INTERVISTE
MASSIMO MORI
24 anni alle Giubbe Rosse: davanti a noi c’è il passato


  
Il poeta sonoro e poliartista mantovano racconta gli accadimenti fondamentali del lungo periodo, dal 1989 al 2013, in cui ha diretto gli Incontri culturali nel celebre Caffè letterario fiorentino, il più importante e carico di storia nella scena nazionale. Un percorso che parte negli anni ’80 col circuito di poesia “Ottovolante” e poi si sviluppa con festival intermediali, molteplici eventi performativi, convegni, dibattiti, presentazioni, mostre di pittura, installazioni visive, serate musicali, riproposizione di cene futuriste, cene ‘ad arte’. Insomma, un percorso ricchissimo e frastagliato per quasi un quarto di secolo che ha accompagnato anche le profonde trasformazioni politiche tra la fine del ’900 e l’inizio del nuovo millennio. In cui il Caffè non intende tradire la sua vocazione ad essere luogo vivo e dinamico di cultura.
  



  

di Stefano Lanuzza

 

 

 1989-2013: quasi una vita, quella dedicata da Massimo Mori al fiorentino Caffè artistico-letterario delle Giubbe Rosse… Vita di costante impegno, di conoscenze, occasioni, passioni, curiosità, riflessioni ed episodi: il tutto fuso, inevitabilmente, con la storia personale.

È nel fatidico 1989 della caduta del Muro di Berlino e di un’Europa pervasa da mille fermenti che a Firenze, città perennemente percorsa da cittadini non solo europei, Mori, poeta intermediale, assume la direzione delle attività culturali presso lo storico Caffè letterario delle Giubbe Rosse (l’ex Caffè-Birreria dei Fratelli Reininghaus, già circolo scacchistico e luogo di passaggio di personaggi come Lenin, Gide, Marinetti, Campana, Dylan Thomas, Malaparte, Pound, Quasimodo; oppure rifugio e ristoro prima di Papini, Prezzolini, Soffici, dei futuristi Marinetti, Boccioni, Russolo, Palazzeschi, infine di Pratolini, Landolfi, Montale, Gadda, Vittorini, Bonsanti, Carocci, Bo, Gatto, Bigongiari, Luzi…).

Oggi, trascorsi ventiquattro anni, si chiede a Mori quale fosse, all’inizio del suo impegno, il clima da lui trovato alle Giubbe Rosse. Cosa restava, alla fine degli anni Ottanta del secolo passato, dell’antico mito di un Caffè-crocevia che ha certamente contribuito ad arricchire la complessa identità d’una città come Firenze ed influito sulla cultura nazionale ed internazionale?

 

L’inizio del mio impegno avveniva nella scia di OTTOVOLANTE, circuito di produzione di poesia che negli anni ’80 ha rappresentato un importante cantiere collettivo di creatività poetica a livello nazionale. Le Giubbe Rosse erano  coinvolte e rivitalizzate dalle numerose iniziative del ‘circuito’ uscendo da un precedente periodo in cui, pur rimanendo simbolo di passate stagioni letterarie di differente segno, non erano state un luogo direttamente propositivo di una poesia in atto, ovvero in azione.

Declinando l’impulso di quel ‘circuito’ (che però si disseminava in diversificate germogliazioni), le Giubbe Rosse rappresentavano un luogo riconquistato dai poeti che, nella cosiddetta ‘tradizione del nuovo’ caratterizzata, altresì, da una continuità differenziata e contrastiva, intendevano riconfermare l’importanza di un’agorà di confronto e di scambio.

Il Caffè Giubbe Rosse diveniva così un luogo del centro-città dove trovarsi, progettare ed anche realizzare molte iniziative. Con l’avvento nel 1991 della proprietà dei fratelli Smalzi (Fiorenzo, Mario, Martino) del famoso ritrovo letterario, ebbi l’opportunità di conquistarne l’attenzione e l’interesse, specie di Fiorenzo, per le attività letterarie che sono proseguite, fino ad oggi, sotto la dizione di Incontri letterari alle Giubbe Rosse, da me curati appunto per 24 anni. Ed ora è questo, per me, il tempo di lasciare  un tale lungo impegno.

Per evidenziare i nuovi intendimenti delle Giubbe Rosse, si dichiarò il Caffè un Porto franco di poesia, materializzando la nominazione in una piccola opera che  realizzai con una matrice in rame e alluminio ora esposta dietro il bancone dello stesso locale.

