LE VIE DEL RACCONTO
PIERO SANAVÌO
 

 

LOST   YEARS   BLUES

 

For C. H.

 

 

Go forth, every man that goeth, with publick spirit,

looking not on your owne things only, but also on
the things of others.

 

 

 

Al River Club, nell’aria fresca d’autunno e l’odore del mare, Mrs. William de Rahm insegnava l’inchino a bambine e bambini della migliore società. In Central Park, Marie Maud McKim, figlia della celebre amazzone, si faceva fotografare a cavallo di un baio.  Nel suo appartamento sulla Quinta strada, Robert Gardiner, discendente dell’antica famiglia,  dava un party per l’ arciduca austriaco. Nella fotografia dell’avvenimento pubblicata su “Life”,  l’Infanta  portoghese D. Maria Antonia de Bragança, bruna, un po’ sovrappeso, un boa candido che le scopre le spalle, conversa dalla poltroncina dov’è seduta con la molto bionda vicomtesse de Roisière.

Quegli stessi giorni, a Langley, Va., il colonnello Sheffield Edwards,  responsabile del comitato per la ricerca di droghe che facilitassero gli  interrogatori, insisteva per un prodotto miracoloso. Cocaina? eroina? Ex piloti della Lufwaffe sotto contratto della CIA era dalla fine degli anni 40 che con aerei della Compagnia contrabbandavano neve e affini dal Triangolo d’ Oro ma occorreva  di più, a Dachau era stato fatto di più. Era il caso di concentrare gli investimenti nella neurochirurgia? Il sovrintendente di St. Elizabeth’s, il manicomio criminale di Washington D.C., che ne pensava?

 

La prima parte dell’estate la giovane coppia la trascorse in Messico, Yucatán a dorso di mulo, ancora non c’erano strade nella selva, oltre Campeche,  né viaggi organizzati. Fino a Mérida, dalla capitale,  il tragitto era stato in gran parte notturno,  in autobus, poi in treno, i vagoni costruiti a Firenze l’altro secolo. Un viaggiatore ubriaco s’era sfilato la cinghia dei pantaloni scuotendola alle spalle di Jackie per farle credere che fosse una  serpe.

La selva era una notte, nauseabondo l’odore delle foglie marcite, liane spesse come polsi, fiori carnosi e un profumo malato. Oltre uno dei tanti cenote, l’acqua verde, immota nelle cacofonie dei pappagalli, erano comparsi due ragazzi seminudi, trasportavano un boa dalla testa mozza. Era stato un momento, presto assorbiti nell’oscurità delle piante,  l’intrico dei rami. Dalla sommità dei templi,  un sole appannato nel cielo lattiginoso, la prospettiva della vegetazione come un’infinita capigliatura e scendeva al mare era altrettanto fosca dell’acqua dei cenote, altrettanto minacciosa. Non esistono immagini di questa parte del viaggio,  nel passaggio all’isla de las Mujéres, qualche tempo prima,  la Leica della coppia era finita in mare.

Non esistono immagini neppure dell’arrivo nella capitale – o al San Régis,  quando il ragazzo delle valigie aprì la porta senza battere sorprendendoli nudi, lei a quattro zampe a infilarsi una pillola anticoncettiva. Erano i primi giorni della loro relazione, la prima settimana, e Jackie era ancora maldestra in quel genere di attività.

Al bar  li aveva accostati un texano dal volto color cuoio, gli occhi acquosi degli alcolizzati: li aveva uditi che parlavano in inglese e quando seppe che il giovanotto, anche se non era americano,  aveva terminato gli studi  nella sua stessa università “su al Nord”, li aveva trascinati  all’University club. Aveva ottenuto al giovanotto una tessera di socio per la durata del soggiorno in città. Spiegò, sopra molte margueritas, che viveva nello stato di Guerrero ed era venuto nella capitale per incontrare un ministro, a Guerrero era proprietario di una delle ultime ferrovie private del paese.

