LETTURE
GIUSEPPE NERI
      

Elogio della penna stilografica

 

Formia (Lt), Ghenomena 2012, pp. 74, € 12,00

    

      


di Tiziana Colusso

 

 

Questi testi, brevi e densi, dello scrittore e giornalista Giuseppe Neri, ricostruiscono il filo di un discorso critico che l’autore ha elaborato per un programma culturale di RadioTre. Si tratta di testi nati da spunti e occasioni diverse – un libro, un avvenimento, o una semplice riflessione generale – eppure letti tutti di seguito ricostruiscono una precisa idea del mondo, che è poi è piuttosto la nostalgia per la definitiva scomparsa di “un’idea prospettica della civiltà”, per dirla con una frase di Luigi Malerba citata appunto in questo libro di Neri.

 

La nostalgia irredimibile di Giuseppe Neri deriva dalla precisa sensazione di trovarsi in balia di un mondo votato all’effimero: e proprio l’aggettivo effimero sembra secondo lui ben definire questa nostra epoca residuale. Senza più “bussole”, senza sistemi interpretativi del mondo e del testo, senza visioni generali, il critico – nonché l’essere umano che sottende al critico di professione – si trova sperduto e disorientato, come un cartografo che abbia smarrito il territorio da descrivere. Non sembra più possibile nemmeno la pratica baudelairiana  del flâneur culturale, che si aggira nella città accontentandosi di spigolare e racimolare qualche provvisorio lampo di verità.

 

L’unica bussola simbolica rimasta sembra essere appunto lo strumento apparentemente mite ma simbolicamente pregnante della “penna stilografica”, al tempo stesso machete per disboscare la foresta di simboli del mondo e asta di una bandiera di una caparbia resistenza culturale e storica. Come evidenzia l’autore nella premessa al testo, “la penna stilografica rimanda all’idea di un onesto lavoro artigianale”, come se la manualità della scrittura fosse l’ultimo baluardo contro l’irrompere dell’insensatezza e del caos. Peraltro nel testo che da il titolo al volume, Elogio della penna stilografica, Neri si sofferma a considerare la perdita irrimediabile che il passaggio dalla penna al computer come strumento di scrittura ha comportato: mai più sarà possibile ricostruire il paziente lavorio di un autore su un testo come “cammino verso la perfezione”, come dice citando un grande filologo come Gianfranco Contini. Devo dire che ho apprezzato particolarmente queste considerazioni, che mi sono trovata io stessa a fare nel momento in cui ho potuto accedere alle carte dell’Archivio Storico del Sindacato Scrittori: mi sono trovata di fronte a testi stilati a penna o con la macchina da scrivere, e rielaborati con puntigliosa caparbietà, come se dalla perfezione di un testo dipendesse la perfezione stessa del mondo. Guardare quelle carte di trenta o cinquanta anni fa è come entrare direttamente nel laboratorio degli scrittori, cosa che oggi non è quasi più possibile fare.

 

Ora purtroppo sembrano perdute sia l’una che l’altra perfezione, e si naviga in un’approssimazione senza rimedio – come ben sottolinea Neri parlando della situazione attuale dell’editoria, del giornalismo, della cultura nel suo complesso. Possiamo solo augurarci che dalla attuale afasia emerga un nuovo equilibrio per l’individuo e per l’umanità tutta:  per dirla in tono per il libro, un nuovo inchiostro che rifluisca in tutte le penne stilografiche del mondo.

 

 

 

 




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