LETTERATURE MONDO
NAIM ARAIDI
Una poesia
all’incrocio
di più etnie
e religioni

      
Presentiamo una breve selezione di testi dal libro in versi “Canzoni di Galilea” uscito presso le Edizioni Seam. È la prima raccolta in Italia di un autore 63enne, poeta (e docente universitario) arabo, però nato in Israele e di religione drusa. Tutte caratteristiche che fanno di lui un soggetto culturale particolare, che scrive sia in ebraico sia in arabo, e attivamente impegnato a creare ponti e canali di comunicazione tra le diverse popolazioni e culture dell’area mediorientale.
      




   

*







Naim Araidi (Maghar, 1950) è un poeta, insegnante e dal 2012 ambasciatore d’Israele in Norvegia. Arabo, nato in Israele di religione drusa.

Giovanissimo si è trasferito ad Haifa per completare la sua istruzione fino ad insegnare nella medesima Università, in quella di Bar-Ilan, al Gordon College of Education e all’Università Araba per l’Educazione in Israele. Ha presentato due programmi settimanali su Channel 2: uno per bambini e un notiziario. Ha fondato la rivista Al-Aswar. Molti suoi lavori, originariamente scritti in ebraico e in arabo, sono stati tradotti in molte altre lingue, questa è la prima pubblicazione in italiano. Ha ideato e fondato il Nissan Festival nel 1994, contro “l’Intifada” con l’intenzione di stabilire un canale di comunicazione fra le diverse religioni che popolano il Medio Oriente, lui di religione Drusa.

 

Al Simposium di Oslo sulla democrazia

 

http://youtu.be/1RJll7Puvm8

 

Naim Araidi è anche su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Naim_Araidi

 

 

Dalla Prefazione al libro di Stefania Battistella:

 

C’è sempre qualche difficoltà nell’introdurre un poeta di una lingua tanto diversa (l’autore scrive in arabo e in ebraico) dalla nostra. Ma proprio perché abbiamo conosciuto la gestualità, l’abbraccio, il modo di muoversi di molti poeti arabi invitati al Festival, voluto e creato da Naim Araidi nel 1994 contro l’Intifada, abbiamo deciso di pubblicare questo volume e correre il rischio, passando anche da traduzioni inglesi e francesi.

In molte di queste poesie si legge della difficoltà della vita e di come queste problematiche influenzino, giustamente, il sentire e lo scrivere dei poeti. Abbiamo quindi una occasione d’oro per soffermarci su questo,

Naim Araidi infatti è nato in Galilea e porta con sé tutte le lacerazioni di quella terra, quelle stesse che, in questi giorni come negli ultimi decenni, hanno affollato le notizie di cronaca dei principali giornali italiani ed esteri.

Una delle sue poesie più amate dà il titolo alla presente raccolta (Canzoni di Galilea) ed è palese quanto l’amore per la sua terra sia presente e profondamente radicato

Una raccolta, questa, la prima in lingua italiana, con tutte le comprensibili difficoltà, quindi, che porta nel suo titolo un universo pronto da scoprire: se si hanno occhi consapevoli della storia di quelle terre ma anche, in maniera più generale, se si conosce almeno un po’ la cultura araba; infatti l’arte del dialogo è molto radicata in questo libro, Naim esprime con tre parole dei concetti che portano al loro interno vicissitudini che nemmeno in cent’anni si sono appianate, eppure al Poeta bastano pochi versi per spiegare l’universo ad anime capaci di sentire echi poetici, fino al punto da lasciar intuire una possibile soluzione ai mali della terra, così viene da chiedersi se l’uomo è davvero quello stesso tanto stupido da creare guerre, così come intelligente abbastanza da ricostruire dalle macerie, di nuovo, un universo di pace.

Come se la cultura araba fosse portatrice di una forma di conoscenza superiore e per questo condannata a lotte interne, anche in questa raccolta si avverte una consapevolezza, se non superiore, diversa da quella che la nostra società occidentale ci ha abituati; rincorriamo cose materiali e terrene senza tenere, a volte, minimamente conto del nostro essere e del suo significato, dopotutto troviamo nelle religioni risposte a domande esistenziali così decrepite, colpevoli d’aver creato correnti dannose per l’uomo stesso:

Questo libro dal sapore orientale porta venti filosofici e pagine bibliche, quasi a voler insegnare all’uomo le proprie origini per ricordarsi di se stesso e di quello che potrebbe essere, se solo riacquistasse parte del proprio passato che, in questa raccolta, è disseminato con tanto di particolari dietro ad ogni singola parola e questo, azzarderei, è tipico di quella cultura araba che ci sorpassa senza nemmeno farsi vedere, tanta è la velocità di quella marcia in più: velocità in più che, forse, tradisce anche se stessa ponendo interrogativi che, ancora oggi, generano dibattiti in cui l’opinione popolare si spacca paurosamente, generando correnti opposte pronte a sacrificarsi pur di far vivere il loro spirito.





