FILOSOFIE DEL PRESENTE
VANGELI
La ‘non verità’ secondo Gesù


      
Una diversa considerazione del pensiero di Cristo è stata generata dalla scoperta nel 1945 a Nag Hammadi di una serie di libri gnostici. Nei quali il senso del suo insegnamento emerge con toni e accenti profetici ed enigmatici, che comunque postulano l’inutilità della storia e la necessità che si sappia riconoscere che il ‘regno’ ossia che la visione di un altro e nuovo mondo è già arrivata e abita tra noi.
      



      


di Sergio Toscano

 

 

La scoperta di una biblioteca gnostica a Nag Hammadi in Alto Egitto nel 1945 ha consegnato alla memoria collettiva nuove visioni sul pensiero di Gesù.

Si può comprendere meglio il carattere di novità ove si consideri che per circa due millenni, dalla comparsa di Cristo, del loro contenuto non si aveva conoscenza; o, pure, che la prima traduzione in lingua italiana del Vangelo di Tommaso è datata 1960.

 

In tali scritti, emerge un’opinione di Gesù di miseria generale del genere umano, sottoposto alla costrizione della materia in relazione ad una legge che non svela.

A Pilato che gli chiede “sulla terra non c’è verità?”, Gesù gli risponde “vedi bene come sono giudicati quelli che dicono la verità da coloro che hanno il potere sopra la terra!”[1]

La sua mancanza di fiducia nella giustizia umana troverà, in seguito, una diretta conferma nell’esecuzione della sentenza di morte, che prova la natura illusoria di una giusta finalità della materia, tenda impura della vita terrena.

Gesù giunge a meravigliarsi del miracolo avvenuto in questo mondo per la presenza dello spirito nella carne, affermando che “io mi meraviglio di come una così grande ricchezza abbia preso dimora in tale povertà”[2].

 

La carne è, dunque, povertà, miseria, angustia; un involucro perituro di cui non occorre prendersi cura; da qui, il suo invito: “siate dei viandanti!”[3].

Inutile è l’agitarsi dell’uomo sotto questo cielo: “perché siete usciti nel deserto? Per vedere una canna agitata dal vento? Per vedere un uomo avvolto in morbide vesti?”[4], dice Gesù.

Necrologio delle passioni e interessi umani, il senso del dire di Cristo trova una sua compiutezza soltanto nella morte; la tomba della Signorina Jeminy,[5] un tempo oggetto di cure amorevoli da parte dei suoi prossimi congiunti, scivola inesorabilmente nella ruggine del tempo, il cui emblema è la serratura impolverata del sepolcro di famiglia ormai chiuso da tempo.





Francesco Pignatelli, Osservatorio, 2011


D’altronde, “colui che ha conosciuto il mondo ha trovato un cadavere”[6]; ma, poi, deve trovare il Regno, perché, stabilito che la materia è roba immonda, cadavere, non è il fine ultimo, deve cercare ciò che è nascosto: il Regno.

Ricerca difficile, se non altro perché è nascosto.

“Il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi” dice Gesù[7], ma è più facile credere all’istinto di sopravvivenza o al bisogno di riconoscimento sociale che a ciò che è invisibile.

Il Regno del Padre, dunque, è sparso sopra la terra ma noi non lo vediamo; e, non soltanto il Regno è invisibile ma, resta sconosciuto, il senso della storia umana che Gesù avrebbe potuto rivelare.

 

Ai discepoli chi gli chiedono quale sarà la loro fine, Gesù risponde “Avete forse scoperto il principio che mi interrogate intorno alla fine”[8], aggiungendo che dove è il principio lì sarà la fine, con ciò stesso demolendo ogni possibile senso di una storia.

Ed è, forse, questo il suo messaggio: l’inutilità della storia, l’oblio in cui precipita la Signorina Jeminy, dal quale salvarsi con l’avvento del nuovo mondo che è “già venuto”[9] ma che noi non lo riconosciamo.

 

 

 

 



[1] “Vangelo di Nicodemo” in “I Vangeli Apocrifi”, Einaudi, 2005, pag. 308.

[2] “Vangelo di Tommaso” in “I Vangeli Apocrifi”, op. cit., pag. 491.

[3] “Vangelo di Tommaso”, op. cit., pag. 492.

[4] “Vangelo di Tommaso”, op. cit., pag. 498.

[5] “Memorie”, Robert Louis Stevenson, Editori Riuniti, 1997, pag. 9.

[6] “Vangelo di Tommaso”, op. cit., pag. 494.

[7] “Vangelo di Tommaso”, op. cit., pag. 484.

[8] “Vangelo di Tommaso”, op. cit., pag 488.

[9] “Vangelo di Tommaso”, op. cit., pag. 494.




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