LUOGO COMUNE
PIERGIORGIO PATERLINI
101 microromanzi tra l’infinitamente grande
e l’infinitamente piccolo


      
Pubblicato da Einaudi “Fisica quantistica della vita quotidiana” è una originale raccolta di racconti brevi e brevissimi che scandagliano con leggerezza ed ironia il sottofondo scientifico e filosofico di quella che siamo soliti chiamare la ‘nostra realtà’. I protagonisti di queste narrazioni si trovano, così, ad affrontare i minimi e i massimi inconvenienti del vivere sociale, gli imprevisti, i contrattempi, le temibili sciagure come le più sorprendenti felicità.
      



      

di Francesca Fiorletta

 

 

“Lui era felice. Perché quella era anche la sua filosofia di vita. Odiava chi sprecava le parole. Esplicitare, chiarire, dichiarare: che roba da sciocchi. Soprattutto rispondere trovava fosse volta a volta ridondante, inelegante, riduttivo della sorprendente molteplicità di significati che il mutismo lasciava alla libera interpretazione di ognuno. E lui era un fanatico della libertà”.

 

Così Piergiorgio Paterlini, giornalista, scrittore, sceneggiatore per cinema e tv, spiega il suo rapporto delicato con la parola e, soprattutto, con il silenzio.

Lo fa in Fisica quantistica della vita quotidiana (Giulio Einaudi Editore, Torino 2013, pp. 128, € 13,00) con l’ausilio di 101 racconti brevissimi, fulminanti, 101 storie, apparentemente slegate fra loro e totalmente indipendenti le une dalle altre, definite, non a caso, dei veri e propri microromanzi.

 

A ben guardare, però, un filo conduttore c’è, eccome, tra i 101 flashes, intelligenti e raffinati, di cui si compone il libro: è proprio l’ansia del saper dire, del riuscire a comunicare emozioni e sensazioni forti, attraverso l’uso di una scrittura ironica e immediatamente comprensibile, scevra dai troppi fronzoli letterari e dagli stilemi altisonanti che spesso infestano la narrativa contemporanea.

101, poi, sono anche e soprattutto i modi con cui i personaggi messi in campo da Paterlini riescono (o non riescono, spesso) ad affrontare i piccoli e grandi inconvenienti della vita quotidiana, gli imprevisti, i contrattempi, le temibili sciagure come le più sorprendenti felicità.

Non è affatto casuale, quindi, la scelta del titolo: la fisica quantistica, appunto.





Il richiamo forte è proprio alla scienza degli universi paralleli, ossia all’incontro fra le due sfere che riguardano, per dirla con un gergo tecnico-filosofico, l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, la teoria e la prassi della vita quotidiana, la cui consonanza e/o dissonanza determina, via via, l’andamento intero di quella che noi conosciamo oggi come “realtà”. O almeno questa è la definizione che ci ostiniamo a dare al nostro congruo flusso esistenziale.

Altra annotazione: la maggior parte dei racconti fonda il suo potere narrativo proprio sull'equivoco, sul gioco linguistico, sul doppio senso, a tratti ridanciano, altre volte tinteggiato da risvolti cupi e drammatici.

Tutto ciò, ancora una volta, contribuisce a rimarcare una fusione profondissima e compartecipata tra la vita e la parola, tra la paura e il silenzio.

 

“La paura è come la sabbia. Potente subdola paralizzante. Riesce a nascondere tutto, a bloccare ingranaggi delicatissimi e perfetti e complessi. Ma in realtà il suo potere è effimero. Sabbia, non ho paura di te. Paura, non ho paura di te. Inceppi la vita le cose le corse. Copri sporchi accechi. Ti infili dappertutto, va bene. Ma solo per un po’, e senza che tu riesca a cancellare o modificare nulla nel profondo. Paura, te lo dico io, sei un grande bluff. E anche tu, sabbia.”

 

Resta aperto l’interrogativo: c’è davvero tutto questo bisogno della fisica quantistica, per vivere al meglio la nostra vita quotidiana?




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