anche indulgente con sé stesso. Un poeta che parte dal dualismo amore-morte per approdare al suo Mezzogiorno dell’animo, sviscerando il dolore attraverso un’autopsia dell’anima per renderlo con “animus” ulteriore opportunità per il futuro. Ecco, non so e non posso sapere cosa sarà Enrico Pietrangeli ma, di certo, sarà sempre una persona chiara e diretta, che seguirà sempre il suo percorso pedalando tanto in salita quanto in pianura contemplandone tutte la metafore esistenziali cosi come, nella chiusa del suo Mezzogiorno dell’animo, si navigherà ancora alla volta di Itaca indipendentemente dagli ostacoli e i disorientamenti di percorso, ma anche da ciò che poi, in effetti, sarà lì ad attenderci. Itaca è viaggio e corso di una vita col suo punto di ritorno, la circolarità di un tempo, l’alfa e l’omega da compiere al di là di ogni possibile aspettativa. Enrico Pietrangeli vuole compiere la sua vita, il suo ruolo e il suo destino nella volontà di Dio e nel pieno del suo impegno umano e umanistico.

 

Tu sei poeta e scrittore, tra i tanti tuoi interessi. Ecco, che senso ha la poesia oggi? Quale scopo, quale fine potremmo darle...

 

Hai detto bene, interessi che oltremodo mi hanno visto fare altro, fin dall’occuparmi di logistica per molti anni e rendere compatibili e armonici quegli aspetti che, solo in apparenza, risultano contrapporsi. Il poeta privo di senso pratico è un cliché fuori luogo e fuori tempo, qualcosa sopra cui adagiarsi, l’incapacità stessa di rendere poetico il rispettivo corso esistenziale. Dire che senso abbia la poesia oggi non è pura retorica sospesa, dove lasciare immergere i tanti disfattisti col sorriso abbozzato mentre celano questa domanda dietro la loro insoddisfazione del vivere. Poesia è quindi e anzitutto appagamento del vivere, dimensione umana, mito e origine, appartenenza ed altro fintanto da avere, in talune espressioni, qualcosa che la riconduce alla preghiera, all’evocazione, al rito. La poesia e la sua oralità è madre delle espressioni e fondamento d’identità e culture. Un mondo senza poesia, prima ancora che un mondo senza emozioni, è omologazione priva d’identità a confronto. Alla poesia oggi non possiamo fare a meno di rieducarci e darle la più alta considerazione che merita se vogliamo un futuro, prima ancora di parlare di economia a chilometro 0, sviluppo ecosostenibile e quant’altro … La poesia è la molla, lo scatto, la presa di coscienza ed etica del vivere.

 

Tu, Enrico, sei figlio dei bellissimi anni Settanta. Anni di rivoluzione, ideali di libertà e tanto altro. Come vedi l'evoluzione di quel mitico periodo, cioè il presente? Ritieni che sono state davvero utili quelle rivoluzioni, non pensi che in qualche modo la crisi dei valori, la depressione esistenziale dei giovani sia da attribuire a quei tempi?

 

Sì, bellissimi, ma anche bruttissimi perché non c’è luce senza giochi d’ombra. Sai, spesso ci si dimentica di tanta gente comune di quel periodo, gente che poco aveva a che fare con la politica e la rivoluzione. Gente che comunque ha subito le trasformazioni sociali conseguenti a un’epoca e la sua manipolazione. Sì dunque, convengo con la tua riflessione. Non direttamente ma per conseguenze ed adulterazioni oggi viviamo il risultato di tutto ciò. Un risultato che si è esteso sull’onda d’urto del ritardo delle assunzioni di responsabilità e del facile benessere concretizzatosi a partire dagli anni Ottanta.





Enrico, tu sei sempre stato credente? Quando ti sei avvicinato alla religione cattolica? Raccontami il tuo percorso spirituale, se vuoi (che sicuramente sarà stato influenzato dalle tue esperienze di vita e i numerosi viaggi...)

