CHECKPOINT POETRY
ISABELLA TOMASSI
 

 

 

 

dal libro  Atlante di atti minimi   (Edizioni Tracce, Pescara 2013, pp. 88, € 10,00)

 

 

 

Ecco un considerevole libro di esordio di una giovane poetessa aquilana che, con calibrato understatement, intitola la propria raccolta Atlante di atti minimi. Che poi questi atti poetici tanto minimi non sono. I suoi testi variamente screziati riescono a tenere insieme il lato privato e il lato pubblico, c’è molta energia e urgenza di dire in questa scrittura.

C’è una discesa in campo letterario, che tiene a battesimo una voce poetica non allineata con le forme convenzionali della lirica, con certe ripetitive e usurate modalità ora consolatorie ora autoinnamorate di tanta poeteria giovanile contemporanea.

Nella Tomassi si sente, di contro, un’istanza ribelle sia esistenziale e sia formale. Naturalmente, come in ogni debutto, ci sono alti e bassi, non sempre l’equilibrio compositivo e la resa espressiva riescono al meglio. Ma c’è una presa di spazio poetico fortemente motivata e che già mostra una sicura personalità. Una personalità vibratile, di sottile sensibilità e in movimento che ha lungo tempo davanti a sé per maturare. Il cammino poetico della Tomassi è appena incominciato e si può soltanto augurarle di percorrerlo sempre con felice vigilanza critica.   (n.d.r)

 

 

 

n. 23

 

 

Sulla via verso ovunque

Incontrerò chiunque?

Niente più colpe  per il tonfo di quest’età

         Parlo di te e voglio tenerti segreto non

Rivelare mai i misteri e i culti della

                     Nostra unione, non v’è scienza ma arte.

 

Come sono felice quando il mio corpo respira!

                    Potrei creare il mondo.

Mi batti hai vinto sei astuto  coraggioso intelligente

                    Arguto ricco bello…

Io sto qui, scelgo.

Ti amo.

Amo anche altre e altri

 

Mi odio per queste cazzate, lo sto facendo di

Nuovo…milioni di sistemi istantanei

Per fare cosa? per non soffrire?

…per non morire

 

immagino le urla di terrore dei primi

                  della specie umana, e gli

                  occhi sbarrati e lucidi,

                  il fiato corto, la loro violenta

                  opposizione; ma cosa si può

                  fare senza mitra in una foresta

                  preistorica?

Si invoca.

Chiunque.

 

Si canta.

 

Si inventa.

 

Evoco tutti gli spiriti

Ormai spenti

Forse hanno un legame con me,

questo mi peserebbe

non tutti loro erano saggi

e alcuni lo sembravano soltanto

imitare la non-vita di chi mi ha preceduto,

togliermi il gusto di vedere che fine farò?

 

Mica sono un banchiere?

Parteciperò ad un sogno nel quale una persona

Si trova  in una moltitudine e viene travolta

La sua gamba si rompe e vogliono amputargliela

Allora lei si dispera, quando il medico la

Chiama fugge disgustata :gli altri non

Piangevano, anzi; lei corre corre, piange

E spera sia solo un sogno. Credo che il pianto sia reale .

 

Per tutte quelle gambe di legno ammucchiate

E il capitano Long John Silver .

 

 

 

n.78

 

 

So cosa è il lavoro di una poetessa

… accogliere ogni giorno mille cuori

nella propria casa satura, con thè

e sedute l’una di fronte all’altra

sostare su tutti gli occhi e

poi stapparsi in solitudine

le infinite ricchezze

accumulate per donarle, per poterne

di nuove più splendide, sempre masticare odorare sostenere;

dovrebbe, quindi, essere ricompensata

per questo import - export

d’amori sonori.

 

 

 

 

n.84

 

Scrivi come una pazza

scrivi tutto, scrivi

della miniere e

dei minatori di Datong

degli infiniti fiumi

di plastica liquami

del presente, canta

a squarciagola la

fuliggine che mangia

lo stomaco millenario

del budda e dei cinquantamila bodisatva di Youngong

operai malati.

E delle praterie disseccate

che gli alberi non meno

rifiutano come terra

snaturata infertile.

Bisogna che tu non taccia i nove draghi di ceramica

indaco che lasciano

il sonno tranquillo

a chi si nasconde nelle grandi auto nere, vorrei solo

che non servisse tutto questa sofferenza per

ricordare, semplicemente, la conoscenza della vera felicità.

