SPAZIO LIBERO
CAHIER DE DOLÉANCES
Se la vittoria
dello Stato ci ha dato… questo Stato


      
Nutrito prosimetro che si apre a sferzanti considerazioni sui poeti d’onore cancellati dalle cronache delle patrie lettere, mentre non cessa la pletora dei poetanti questuanti. E, poi, vividi racconti delle malattie in famiglia e del calvario delle visite mediche, e ancora dei tornei giuridico-tecnico-formali in accese, insopportabili riunioni di condominio. Per concludere sulla morte del brigatista Prospero Gallinari, uno degli assassini di Aldo Moro, che però nell’Italia dei ciarlatani sposò il silenzio.
      



      

di Marzio Pieri

 

stercoraria

 

 

 

Qui c’è il sole ma si sa che non dura. La peste è ovunque, è la vita

oggi a esser pestilenziale, non son ritmi umani quelli che si tengono.

A furia di burocratizzare tutto hanno tolto l’aria, lo spazio.

Così vien la peste.

 

B. P.

 

I

 

SUB TEGMINE FAGI

 

mi scrive, dal suo buco di bomarzo

(oramai solo in qualche buco in qualche loculo

si dura

agonizzando

se si riesce a farsi staccare il telefono

[basterà non pagare una fattura?]

non subire il ricatto delle e-mail

di sconosciuti ammiratori in cerca di complimenti

per sé [di te non hanno letto una parola]

appiccicosi se hai peccato d’indulgenza

implacabili se non li hai apprezzati

totalitariamente

[ma perché essere venuti a cercare

proprio me? non son mica un ufficio

pubblicitario un postribolo

uno che chiede o che offre favori])

 

ma per favore !........

 

mi scrive qui

un poeta mio coetaneo

nanni cagnone

‘caro marzio, ci avevano cancellati

già dieci anni fa...’

I bugiardi inconsapevoli che cercano qualche ultimo biscottino

da razzolare alla mia stanca mensa

non si rendono conto del criterio

di valutazione

al quale mi attengo

che mi possiede tutt’uno con me

in verità sono due

la libertà e la verità

il primo è già offeso, rintuzzato

dall’avermi donato un libro

con l’obbligo di leggerlo e di lodarlo

[ah il piacere di andare in libreria, in tempi

misericordi,

a lasciarsi tentare dalla forma

di un mannello di versi umilemente

racchiusi in una copertina da quaderno di scuola]

[o da uno specchio ancora con la mano

elisabettiana a tracciare i confini

di un silentium magnanimo

permalosissimo]

[il microfilm di un sonetto eufuista

fra le dita di Clizia addormentata...]

diffidavo soltanto delle serie dei poeti a dozzina

(di dozzina)

parto dell’inappetibile

gioco di cabotaggio minimo

‘a pagamento’

da parte di editori ‘specializzati’

già d’allora mi ribellavo

al rebellato

a leggere certi cataloghi anche d’oggi mi prende paura a pensare

al formicaio di chi fa versi che morte

tanti ne abbia ancora da disfare

‘caro nanni, ci avevano

cancellati da prima di dieci anni fa’

noi sappiamo perché dipiù non chiedo





Giuliana Laportella, Tautologie, 2012


II

 

DI QUELL’UMILE YTALIA FIA SALUTE

 

 

La peste è a Lucca...

Alessandro TASSONI

 

 

Nanni, come Giuliano Mesa come Carlo

Carlucci

hanno puntato tutto sul talento

e sulla poesia...

Hanno investito sulla solitudine

io

troppo onesto per essere ernesto

vuotai il borsellino sul greto dell’affrico

ariel centauro non passava più

da quello scolatoio di nobili colline

(poco sopra avevano morto gentile)

e tenni il conto: due tappini di gassosa

una moneta fuori uso col ritratto del re

tanti dobloni in corso da farci due corse d’autobus

no! a casa mi aspettava una moglie bambina

un frugoletto, presto una pisciona

misi in un fazzoletto tutti i sogni

(mi aiutò il dono ricevuto,

davvero provvidenziale

delle lettere a un giovane poeta

di rilke,

un poeta oltre tutto che detesto)