Dell’antico Caffè letterario rimanevano frammenti cospicui di importanti stagioni letterarie documentate in libri della storia della letteratura contemporanea, partendo dal famoso volume di Alberto Viviani, Giubbe Rosse. Il caffè fiorentino dei futuristi negli anni incendiari 1913-1915 (Firenze, Barbera, 1933). Queste ‘stagioni’ del locale, alternate a periodi di nessun interesse, sono accostate in una Storia sintetica delle Giubbe Rosse esposta nel Caffè e consegnata in un raffinato pieghevole agli avventori interessati (specie stranieri).

L’intendimento dal 1989 non era certamente quello di riproporre una frequentazione dello storico locale con i moduli consueti dei Caffè letterari primonovecenteschi diffusi nelle capitali della cultura europea. L’intenzione era invece quella, dal momento che i poeti non passavano più le loro giornate ai tavolini dei bistrot, di proporre degli ‘Incontri’ – in genere due o tre al mese –, di presentazione di libri, di letture, proiezioni e performance a tutto raggio, non privilegiando certe poetiche rispetto ad altre ma presentando i lavori dei Cantieri aperti della ricerca e della produzione di poesia.

È così innumerevole la quantità e variegata la qualità dei lavori presentati che mi richiederà, se ne avrò le energie, di compendiare l’ampia e documentata archiviazione che ho raccolto in questi 24 anni.

Già alcuni poeti negli anni 2000, tra i quali Franco Manescalchi e Liliana Ugolini, hanno fornito in volumi, saggi e articoli ampi squarci di queste attività di cui pure sono stati promotori o attori di rilievo. Se ritenevamo d’accompagnamento la presenza soggettiva di poeti noti – spesso dediti o attenti alla sola promozione del proprio canto –, più necessaria e importante ci sembrava la presenza di persone impegnate nel confronto e nella valutazione dell’incidenza, non solo individuale ma anche sociale, metropolitana e nazionale, della produzione di creatività.

   D’altra parte, importanti personaggi della poesia (anche intermediale) sono stati ospitati agli Incontri: tra essi Amelia Rosselli, Arrigo Lora Totino, Corrado Costa, Alberto Cappi, Julien Blaine, Patrizia Vicinelli, Antonio Porta, Massimiliano Chiamenti, Sauro Albisani, Giulia Niccolai, Bartolome Ferrando, Marco Palladini, Enzo Minarelli, Franco Beltrametti, Marco Simonelli, Dick Higgins, Adriano e Maurizio Spatola, Fernando Agujar, Giorgio Caproni, Milli Graffi Alessandro Raveggi, Endre Szkarosi, Vito Riviello, Giovanni Fontana, e praticamente tutti quelli di rilievo dell’area fiorentina.

Nella dinamica del ‘circuito’, già nel 1983 Manescalchi ed io avevamo pubblicato un Repertorio delle riviste di poesia, ancor prima che si sviluppasse la ‘rivisteria’ milanese; ed in un bel saggio di Marco Marchi era uscita una rivisitazione storica di importanti riviste fiorentine che alle Giubbe, luogo già definito da Silvio Guarnieri “l’Università delle Giubbe Rosse”, avevano tenuto redazione. Tuttavia un’Università che, con gli Incontri letterari, riapriva i battenti non all’accademismo, ma all’universalità del fare poesia.

 

Giubbe Rosse, 2010:

Serata Futurista con il Gruppo BAU

Massimo Mori in ‘Art Detox’

 

 

Mentre, nel 1989, si celebra il 200° anniversario della Rivoluzione francese, mentre in Polonia si afferma Solidarnosc, in Romania s’assiste alla fine della dittatura di Nicolae Ceauşescu, in Cina l’esercito spara sugli studenti che protestano in piazza Tienanmen o in Austria viene smantellata la “cortina di ferro” tra Austria e Ungheria, l’Italia vivacchia, come oppure nemmeno peggio di oggi, sotto il governo d’una coalizione-ammucchiata che include Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli e sembra marcare il ripetitivo destino d’un Paese votato al volgarissimo ‘inciucio’.

Una nota squillante nell’esangue letteratura italiana del 1989 sono dopo le mirabili Lezioni americane del 1988 di Calvino i libri Camere separate di Tondelli, Antologia privata di Manganelli, Le mosche del capitale di Volponi, Libera nos a Malo di Meneghello, A futura memoria di Sciascia o l’antologia Poesia italiana della contraddizione redatta da Franco Cavallo e Mario Lunetta.

