PRIMO PIANO
CRITICA MUSICALE
“Apparati di suoni metodicamente cruciali”


      
La casa editrice La città e le stelle ha da poco pubblicato un interessante volume di scritti critici della concertista e poetessa abruzzese. Si tratta di una affilata ricognizione nei territori della musica del tempo presente che segue variegati “Itinerari 2010-2012” che si snodano per festival ed eventi da Ginevra a Lucerna, da Bruxelles a Strasburgo, da Parigi a Madrid, da Colonia a Rotterdam, da Lisbona a Lussemburgo e poi ancora Roma, Bologna, Milano e Terni. Presentiamo qui l’introduzione al libro e un paio di report dedicati a Iannis Xenakis e ad alcuni ascolti nella XXIX Rassegna di Nuova Musica di Macerata.
      



      


di Anna Laura Longo

 

 

Introduzione

 

Il volume che va a dispiegarsi è stato compilato con il desiderio grintoso di comporre una mappatura e fornire uno spaccato di quelli che sono gli scenari ed i territori di “accensione e tumulto” dell’arte musicale  nel tempo presente.

Procedendo per rilevamenti e scoperte  sono stati  da me  evidenziati  i nuclei  ed  i settori in cui la musica si fa  portatrice di insegne e contrassegni di incisiva modernità. Musica “aperta” e direi difendibile  per il suo portato egregio nonché innovatore, che invita a formarsi  e ad  incunearsi all’interno di criteri dotati di larga elasticità. Soprattutto musica desiderabile in quanto foriera di  quegli  imprevedibili  spiragli  grazie  a cui matura  il germe  dei  nuovi linguaggi.

Privilegiando una prospettiva per lo più europea ho volenterosamente  marciato da una città  e  location all’altra seguendo un  percorso basato sulla commistione di interessi ed attrattive, con l’intento di avvalorare  i tempi ed i circuiti dell’ascolto, della riflessione, della conoscenza (con un’intrinseca esigenza di testimonianza).

Sono giunta  così a forgiare un vero e proprio conglomerato di resoconti, recensioni  ed articoli,  isolatamente comparsi e proposti anche su riviste e webmagazine, ma qui disposti in forma  nettamente unitaria, in modo tale da tessere una seppur  parziale panoramica inerente  la  composita  ed eterogenea realtà musicale odierna. Una porzione  quindi di quelle che sono le consistenti avventure del pensiero in musica nel tempo presente.  Avventure che ruotano intorno a  dinamiche e logiche compositive ed interpretative variamente vibranti. L’arco di tempo indagato e musicalmente assorbito  è  stato il biennio 2010-2012.

Esser testimoni dell’oggi, stabilire degli addentellati diretti con i “venti” artistico-culturali vigenti, portando  la propria  presenza nonché  il proprio bagaglio esperienziale-emotivo, vuol dire venire  in contatto, flessibilmente, con la limpida o oscura  forza dell’epoca in corso. Vuol dire  beneficiare, vistosamente o  segretamente, di quella  fertile  e  ricca possibilità di scambio ed aggancio con  i flussi energetici transitanti nei solchi delle ricerche artistiche in generale. Vuol dire  aprire  in definitiva lo scrigno del proprio  incessante  e multiforme desiderio di nutrizione e di spinta conoscitiva.

Alcune delle traiettorie seguite sono state dettate dalle personali necessità di spostamento per impegni concertistici. Impegni strumentali-esecutivi che  sono  pertanto divenuti  automaticamente occasione per ritrovarsi  ed immergersi  felicemente all’interno di una condizione di dualità di posizionamento e direi anche  di possibilità di abbandono:  da una parte si è  difatti profilata l’idea di  “portare il suono”, dirigendosi verso il pubblico, attraverso una personale visione del far musica, dall’altra si è prospettata  l’occasione  di “ricevere  il suono”, vale a dire divenendo parte di un pubblico, per il conseguimento di  un soddisfacimento estetico dai connotati certamente  variegati, all’insegna del più solido arricchimento. Il desiderio vuol esser dunque quello di contribuire a stimolare e rinvigorire  le  caratterizzazioni dell’ ascolto stesso, prospettando una sorta di poliedrica ed intensa POETICA dell’ascoltare, che potrà sostanziarsi in esperienza e pratica immersiva di tipo  assolutamente prismatico. Una non rettilinearità ha caratterizzato in particolare  l’approccio e lo svolgersi del presente itinerario, richiedendo continuativamente dei micro-processi  di  mutamento e di  auto-trasformazione dell’assetto intellettual-emotivo, a seconda della natura del programma dispiegatosi  o dell’indole del materiale sonoro incontrato.

