INTERVISTE
MAURIZIO COSTANZO
C’era una volta
la tv dei ‘tre tenori’


  
Il re dei talk show ricorda uno speciale evento televisivo in cui ebbe l’idea di riunire per una sera i più famosi conduttori del piccolo schermo – Mike Bongiorno, Corrado e Raimondo Vianello – a somiglianza dei concerti che vedevano sullo stesso palcoscenico i campioni massimi del bel canto Luciano Pavarotti, José Carreras e Placido Domingo. È la memoria di tre esempi di una indiscutibile professionalità e di una televisione legata al varietà che oggi non si fa più.
  



  

di Alessandro Ticozzi





Raimondo Vianello, Mike Bongiorno e Corrado


Come nacque l’idea di far incontrare in una serata televisiva i padri della televisione italiana Mike Bongiorno, Corrado e Raimondo Vianello? 


Nasce da uno spunto molto semplice: ero rimasto colpito quando Pavarotti fece a Roma I tre tenori con Carreras e Domingo, uno spettacolo straordinario, e poi io feci a Milano I tre tenori con Mike, Corrado e Vianello e al Parioli di Roma con Monica Vitti, Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Tutto nasce dall’aver copiato quello che aveva fatto Pavarotti. 


Quali differenze e analogie trova tra di loro?

 
La grande qualità unificante è la professionalità di Mike, Corrado e Vianello: erano fortemente professionali nel condurre il varietà quando c’erano i varietà. Oggi un conduttore che fosse bravo a condurli rimarrebbe inattivo perché non ci sono più i varietà come quelli che conduceva Corrado e poi sicuramente Mike e Vianello, quelli alla Falqui tanto per capirci, dove c’erano appunto il comico, il balletto, l’orchestra e l’attrazione. Oggi non c’è un varietà del genere: l’unico che aveva fatto di più quiz era Mike, anche se Corrado con Il pranzo è servito aveva fatto un quotidiano che era un mix tra quiz e varietà.

 
Che televisione era la loro rispetto a quella di oggi?

 
Innanzitutto la televisione di ieri non aveva concorrenza: non solo non c’erano ancora le televisioni private, ma non c’era tutto quello che produce il web e quindi era assolutamente padrona del campo, e infatti aveva degli ascolti che oggi riesce ad avere – giustamente di fronte alla urla di miracolo di tutti – Montalbano, ma allora che un varietà raggiungesse i nove-dieci milioni il sabato era assolutamente norma e adesso non è più così. Non c’è più il varietà di quel tipo: io penso a Tante scuse e Di nuovo tante scuse con Vianello-Mondaini, che era la costruzione classica del varietà con parti recitate, cosa che non accadeva con Mike e Corrado, perché non dobbiamo dimenticare che Vianello era anche attore, quindi le sue conduzioni erano vacanze dalla sua attività recitativa insieme alla moglie. 


Quali insegnamenti hanno lasciato ai presentatori che sono venuti e che ancora verranno dopo di loro e, più in generale, alle nuove generazioni?

 
A me basterebbe che lasciassero l’insegnamento che questo lavoro si fa seriamente, cioè con professionalità e umiltà nel contempo, e che non ci si deve montare la testa per un minimo di successo. Quello che più io vedo somigliare per queste doti ai “tenori” di allora è Carlo Conti, ma anche in parte Gerry Scotti. 





Maurizio Costanzo





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