LUOGO COMUNE
PROPOSTE
Possibili forme
di guerriglia elettronica contro
la globalizzazione
della cultura


      
Uno dei pionieri, col Gruppo 70, della ricerca verbo-visiva e performativa italiana, prendendo spunto da alcune parole dello scrittore tedesco, Premio Nobel 1999, Gunter Grass, mette sotto accusa i processi di globalizzazione finanziaria del pianeta che, globalizzando a loro volta il tradizionale mercato dell’arte e dell’offerta culturale, emarginano o omogeneizzano tutte le istanze alternative. E individua nel territorio della tecnologia e della rete il luogo appropriato dove condurre esperimenti di mobilitazione e di contestazione informatica, di agitazione tecnotronica per agire anche in modalità ludico-artistiche, svianti, ‘detournanti’ verso il sistema.
      



      

di  Lamberto Pignotti

 

 

Gunter Grass nel suo discorso pronunciato a Stoccolma per il Nobel invitava gli scrittori e gli uomini di cultura a “sputare a bella posta nel piatto dei potenti”, anche “a dispetto di quella parte del mondo che si dichiara libero… ma che finisce per sorvolare quando si accorge che le proteste di chi difende qualcosa di settoriale potrebbero disturbare gli affari di chi agisce a livello globale”.

 

Se fino a qualche tempo fa la complessità culturale e artistica poteva ancora essere letta, con tutte le cautele del caso, dal punto di vista economico, come una dialettica dai confini assai precisati tra gli operatori del settore, e cioè gli scrittori, gli artisti, i   critici, i direttori  di  giornali, i responsabili di collane editoriali, i soprintendenti di musei, i curatori di mostre, i galleristi, i collezionisti...  – il tradizionale “mercato dell’arte”, insomma ora essa va interpretata come una complessità etero-imposta dai centri che  fanno capo alla “finanza dell’arte”.

 

Il processo di globalizzazione planetario, spinto da una sorta di “fondamentalismo finanziario”, fa assistere, attraverso il sistema dei suoi vasi comunicanti, anche alla progressiva globalizzazione dell’arte e della cultura, marginalizzandone sempre più i consueti  operatori.

 

Un siffatto mercato globale dell’arte e della cultura in fase di espansione economica tende ovviamente a migliorare le tecnologie dell’informazione in cerca di nuovi profitti, ma queste stesse tecnologie, prestando il fianco alla critica e al dissenso, sono suscettibili di alimentare parallelamente svariate forme di mobilitazione e di azione settoriali, locali e internazionali.

 

Accanto a forme tradizionali di comunicazione alternativa e di controinformazione stanno infatti  affacciandosi nel mondo forme inedite riferibili alle nuove tecnologie elettroniche dell’informazione:  come la letteratura è stata sia uno strumento del potere burocratico, sia un catalizzatore dei movimenti sociali, le nuove tecnologie elettroniche potrebbero ampliare la gamma dei mezzi dei potenti, oppure minarla.

 

Mentre i detentori del potere tendono alla globalizzazione tramite l’accentramento e il controllo degli strumenti della comunicazione, tutti coloro che sono interessati ad attivare strategie alternative non possono che far leva sul decentramento, la frammentazione e lo scompiglio degli stessi strumenti, per alimentare la critica con iniziative anche circoscritte,  ma che facciano da cassa di risonanza anche per orecchie impigrite e sappiano poi confluire  in azioni e manifestazioni di respiro mondiale.

 

Siffatte azioni e manifestazioni possono rischiare di apparire inconcludenti e inoffensive fino a quando coinvolgono un numero limitato di partecipanti , ma sono suscettibili di diventare decisive e pericolose allorché i soggetti che partecipano a simili operazioni acquisiscono la consapevolezza di muoversi in un orizzonte sempre più vasto.





In  proposito ci  si  può  anche r i f e r i r e   a  nuove tipologie di protesta, a  particolari forme di mobilitazione informatica, attraverso cui alcuni attivisti danno vita a vere e proprie forme di “guerriglia elettronica” interferendo nella pratica dei gruppi di potere, ad esempio con l’invio di informazioni fasulle che provocano una valanga di risposte e interrompono il  flusso dei consueti messaggi.

 

Simili azioni possono spingersi fino alla creazione di finti siti web che allontanino i visitatori dai siti ufficiali proponendo invece dei messaggi parodistici, svianti, alternativi, antitetici ...

 

È  ovvio che certe modalità di mobilitazione informatica e svariate forme di guerriglia elettronica” possono essere sempre più generate e alimentate su scala crescente in contrapposizione ai settori e ai gruppi di potere politico ed economico già identificati e presi con evidente successo a bersaglio dai movimenti no-global.

 

Dal momento però che ormai anche la cultura – per via della disinvoltura con cui il potere finanziario può direttamente o meno attribuire e controllare arbitrariamente i suoi valori, traendone enormi profitti – è stata virtualmente e fattualmente incorporata in  quel complesso sistema di scatole cinesi che è l’economia globale, si presenta anche qui per reazione la possibilità di dar vita a forme di lotta tradizionali sempre più mirate, ma anche a tipi di protesta e di mobilitazione elettronica.

 

Al riguardo ci sarà bisogno di invenzione e creatività a getto continuo, ma sono doti che  nel settore in oggetto non dovrebbero scarseggiare…

 

“Bisogna affermare che la verità esiste solo al plurale, che di realtà non ce n’è una sola, e tale constatazione viene ritenuta pericolosa e addirittura mortale da chi si considera depositario della verità unica e ultima”: vale, e non solo per il piacere della simmetria, terminare questo intervento con le drastiche parole dello scrittore con cui abbiamo iniziato: Gunter Grass.

 




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