Trattasi in definitiva di un lavoro rigogliosamente aperto ad  un’ipotesi  di disvelamento di contesti,   spesso e purtroppo non facilmente  rintracciabili e reperibili nei territori della stampa o dell’informazione generalista, anzi per lo più oscurati  e meritevoli invece di  interessamento in virtù del pregio indubitabile  dei nomi e delle situazioni  riferite,  ed inoltre in nome delle  valide conseguenze percepite in termini di coraggio estetico, foriero di necessitanti scosse e venti di  radicalità  per la costruzione – appunto –  di un rinnovamento esteso dei   linguaggi.

Ginevra, Lucerna, Bruxelles, Strasburgo, Parigi, Madrid, Colonia, Rotterdam, Lisbona, Lussemburgo sono state alcune delle tappe inanellatesi:  si è pertanto delineato un tragitto davvero  multiforme per una messa in rilievo di interpreti, compositrici e compositori, artisti forieri di luci ed ombre del nostro tempo. Senza peraltro dimenticare il “tessuto” italiano ugualmente intriso di  fertilità di intenti ed occasioni eclettiche di immersione nel suono. Macerata, Roma, Bologna, Milano,Terni, sono state alcune delle sedi prescelte, per arrivare ad  evidenziare  una fitta congerie  di  Festival (iper-consolidati o al contrario nascenti) da collocare accanto a fucine e spazi imperniati su  una vivida solidità del fare arte e musica specificamente.





Assaporarne  i frutti ha coinciso  con l’attraversamento di  momenti decisamente pregiati.

Dentro tali vortici dell’ascolto e della riflessione si sono instaurati – laddove possibile –  spazi e tempi di dialogo con interpreti, pensatori, ideatori ed organizzatori di vario tipo o hanno preso corpo confronti e conversazioni con gli stessi seguaci e cultori di musiche dalle larghe vedute. È intuibile come il tutto si sia rivelato essere  un’interessante  esperienza altresì dei luoghi. Luoghi carichi di energia o di accentuata  esemplarità  architettonica, il più delle volte  magicamente incapsulati nelle pieghe delle città svariate in cui tale excursus si è andato snodando.

Stendere resoconti ha infine significato interessarsi ad una tipologia specifica di linguaggio, pervenendo ad una scelta di  parola che non fosse  meramente documentativa, ma –  possibilmente –ponderata  e velatamente flessuosa.

Le sembianze della contemporaneità in tal modo attraversate hanno formato un amalgama in cui sono rientrati inevitabilmente svariati legami, intrecci e compenetrazioni anche con le arti figurative, la danza e la letteratura,  per una sottolineatura  di delicate o marcate adiacenze.

L’invito è pertanto quello di voler coltivare un’assidua  e magari gioiosa  insistenza nel DISPORSI IN ASCOLTO, con lo scopo di agire fondamentalmente sulla propria MENTALITà, dischiudendola potentemente  per  conseguire una visione della  ricezione  e della  fruizione che sia eclettica  e non cristallizzata. Per modellare un atteggiamento che sia in grado di mitigare le resistenze    probabilmente questo l’aspetto talora ingombrante  o comunque  non facilitante nel  rapportarsi col nuovo nelle arti: avvertire cioè flebili o evidenti resistenze, senza spingersi in avanti per  affrontarle  e sviscerarle). Una frequentazione volenterosa sarà invece il passo utile e audace per una vivace e calda scoperta di quelle che sono le più  ignote formulazioni  e declinazioni della musica e delle arti dell’ oggi.  

