INTERVISTE
MAURIZIO PORRO
Mario Monicelli
e Dino Risi,
i dioscuri
della commedia
all’italiana


  
Un breve colloquio con il critico del Corriere della Sera, che rievoca un incontro che si tenne al Cinema Apollo di Milano nel 2007 con i due maggiori registi del cinema comico-satirico nazionale. Una coppia di maestri capaci di osservare attentamente l’esistenza e i costumi sociali e di costruire pellicole che graffiavano e non carezzavano il pubblico. Come oggi quasi più nessuno sembra in grado di saper fare, con l’eccezione di Carlo Verdone e Paolo Virzì.
  



  

 

 

di Alessandro Ticozzi 

 

 

Come nacque l’idea di far incontrare sei anni fa al Cinema Apollo di Milano i padri della commedia all’italiana Mario Monicelli e Dino Risi e come fu impostato il dibattito? 

L’idea nacque come sempre dall’età avanzata dei due personaggi da sempre in concorrenza anche senile, da un incontro da tempo previsto e mai realizzato e dalla voglia di intrattenere il pubblico milanese d’estate a basso costo di produzione. E poi Risi e Monicelli sono due nomi noti al grande pubblico come le due star della commedia e anche per il loro carattere, simpaticamente cinico. 


Quali analogie e differenze trova tra di loro come persone e come registi? 


Bisognerebbe scorrere tutta la loro non piccola produzione. In poche parole, Monicelli è stato un regista più impegnato nel sociale, con più fiducia nella lotta, tanto che poco prima di scomparire inneggiò alla rivoluzione in una puntata della trasmissione di Santoro; Risi era un signore borghese (come del resto anche Mario, figlio di intellettuali) che però aveva perso anche la fiducia nell’azione politica (chissà oggi cosa avrebbero commentato!), quindi più pronto ancora alla battuta e alla demistificazione anche se guardando al suo cinema spesso ci si imbatte in film che comunque rispecchiano e commentano l’evoluzione della società italiana. 


Tenendo conto che vi sono stati dei cambiamenti nel modo di far cinema e nei gusti del pubblico, che commedia all’italiana era la loro rispetto a quella di oggi? 


Era una commedia che graffiava e non accarezzava come quella di oggi, eccetto pochi casi come Verdone o Virzì. I film di oggi sono un superficiale invito al vogliamoci bene, ma sfugge totalmente la vera situazione del paese e soprattutto non c’è voglia di essere davvero critici e cattivi e magari anche spiritosi verso il gioco dei potenti. 


Quali insegnamenti hanno lasciato ai registi che sono venuti e che ancora verranno dopo di loro e, più in generale, alle nuove generazioni? 


L’insegnamento è quello di osservare la vita, di aprire la finestra e fare entrare le idee e l’aria del tempo, come dicevano i registi italiani degli anni d’oro, i ’50 e i ’60. L’insegnamento è mai demordere e conservare sempre come patrimonio indispensabile il sense of humour, considerando il film non come l’opera di un maestro, ma il lavoro collettivo e artigianale di una bottega quasi rinascimentale. 





Dino Risi e Mario Monicelli in una affettuosa posa



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