LETTURE
JEHAN SYLVIUS -
PIERRE DE RUYNES
      

La papessa del Diavolo

 

A cura di Antonio Veneziani

 

Castelvecchi, Roma 2013, pp. 126, 14,50

    

      


di Desirée Massaroni

 

 

La papessa del diavolo, romanzo surrealista dietro i cui pseudonimi Jehan Sylvius e Pierre de Ruynes potrebbero celarsi Ernest Gengenbach e Robert Desnos, si inserisce appieno nella poetica surrealista  della conciliazione degli opposti incarnando un inconsueto esempio  di Surrealismo  assoluto. Nella Parigi di un 19... imprecisato viene descritta la profetica distruzione o autodistruzione dell’Europa, del Vecchio Mondo, già in decadenza, per mano dell’esercito asiatico guidato da una papessa proveniente dall’Oriente. Nominata ieraticamente  in svariati epiteti come l’Ella, l’uguale agli Dei, la Signora dell’Asia, l’Arcimaga,  la Papessa del Diavolo – incarnazione del Male – si fa vessillifera della poetica surrealista per cui, divenuta Regina del Mondo, profila una città ideale, una nuova Parigi nella quale la predilezione dei surrealisti per i nomi, per i giochi di parole, si compie nell’immaginazione di una città ribattezzata ex novo. Così Place de la Psychanalise, Rue Cubiste, Rue de la Pipe-à-Opium, Place Jean Cocteau, Rue du Buddha Vivant, ridisegnano una nuova capitale, rimpiazzante la Città Eterna, un neo Regno, culla dell’asiatica religione e coacervo di arcaici  riti magici  e culti esoterici.

Nell’anticlericalismo dichiarato, icasticamente simboleggiato nella cruenta crocifissione del Papa sulla Tour Eiffel, La Papessa del diavolo si struttura come romanzo ricco di immagini voluttuose, vivide, truculente, in cui, al di là di una prosa scorrevole e chiara, si succedono avvicendamenti narrativi e descrittivi accostati quasi per analogia. Esulando le similitudini, il testo procede, parafrasando la lezione surrealista, attraverso una sequela di associazioni immediate, spontanee, di immagini febbrili, fortemente evocative, in cui in maniera più o meno visionaria si perviene ad un inaspettato quanto rigenerante rapporto intrinseco fra le cose. Così la fitta rete di anticipazioni, di richiami, di premonizioni (Il libro delle Leggende), di formule che si ripetono quasi ritualmente, come rituali sono i gesti della Papessa, tratteggiano continui accostamenti fra realtà manichee, fra la donna e l’uomo, l’umano e il divino, il sacro e il profano, l’Oriente e l’Occidente in cui la lotta fra il Bene e il Male sfocia in una fusione, in un autentico ed inaspettato innamoramento.

Il Grande Androgino, nella sua pervicace operazione di sradicamento del ‘vecchio regno’ e di imperturbabile autarchia affettiva, riflettendosi nell’immagine ad essa speculare, si innamora dell’altro da sé, di Louis Lebon (le bon - il buono) o Fratello del Loto Bianco in cui traluce il nuovo papa Benedetto XVIII se non idealmente la Papessa medesima. Nella scrittura surrealista, volta al gusto del latente, dell’indecifrabile e della simbologia, il numero XVIII incarnato dal nuovo papa rappresenta appunto il femminile, la madre generante nuova vita profilando dunque un papa dalla duplice natura sessuale o la fusione di due identità opposte fra loro. Seguendo ulteriormente la ricca simbologia numerica e la puntuale descrizione per numeri che costella il romanzo, emerge la divisione in ventiquattro capitoli rinviante forse il 1924, anno del primo Manifesto Surrealista,  come il 1940 in cui ha inizio il cambiamento dei ‘nomi’ dei luoghi della capitale. Tale data, posteriore alla pubblicazione del romanzo e che corrisponde nella storia della Francia all’occupazione nazista di Parigi, confluisce  quindi in una serie di slittamenti semantici fra il vero e l’invenzione, fra il favolistico e la percezione predittiva di un’inquietante realtà anticipata dal romanzo.

La scoperta vicendevole dell’altro come dell’altro da sé, mediante l’irruzione del perturbante foriero di una ri-scoperta dell’impulso erotico verso il proprio opposto, si declina nella nascita di un nuovo Mondo. Ribattezzata funestamente Signora della Terra – poiché sovrana di una Terra mandata a morte dai due autori – la Papessa è dunque ulteriormente carnefice e vittima di se stessa in quanto Figlia del Cielo, nome a sua volta di una delle due lune mortifere. La felice unione dei due ‘sovrani’ sulla Terra si riflette dunque nel Firmamento, nei due astri artefici di un cataclisma distruttore del pianeta. Nella totale disintegrazione della Terra il romanzo tuttavia pare configurare  ulteriormente un rinvio simbolico e più ampio all’auto-distruzione degli umani, alla fagocitazione grottesca e a tratti macabracamente umoristica del proprio simile. L’estinzione della razza umana, ancora prima che dalla caduta dei meteoriti, pare essere sancita dall’uomo stesso, dalla sua demenza, sublimando quasi nel desiderio dell’estinzione di se stessi, nella cancellazione del proprio passaggio. In uno scenario sanguinario dove la visione voyeuristica della morte altrui si compie sempre in perversa corrispondenza con l’acme del piacere sessuale, il romanzo si inserisce pienamente in un clima di inesauribile pulsione di morte. L’Eros, il piacere, diviene morte e la morte si compie proprio nel culmine massimo del piacere. L’erotismo e il Thanatos trovano dunque nel testo un’impasse significativa proprio nella coesistenza fra l’estatica adorazione, la seducente ammaliazione, il desiderio, il godimento e la distruzione, l’umiliazione, la smania sadica di possesso.

Ne La  Papessa del Diavolo si  realizza appieno quell’amor fou bretoniano negli eccessi dell’amore, nell’amore totale e incondizionato dell’altro da sé come nel personaggio di Nadja e nella Papessa medesima, nel suo cammino con l’avversario  oscillando fra l’istinto difensivo e il totale abbandono conflagrando infine nel suicidio dei due innamorati. Ma ancor di più è nell’amore viscerale per la Terra che la Regina rifiuta di abbandonare, a bordo di una visionaria navicella spaziale, il suo popolo. La morte sembra narrata quindi come condizione necessaria, come bisogno di morire, di tornare a uno stato quasi inanimato, intimo, per compiere quella resurrezione a cui pare alludere surrealmente il romanzo proprio nel dissolvimento di ogni forma di vita.

 




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