 Buon avvicinamento e  buon temporaneo ancoraggio  dunque   a  chiunque  voglia  essere cercatore  delle VIBRAZIONI DEL PROPRIO TEMPO, a chiunque voglia tangibilmente sfiorare o  affondare nelle molteplici intensità dell’universo sonoro, rilevando sempre nuovi confini, nuove emergenze. Il nostro compito potrà esser quello di irrigare il  campo di coltivazione dell’ascolto  attraverso gocce di  premurosa attenzione, con l’inter-mediazione  e con il ruolo  ausiliario del corpo,  dell’udito, dei sensi,  dell’immaginazione.

                                               Vigorosamente     

 

 

Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo, per percepirne non le luci, ma il buio. Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri. Contemporaneo è, appunto, colui che sa vedere questa oscurità, che è in grado di scrivere intingendo la penna nella tenebra del presente.

 

E per questo essere contemporanei è, innanzitutto, una questione di coraggio: perché significa essere capaci non solo di tenere fisso lo sguardo nel buio dell’epoca, ma anche di percepire in quel buio una luce che, diretta verso di noi, si allontana infinitamente da noi.

 

Capite bene che l’appuntamento che è in questione  nella contemporaneità non ha luogo semplicemente nel tempo cronologico: è, nel tempo cronologico, qualcosa che urge dentro di esso e lo trasforma.  E questa urgenza è l’ intempestività, l’anacronismo che ci permette di afferrare il nostro tempo nella forma di un “troppo presto” che è, anche, un “troppo tardi”, di un “già” che è, anche,  un “non ancora”. E, insieme, di riconoscere nella tenebra del presente la luce che, senza mai poterci raggiungere, è perennemente in viaggio verso di noi.

 

 

                                                                      (Giorgio AgambenChe cos’è il contemporaneo?)

 

 

***

 

Riflessioni, sedimenti,  testimonianze

 

 

Negli interstizi del tono: lacerti di radicalità in Iannis Xenakis

 

GINEVRA

Festival Archipel

www.archipel.org

 

Un esteso tracciato sonoro si è diramato lungo il festival ginevrino ARCHIPEL – Festival des Musiques d’aujourd’hui (17-27 marzo 2011) dislocato dentro ampi margini contenenti una eclettica miscellanea di musiche accattivanti dell’oggi, quell’oggi che tanto preme sui nostri passi conoscitivi ed esperienziali, fornendo inviti ad entrare agili nel suo scabro  e vivo “ respiro”.

Chi scrive porta così un rendiconto che è relativo al recital xenakiano “Hors temps” dove il violoncellista Arne Deforce, con sfaccettata ed attenta presenza, ha lasciato emergere ed inverare  i corto-circuiti interni ed i numerosi giochi di riflessi soggiacenti a Nomos Alpha e Kottos, opere  gagliardamente concepite negli anni 1966-’77 ed intercalate a pagine di Hector Parra  e Jonathan Harvey. Di ausilio il Centre Henri Pousseur per la realizzazione elettronica.

Nomos Alpha e  Kottos si confermano essere  dei fervidi blocchi, scalpitanti agglomerati per esperienze “nude” del suono, in cui si gonfiano ed espandono – grintosamente i confini intervallari, promuovendo e suscitando una temperie che ancora oggi risulta essere sofisticatamente nuova.

Ciò che si chiede all’uditore perentoriamente è di ACCETTARE il solco della differenza, per  captare il flusso del momento magico, sempre pronto ad insorgere, a scaturire.  Nella differenza – s’intende – dei livelli di contatto proprio con il magma del suono, con la sua densa corrente.

Si chiede ancora di accendere tentativi di esplorazione  per  scoperchiare i nostri  nessi abitudinari, così da aggiungere connotati di audacia e  varchi  di  scoperta.

Una tale accettazione a priori discioglie – perlomeno riformula – la questione se siffatta musica sia percorribile o  invece preclusa (ed in quale misura).

