TEATRICA
APPELLI

Una firma
per la difesa
della storia
del Teatro
dell’Orologio


      
Il cofondatore, con il compianto Mario Moretti, oltre trent’anni fa, del multiplo spazio scenico romano, dotato di quattro sale, denuncia la sua proditoria estromissione, da parte di due giovani soci, dalla gestione artistica di questo ormai storico luogo teatrale. Chiede, dunque, un sostegno a operatori della cultura, intellettuali, politici, amministratori e semplici cittadini per rientrare in possesso almeno della sua Sala Orfeo, che gli fu affidata nel 1982 da Renato Nicolini, allora assessore alla Cultura del Comune di Roma.
      




      

di Valentino Orfeo

 

 

Come molti teatranti o amanti del teatro sanno, nell’ormai lontano 1982 il compianto Nicolini, allora assessore alla Cultura del comune di Roma, affidò a me e al defunto Mario Moretti la gestione degli spazi sottostanti l’Oratorio dei Filippini (che sono poi i meravigliosi cassoni di fondazione di Borromini), in quel periodo un luogo abbandonato e fatiscente, perché lo facessimo rinascere, trasformandolo in uno spazio vitale e aperto per tutta la comunità. Attraverso mille problemi, fatiche e onerosi lavori di ristrutturazione, nacque così il Teatro dell’Orologio, divenuto in questi trent’anni uno degli spazi storici nel panorama teatrale romano; in particolare Moretti gestì le sale che si aprono sulla sinistra e io la Sala Orfeo, che porta il mio nome, in una coabitazione che è stata per tanti anni proficua e serena.

 

In tutto questo tempo ho voluto che la mia sala diventasse la casa di tutta una comunità teatrale, dove sono passati, come in una vera bottega d’arte, molti dei più bei nomi del teatro contemporaneo da Annibale Ruccello a Giancarlo Nanni, Mario Ricci, Giuliano Vasilicò, Victor Cavallo, Alvin Curran, Antonio Porta, Mario Piazza, Pippo Del Bono e tanti altri che qui sarebbe impossibile ricordare. Ma non tutti sanno che da più di un anno e mezzo sono stato estromesso dalla mia sala che non gestisco più; anzi a più riprese mi è stato impedito di accedere al mio teatro ricorrendo in taluni casi alle maniere forti per cacciarmi con la forza, tanto da finire in ospedale! Tutto questo è avvenuto perché due miei giovani soci, che pochi anni fa ho fatto entrare nell’amministrazione del teatro con lo scopo di rinnovarne le energie e aprire una nuova fase di vita, Fabio Caselli detto Fabio Morgan e Leonardo Ferrari, d’intesa con l’altra socia, Daniela Rotunno, compagna del defunto Moretti, hanno provveduto a mettere in minoranza gli altri due soci, cioè mia moglie, Caterina Merlino, e me, estromettendomi dall’associazione, mentre a Caterina Merlino, pur a tutti gli effetti ancora socia, viene impedito l’accesso negandole le chiavi.

 

Inoltre a più riprese durante pubbliche occasioni di incontro i due hanno proclamato di “aver acquistato il Teatro dell’Orologio” dal sottoscritto, affermazione di assoluta gravità non solo perché io non sono il proprietario di tutto il teatro, ma neppure della mia sala, che gestisco tramite l’affidamento di Nicolini per conto dell’unico legittimo proprietario, cioè il comune di Roma; inoltre dopo la morte di Moretti io rimango l’unico fondatore del teatro e l’unico interlocutore riconosciuto dall’amministrazione comunale, per cui a seguito della mia proditoria estromissione, che è oggetto di un contenzioso legale in corso, lo stato di fatto che si è prodotto è di evidente anomalia amministrativa.





Valentino Orfeo


Tutta questa gravissima situazione mi ha procurato una sofferenza profonda non solo perché mi viene impedito di fare teatro, che è la mia vita da più di quarant’anni, ma soprattuto perché assieme a me è stato estromesso un pezzo della storia culturale romana, e tutto questo è avvenuto e avviene nel mio più assoluto silenzio, a parte gli amici, per fortuna molti, che mi hanno espresso la loro piena solidarietà. In questi mesi sto tentando di interessare l’amministrazione pubblica e la comunità culturale e teatrale romana tramite una sottoscrizione di firme, perché si facciano carico di questa vistosa ferita inferta alla storia del Teatro dell’Orologio, e personalmente mi batterò senza risparmio per rientrare non solo nella pienezza dei miei diritti, ma soprattutto per tornare a fare teatro nella mia sala, ma ho bisogno dell’appoggio e del sostegno di quante più persone possibile.

 

Per questo mi rivolgo in modo accorato a tutti gli interlocutori politici e culturali di Roma, perché mi aiutino a trovare una risoluzione, che possa consentirmi di rientrare nella Sala Orfeo, proseguendo la mia vita da dove è stata bruscamente interrotta. A chiunque voglia fornirmi il suo aiuto va il mio più profondo e sincero ringraziamento.

 

                                                                                             

 

per firmare la petizione:

Appello per la difesa del Teatro dell'Orologio

 




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