TEATRICA
WILLIAM KENTRIDGE

Il tempo
e il pensiero verticale


      
Un omaggio del Festival RomaEuropa all’artista sudafricano William Kentridge che ha presentato lo spettacolo “Refuse the hour” al Teatro Argentina e la mostra “Vertical Thinking” al Museo MAXXI, che è imperniata, in particolare, sulla installazione “The refusal of the time”. L’allestimento scenico era una sorta di ‘pas de deux’ tra la coreografa-danzatrice Dada Masilo e lo stesso autore, e cercava di sperimentare la possibilità di procedere all’indietro, rompendo così gli schemi e gli automatismi di una temporalità autoritaria e tiranna.
      




      

di Titti Danese





Un'immagine della mostra Vertical Thinking di William Kentridge al Museo Maxxi di Roma (2013)


C’è sicuramente un’idea forte dietro questa straordinaria coincidenza  di due  eventi davvero  speciali e indimenticabili. Uno spettacolo Refuse the hour al teatro Argentina e una mostra Vertical Thinking al Museo MAXXI con al centro l’installazione “The refusal of the time”.

 

L’artista a cui il Festival RomaEuropa rende omaggio e meritato riconoscimento è il sudafricano William Kentridge, eclettico performer, regista di teatro e d’opera, autore di film di animazione talentuoso e geniale. La sua straordinaria creatività si alimenta di forti suggestioni legate al sapere scientifico e ai moti del cuore e tutta la sua opera si muove tra  “politica e poetica” tra  “ragione e sentimento”.

 

Il tema dei due lavori è il Tempo, un tempo tiranno che scorre inesorabile e quindi l’impossibilità di fermarlo o di tornare indietro Ma si può fermare il tempo? “Trattieni il respiro contro il tempo” recita Kentridge  in un piccolo manifesto di pensieri esposto al MAXXI e la mostra così come lo spettacolo contestano l’andamento di un tempo lineare che va avanti senza pause.

 

E contro un tempo standardizzato e convenzionale qui si racconta  con una straordinaria videoinstallazione, ma anche con la musica coinvolgente e calda di Philip Miller, una favola che ci parla dell’Universo  con i grandi macchinari leonardeschi in legno che scandiscono senza sosta i secondi e le ombre cinesi che scorrono sulle pareti e i grandi orologi ottocenteschi a segnalare  l’incubo di un tempo inarrestabile. Che invece Kentridge muove a ritroso perché dopo Einstein anche la direzione del tempo si può invertire.

 

Così nello spettacolo, scritto in tandem con lo storico della scienza Peter Galison, in una sorta di passo a due, tra la coreografa danzatrice Dada Masilo e lo stesso autore, si sperimenta la possibilità di procedere all’indietro a rompere gli schemi di un tempo autoritario e colonialista ed ecco una pellicola che scorre al contrario e mostra la freccia tornare verso l’arco.

 

Un’opera da camera, un viaggio carico di suggestioni che si alimenta della ricchezza di tanti linguaggi diversi. E che nella mostra al MAXXI ( aperta fino al 3 marzo) splendidamente allestita e che attraversa gran parte delle opere di Kentridge,  ritorna a sedurci con i suoi assunti filosofici, e a riproporsi come una grande favola epica della nostra contemporaneità.





Dada Masilo e William Kentridge in Refuse the hour (2012)





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