Negli interstizi del tono, segmentato in piccole scaglie per nuove misture, si sedimenta pertanto una carica di energia che è insieme morbida e dura. Ed ogni attacco sullo strumento può fornire o imporre una scia, una valida conseguenza, in termini di ombra o di luce.

Rimane chiara nella memoria la natura obliqua  e fortemente striata (misteriosamente fuorviante ) di Xenakis, pensatore in musica e la sensazione di iniezione di austera purezza della struttura, agganciata a pezzi  e lacerti di radicalità.

Una radicalità che continua ad indurre a trasformarsi in scrutatori o persino abitatori  di  sempre nuove  o rinnovabili  “stanze” del suono, annusando o semplicemente vivendo la possibilità di sostare in una concezione altra  di SPAZIO in musica e dunque di presenza.  Se ne resta nutriti ed impregnati.  E  la forza  è quella di un diverso e  geometrico  abbraccio.





Iannis Xenakis (1922-2001)


Strepitosamente “curva, buia e scalza”. Esiti dalla XXIX Rassegna di Nuova Musica di Macerata

 

MACERATA

www.rassegnadinuovamusica.com

 

Strepitosamente curva, buia e “scalza”  potrebbe esser definita la musica offerta e piacevolmente affondata nella cornice densa della XXIX Rassegna di Nuova Musica di Macerata 2011, la cui formulazione porta la firma di Stefano  Scodanibbio. Nella fattispecie il riferimento è al concerto tenutosi nella serata del 29 marzo  presso il Teatro Lauro Rossi della città.

Con procedimento a ritroso si riferirà  intanto della sezione vivida di improvvisazione concertata, di cui sono stati lari e dispensatori il trombonista Mike Svoboda ed i pianisti Steffen  Schleiermacher  e Fabrizio Ottaviucci.

Il pianoforte sceglie di aprirsi dunque in veste duale, in una compenetrazione gravida di echi e sorprese.

C’è una buona vita dentro le numerose “celle sonore”  germinate e poi  trasposte in quasi-anfratti di suoni (e palpiti) puri o rappresi. Una trama musicale all’insegna di una ripida mobilità, con corroboranti “colpi” di stasi. Mike Svoboda agilmente dotato di fruttuosa elasticità e lauto respiro ci raggiunge in forma ampia ed eloquente.

Dei pianisti emerge in primis la proficua fame di abissi, nonché il vento di fermentazione interno di cui è buono nutrirsi.  Risalendo in alto nel programma-excursus si raggiunge  l’area “ossuta” e costantemente elevata dedicata ad Helmut Lachenmann, mago di risonanze e di magnifici spessori ed enunciati in musica.

Spiace certo l’assenza del compositore tedesco, che era atteso per  fornirci la sua impronta pianistica  in Wiegenmusik.

Con sottigliezza di tocco gli interpreti del mdi ensemble (Giorgio Casati, Paolo Casiraghi e  Luca  Ieracitano) seguiranno invece le variegate direttrici  dell’Allegro sostenuto.

Condensazioni e fremiti incalzano: non esistono varchi diretti – è  risaputo – ma un’idea fortemente contratta, un’esigenza di catene di suoni e timbri protesi, a volte in forma di bulbi o  protuberanze  in  una impervia cascata che non nega provvide  escogitazioni timbriche o ingranaggi.

Un robusto sostegno va a chi una volta ancora è tornato a credere di poter raccogliere frutti dai tentativi estremi compiuti nel recente passato o nel semi-ombroso presente della ricerca musicale-compositiva, senza neutralizzare appunto, ma agevolando anzi quelle forme di  transitività che ci  rivelano o informano di una linea di specifico posizionamento. 

Lungo l’asse del tempo le arti strenuamente vivono del loro compito plasmatore, e la musica ci cosparge e inonda o ci infonde una fertile turbativa, assetando talvolta gli  orecchi di  una nuova texture.

 

 

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Anna Laura Longo: Apparati di suoni metodicamente cruciali, La città e le stelle, Roma 2013, € 12,00, ebook (www.cittaelestelle.it) € 3,00.

 




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