Dopo i primonovecenteschi fasti futuristi e conclusa da decenni la grande stagione dell’Ermetismo, Firenze sembra smagnetizzarsi per aderire a una sempre più esclusiva vocazione turistica. È in tale non agevole contesto che si registrano le iniziative di Ottovolante, un progetto culturale che trova il suo essenziale punto di aggregazione presso le Giubbe Rosse. “Dopo un periodo di scarsa rilevanza per la storia del locale,” hai ricordato “si rilancia a Firenze il Circuito di poesia Ottovolante iniziato nel 1983. Prende così ad affermarsi un clima di creatività diffusa: con l’organizzazione di eventi culturali, presentazioni di libri e di letture in molti luoghi della città comprese le Giubbe Rosse. Tali vicende, di cui ho scritto nel libro Il circuito della poesia edito da Manni nel 1997, segnano l’inizio d’una fase delle Giubbe Rosse che definirei come il periodo dell’intermedialità. Un periodo che ha tra le sue motivazioni il sentimento d’una creatività diffusa identificato con il cosiddetto ‘pubblico della poesia’ e l’associazionismo culturale”… Ora, trascorso il tempo delle avanguardie del Gruppo 63 come del fiorentino Gruppo 70, Ottovolante sembra porsi, non soltanto nell’area fiorentina, come un movimento nuovo soprattutto nel panorama della poesia sperimentale (poesia visiva, sonora, performativa, intermediale). L’evento di cui ti chiedo un racconto, un aggiornamento e un giudizio complessivo sembra concludersi abbastanza presto, dopo i tentativi di svolgere una funzione di svecchiamento della società culturale fiorentina con una serie assai fitta di iniziative coinvolgenti autori di tutta Italia.                  

 

Come ricordi, il 1989 era  l’anno che portava gli eventi del crollo del Muro di Berlino e i moti di Pechino per i quali in piazza  SS.ma Annunziata organizzammo con  Videomusic, Controradio e la Provincia il  megaconcerto di rock e poesia Da Una Lontana Provincia Verso La  Città Proibita. Vi parteciparono, tra gli altri, i CCCP, i Casino Boogie, i Litfiba di Piero Pelù che colsero il verso del mio intervento poetico Tieni a mente Tien An Men inserendolo nel brano Il vento di un album successivo.

L’idea-azione da quell’anno era comunque di proseguire con gli Incontri letterari alle Giubbe Rosse nella scia di Ottovolante l’impostazione di un Cantiere aperto che rifletteva le tre componenti più significative di quel periodo: la creatività diffusa, l’associazionismo culturale e il pubblico della poesia. Non è casuale, ma politicamente e direi poeticamente corretto, che mi sia trovato a dirigere molti incontri in collaborazione con il Sindacato Nazionale Scrittori.

Dei riferimenti ai testi da te ricordati di quel periodo è soprattutto la contraddizione, oltre il titolo dell’antologia di Cavallo e Lunetta, che mi interessava mostrare nella stagione di uno dei tanti compromessi tramati nel nostro Paese tra le forze dominanti che ne controllano la finanza, l’economia, il lavoro, l’opinione pubblica, i consumi, le mode, il gusto, l’estetica, la poetica, il voto.

Se la traiettoria del ‘circuito’ è stata relativamente breve (dal 1983 al 1992), i molti eventi realizzati e le loro caratteristiche sono stati tali da influire sugli sviluppi futuri del fare poesia. Basti pensare alle performance di poesia (pratica differente dai precedenti reading e dagli happening) che portavo nell’ambiente fiorentino. Di questo mio impegno, Lello Voce, in un articolo su “l’Unità”, dava atto annoverandomi tra i pochi che, negli anni ’70 ed ’80, con la poesia performativa, tra lo stupore dei letterati, avevano tracciato dei sentieri che ora sono divenuti autostrade.