 

Sì, da sempre sono stato un credente, ma profondamente segnato da un percorso laico di libero pensiero. Curioso da scavare l’anima e ricercare nello spirito tanto da non poter evitare il divino. Al cattolicesimo appartengo per tradizione famigliare e un avvicinamento postumo, che c’è stato in tempi più recenti. Un avvicinamento frutto del libro Mezzogiorno dell’animo nonché sormontato ancora da ulteriori prove da affrontare. Ho finalmente dato il meglio dell’amore più puro, un amore dove, guardandomi indietro, non ho più percepito senso di colpa alcuno da rimproverarmi. C’è un percorso spirituale sì vasto e ben radicato, che ha addentellati tanto nelle altre religioni bibliche quanto nell’induismo. Un percorso influenzato più dal viaggio interiore che esteriore e, naturalmente, dalle tante esperienze di vita sopra cui ho voluto sempre riflettere e trovare segni, segni del destino da riconoscere e comprendere per non perdere mai la strada, la via dell’amore, la sola in grado di ricondurci a Dio e all’Unione. Una via forse non facile, ma la sola praticabile per ben spendere una vita a mio parere. La ragione nell’amore è tuttavia ricca di alcuni miei scritti a contenuto spirituale quanto lo è il mio precedente libro. Di questo libro, o meglio dei miei testi contenuti in questo tomo, c’è una sorta di continuità sul solco del mio precedente Mezzogiorno dell’animo, in un amore che, anzitutto, è già dentro e va oltre l’innamoramento, maturando attraverso un suo specifico percorso, a prescindere dalla stessa tematica espressa dell’interlocutore e il relativo bagaglio esperienziale in quanto, in questo caso, trattasi di un libro con due autori. Certo, oggi leggo meglio quel divario espressivo, quell’assolutismo idealista del “Non ci lasceremo mai”, ad esempio, lo vedo quasi in contrapposizione a una dialettica esistenziale amorosa, come quella insita in “Di questo amor che t’ama”, che volutamente affonda su più piani nel pretesto stilistico di un costrutto arcaico. 

 

Il tuo amore per l'Oriente, come nasce? E ritorniamo agli anni Settanta, quando, come nel tuo libro (unico romanzo se non sbaglio) In un tempo andato con biglietto di ritorno, il sogno era l'India, la religione induista primeggiava, una delle religioni più antiche e forse la più naturale e sincera. Una religione che nel tuo percorso spirituale è presente, quindi la domanda è questa: si potrebbe rapportare l’Induismo alla religione cattolica?

 

Tutto è rapportabile nella grande tradizione, nessi e connessi ritornano a distanza di migliaia di chilometri, sedimentati tanto nella storia quanto nel mito. Abramo, il grande patriarca, giunge fin da Ur, nel pieno Oriente, non così lontano dall’India e, non a caso, era specializzato in idoli, quindi aveva conoscenze e consapevolezza estesa sull’argomento. Un rapporto diretto forse è improbabile, anche a partire da un dualismo che caratterizza più profondamente il pensiero occidentale ma, a partire da Schuré e i suoi grandi iniziati, troveremo forti relazioni. L’argomento è vasto e altrettante le relazioni possibili. In un tempo andato con biglietto di ritorno, che giustamente ricordi a proposito dell’argomento, focalizza un momento storico, quello degli anni Settanta, dove la mistica Orientale si va radicando nel nostro territorio, lo fa soprattutto rilevandone quegli aspetti culturali e, nel dettaglio, soprattutto melodici, essendo un libro dedicato, prima di tutto, alla musica, la grande musica che ha fatto grande un’epoca. Il mio interesse per l’Oriente, quindi, nasce da un’epoca, dalla sua connotazione che corrisponde alla mia formazione. L’induismo è la religione più antica, come ricordi, e preserva ancora culti e legami primordiali con natura ed elementi come, ad esempio, il fuoco. Sul sincero, qui come altrove, bisogna guardarsi dentro, nel cuore, è anche questa è una raccomandazione che ritroveremo in tutte le religioni o perlomeno in quante sono degne di essere chiamate tali. Quindi direi che, al cuore, guarda tanto l’induismo quanto il cristianesimo e non solo … Poi certo, meno moralismo e integralismo porta tanto l’induismo quanto il cristianesimo come pure altre religioni a cogliere ogni verità più direttamente. Interessante e pertinente nonché sollecitato dalla stessa domanda potrebbe essere una video-intervista nell’ambito del progetto “Love, Peace and Bike” che si suddivide in due parti, la prima con Padre Bose alla Basilica di San Valentino e, la seconda, con un Baba di un tempio indù a Roma

www.youtube.com/watch?v=KOFG6xK3DXk.

 

“Love, Peace and Bike” è un progetto itinerante nato da te e Vincenza Fava, di cosa si tratta e che messaggio porta...

