SPAZIO LIBERO
RESIDENZE PER AUTORI
In giro per l’Europa nelle Writers’ Houses


      
C’era un tempo l’eponimo Mecenate che ha generato nei secoli una quantità di mecenati che avevano l’usanza dare ospitalità a scrittori ed artisti, anche allo scopo di regalare lustro a una corte o a una città. Oggi che il principe-mecenate è sparito, si è però organizzata in molti paesi europei una cospicua rete ben attrezzata e confortevole di luoghi residenziali per autori-viaggiatori curiosi e appassionati. Dalla Francia alla Germania, dal Belgio alla Svezia, alla Norvegia, a un po’ tutto il nord del Vecchio Continente, e qui e là pure in Spagna, Grecia e Portogallo, ci sono atelier artistici e altre strutture di accoglienza finalizzate alla produzione creativa. In Italia tale iniziativa risulta inesistente, al più ci sono ‘alberghi per artisti’ che offrono stanze a pagamento più o meno agevolato.
      



      

di Tiziana Colusso

 

 

C’erano una volta i mecenati dei letterati e degli artisti: non solo il Mecenate eponimo, consigliere dell’imperatore Augusto, che ha dato l’avvio e il nome al fenomeno, promuovendo un vero e proprio circolo di intellettuali e di poeti – tra i quali Orazio e Virgilio – ma anche tutta una genia di patroni delle arti e delle lettere, attivi nel sostenere artisti e letterati per passione delle belle opere ma anche per dar lustro e risonanza alla casata e chissà forse anche per nascondere dietro gradevoli note e rime magagne e macchinazioni politiche. Comunque sia,  in epoche in cui ancora non esistevano quelle che oggi usiamo chiamare “le politiche a sostegno degli autori”, queste iniziative di nobili e in seguito anche di banchieri e mercanti costituivano una risorsa fondamentale e necessaria allo sviluppo della creatività.

Nel XII e XIII secolo i troubadours, menestrelli sia di umili che di nobili origini, viaggiavano di castello in castello nel sud della Francia  a cantare in rima e in melodia le canso o cançons declinate sui temi dell’amore e delle gesta dei cavalieri, per allietare le feste dei nobili e anche per trovare le condizioni favorevoli alla creazione artistica;  la tradizione di ospitare gli artisti e gli scrittori “in residenza creativa” si è protratta per i secoli successivi,  fino a culminare nel ’500 nella Firenze dei Medici o nei Castelli sui bordi della Loira con Francesco I°. La casata dei Medici è stata forse una delle più feconde di  promotori delle arti: prima Cosimo il Vecchio, poi Lorenzo detto il Magnifico e Caterina de’ Medici hanno dato un contributo fortissimo alla fortuna di Firenze come città d’arte e di cultura. Dopo le punte di eccellenza del Rinascimento, la pratica del mecenatismo a sostegno della cultura è continuata fin all’inizio del XX° secolo.

Basta solo ricordare l’importanza che ha avuto per Rainer Maria Rilke, il grande poeta austriaco di origine boema, il lunghissimo soggiorno nel castello di Duino, arroccato su un magnifico sperone carsico che si affaccia sul Golfo di Trieste. In omaggio ai suoi amabili ospiti, i principi Thurn und Taxis (ramo tedesco di una casata che ha anche una genealogia italiana, i conti della Torre e Tasso) e al Castello di Duino, Rilke ha poi intitolato il suo capolavoro Elegie Duinesi (Duineser Elegien). Ma Rilke non è stato il solo ospite illustre: secondo una leggenda il “battesimo letterario” del maniero risalirebbe addirittura a Dante Alighieri, che durante gli anni dell’esilio fu ospite di varie corti e famiglie dell’Italia centro-settentrionale. In realtà la fondazione del castello sembra essere di qualche anno posteriore alla morte di Dante: quello che è certo è che nelle sue stanze e giardini sono passati Johann Strauss, Franz Listz, Hugo von Hofmannsthal, Gabriele D’Annunzio e  Paul Valery.

E oggi? Oggi la responsabilità di sostenere la creazione letteraria ed artistica è passata in molti paesi europei alle istituzioni pubbliche, che si avvalgono spesso del sostegno di Fondazioni e altri enti. Naturalmente il sostegno si può espletare in tanti modi: restaurando una chiesa antica e opere d’arte, o promuovendo musei e biblioteche. Ma qui vogliamo parlare di un’accezione particolare del mecenatismo, ovvero il sostegno diretto ai singoli autori attraverso l’offerta di luoghi di accoglienza per la creazione, e in particolare delle cosiddette Residenze per Scrittori, le Writers’ Houses o Résidences d’Écrivains.

Sfogliando alcune pubblicazioni sull’argomento – ad esempio un repertorio in francese e inglese pubblicato nel 2003 in Francia, a Château de Castries, in occasione di un convegno dedicato a “Création littéraire & Résidences d’écrivains en Europe. Vers un réseau de coopération”, oppure un volume edito nel 2007 in inglese e tedesco da HALMA – The European Network of Literary Centres -  risulta subito evidente che i centri di residenza per gli autori e gli artisti si trovano quasi tutti nei paesi dell’Europa Centrale (Germania e Francia soprattutto), nel Nord Europa – dove le istituzioni statali sono solide e il tenore di vita alto, come in Svezia - e nell’ Europa dell’Est, nei paesi che hanno derivato dal socialismo sovietico l’idea di sostenere gli artisti per garantirne la libertà di ricerca non legata al risultato economico del loro lavoro, ma anche per poter meglio esercitare il controllo dello Stato sui “produttori di pensiero”. Nei paesi dell’Europa meridionale (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia) le strutture sono scarse e quelle poche esistenti appartengono a Fondazioni private o sono in realtà degli “alberghi per artisti” che offrono stanze a pagamento in posti adatti all’ozio creativo, il che è una lodevole iniziativa ma appartiene più alla sfera del turismo che a quella del politiche a sostegno della creatività. Con una notevole eccezione, in Grecia, dove è censita una sola magnifica struttura: l’International Writers’ and Translators’ Centre, aperto nel 1996 sull’isola di Rodi, nel mar Egeo attraverso un partenariato di istituzioni pubbliche.  