Nel mio libro, da te ricordato, a proposito delle esperienze del “Circuito della poesia” tendevo appunto a chiarire nei fatti e nelle iniziative già realizzate le dinamiche di una situazione poetico-politica. Che questa situazione fosse misconosciuta era rilevato anche da Mario Luzi, tra i frequentatori storici ed illustri delle Giubbe Rosse, che così mi scriveva: “Il suo libro mi ha colmato molte lacune e non perderò ogni occasione propizia per parlarne”. Al volume sul “circuito” la rivista di Milano “TESTUALE. Critica della poesia contemporanea” dedicava una fitta serie di articoli, in uno dei quali Filippo Bettini così scriveva: “Se una storia dell’avanguardia letteraria e della sperimentazione italiana manca, un libro come questo si può sicuramente configurare come un capitolo significativo della virtuale storia letteraria degli ultimi venticinque anni. Ecco, sicuramente è un capitolo importante perché è esteso anche al confronto diretto della letteratura con le arti, esattamente quel terreno tanto battuto e che continua a battere nella teorizzazione, nella pratica, nello scambio culturale lo stesso Mori che è, sotto quest’ultimo aspetto, effettivamente attento anche al fenomeno dell’associazionismo culturale. Diventano preziosi libri come questo che  fa il punto su un certo periodo di storia letteraria e artistica, su gruppi, associazioni, riviste che hanno avuto una loro rilevanza ed evoluzione”. Riporto queste righe per porle a confronto con il magmatico ambiente della pubblicistica culturale e poetica fiorentina (a parte le riviste “Il Portolano”, “Semicerchio”, “L’area di Broca” e qualche altra) da cui affioravano solo alcune brevi note recensive al volume. Mentre, a Roma, Valerio Magrelli scriveva: “Era da tempo che si avvertiva l’esigenza di uno sforzo in grado di attraversare la cronaca poetica contemporanea”. Meritoriamente, la Biblioteca Nazionale di Firenze dedicava, nel 2004, una notevole mostra antologica dei materiali di Ottovolante, attivo fino al 1992, che avevo raccolto e donato per l’archiviazione. Facendo seguito a donazioni di Mario Mariotti e Luciano Caruso, avevo contribuito a dotare la Biblioteca Nazionale di libri-opera, di libri-oggetto e di opere di ‘poesia concreta’ come la colonna scrittoria Stonefax, realizzata con lo scultore Riccardo Nannini, che è ora esposta, come il Libro circolare di Mariotti, nella Sala di distribuzione della Biblioteca.     

Gli intendimenti del Circuito della poesia si riverberavano, insomma, negli Incontri letterari alle Giubbe Rosse che attivavo dal 1989. Questi ultimi ed il ‘Circuito’ sono stati gli eventi che hanno inserito in una prospettiva nazionale la produzione della poesia intermediale, dapprima di limitata diffusione.

Così l’oralità, la poesia visiva nelle sue derivazioni dal Gruppo 70 (Eugenio Miccini aveva fatto parte di Ottovolante e frequentava gli Incontri), la poesia sonora e performativa, la poetronica ecc. aprivano alle Giubbe Rosse, dopo famose stagioni del Futurismo e dell’Ermetismo, l’inedita ‘stagione dell’intermedialità’.

 

Le attività di Ottovolante si susseguono, e giungendo agli anni Novanta sono integrate dagli Incontri letterari alle Giubbe Rosse, dapprima condotti da Giancarlo Viviani e, dopo la sua prematura scomparsa, proseguiti da te fino al 2013. Incontri che hai condotto all’insegna, appunto, dell’intermedialità che punta anche a sciogliere la poesia lineare in quella visiva, sonora e performativa: fondando dei nessi quanto mai fecondi… Quali le più significative realizzazioni ed emergenze d’una così intensa attività?

 

È appunto dal 1989, a supportare il percorso di Ottovolante, che iniziai a curare autonomamente gli Incontri; ed è da questa data che si può parlare d’una stagione dell’intermedialità alle Giubbe Rosse. I frutti sono stati molteplici e differenziati, e solo dei maggiori posso qui accennare.

Sono state realizzate dieci edizioni del Festival internazionale ‘A+Voci’ di poesia visiva, sonora, concreta e performativa a cui hanno partecipato, per disponibilità economica delle stesse ‘Giubbe’, molti poeti italiani e stranieri della più interessante scena internazionale. Aver indotto, da parte mia, un’attività commerciale a sponsorizzare iniziative culturali ‘a perdere’ rende merito alla proprietà di Fiorenzo Smalzi, che in questo modo otteneva per il proprio Caffè letterario riconoscimenti importanti nell’ambito delle associazioni dei locali storici nazionali ed internazionali.