Alcune delle poesie tratte dal libro:

 

 

Lasciatemi tornare

 

Lasciatemi tornare alla madreterra

al mio vecchio paese,

alle pareti paurose delle tombe

lasciatemi tornare

al canto degli uccelli

al canto del gallo

alla terra dei cactus

e dei cipressi

alle gocce d’acqua

alla sorgente del villaggio

al mio insegnante di nuoto

che mi ha aiutato

a sopravvivere nell’oceano

della vita e nei mari

di ogni città...

permettetemi di tornare al lato orientale

o straniero, non importa

lasciatemi tornare a me stesso...

Lasciatemi prendere ciò che vi piace dell’occidente

costata la vita e gli anni migliori

senza sorridere

mai

prendete le vostre macchine per autostrade mortali

tutti i telefoni cellulari

tutti gli schermi piatti

tutti gli strumenti sofisticati della vita moderna

non c’è necessità di uccidermi, di lasciarmi morire

per uccidere

chi ha gelosia

nei miei confronti.

 

 

 

il Maestro

 

Ogni anno il Maestro è crocifisso

crocifisso da

credenti

amanti

e da tutti i colpevoli

Il Maestro è lontano dai nostri occhi

nessuno può vederlo

non vuole essere visualizzato da chiunque

io solo lo immagino

appeso a un cavo

sospeso tra cielo e terra

donando alimenti ai poveri e ai ricchi

così sono capaci di crescere

trovando cure a mali d’ogni genere

ma loro rimangono sempre una malattia incurabile

tanto che il Maestro piange forte

E il pianto di dolore e di follia

che fa tremare terra e cielo

e così i malati, i deboli e i forti

se la prendono con lui

viene crocifisso, ancora una volta,

finché la terra sarà sotto e il cielo sopra

 

 

 

Canzoni di Galilea

 

1

 

Stasera Galilea dormiva sul seno della mia amante

sognando un’infanzia esiliata,

annidata nella barba di Harmon.

Un cavaliere venuto dall’est per la schiusa,

le uova si spaccarono lentamente,

una città emerse, per essere chiamata Safad.

 

2

 

La mia amante si svegliò dal suo sonno di Galilea,

l’infanzia crebbe

per diventare senza numero.

 

3

 

Un antenato venne dal Libano, un principe,

così dice la storia, baciò la terra di Galilea

finché le sue labbra non furono

piene di schiuma.

 

4

 

Ho chiesto, dov’è il lago di Galilea?

Qualcuno ha detto che camminava sulla terra,

per questo Maria Maddalena ha peccato

e ha sostenuto il contrario.

 

5

 

Mi appoggiai su una quercia

vicino alla riva del lago.

Improvvisamente un diavolo alzò un grande scrigno

e una bella sirena ne uscì

per trasformare il diavolo in umano

e il re in uno schiavo.

 

6

 

Mi chinai in giù, invocando il nome di Dio,

perdendomi nel panico, finché la mia bocca diventò

così secca

Non so se il fiume del battesimo l’annaffierà

o se con tuoni e fulmini il cielo mi salverà.

 

7

 

Ho disegnato due ali per volare, ho volato

Galilea mi ha seguito in un posto

chiamato Mghar,

Sono caduto sulla testa per nascere

piangendo dal mio cuore

con un grande grido

che taglia l’eternità.

In quel luogo sono cresciuto e

ho amato

e sposato due mogli nella legge di Dio:

Non voglio avere più nulla

solo per il mio interesse.

 

(…)

 

9

 

Poi un testimone ha parlato di nuove regole

oltre ad evitare maiale e alcol:

ora la bigamia è proibita in Galilea

e avere molti amanti

è vietato

a Monte Carmelo.

 

10

 

Ho divorziato:

Ho detto a me stesso, vai via,

Mi sono separato da me:

credo nell’amore nella poesia nel sogno.

 

 

 

Ho visto

 

Intorno alla mia candela

ho visto una farfalla rara e strana

non c’erano tenebre nella notte,

nessuna paura su cui meditare

solo una farfalla, o tristezza, o solitudine

o l’amore, io non so

solo una farfalla o forse un vento

quando inizia a soffiare

Io non so davvero, ma qualcosa ho visto

cose senza nomi né identità

Non fuoco

Non vento

Non sabbia

Non acqua

questo è quello che ho visto.

 

L’amore è una forma d’arte

bell’immagine per mascherare

la nostra solitudine

collegando generi diversi

occasionalmente opposti

così non ci sono definizioni

lasciateci fare quindi amore e danza in silenzio

 




Scarica in formato pdf  


   
Sommario
Letterature Mondo

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006