Paolo Collini, Nell'ombra dell'azzurro spazio, olio su tela, cm 50x50, 2012


In ogni caso le offerte e le modalità che caratterizzano le varie Writers’ Houses dall’Andalusia spagnola fino ai remoti fiordi norvegesi, sono moltissime e varie: ci sono le istituzioni di ricerca per l’eccellenza artistica e letteraria, come la Akademie Schloss Solitude di Stoccarda, che finanzia con larghezza i giovani talenti provenienti da tutta Europa, ma con un limite di età. Ci sono Case degli Scrittori riservate ad autori di un determinato paese o regione, come il Centre Régional des Lettres d’Aquitaine in Francia o gli Appartements des Artistes promossi dal cantone svizzero di Berna; ci sono molte strutture di accoglienza riservate a scrittori e traduttori letterari, e altre dedicate esclusivamente al lavoro dei traduttori, come il Collège Européen des Traducteurs Littéraires a Seneffe, in Belgio; ci sono strutture specialistiche, come il CipM, il Centre International de Poésie di Marsiglia, che in quasi due decenni di esistenza ha creato la più grande biblioteca di poesia d’Europa; ci sono molte strutture che accettano candidature spontanee di autori che vengono poi selezionati sulla base dei curriculum e dei progetti di scrittura, e ci sono invece alcune Residenze che si riservano il diritto di scegliere direttamente a chi assegnare le stanze disponibili e una eventuale Borsa di Scrittura, come Villa Concordia in Baviera.

Anche dal punto di vista logistico, ci sono moltissime varianti: c’è la tipologia del maniero storico, come Chateau de Lavigny in territorio svizzero o come il magnifico palazzo Villa Mont-Noir, al confine tra Francia e Belgio, appartenuto alla famiglia di Marguerite Yourcenar e poi dopo varie vicende e traversie di vendite, bombardamenti e altro, è stato ora acquisito e rimesso a nuovo dalle istituzioni regionali, che ne hanno fatto un luogo di eccellenza letteraria, una sorta di “Villa Medici delle Fiandre” come mi disse il direttore durante una mia visita di qualche anno fa per un reportage, con autori che vengono da tutto il mondo qui a lavorare e a scambiare idee nel salotto-biblioteca affacciato sul paesaggio boschivo descritto varie volte nelle opere di Marguerite Yourcenar. Ci sono strutture più sobrie, quasi dei ritiri monacali dove gli scrittori possono allontanarsi per un poco dai circuiti forzati della “società delle lettere”, come un ex-villaggio di pescatori su un fiordo norvegese, a Tromsø, appena sotto Capo Nord.

Insomma, una varietà infinita, tutta da sperimentare, per scrittori che siano anche viaggiatori curiosi e appassionati del dialogo con i colleghi provenienti da altri paesi o situazioni. Infatti la caratteristica di queste Residenze è che all’ospite si offre non soltanto una camera-studio per scrivere, ma anche, quando si è stanchi della solitudine creativa, la possibilità di scambiare, nei luoghi comuni come la Biblioteca o la cucina, chiacchiere o opinioni con gli altri scrittori ospiti.

A parte rapide visite a Villa Mont-Noir e al Centre International de Poésie di Marsiglia, ho avuto la possibilità di alloggiare come autrice accolta in residenza – per un intero mese ogni volta – in due di queste strutture:  il Baltic Centre for Writers and Translators a Visby, sull’isola di Gotland, in territorio svedese, e la Ventspils International Writers’ and Translators’ House, aperta di recente sempre sul Baltico ma sulla costa opposta, in Lettonia, poco sotto il Golfo di Riga.

Ricordo ancora con piacere e con gratitudine le serate a parlare, in molte lingue mescolate, di tutto e di niente, di cucina tipica e di letteratura, di politica e di festival letterari, di itinerari in bicicletta e di progetti di viaggi ulteriori. Si creano amicizie e si scambiano libri, indirizzi ed esperienze, in un’atmosfera informale dove i parametri di confronto sociale sono molto allentati, e non c’è l’alienazione delle Fiere del Libro con gli stand affollati, i rituali delle presentazioni e il pressing degli uffici stampa. Nelle Writers’ Houses si trovano autori di ogni età e formazione, ma in genere per tutti non è difficile dopo qualche giorno mescolarsi in queste allegre Babeli letterarie in cui ci si presta i libri, le mappe stradali e i dizionari tascabili. Si tratta di esperienze assai istruttive, e la pratica delle Residenze d’autore dovrebbe essere non solo una possibilità ma quasi un “obbligo” curricolare per autori che vogliano essere veramente europei e adeguati ad un mondo dove lingue e culture sono sempre più interconnesse e i pensieri sempre più globali.

 

 

www.tizianacolusso.it

 

 

*  Questo è articolo è apparso sulla rivista VivaVerdi, anno 81 – Nuova serie, n. 1, gennaio-febbraio 2009.

 




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