e, passo dietro passo, mi preparai

a fare il servitore del comune

il maestro di scuola

il Meister-Fido

non in arcadia ma in valle d’onagri

dai venti ai settantanni è stato un soffio

con qualche evento temporalesco

insomma una vita

‒ di altro mai nessuno mai ci diede

garanzia né speranza ‒

penso che sia come dentro una scatola da scarpe

vuota

devono solo averla spostata rispetto alla linea del sole

perché un tempo dentro vi si accendevano

immagini

ora sembra un salotto da cui uno dietro l’altro

abbiano tolto gli antichi quadri

sulle pareti resta una sinopia di sudicio

un biancore gessoso

ma le belle figure non ci sono più

cresce invece il fragore

un blank fragore

come da non visibili cataratte

come quando, di notte,

qualcuno tira lo sciacquone

e il ribollìo dura fatica a estinguersi

quelque part, dans l’espace...

il fantino zoppo ha una casa dove morirci

una pensione da non affogarcisi

poca salud, pesetas da nababbo

y tiempo por gustarlas

mah! sarà... già stacca la rincorsa della ormai matura

‘volata final

La bambina che io trasformai in donna

ma non resi felice

è molto malata

vive dentro una teca di cristallo

au bois dormant

muore un giorno dopo l’altro

senza che i medici abbiano dato un nome

sicuro alla malattia

ci han messo anni e poi non han trovato

rimedi

che forse però non stanno negli scaffali delle farmacie

pensare che ancora un anno fa

la sollecitavano a scender di peso

(a me uno una volta disse preoccupatissimo che dovevo

smettere di fumare

ma io una sigaretta neanche spenta

me la son messa fra le labbra mai)

debbo avere sognato d’un mondo diverso

mia nonna era poco più che una popolana

e le vicende della vita

(suona bene)

l’avevano portata a vivere a un quarto piano

senza ascensore

non mancò giorno che il medico che la curava

si arrampicasse fin lassù

solo per una parola

era ammalato di cuore, anche lui

(lei di cancro)

non di molto le sopravvisse

non so perché nel mio ricordo ancora si confonde

con la figura di mario tobino

capace di sbagliarsi sui diritti

ma non sulle conseguenze delle leggi

martedì scorso mia moglie doveva passare una visita

ormai tardiva

da una neurologa di questo venerabile spedale

di santa maria nuova

(l’è nova!.... disse vanni fucci)

non con tante speranze perché già in un paio di visite precedenti

a nulla si era arrivati

ma v’era fondato sospetto

che l’ufficialessa di Ippocrate cerebroleso

facesse parte della confraternita dei medici Vada-da

(si diceva: lo scaricabarili)

chiamiamola Doc Saturday

a eco del General Thursday del leggendario Fort Apache fordiano

(era Henry Fonda)

e si parte per tempo

ma poi lunga è l’attesa per essere chiamati a pagare

il ticket

(insisto su questo: visita a pagamento,

non di quelle che trovano già indisposto

il medico per una prestazione

pagata generaliter ma senza nuovi introiti)

[all’idea di quel metallo

più prezioso d’ogni asteroide

il dottore della mutua

sfavillò: ma è un’hemorroide!]

l’ospedale un doppio grattacèlo

suddiviso in percorsi colorati

il cui pregio che sono interpretabili

solo da chi conosca già la via

(vagando d’anna a caifa

ti decidi a fermare un’infermiera:

quella sbianca, vacilla, balbetta, trema... Oimè!)

mia moglie si trascina a mala pena

sulle povere gambe dissuete ormai da tanto

a servirla fuori dei brevi spazi della casa

cresce l’ansia il respiro è alla rottura

eccoci! finalmente... ora ci siamo...

esce come sibilla dalla grotta della sua cabinetta

la dottoressa fuor da tutti sabati

siete in ritardo dovevate essere

qui un’ora fa!!!

come: obietto: si sono

persi dieci minuti disperandoci

fra le false aperture del labirinto

dieci minuti?

