LETTURE
FRANCO SANTAMARIA
      

Anteprime in ombra

 

Kairós edizioni, Napoli 2013, pp. 108,
€ 10,00

    

      


di Mario Quattrucci

 

 

Accade a volte che giunti al guado o a quel ponte, dopo i lunghi decenni del sofferto rovello, del sistematico dubbio, i primi forti pensieri, a riportarli alla mente, ci mostrino, proprio essi il senso; che le prime ardue prove ci appaiano prove d’onore (e ben superate); che quanto occorso di poi alla nostra presa sul mondo e alla nostra ricerca avesse lì, in quel tempo e in quelle ragioni…, o early efforts…, o meravigliose scoperte…, già forse compiuto il suo germe, il tuorlo e l’albume, la sua sorgente inestinta.

Così, forse, l’Autore di queste preziose “Anteprime”.

Forse per caso, forse sospinto, come da mano invisibile ma forte e sicura, da irresistibili ragioni, o intermittences (magari), del cuore; alla vigilia di metterci a parte di nuove sue prove in versi e figure, in prosa e in raffinati quaderni di haiku, rovistando nell’ombra dei suoi riarsi cassetti e degli scaffali, accade che egli ritrovi due forme compiute, o quasi, della sua aurorale misurazione del mondo e della sua prima esplorazione dell’io. E senta il bisogno, e decida, di riproporle in carta odorosa di linotype e di vecchio antico inchiostro di china…

Due raccolte di versi, due piccole grandi sintesi liriche della sua prima scoperta della terra natale e delle sue meravigliose creature, con la natura di cui si sente impastato, con la storia millenaria di cui sa di essere figlio. Primo lievito, appunto la sua opera-prima; La mia valle non è un Eden, “poesie trovate per caso tra vecchie carte, che facevano parte di una prima raccolta (1965-1967) andata distrutta, con altre opere inedite, in un incendio domestico agli inizi del 1995”.

Portato dalla vita ad altre latitudini, e in quell’altrove trascorsa gran parte della sua fertile esistenza, il lucano Santamaria ritrova e ripropone il valore e il senso delle sue origini. E, come a dirci che ogni terra è la sua terra perché di quella è fatto, e in quella nato ne porta in carne e in mente l’unico e universale significato fatto del gemito delle cose e degli aneliti di uomini affranti ‒ così là come qui ora, ci svela, così al tempo della sua infanzia come a questo presente passo della sua vita, non c’è modo di essere se non quello d’essere terra. E fatti, e persone, e madri e padri, della terra. E riarse colline e dossi color cenere come verdi marine e vigneti d’autunno: come si è pasta del mondo, come si è comprensione e ignoto.

Si dipana per queste pagine uscite dall’ombra ed ora poste in piena luce, una musica lenta e armonica, o a volte più aspra e modernamente dissonante, un canto sommesso, un pianto rattenuto o una gioia misurata; in metafore e allegorie in cui in “un continuo specchiarsi fra materia e spirito…” si esprime, sapiente, “il lavoro materiale” di cui è fatto, nella sua forma, il farsi di un poeta.

Nel solco della grande tradizione, non estraneo fin dall’inizio a un trattamento sperimentale del verso, Franco Santamaria si propone ancora, con queste Anteprime in ombra come una voce limpida e forte della poesia italiana contemporanea.

In attesa intensa dei suoi prossimi e nuovi Parole e immagini, I coralli del grano.

 

 




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