LETTURE
ANTONIO AMENDOLA
      

L’uomo senza macchina da presa


La città e le stelle, Roma 2013, Quaderni di lavoro/12

Ebook in www.cittaelestelle.it , pp. 89, 2,00

    

      


di Francesca Fiorletta

 

 

Subito, dalla prefazione di Francesco Muzzioli, leggiamo: 

 

“Si può arrivare a dire che il soggetto del cinema sia la stessa macchina da presa. E proprio ad essa è intitolata la raccolta di Antonio Amendola, con una esplicita citazione di quel pioniere e grande inventore che è Dziga Vertov e della sua innovativa opera del 1929.”

 

L’opera a cui si fa diretto e chiaro riferimento, ovviamente, è L’uomo con la macchina da presa, lo straordinario film del regista russo che ha contribuito a cambiare la prospettiva cinematografica e artistica tutta nella prima parte del Novecento.

Come si inscrive, dunque, l’operazione di Antonio Amendola, poeta verbo-visivo e sonoro nostro contemporaneo, in una tale scia immaginifica e, diremmo, post-benjaminiana?

Cosa si può dire ancora di nuovo, verrebbe da chiedersi allora, sulla perdita dell’aura autoriale, e sull’immanente ormai processo di riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, su cui pure già intraprendenti bibliografie (poetiche, narrative e saggistiche) sono state spese?

Intanto, la primissima e perciò sostanziale variazione sul tema qui applicata da Amendola è proprio la sottrazione stessa del mezzo tecnico, escamotage (se di escamotage volessimo parlare, ingenuamente) tanto “barbaro” quanto “non privo di ingegno”, non foss’altro perché ci troviamo davanti a un e-book, a un libro digitale, cioè, a una pubblicazione virtuale in cui proprio l’agevole riproducibilità e diffusione virale gioca un ruolo predominante e tutt’affatto astratto. 

Eliminare la macchina da presa e inserirsi contemporaneamente in un'intricata catena merceologica digitale, che ancora non ha ben stabilizzato i propri supporti meccanici, e che solo lentamente sembra stiracchiarsi i muscoli dopo un lungo torpore cartaceo e tradizionalista, editorialmente parlando. Certo, una bella scommessa. Un sogno, forse.

 

Continua ancora Muzzioli:

 

“Se l’onirico è un’eredità surrealista, il progettuale metafilmico proviene dalle esperienze di nuova avanguardia degli anni Sessanta e dimostra precisamente che il film può essere mentale, senza bisogno della pellicola, l’importante è che generi lo straniamento necessario a ‘spiazzare lo spettatore’.”

 

Tanto quanto il film, allora, a maggior ragione la scrittura potrà essere eterogenea e concettuale, potrà essere metafisica e straniante, sperimentatrice e mai pacificamente risolutiva. Questo è dunque quello che mi pare il fulcro dell’intera operazione poetica di Amendola, che in questo libro si produce in una continua rifrazione di impressioni e passaggi (ancora, benjaminiani) deliberatamente volti alla concretizzazione dello spazio e del tempo. Basti considerare l’utilizzo non comune del dettato tutto maiuscolo, l’inserzione programmatica e ritmata dei molti puntini di sospensione, l’intercalare di acrostici e materiali fotografici, di sogni e di elencazioni inattese, non semplici coadiuvanti dell’espressività del logos, ma fornitori essi stessi di una meta narrazione intrinseca e autocosciente, mai scevra dalla più pura e “umanata” criticità.

E poi, non ultima, resta la musica:

 

MOLTO SARà IL LAVORO DEI TRUCCATTORI    GLI OBIETTIVI

VANNO

CAMBIATI AD OGNI INQUADRATURA……NON VI PREOCCUPATE

 

 

 

DELLA STORIA VERRà FUORI DA Sé…….C’è SEMPRE UNA

STORIA DA RACCONTARE…VORREI CHE TUTTI GLI ATTORI

PARLASSERO LA LORO LINGUA ORIGINALE...SONO LE IMMAGINI

 

 

 

CHE SI DEVONO COMPRENDERE STIAMO GIRANDO UN FILM

LA MUSICA VORREI CHE FOSSE STRUMENTALE ARCHI E FIATI

AMMASSI SONORI SOVRAPPOSIZIONI DI ACCORDI, PERMUTAZIONI

E PERCUSSIONI,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,QUESTA VOLTA NIENTE

ELETTRONICA DOBBIAMO SPIAZZARE LO SPETTATORE ….....

 

 

 

L………………….S…………………..L……………………….M

D……………………P………………………L…………………….S

……………………………………………..…….L………...............

………………M-------------------D----------------------------P………..

 




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