TEATRICA
CAROFIGLIO IN SCENA

Coltivare “L’arte del dubbio”
per ridere
e pensare


      
Tratto dall’omonimo libro dello scrittore-magistrato barese, un allestimento per la regia di Sergio Fantoni, con la drammaturgia di Stefano Massini e ottimamente interpretato da Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani. Nello spettacolo ci si spinge a dubitare di ogni aspetto della realtà, dalle storie quotidiane ai grandi fatti della Storia, passando dalle piccole vicende ai grandi eroi come don Peppino Diana, il parroco ucciso dalla camorra.
      




      

di Rossella Grasso

 

 

“Io sono il dubbio, non esiste altra verità all’infuori di me”. È il serpente tentatore di Adamo ed Eva che parla e dice la sua sacrosanta verità. Inizia così, con il curioso decalogo di regole del serpente che si sostituisce a Dio, la pièce teatrale dal titolo L’arte del dubbio. Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani diretti da Sergio Fantoni mettono in scena l’omonimo libro di Gianrico Carofiglio nella versione teatrale di Stefano Massini.

 

L’opera è un autentico “cabaret del dubbio”: in una sorta di piazza di paese i due attori inscenano un teatrino per spiegare che cos’è il dubbio utilizzando verbali originali di processi italiani, storie realmente accadute e inventate. Durante lo spettacolo Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani indossano i panni dei personaggi più disparati: camorristi, pentiti, giudici, persino persone pessimiste e ottimiste, fino a inglobare l’umanità intera in uno spettacolo di soli 100 minuti. Riescono perfettamente nell’intento e con pochi oggetti scenici e molti giochi di parole, coinvolgono il pubblico in una delle più grandi riflessioni della vita: che cos’è la verità. Con abilità e maestria mettono in scena veloci sketch, alcuni comici e altri impegnati, che si susseguono uno dopo l’altro accompagnati anche dalle musiche di Cesare Picco ed eseguite dal vivo da Nicola Arata: quest’ultimo molto bravo nell’esecuzione di pezzi con strumenti sempre diversi, fino ad arrivare a “suonare” una macchina da scrivere. Così Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani spiegano i mille volti della verità che “per la sua capacità mimetica e trasformista crea dubbio”. Questa sembra essere l’unica verità possibile: la menzogna si annida ovunque ed è quasi impercettibile, si nasconde dietro le parole e i gesti, spetta solo alle persone scoprirla attraverso L’arte del dubbio, appunto.





Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani in L'arte del dubbio (2012-2013, ph. Daniela Zedda)


Lo spettacolo mette in dubbio qualsiasi aspetto della realtà, dalle storie quotidiane ai grandi fatti della Storia, passando dalle piccole vicende ai grandi eroi come don Peppino Diana, il parroco ucciso dalla camorra. A lui è dedicato un monologo di Ottavia Piccolo, di grandissima intensità e partecipazione: l’attrice racconta i tragici eventi che portarono alla morte del sacerdote e di come le parole hanno potuto infangare quel nome per tanti anni e ancora ne restano vive alcune voci. La conclusione è che “le parole sono importanti!”, per dirla alla Nanni Moretti e che “un incendio prima o poi si spegne, il dubbio no” come recita l’attrice. Lo stesso vale per le parole usate dai giornali, spesso ricettacolo di falsità e di parzialità. I due attori fanno una rassegna dei titoli realmente pubblicati, i più controversi degli ultimi anni: il pubblico ride ma sa che c’è molto da riflettere.

 

Durante lo spettacolo per il pubblico è impossibile trattenere gli applausi, nemmeno durante la messa in scena, alternando gli applausi alle risate e alle emozioni che gli sketch più impegnativi suscitano. Non solo divertimento e commozione, ma anche riflessione: lo spettacolo riesce perfettamente nell’intento di acuire un senso critico che soprattutto di questi tempi va ben affilato.

 




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