Si erano ripromessi, il texano,  la coppia,  di rivedersi il giorno dopo ma quella stessa notte, sotto la pensilina del club, in attesa di un tassì che li conducesse ai rispettivi alberghi, il texano era stato freddato con due colpi di pistola da un poliziotto sorto dal nulla e nel nulla inghiottito. Il portiere e un altro membro del club avevano in fretta trascinato i due stranieri all’interno, sospingendoli al bar.

Il direttore era venuto  a scusarsi per l’accaduto scrocchiando le nocchie. “… Del tutto imprevisto… meglio usciate da una porta secondaria…. la  tessera resta  valida, comunque, vi aspettiamo domani, è anche per la nostra sicurezza, se mi si capisce.”  Si era rivolto al lift, “Manolo, accompagna i signori all’albergo.”

Al San Régis, per ciò che restava della notte, l’assassinio del texano fu un importante additivo alla passione.

… Tornarono a Manhattan che era ancora estate, l’appartamento  due passi dal museo, negli East Seventies, proprietà di un’amica in vacanza in Europa. Si svegliavano all’alba, grondanti sudore perchè il condizionatore era in avaria e  il tecnico che aveva promesso di venire “al più presto” non s’era ancora fatto vivo. L’afa angosciosa della città, la nebbia che neppure il sole dissipava, l’attaccaticcio dei corpi la notte,  l’odore di catrame e i gas di scarico, la spossatezza, l’ululare delle sirene della polizia: anche tutto questo apparteneva alla passione. A Harlem, al Village, ragazzi vincevano l’afa cavalcando seminudi i getti delle pompe antincendio o, lungo l’Hudson, sguazzando nell’acqua dei moli.

Per qualche giorno la coppia si rifugiò nell’aria pulita dei boschi, Zealand Falls nelle White Mountains, una tenda ridosso alle rocce e il gorgoglìo dell’acqua però insopportabili gli insetti sicché decisero di spostarsi al mare – le rocce e i fjőrd su in Maine, l’Atlantico  gelido che toglieva il fiato. Il vento tra gli alberi venendo dal mare si confondeva ai sussurri.

“… Do you love me?”

“Of course I love you.”  

“Will you always love me?” E, “I’m happy, are you happy?”

 

All’Astoria, al bal blanc,  Elsa Maxwell, la mondanissima cicciona di Keokouk, Iowa,  beveva champagne da un corno d’elefante e al suo solito vestiva di nero. Aveva già presentato Rita Hayworth ad Ali Khan ma non ancora Maria Callas a Onassis. Serge Obolenski, manager-direttore generale dell’albergo, marito in carica di Ariel Muriel Astor e tuttora principe russo, la guardava divertito.

Negli stessi luoghi, forse nella stessa occasione, Jeanne Murrey Vanderbilt, moglie divorziata  dell’allevatore di cavalli Alfred Guynne Vanderbilt, riceveva un baciamano  da Alexander Tarsadaizar, curatore degli interessi dei Romanoff negli Stati Uniti. Sempre all’Astoria, al bal blanc, alla sfilata  di beneficenza “l’Elégance à Paris” , Virginia Loder figlia di John Loder,  l’attore,  razzolava l’equivalente di 200 mila sterline. Grande assente  era  Philip van Renssaeler, asserragliato nel suo pied-à-terre. Nel 1630, il suo antenato Kilaen van R. di Amsterdam aveva investito una parte del proprio denaro in  700.000 acri sulle sponde dell’Hudson per incoraggiare gli interessi danesi nel Nuovo Mondo.

 

Misero su casa a Cambridge, stupendo l’autunno.

“Are you happy?”