Non posso, poi, non ricordare un’edizione in trasferta del Festival ‘A+Voci’ a Marsala in un gremito Teatro lirico dove si ottennero, tra letture e performance, acclamazioni degne della tradizione futurista. Partecipavano all’avvenimento anche Tomaso Binga, Paolo Albani e Luca Bombardieri.

La prima edizione del Festival l’avevo allestita, nel 1990, presso il Chiostro brunelleschiano degli Innocenti. Essa fu riportata integralmente in un numero della mitica video-rivista di poesia “La camera blu” diretta da Elio Pagliarani. Tra i partecipanti, ricordo Giuseppe Chiari, Ahmend Ben Diab, Serge Pey, Richard Martel.    

Prestigiose riviste straniere elogiarono quel Festival, mentre furono poche le riviste italiane specializzate che raccontarono l’evento.

Le altre edizioni si svolsero tutte nei locali delle ‘Giubbe’ fino al 2008, quando la proprietà del Caffè passò in altre mani.

Di molte entusiasmanti serate ho una ampia archiviazione-video. Durante molte di queste edizioni del Festival ‘A+Voci’ si allestiva davanti al locale in piazza della Repubblica (dove ancora non c’erano gli esecrabili dehors) un Mercatino della poesia ad opera di alcuni poeti di “Pianeta Poesia” e soprattutto di Liliana Ugolini che negli anni degli Incontri collaborava con un fitto programma di esibizioni performative.

 

Giubbe Rosse, Piazza della Repubblica, 2003

‘Mercatino della Poesia’

 

 

Tra la miriade di iniziative degli Incontri (dell’ordine  di diverse centinaia) con la presentazione di molti libri sono da segnalare due convegni: Quattro incontri per l’arte contemporanea a Firenze e La letteratura alla fine del Millennio. Il primo era organizzato da Paolo Marini, Stefano De Rosa e da me nel febbraio del 1994. L’impegno delle ‘Giubbe’ fu consistente: vi prendevano parte anche Amnom Barzel del Museo Pecci, attivo da pochi anni, Helmut Friedel del Lembachhause di Monaco, Annamaria Petrioli degli Uffizi, Giys Van Tull della Fondazione Volksberg. Con Enrico Mattei, direttore dei lavori a Rifredi, moderammo un dibattito sul costruendo Centro d’arte contemporanea alle ex officine Galilei. A  vent’anni di distanza non si può che registrare con rammarico l’inattuabilità di un importante Museo del contemporaneo nella città del Rinascimento. D’altra parte, la prossima inaugurazione del nuovo Pecci, di  fatto raddoppiato, lancia l’istituzione pratese come un grande disco volante nell’universo internazionale dell’arte contemporanea per nuove avventure creative.

L’iniziativa dei Quattro incontri per l’arte contemporanea faceva seguito alla  manifestazione SENZ’ARTE NÉ PARTE. Quattordici ore di domande sulla contemporaneità e sulla necessità di un Centro per l’arte contemporanea a Firenze che Mario Mariotti ed io avevamo organizzato al Teatro Puccini e in Piazza della Signoria con dozzine di artisti e tra l’attenzione dei media.

Nel dicembre del 1994, nel centenario della nascita di Eugenio Montale, per tre giorni si tenne il convegno La letteratura alla fine del Millennio da te organizzato. Vi prendevano parte, tra un folto gruppo di relatori, Alberto Cappi, Giuseppe Panella, Ernestina Pellegrini, Silvano Zoi, Luciana Floris, Arnaldo Pini ed altri. Gli Atti venivano pubblicati in una nuova e prestigiosa collana, ‘Il Caffè letterario’, edita dalle stesse ‘Giubbe’ (la Collana raggiungerà ben 17 titoli). Il volume, in un’elegante edizione, era accompagnato da una medaglione commemorativo di Montale che riportava, nel verso, l’upupa ‘ilare uccello calunniato’. Questa e le altre iniziative realizzate erano con generosità ed attenzione culturale sostenute dalla proprietà del locale… Sembrava lontana, in quel periodo, l’attuale crisi economica.