 

“Love, Peace and Bike” è un progetto aperto, di libri in viaggio, che ha esordito lo scorso agosto con un promo cicloturistico. Scopo di questo progetto, tramite l’Associazione CicloInVerso, è quello di girare un po’ ovunque durante l’intera stagione e portare con noi i nostri come gli altrui libri per incontrarne altri sul territorio. Lo scorso settembre si sono svolte alcune tappe nell’Umbria e, successivamente, c’è stata una seconda tranche svoltasi sulla splendida isola d’Ischia. Un ambito che ha visto, nel dettaglio, Vincenza Fava realizzare un libro insieme a me, un libro per ribadire che l’amore, nonostante tutto e anche se ostacolato, secondo lei può essere perseguito trovando equilibri con la ragione (intervista a Radio Carini) sebbene, per quanto mi riguarda, trovo che l’unica ragione sia insita nell’amore stesso. “Love, Peace and Bike” è invece qualcosa che ho costruito e voluto in prima persona per continuare a portare avanti un’idea di cultura e cicloturismo che mi vede impegnato da quasi dieci anni tra scritti e percorsi. Ovvio che, in tutto questo, non si poteva non dare una parte da protagonista a La ragione nell’amore, ovvero il libro che ne è nato scrivendo, o meglio corrispondendo, insieme. Dunque “Love, Peace and Bike” perché il primo messaggio è un invito all’amore e alla pace da estendere a tutti in un contesto culturale in bicicletta. Poi è successo che, più per Vincenza che per me, è stato un sogno un po’ svanito, forse un vago ideale, chissà... Da fine gennaio è iniziata una trasmissione radiofonica con questo titolo, comunque adiacente al progetto e, naturalmente, concordata con la stessa Vincenza. Di fatto tale trasmissione è continuata nel corso del tempo e prosegue a tutt’oggi con me come conduttore nonché, da circa un mese, ha una sua pagina indipendente su Facebook www.facebook.com/lovepeaceandbike . Per me è comunque stata un’esperienza notevole, che mi ha aperto al giornalismo radiofonico ed ha già visto numerosi ospiti suscitando interesse e divulgazione culturale senza risultare troppo pedante e con tanta buona musica a corredare il tutto. Su Mixcloud è disponibile anche un profilo www.mixcloud.com/enricopietrangeli5/ contenente le registrazioni di tutte le puntate.





Tu sei un collezionista di dischi in vinile, giusto? La musica del passato, i ricordi di un tempo che non c’è più, ma vive in noi … Perché si arriva a vivere di nostalgia, si può vivere di nostalgia?

 

Diciamo che lo sono stato, ma poi, a dire il vero, non ho mai incarnato quegli aspetti più caratterizzanti il “collezionista” e che, a tutti gli effetti, molte volte assumono anche contorni di un qualcosa di patologico. Io ho amato prima di tutto la musica, il suono e la sua mistica, questo sì. Non ho speso una vita a cercare copertine strane o altre cose solo perché introvabili. Il vinile poi, non è soltanto il ricordo di un tempo, è la musica, la sua storia, il formato con cui ha assunto un aspetto in un supporto per essere ascoltata, riconosciuta. Il vinile riporta alla musica come il libro cartaceo all’idea della lettura. Certo, poi ci sono stati i CD, gli MP3, gli E-book, tutto va avanti e si trasforma ma quell’idea, l’associazione che ne resta non possiamo mai e comunque reciderla o rinnegarla, tant’è che di libri e di vinili se ne producono e vendono sempre. Poi c’è l’aspetto audiofilo e non solo, il discorso sarebbe lungo e non vorrei affrontarlo tutto perché meriterebbe un trattato che pure già c’è stato sotto diverse forme naturalmente. A tal proposito ricordo una bella lettura di qualche anno fa, “L’angelo con il fonografo” di Evan Eisenberg. Nostalgia? Parte degli umani sentimenti, ma da ponderare, non si può vivere di nostalgia e comunque nei vinili, come pure nei libri, vedo ancora un futuro piuttosto che un rimpianto. Un futuro che inizia per noi tutti a partire da un’attenta analisi, dal ricostruire un perché e, nel mio caso, dopo aver raggiunto i circa tremila dischi, qualche anno fa mi sono posto la domanda: ma dove nasce e perché tutto questo? Allora mi sono ricordato di quel lontano 1977, di mio padre in ospedale e il primo giradischi che poco prima del ricovero mi aveva regalato. Ecco, allora mi sono ricordato dell’ultima volta che l’ho visto, portavo la mia prima busta di dischi appena acquistata e, con orgoglio, gliela mostravo. Da allora, purtroppo, non l’ho più visto ma ho continuato a comprare dischi … Ora sono circa dieci anni che, a dire il vero, non frequento più rivenditori di vinili.

 

Enrico Pietrangeli e l'amore, qual è la tua definizione di amore?

