LUOGO COMUNE
DOCU-FILM
(Cine)Autore.
Chi l’ha visto?
Un prologo


      
“Zapping. Tra web e cultura” di Iolanda La Carrubba tenta di incunearsi nel territorio dove i cineasti neo-neorealisti cavalcano una ‘rivoluzione’ senza Bastiglia. Un’opera che saltella nel cut-up inseguendo i maestri nascosti e ancora militanti, in qualche modo opponendosi a una digestione antiprogettuale del vero, a una inconsistente deriva-azione dell’estetica televisiva e dell’orwelliana acritica dispersione del documentare/documentarsi on/off-line.
      



      

di Sarah Panatta

 

 

Smorfia del reflusso. Remissione del catapensiero deresponsabilizzato nel bit/cut/log. Il “digestato” ombelicale senza differenziazione a monte, per-colato nello scatolame bloggato della www-sfera , letteratura dell’Io fotogramma che brama celebrativi amplessi nella compensazione di “gruppo”, e coagula rimanda respinge pensiero ed esprime (nello) scarto inerte. La Rete degli account siti link post tweet tag, castelli erranti su rotte desemantizzate perché autoreferenziali, oziose alla prova della decriptazione. Il transmediale habitat tecno-umano, sedotto dall’esca dell’autoritratto, prima dal tv-video(drome) poi da Internet abbandonato nella diffrazione ingannata dell’alienazione seriale del web-liquido-farmaco. Educato alla narrazione amatoriale compulsiva, alla inventariata vigilata coreografia dei network (solo) propagandisticamente social. Produce reclama inconsapevole la purezza ibrida di un linguaggio che (si) cerchi davvero, accendendo la luce di un inquinamento meta-critico delle arti. Sotto la quale l’io ricordi in aristotelica condivisione. Tra i ricordi senza più identità.

Scoperchiato il vaso vuoto/orfano. Se la sfinge del CineFest romano-mülleriano ha mappato e collegato, con maestoso parossismo grandangolare, le fisionomie (protezionistiche quindi precarie) della “giovane” avanguardia registica italiota, ne ha facilitato la scarna agnizione. Ciclopico affollamento di mutil-azioni che arpeggiano con (dis)grazia a volte ferina a volte manierata uno scontento invernale che non si impegna nella progettualità. La retrospettiva marcia sul/nel nuovo cinema (paradiso) italiano. Ovvero “Neo-neorealismo”. Refuso prova o discolpa della sfilacciata autoralità coeva, diserzione documentaria e/o traballamento (ancora) warholiano nella trappola della ri-finzione che abortisce e non coltiva altri alfabeti creativi. La mole degli auctor sine auctoritate si aggira con la convessa apertura di una testuggine militare. Corteggia la realtà, ne studia vivisezioni moderatamente ciniche, attacca senza soffrire. Quindi strappa la geometria commerciale della tele-camera e la raddobba sulla porzione-mondo scelta. Per replicarla con falsi smascheramenti rituali. Nei vari odierni Giovannesi, Tornatore-baarìa, Garrone-reality, Gassman figlio, Mezzapesa, Crialese & co., dov’è la Coscienza/soggetto autoriale incarnata rappresa nella ripresa neorealista che scalfisce annotando, che partecipa, nell’angolo che è scena “aperta”? Nella schiera che s’avanza rievocando echi sacri idealmente accantonati (tra Lizzani, De Sica, Montaldo, Rossellini…), il dualismo spezzato tra narrante-narrato non si annulla nel flusso oggettivo, nella pellicola-immersione. Il “Neo-neo” è Entomologia scoperta e urlata. Parcellizza e non dissemina né possiede i (suoi) punti/corpi/voci di osservazione “dentro”. Per segnare con l’intelletto-mdp quella stessa realtà, invece solo abusata e glassata. I “Neo”, mota prolifica ormai navigata, sentiero battuto e riconosciuto, già logo giustificatorio per la malata autoralità che non può né sa modificare il (proprio) linguaggio.