Negli anni, gli Incontri letterari sono sempre stati accompagnati da una fitta serie di esposizioni nel locale di Mostre di pittura, di grafica e di fotografia. Alcune in particolare sono da ricordare perché poste sul crinale tra letteratura ed arti visive. La Scrittura come Immagine, esposizione curata da Gio’ Ferri e da me nel 1992 nella scia della poesia visiva, presentava centinaia di opere in piccolo formato di autori di tutto il mondo ed attivava un “colloquiale sensuale incontro di tante mani che segnano, di tanti segni che si intrecciano, di tanti sguardi che hanno guardato e chiedono di essere guardati”… Il locale era continuamente frequentato da visitatori della mostra. Per l’inaugurazione, realizzai un Invito cartaceo che ripiegato come un origami diveniva una giubba rossa senza perdere la possibilità di mostrare tutto il programma. Anni dopo, questo invito in 150 copie numerate, divenne un’opera raccolta nel prestigioso contenitore d’arte del Gruppo BAU.

Per il successo registrato l’esposizione fu replicata l’anno seguente alla Biblioteca Nazionale Centrale con il titolo di Scrittura e Visualità.

Nel dicembre del 1993, con Ernestina Pellegrini e Silvano Zoi, presentammo il tuo libro Bestiario del Nihilismo. Il volume preludeva alla tua Personale di pittura che, organizzata alle Giubbe Rosse nel 1996, declinava nella figurazione onirica e notturna l’universo d’una umanità zoomorfa. La mostra evidenziava la continuità e contiguità della tua opera letteraria con quella figurativa, e anticipava l’antologica che il Museo d’arte moderna Gazoldo degli Ippoliti di Mantova ti dedicò nel 1999.

Nel 1996, alla scomparsa di Hugo Pratt, venne organizzata la collettiva Adios amico con un folto gruppo di partecipanti, tra cui Enzo Margonari, Marcello Aitiani, Gianni Dorigo, Riccardo Ghiribelli, Beppe Piano. Rendevamo così omaggio all’arte del fumetto letterario ed in particolare all’autore di Corto Maltese. Le Giubbe Rosse provvedevano anche alla pubblicazione di un manifesto da collezione riproducente le opere. Per la mostra realizzai una tavola a tecnica mista dal titolo Dalla Tribù delle Penne Scriventi per Hugo Pratt; che, come commentava un articolo mantovano in una riedizione della collettiva, visualizzava la circolarità di Corto-Giubbe Rosse approdato al porto franco della letteratura e dell’arte.

Dal 2000 circa, le mostre alle Giubbe Rosse si susseguono senza soluzione di continuità. Il locale ospita anche il Premio di pittura ‘Amedeo Lanci’, artista figurativo frequentatore per anni delle ‘Giubbe’, ed un Concorso molto interessante di disegno sostenuto dalla Caran d’Ache. Attualmente, delle iniziative espositive del Caffè si occupa il pittore Riccardo Ghiribelli.

Anche nell’ambito della sperimentazione musicale contemporanea gli Incontri hanno offerto rilevanti iniziative delle quali almeno due sono da ricordare. Con Albert Mayr, illustre musicista, organizzammo nel 1994 Quattro concerti ai confini della poesia e, in seguito, altre iniziative legate alla dimensione acustica del tempo trascorso al Caffè. Nel 2000, con il compositore Diego Minciacchi si realizzò il festival Olosonica, manifestazione policentrica di livello internazionale.

Nei 24 anni degli Incontri (per i quali avevo ottenuto il patrocinio del Comune), lo storico Caffè era divenuto anche un ristorante, e non potevamo, celebrando periodicamente periodi illustri del locale, non riproporre in serate memorabili le Cene Futuriste, ricostruite filologicamente anche sui menù di Fillia, Marinetti, Prampolini... Così, abili cuochi realizzavano piatti quali “Brucioinbocca”, “Ultravirile”, “Giostra d’alcool”... Le prime di queste cene si organizzarono nel 1995 con l’animazione degli attori del Bausette Theatre.

Dal 2008 iniziai ad organizzare le Cene ad arte col recupero, nel clima conviviale, di argomenti letterari ed artistici commentati dai partecipanti. Queste attività, che riscuotono un successo notevole, sono ormai nella programmazione stabile del locale.

Negli anni in cui sono stato designato dalle proprietà alla cura degli Incontri letterari alle Giubbe Rosse, lontano da una conduzione verticistica e tendenziosa (anche se fedele alla mia linea di tendenza creativa) ho favorito la presenza autonoma di gruppi che hanno contribuito alla programmazione culturale del locale. Tra essi: “L’area di Broca”, “Pianeta Poesia”, “Firenze Europa”, “Griselda”, “Editrice Morgana”, “Fondazione il Fiore”, “Lyceum Club”, “Il Portolano”, “Simboli e lettere”, “Centro Studi Jorge Eielson” ecc.   