 

Definire l’amore è impresa ardua e quasi impossibile, con La ragione nell’amore, a tal proposito, mi venne da scrivere: “conosco soltanto l’opportunità di meditare su qualcosa che è misterico, endogeno e dogmatico come lo è l’amore. So solo che l’amore è ineluttabile fenomeno umano e noi, alla resa dei conti, non facciamo altro che accoglierlo oppure rigettarlo. L’amore non conosce torti o ragioni, l’amore può passare per contrapposizioni, disarmonie o incomprensioni ma, se c’è, sa prevalere nell’indurre la riflessione della dialettica interiore aprendosi attraverso la dialogica al di fuori. La ragione nell’amore sta nel cogliere il senso e il divenire di un’intera vita”.

 

Il tuo rapporto con la vita e quello con la morte …

 

Un rapporto stretto ed intimo, complementare e vincolato al moto nella costante spazio-tempo. Entrambe biologicamente antitetiche alla stasi, su quelli che, sebbene opposti, sono pur sempre i piani di sviluppo della stessa esistenza nella composizione e decomposizione degli elementi. Nella stasi risiede la genesi nella negazione del binomio vita-morte, l’illuminazione, il tutto e il nulla. L’amore fa la differenza su livelli che convergono sia sul piano fisico che metafisico. L’illuminazione senza amore, nel rifiuto del sé e dell’unione altro non produrrà che il nulla da dove proveniamo, l’autentica condizione di morte. Tornare all’amore è tornare al tutto, a un Dio che, nella tradizione ebraica, più che un inferno e un paradiso, prevede di preservare o meno l’essenza di cui, per amore, ci ha reso dono. Dunque amate e rivolgetevi a Dio come persona, prima ancora di cercarlo in voi stessi e perderlo definitivamente. Chi nella sua vita non ha ricevuto amore oppure lo ha dimenticato, di sicuro non è capace di offrirne ad altri restando bloccato nella rispettiva prigione mentale ed emotiva. Il loro mondo è fatto d’ingrata, confusa contraddizione fintanto che non avranno una spinta interiore dettata da un dolore vero, motivante conoscenza nella volontà di uscirne. Questa, in definitiva, potrebbe essere sintesi e catarsi del mio Mezzogiorno dell’animo.

 

Che sensazione provi mentre pedali e sfrecci nel vento? 

 

Di essere un tutt’uno col mezzo che cavalco, una sorta di centauro che agisce sulle sole rispettive forze. Elaboro e purifico pensieri rapportandoli al dosare dei miei sforzi, compongo, mi emoziono e vivo, metro per metro, ogni più concreta dimensione del viaggio. E anche qui, anzi soprattutto in questa dimensione, mi ritrovo in una forma di meditazione, di confronto spirituale cosi come ho avuto di osservare e approfondire più volte, come nel caso di un’intervista radiofonica rilasciata durante CicloInVersoRoMagna, nel luglio del 2011,  su Radio Vaticana:

www.ustream.tv/recorded/16580585.

 

Torniamo di nuovo alla religione e rapportiamola con i tempi che stiamo vivendo. La religione è sempre stata sacra e culturalmente parte di noi, ma oggi è rinnegata quasi. Gli atei aumentano sempre più. C’è chi la condanna attribuendole la causa del dolore e della schiavitù dell'uomo, c’è chi sogna o propone un mondo senza religioni. Tu che ne pensi, è possibile vivere senza religione?

 

In questa società delle “pubbliche intimità”, che per me è stata anche una silloge poetica del 2007 (Ad Istanbul, tra pubbliche intimità), siamo di fronte non solo a una globalizzazione del mondo, ma anche dell’anima. Oggi la religione è denaro, meschinità celata dietro finte sicurezze del vivere per persone che hanno accumulato e dimenticato la fame, le tradizioni e i ritmi della terra: “una dignitosa patria avrei voluto, / ove il vivere non fosse il frutto / dai nonni elargito, il frutto / nell’egoismo capitalizzato / arroccandosi e ricattando / due generazioni di nipoti e figli” scrivo in una mia poesia su La ragione nell’amore. Gli atei, forse, risultano essere un male minore rispetto i credenti di facciata, coloro che vanno in chiesa e hanno dimenticato il prossimo, il fratello da rispettare, accogliere e ascoltare. Ateismo che comunque lungi dall’essere, perlopiù, quel dibattito intellettuale e di sovvertimento innescato con l’Ottocento. Poi sì, ci sono tanti, troppi improvvisati percorsi spirituali del fai da te, le solite sette che ciclicamente si rinnovano e propongono per alienare gente in ogni stagione. Causa del dolore e della schiavitù dell’uomo è semmai la mancanza di religione intesa come guida alla spiritualità e non come accentramento di potere e sottomissione in dogmi. “Cristo è rivoluzione” scrivo sul mio  Mezzogiorno dell’animo, colui che antepone l’amore alle regole e, per amore, arriva persino a sovvertirle senza rinnegarle. “Ama, ama follemente, ama più che puoi e, se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente”, questa sì che è religione, un cristianesimo applicato fino in fondo, senza remore, così come lo percepiva Shakespeare attraverso i suoi due più noti protagonisti di una storia d’amore. Io sono ancora così, non me la sento e non me la sentirò mai di rinnegare né Dio né nell’amore. La cattiveria, l’assenza d’amore, di fatto, altro non è che il vero volto dell’ignoranza.