 

è come guardare dietro

i pannelli scintillanti

dell’ holliwood 

pubblicitaria con

visi occidentali, dei mercati

del falso a poco prezzo contrattato,

dei continui inviti al burgheking globale

 

cigola questo canto la meccanica delle braccia

lavoro vivo, non immateriale

perso nella perfetta

realizzazione d’ un’altra ideologia

schizofrenica e monopolistica.

Parole Postfetiche.





n.94

 

POESIA DI PRETESA

 

ABBASTANZA CARTA NEL CESSO

ABBASTANZA CIBO NEL FRIGO

ABBASTANZA BRACCIA NEL LETTO

 

 

Ce l’aveva, intanto

Una grassa risata?

Una sporca t-shirt sul

Seno nudo e il sudore

Dell’afa umida tra i capelli

 

 

Mille piccoli acciacchi

 E uno spreco di note

Inatte, raccolte dalle

Conchiglie dai

Pozzi

Dalle bocche da

Occhi acquosi e lagune,

anche la pretesa

infinita pazienza di

somministrarsi dosi

di logica .

 

 

 

 

n.107

 

 

i cani della polizia mi stanno addosso, e i merletti

agli orli delle case proiettati sul muro dal sole

sembrano le note della notte che non hanno lasciato il giorno

quale slabbro posso sopportare alle mie illusioni?

IL MIO TEMPO DELLA VIOLENZA

STA FINENDO E VORREI ANDARMENE CON TE

e vorrei rimanere seria con te

e vorrei resistere con te

in questo verde spiraglio di

fertile speranza

quando voglio venire con te

sento qualcosa di nudo,

un altro

 

io sono marco polo umanonauta

con tutto il piacere dell’ermeneutica,

tra le storie che ho amato interpretare quella

in cui ero la ragazza semplice e a volte complessata o

storta senza risolvermi mai a scoprire credere emettere che

una sedia è una sedia e non

la (so) stanza d’ingresso di un senso

tutta adornata di semplici aneddoti

o imbrattata della Storia e delle sue tristi chincaglierie

prima galoppo poi in una stanza a cogitare

come inviare truppe e controlli

cani addestrati a mordere il morso alla libertà

 

…gli addestratori della massa e i loro esperimenti umanisti!

 

 

 

 

Logopatica

 

non sto con te perché non ho altro dove andare

altro da mangiare, lo volevo prima del tonfo della

sgretola quando l’urgenza non era emergenza

la storia non si ripeterà ha ammaccato

accecato dissaldato, sto con te da prima era

uno scroscio di gioia non una noia il coraggio

manca e mi sfianca la ripetizione stanca

di questa stanza questa branca di quest’attesa

di chiamata sfibrata sulla schiena incuneata

senza magia posata accanto all’inferriata

della giornata costipata isolata pallida

illusa del suo scorrere bloccata nel

suo torcere ma mai troppo oltre per carità

la pudicizia la serietà, quest’altro

motivo cupo lo canto per te mio assunto,

non c’è verso, non c’è condivisione

nemmeno nell’audacia, io son perduta

senza terra e la mia lingua è relegata a

cordaccia, salva amore, lega ricordo

di un futuro morto, senza questo suono

farei frastuono e non risuono, pocoritmo

di quanto non condivido mi annido

appallottolo a mo’ di vipera, merdola

da non avvicinare, con i sassi

in bocca e la polvere che m’intoppa

pietra su pietra precipito per strada

come fosse domenica, come fosse

l’oro delle tue fibre, muscoli dello sfarzo

madidi biglietti ti ho lasciato perché

il silenzio è già stato, è ritornato ma

nulla o meglio niente digerirà

la poesia che per questo verso ci sta!

non mi farai mollare nemmeno all’ospedale

le verità che condivido straripano alla

foce un baratro atroce

montagna feroce, mi riprenderò la

mia protesta come con quell’uomo anonimo

esecutore così funesta che la sua voglia

d’ammazzarmi, una vibrazione dietro

quei suoi occhiali da squadrone,

eppure anch’ora so che non dormi

che la testa l’hai sotto la coperta per

non parlarmi non toccarmi la bocca

mentre si muove ancora una volta

senza rancore. Siamo arbusti che non

si può riparare dai trambusti, rimasti

rimesti dietro la stanchezza la sudditanza

e non solo la sua importanza, se hai

scordato il canto, ecco bianco

non posso dare retta a ciò che pigi

non azionare la difesa anale

così questo gioco in fallo se vuoi l’amore

fallo, collo per collo, ciglia per ciglia

 

 




Scarica in formato pdf  


 
Sommario
Checkpoint Poetry

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006