SPAZIO LIBERO
ANNIVERSARI
Se fosse possibile pensare a una ‘dolce vita’ oggi


      
Cadono nel 2013 il quarantennale della morte di Anna Magnani, il ventennale della morte di Fellini e Giulietta Masina e il decennale della scomparsa di Alberto Sordi. Quattro artisti e personaggi di prima grandezza che hanno segnato l’immaginario del cinema italiano e che hanno legato in modo mitopoietico il loro nome a Roma. Figure certo diverse, ma tutte irradianti che potrebbero forse rivivere su una ipotetica scena capitolina contemporanea.
      



      

di Iolanda La Carrubba

 

 

A passeggio per la Walk of fame sul boulevard hollywoodiano, si vedono simboli e stelle brillare lungo la ‘via lattea’ in cemento e bronzo che oggi ancor più di ieri, rappresenta l’emblema della celebrità. Incastonata nella cosmopolita costellazione, spicca il nome della nostrana star Anna Magnani, per i romani la “Nannarella”.

 

Roma fu anch’essa passerella, palcoscenico, ritrovo e fulcro della cultura, della musica, del teatro, così come del bel cinema italiano, il boulevard romano divenne via Veneto che spiccò maggiormente grazie al genio di Federico Fellini quando ne La dolce vita la rese vera protagonista di quell’incastro immaginifico ed incondizionato che fu la sua regia.

Su questa strada tante volte ha passeggiato nella vita così come sulla pellicola il caro Albertone un vero ‘romano de Roma’; forte, nostalgico, inimitabile Alberto Sordi.

Vi abitò in questa prospera via Giulietta Masina la quale interpretò Roma abitandola e ricucendola con capace interpretazione, addosso ai suoi personaggi minuti, aggraziati con le espressioni buffe e il cuore pieno d’avventura (penso a Giulietta degli spiriti).

 

Le strade che si incrociano legano i quattro tanto in vita quanto nella loro scomparsa, infatti il 2013 è l’anno che li celebra.

Oggi in questa tecno-epoca, del 4d, dell’espressività cancellata dal botulino, delle diete a scarso contenuto di proteine ed alto tasso di silicone, del gossip e del transgender, sarebbe curioso sapere come avrebbe mutato l’aspetto  il grande schermo se loro fossero ancora presenti.

 

Sordi esibiva la sua aria da bonaccione con gli occhi da latin lover (con i quali gioca nei diversi primi piani che lo contraddistinguono, a farli somiglianti a quelli di Valentino ne Il figlio dello sceicco. Sarà questo il motivo per il quale ritroveremo Alberto, dondolare tra i pini di Fregene vestito con il bianco impeccabile di Fellini, un bianco arabo con odori e suoni d’oriente ne Lo sceicco bianco). Oggi interpreterebbe ruoli cuciti su satira take away ad esempio: si rifugerebbe da una vita precaria, da un’Italia precaria arrotondando lo stipendio in nero, vendendo dvd di contrabbando, suonando in un jazz club la sera dove per gonfiare il suo ego maschile, tradirebbe la moglie con una sedicenne troppo procace per dimostrare quel lato da Lolita e troppo italiana per non risultare grottesca.





Una scena a via Veneto di La dolce vita (1960) di Federico Fellini


Anna Magnani per la sua esuberante presenza, potrebbe essere mitizzata nei panni della sex symbol tutta romana che mangia, beve e se la spassa senza ‘stacce troppo a pensà’, poi finito il divertimento, rimarrebbe sola ed avvilita, con i capelli spettinati tra le mani e gli occhi, ormai invecchiati in lacrime.

Giulietta Masina potrebbe essere l’eterna adolescente, dal diario segreto e la corrispondenza con i soldati in Iraq e con il desiderio di trovare la sua vera strada.

 

Fellini racconterebbe una nuova Roma con le strade ancora protagoniste durante il giorno e la notte solitarie e con fuochi accesi a riscaldare le nude cosce di giovanissime prostitute, la play station  si troverebbe all’interno delle cabine elettorali, il Colosseo verniciato di rosa con fioriere decò ad ogni arco, e quella sua  “Sfilata di moda ecclesiastica” prenderebbe corpo in una multi sala 3d dove al centro dello schermo tra fumo, sussurri e pianti, si materializzerebbe la tonaca del Papa vuota, senza corpo, tutto intorno fermo, primissimi piani di occhi e di mani che bramano, nuovamente la tonaca che compiendo un giro lento su se stessa, resta in attesa di essere indossata.

 

Ecco dunque visionaria realtà e forza di interpretazione, diventare moda e tempo di un domani troppo oggi per non essere riconosciuto, di un mondo incerto ma volenteroso con uomini fatti di cicatrici e di sorrisi.

 




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