 

Enrico a cosa stai lavorando ora e cosa sogni di realizzare in futuro?

 

Oltre la radio, a dire il vero, mi resta ben poco tempo a causa di diverse impellenze a cui devo far fronte, il periodo non è dei migliori ma attendo un solstizio più propizio e che, soprattutto, lasci nella tomba quello invernale e le sue troppe contraddizioni e contrattempi coincidenti. Cosa sogno? Amare pedalando per scavalcare i sogni e rendere tutto possibile con le sole nostre forze …





Enrico Pietrangeli


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Selezione di alcuni testi estrapolati da La ragione nell’amore (CLEUP – 2012), ultimo libro di Enrico Pietrangeli  scritto insieme a Vincenza Fava, che ne ha curato ideazione e realizzazione.

 

 

Dialoghi su Skype

 

I

 

Se la spendo dentro sogni,

con la lacrima tua di luce

che mi raccoglie e disseta

sì ... la notte ha un senso:

nata sono, ma per amarti.

 

II

 

Alla stregua d’un filo d'erba,

posso piegarmi al vento,

ma è un soffio passeggero,

che tu allontani

come di primavera il profumo

l'inverno in disparte preserva.

 

III

 

Ingoiami nella tua onda,

carezzami del tuo vento,

sul tuo mare, in ogni dì,

rinascere fammi

per poi, con te,

alla notte ritornare, sulla battigia,

acqua e creta di nuovo insieme.

 

IV

 

Lì, sul bagnasciuga, lo vedi?

È il mio castello per amarti

e non sarà sabbia ma roccia,

dura come lo è il tuo sesso

che il ventre m'accarezza.

 

V

 

Dormir con te, dormir volgendo

al sogno dopo l’amore pronti,

sulla riva approssimati

innestando corpi come ramo

sotto altra fronda germoglio.

 

Vincenza Fava (I, II, IV) ed Enrico Pietrangeli (III, V)

 

 

 

Tuscania

 

Città di torri e mura

scoscesa si distende

tra anfratti e corvi

delineando di templi

il silente gracchiare

dei resti etruschi

e, dai sarcofaghi,

si duplica misterico

il difforme capitello

su arcate nel vuoto

tra romanici rosoni

di convogliata luce.

Del bene e del male

transitano le icone,

dualità degli sposi

in biblici frammenti.

È albero tra gli alberi

ove albergano a valle

i corvi, mentre

focali, esoterici punti

tracciano gli sguardi.

Nel bivio, tra scorse

are pagane dei limbi

sugli antichi sacrifici,

s’erige ivi una croce.

È tra terra e corpo,

quel che era ed è

prima e dopo di me;

sento il peso di secoli

nel più conscio amare

che il bisturi sancisce.

Nella vallata lo spazio

retto di due basiliche,

lo scrutare velato, io e te

nell’essere sospeso tempo.

Oltre la torre, il rumore

dell’acqua dei lavatoi

che discende sui muschi.

 

Enrico Pietrangeli

 

 

Fammi sentire – Seconda parte

 

O Signore, fa ch’io sempre

di Te le piaghe tue ricordi,

baci il sanguinante costato

sfiorando il ginocchio ferito

e il martoriato piede stringa

dove il chiodo lo ha trafitto.

O Signore, fammi sentire,

toccare per rammentare.

Sempre l’anima ridesta,

ora che il grano cresce

e la neve, intorno, svanisce.

Proteggi lo stelo dall’insetto

e delle fungine il tormento,

frena il vento, l’allettamento.

Preservami per crescere,

o Signore, donami maturo

e m’attenda il mio amore.

Rendimi, o Signore,

indeiscente cariosside,

della stagione frutto

all’amalgama pronto

del pane e del vino

per la sacra unione.

Rendimi, o Signore,

Tempio per l’Amore.

 

Enrico Pietrangeli

 

 

Invalido piccione

 

Nella stessa foga

d’invalido piccione,

sul largo tuo passo

sopperisco in brevi

e rapsodici voli,

dilato il piumaggio

seguendoti ovunque.

 

Enrico Pietrangeli

 




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