In Maine, i fine settimana, anche in New Hampshire dove benzina-whiskey-sigarette costavano meno perché non erano tassati, alloggiavano in casa di vedove cortesissime, segaligne, una stanza e servizi a un dollaro per notte. Le vecchie signore parlavano volentieri di quando il marito  o i figli erano  ancora vivi,  personaggi in divisa,  gli occhi bruciati dal flash nelle immagini sulla scansia del caminetto,  incongrue nell’atmosfera ovattata dei cretonne del soggiorno-sala da pranzo. Era stato prima del 41 ma non quei defunti l’argomento delle conversazioni e semmai come i villeggianti quegli anni fossero soprattutto gente del posto trasferita per lavoro a New York, Philadelphia e tornavano l’estate per qualche settimana – ancora molto pochi quelli che andassero in vacanza in Europa. Le aragoste costavano meno,  erano anche più numerose, migliore il clima.

… I corpi si cercavano nel tepore sotto la trapunta, la notte trasparente alle finestre spalancate e il pestare del mare.

“Do you love me? Will you always love me?”

“… I will.”

E tuttavia, presto, la convivenza si rivelò difficile, le ripetitività del quotidiano erodevano gli entusiasmi, i compromessi comportamentali incidevano su qualcosa che non poteva essere mutato e questo era ciò che ognuno di loro era.  Di comune accordo decisero di separarsi, meglio farlo subito, una fortuna che non fossero sposati, potevano comunque restare amici. Invece si sposarono,  fu nell’euforia di un incarico all’N.Y.U e il concludersi della crisi dei missili a Cuba.  Lasciarono Cambridge per New York.  Felici, qui? più felici?  qualcosa di più e diverso, un’accelerazione degli avvenimenti e le capacità percettive, anche un esplodere di sentimenti mai prima conosciuti –  come il tendersi della corda d’un arco o vivere in una febbre. 

La città era allo zenit della sua gloria, la metropoli più eccitante, civile, congeniale  dell’Occidente e dove vita artistica e  vita sociale si compenetravano  come in nessun altro luogo – più teatri, più mostre, più incontri, più…  Invincibili le luci di Broadway, il pulsare di speranze, volgarità, illusioni che era Times square, la sofisticata arroganza di Fifth Avenue, il  mescolarsi di classi, età, razze sotto il fresco degli alberi ai concerti d’estate in Central Park – un’atmosfera di paese, quasi, e tuttavia inequivocabilmente americana! Trovava il suo equilibrio nelle aristocratiche estates che ancora sopravvivevano a Long Island: Sefton Manor, a Mill Neck, Hamstead House, a Glen Cove, il tempietto dell’amore nella Westbury House, a Westbury…  Come i concerti in Central Park erano simboli di una certezza nel futuro che il tempo non aveva corroso e in ogni caso, se per qualche anno era parsa in bilico, il ritorno di Camelot aveva rafforzato. L’ombelico del mondo, New York era l’ombelico del mondo, ciò che Roma era stata.

Novembre 63 la corda dell’arco si spezzò.

L’esame autoptico non chiarì la meccanica dei fatti, né lo chiarì la posizione dell’arma. Restò un mistero anche la ragione di quell’omicidio-suicidio, come lo definì la polizia, in tutta apparenza erano stati una coppia senza problemi.         

                                                                                               

Il giorno che assassinarono il presidente si trovavano a Dallas anche Joan Crawford e Richard Nixon, erano a un convegno della Pepsi Cola della quale l’ex attrice era l’erede. Louella Parsons, la temuta cronista mondana, non diede la notizia. Oppositori alla politica del governo, Crawford e Nixon avevano ironizzato spesso e con  vivacità sulle misure di sicurezza adottate dai servizi segreti per gli spostamenti dell’esecutivo. Fu per questo se la cupola  antiproiettile non fu installata sulla limousine quel  22 novembre 63? Louella Parsons, la stampa locale, non resero note neppure quest’altre informazioni, queste voci.  Nella Hollywood Walk of Fame, lungo il boulevard, ci sono due stelle accanto al nome della signora.

             




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