Mario La Carrubba, Alfa Centauri, 2011


Perché alla tecnica della visione si dovrebbe dare, come alle parole, “distorsione” e direzione “presente”, iniettare respiro nell’interrogativo meta-, “è quello che conta nell’opera d’arte” e che la sostanzia. Come afferma Francesco Muzzioli intervistato nel recente esordio registico di Iolanda la Carrubba, doc in medias res. Jump cut, jump in, in the cut. Zap-in. “Tagliato” reporting, 90 minuti. Gestazione pre-natale di sillabe esposte in/dal mezzo (campo). Volti in posa sit-com, in casalinga abitudine riletti/rilassati. Parola incuneata nel rumore di fondo del diario amatoriale. Parola tele-comandata, verbo di aruspici (non) casualmente interpellati. Parola in presa (impressa) diretta. Nell’antro materno/matriarcale della volta a botte deflorata. Inquadratura rubata di (vecchi) esperimenti in contumacia.

Zapping. Tra web e cultura1, diretto dalla giovane film maker romana Iolanda La Carrubba tenta dove i neo-neorealisti negano scontano scavalcano. Interrogare i maestri vicini e distaccati, avulsi e immaginifici, ancora militanti, i precursori della rivoluzione culturale che stiamo aspettando ancora e che grida meticciato sprezzante. La Carrubba sonda negli interstizi del “rumore di fondo” del villaggio globale, insieme ai suoi testimoni, la foga neorealistica divenuta perplessità “Neo”. La conservazione riesumabile del cosiddetto postmoderno, attraverso la quale è scimmiottato l’avvicinamento della massa pesudo-umana con una perlustrazione schizzata, scissa, caricaturale, sottolineata con pasticci iper reali, quindi grotteschi, docu-dramatizzati. L’occhio è solo, è solo guscio/schell. Gli ospiti-amici dello zap-pungolo riflettono, “a fuoco”. Sulla soglia della porta senza lucchetto, del web come dalla possibile cultura de-colonizzata, che molto promette dal suo varco alchemico, ma che va imparata quindi ritratta e narrata. Nell’Italia “sempre soggiogata” (Stefano Docimo) i “Neo” “occupano”, tagliano, flash-mobbano e il loro racconto è il puzzle estraneo e incompreso di una nazione di cartoline al carbone. Fossile. Nella sceneggiatura architettonica di Roma, La Carrubba raccoglie i preziosi “bruscolini” con cui nutrire le anime “Neo”. Che non rintracciano ma ri-costruiscono la borgata o il basso, il ponte e la baraccata periferia ontologica del popolo “minuto” che invece è, , sempre. Chi guarda sotto le lenti gli occhi pieni di Alì?

CineAutore, chi l’ha visto?

 

 

 

 


1Regia e montaggio di Iolanda La Carrubba, musiche originali di Amedeo Morrone, elaborazione grafica titoli di testa di Mario La Carrubba, con (in ordine di apparizione) Lavatoio Contumaciale, Franco Falasca Rossella Pompeo, Francesca Farina, Lidia Gargiulo, Roberto Piperno, Amedeo Morrone, Francesco Muzzioli, Tomaso Binga, Lina Lo Giudice Sergi, Maurizio Carrassi, Massimo Giannotta, Piergiuseppe Caporale, Ugo Magnanti, Dona Amati, Gabriella Di Trani, Fabio Morìci, Stefano Docimo, Gianfranco Mascelli, Piero Cademartori, Elio Rizzo, Canio Loguercio, Lidia Riviello, Vito Riviello, Daniela Rampa, Giuseppe Boy, Mario Carbone, Plinio Perilli, Davide Demichelis, Tiziana Lucattini, Fabio Traversa, Marco Palladini, Lina Morici, Mario La Carrubba, Mario Lunetta, Alessandro Benvenuti, ITA 2012, Durata 90’.

 




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