Foto di gruppo di poeti italiani e stranieri alla Giubbe Rosse (2004)


Tanti sono stati i fogli letterari, fiorentini nonché nazionali e, in diversi casi, anche europei, che alle Giubbe Rosse hanno ‘fatto redazione’. Ma cosa ne è, oggi, di tante riviste che, in assenza di un’editoria in grado di mantenerne la periodicità, vanno sostenendosi con l’autofinanziamento dei redattori oppure rifluendo ai margini, ora nell’underground e ora nel web?

Forse non è ancora possibile, oggi, un bilancio di questa tua più che ventennale esperienza. Tuttavia, immaginandoti proiettato in un tempo prossimo venturo, cosa, sull’argomento, ti sentiresti di dire a un immaginario interlocutore e soprattutto a te stesso?

 

   Il forte tentativo che con il Circuito prima e gli Incontri poi ho realizzato è stato di mostrare nell’ambito della proposizione poetica ‘live’ come questa possa essere in accordo con una mercatura di qualità, cioè con una produzione ed un consumo non elitario della poesia che, nel confronto, esercita il filtro della critica. Nulla garantisce che ciò possa proseguire, se non le caratteristiche delle persone che se ne occuperanno.   

Per rispondere alla tua domanda sulle riviste, osservo che oggi le riviste migliori si propongono attraverso la rete che non è da considerare marginale, non è un underground e tantomeno un sottobosco. Mi riferisco, oltre che a “Le reti di Dedalus”, a “Testuale”, a “Forma Fluens” o a quelle che resistono nell’edizione cartacea come “il Verri”, “Anterem”, “l’Immaginazione”, “Fermenti”, “Gradiva” ecc.

Pensando ad un immaginario interlocutore proiettato verso un tempo prossimo venturo, potrei dirgli che il tempo non è mai ‘passato’, nel senso che mutano solo le condizioni e le formulazioni in cui le stesse problematiche si ripresentano in un caleidoscopio sincronico del mutare degli eventi. L’interpretazione di questi nel tempo non è né rettilinea né circolare, ma trasversale.  Non è quindi  sequenziale e richiede un perito settore per tomografie su vari piani. Conseguentemente ad una visione orientale, a me consueta, potrei dire che davanti a noi c’è il passato che possiamo conoscere e guardare, mentre il futuro giunge alle spalle, non lo vediamo ed è solo parzialmente prevedibile. A me stesso più che proiettarmi verso un tempo futuro, posso dire che non ho sprecato il  passato e che da esso ho molti materiali utili ed innovativi per il domani di una poesia in azione che ancora mi resta da compiere.   

Di un’importante parte di questi materiali (quelli visuali, concreti ed installativi)  il Museo Pecci ha allestito un’ampia  personale per la Giornata dell’Arte contemporanea nel 2010. Così l’impegno quotidiano che molti bravi poeti, artisti ed intellettuali svolgono non deve essere considerato sovrastrutturale ma prezioso per coltivare (come terminava l’articolo di Bettini più sopra ricordato) “le politiche culturali, individuali o di gruppo, che tessono la tela della storia, di una storia di cui non rinunciamo il senso e la direzione”. Direzione e senso che non si esauriscono nei teatrini delle trasmissioni televisive, ma devono tornare ad essere la risultante diretta di un’agorà di cui è ancora parte il Caffè letterario, così come i circoli popolari o le istituzioni culturali pubbliche.

Per quanto riguarda il futuro prossimo delle Giubbe Rosse – che dal 2009 conoscono la proprietà dei fratelli Claudio e Fabrizio Catalani e di  Ermes Pistolesi –, devo dire che permane una lodevole apertura alle iniziative letterarie ed artistiche nel locale, per le quali auguro meritate soddisfazioni anche se l’attuale, pesante crisi grava negativamente sulla possibilità di un impegno economico-culturale. In ogni caso è da riconoscere che dopo l’esperienza di Ottovolante e degli Incontri letterari è stata ribadita, non solo in una retroprospettiva memorialistica novecentesca, la vocazione del locale a proseguire le attività culturali, alle quali non rinuncerà nel futuro nessuna gestione del più importante dei Caffè letterari del nostro Paese.

 




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