(la rabbia è ormai da monti despojado)

ieri! avreste dovuto esserci! ieri

l’altro... ora vi metto in fondo

alla fila dell’elenco...

all’elenco della fila...

aveva la bava

alle labbra mi dissi: se dio c’è

questa è la volta che ci resta secca

(e riflettevo: questa è una che

dovrebbe curare degli ammalati d’ansia

dei pazienti dalla mente convulsa che cercano in lei

il gesto-parola che non trovano in altri)

(e mi scappava anche da ridere:

avrei potuto fare il professore di matematica:

bastava uno studiolo, in una scuola

e un po’ di faccia tosta

‘è un problema da dirsi interessante

uno snodo scientifico

intravisto da zenodoro ma lasciato

irrisolto dal pestalossi

 

VADA-DA

 

mia moglie s’era seduta pallidissima

le tremava la bocca

aveva voglia di piangere

e io di uccidere

feci male a scommettere su dio

a volte si dovrebbe

avere la pietà di anticiparlo

Due ore dopo

(al freddo)

e il solito consulto: VADA DA.

Non sa mica da quanto ce l’ho mandata.

 

 Refrain:

Vadadà vadadà vadadà

le trombe regie squillano

vadadà vadadà vadadà

pagapegnochinonciva





Fabio Civitelli, Tex Willer - La cavalcata del morto, (part. della copertina di Texone n. 27)


III

 

IL FASCISMO INDISCRETO DELLA PICCOLA BORGHESIA

 

 

giovanotto, tutto il giorno

mi son fatto un mazzo così...

ZARATUSTRA MILANESE

 

 

sera di neve, ho la febbre addosso

come un cappotto rivoltato

il taxista allegrone mi lascia di fronte a una casa

senza lume

molte macchine parcheggiate nel piazzale

(saremo in molti)

per ora non vedo gli zombi devono essere

in ritardo

beati loro non hanno

bisogno di alcun minio

alla riunione di condominio

evito i saluti (non ci riesco)

mi siedo in ultima fila

gli eletti

(intendo dal signore, i

segnati)

si stringono ridendo e stropicciandosi

attorno al banco della presidenza

punto primo bilancio di previsione

è talmente specifico e confuso

che voto contro

non mi chiedon perché

punto secondo conferma della amministrazione

in carica

per mozione d’ordine

(un rito appreso all’università dai feroci compagnucci

comunisti giocolanti)

elenco pazientemente i motivi che mi inducono

a votare per un NON RINNOVO

per alzata di mano risulto solo

(poi sarà una lunga teoria

di condòmini a dirmi: Lei ha ragione,

ma... tengon famiglia?

no: votare contro, per loro,

è come pisciare dal buco del culo,

scusi sa...)

finalmente siamo al piatto più atteso

come costringermi a concedere

‘bonariamente’

l’uso del mio terrazzone privato

su cui gravita il resto dell’intera mia casa

da questo studio dove scrivo a quello

di mia moglie, alla stanza

detta pudicamente da tutti ‘da bagno’, alla

camera genìale rimasta inonorata

da lunghi inverni del sesso e del cuore

costringermi ad ammetterne l’invasione

a far poco un mese intero

‒ ma con questi lavori che durano da un anno

sono indietro di mesi, digià,

sul ruolino di marcia incautamente

o callidamente

pattuito senza prevedere

una deadline oltre la quale scattino

delle congrue penali per il ritardo ‒

con macchine da guerra

a ritottucchiare qualche buccia di pilone scrostato

dal sole o dal gelo

a ravvivare di qualche scolaticcio

le pareti esterne

(l’idea delle mazzette

che toccheranno a molti

ha lasciato perfino

a questi paladini della legalità formale

il destro di accedere,

a lavori iniziati,

all’idea che non si trattava, no,

di urgenti rafforzamenti strutturali

[come dichiarato e sbandierato]

da apportare a uno scheletro minacciante caduta

ma di qualche ritocco da parucchiere,

dei giochini, però carissimi,

di cinabro e di bianchetto,

di giunchiglia cerussa e calamistro)

siamo fra i bruti venuti a perderci con loro

che ci odiano perché non siamo loro

Eh! starei lustro ad esser come loro

 

piuttosto morire

piuttosto morire

 

così la monacella dafne

questa maria goretti del peneo

in stroficelle arcadiche

nella bella cantata di haendel

ma quando mai l’avrei fatto pesare

loro?

se i loro giochi

non mi piacciono e non chiedo di parteciparvi

perché non ringraziarne iddio e godere

della mia assenza?

Invece qui mi ci vogliono:

o Lei si arrende

o il consiglio di condominio ha deliberato

a maggioranza

e Lei dovrà piegarsi alla solenne

volontà della maggioranza

 

(il consiglio ha giudicato

parti o marzio rassegnato)

 

o noi chiediamo un diritto di mano libera

giudiziario e immediato...

mai hanno fatto nemmeno un tentativo di ascoltarmi

e la pietosa democrazia alla quale di continuo

scandalosamente si appellano

perché non sanno nemmeno in ombra

che cosa sia

non è la superstizione della maggioranza

(ma vanno perdonati: guardate l’immonda zuffa

dei partitoni e partitini che

non bastano neanche a se stessi)

ma il rispetto dell’individuo

l’aria primaria della libertà

l’ascolto vero e vivo

degli altrui condizionamenti

se no il mondo a dirigerlo

basterebbe un pallottoliere

con rispetto delle signore presenti

e dei falsi signori che le spalleggiano

No! non sarai tu, ziva giudìa

a entrarmi in casa brandendo una condanna

(ma se avessi imparato,

una volta, dalla tua storia,

che sempre uno ti entra in casa e ti espropria

esibendo rotoloni azzeccagarbuzisti)

No! non sarai tu, vedovella di famiglia

solvibile,

quelli già nati con le tasche piene

e dunque lumi della cosiddetta

‘società civile’,

a vendicarti del disdoro

che ho apportato a una casa di cui occupi

ora un appartamento ma che un tempo

era tutta dei tuoi.

Te l’ho rubata io?

No! non sarà il farmacopola presunto

bagarinista in cymbalis

cui sembra sempre di aver tolto l’aria che di lui olezza

(da anni neanche saluta

a qualche fortuito incontro per le scale)

Il piccolo ingegnere titubante

che dirige i lavori col contagocce

tirò di fuori la ‘vostra’

verità: mi opporrei per dispetto....

 

Per dispetto !

 

a voialtri! qui c’è un equivoco... voi credete di essere.

Non sarò io a salvarvi dai tombini.

Venite, accomodatevi.

Resistervi è fingervi una vita.

Lo sentite?

non è la Catadupa né le Niagara Falls.

Ho tirato tre volte lo sciacquone,

non ci siete più.





Maurizio Cattelan, Senza titolo, Natale 1995


+++

 

D’altro volevo quest’oggi parlare.

Per il punto dei poeti, tornare sul Virgilio di Alessandro Fo. Sulla “Terra del fuoco” del Lubrano.

Fo non ha bisogno di me. Per Lubrano vorrei esser profeta:

verrà giorno che, a sentir questo nome,

i cultori di poesia penseranno a lui, Carmine, prima ancora che al gesuita giocoliere, del quale pure mi sono occupato senza il beneficio di vederne una volta

citati i versi da alcuno, con elementare correttezza.

Leggono a macchie...

Ma oggi sono triste.

è morto stamattina Prospero Gallinari,

uno dei rapitori e degli uccisori di Aldo Moro.

Spietato e determinato, lo definisce oggi la stampa buona,

pietosa e indeterminata per istituzione.

Nell’Italia dei ciarlatani

sposò il silenzio.

Vivo da dieci anni a Reggio Emilia, non sapevo vi risedesse anche lui,

in libertà condizionata (‘arresti domiciliari’).

Quante volte sarò passato dal 25 civico di via Emilia San Pietro,

dove scopro si tennero le prime riunioni del gruppo dissidente

staccatosi con lui dal ‘partito’.

Non vado mai ai funerali, men che mai a quelli pubblici.

Questa volta, col cuore, ci sarò.

Mi dite:

ma ne condividi le idee?

in gran parte no.

ma ne condividi le azioni?

vi ribatto: non è mai stata questione di condividere o di non condividere,

ma di sapere.

Non è colpa di Gallinari, né mia,

se la vittoria dello Stato ci ha poi dato questo Stato.

Non abbaiate, aprite un canale televisivo qualsiasi.

Per questi cristi ebbi a farmi turco.

Magari una di queste sere, a emozione sedata,

andrò a rivedermi il bellissimo

San Michele aveva un gallo

di quei fratelli Taviani che ci hanno anche servito

tante portate indelibabili.

Non tutta Italia è appannaggio della vigliaccheria

burocratica e condominiale.

 

NO.

 

 

 

 



 




Scarica in formato pdf  


      
Sommario
Spazio Libero

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006