SPAZIO LIBERO
ALEX ROSS
Dal fonografo all’Hip Hop


      
Il critico musicale del settimanale americano New Yorker ha raccolto nel suo libro “Senti questo” una serie di saggi e di articoli che attraversano un secolo di musica, bypassando generi e steccati culturali. Svariando quindi da Mozart al jazz, da John Cage a Brahms, a Bob Dylan.
      



      

di Cosimo Ruggieri

 

 

Mr. Gershwin, Alban Berg disse severamente, la musica è musica

 

 

Secondo Alex Ross (critico musicale americano del New Yorker dal 1996) e autore del libro Senti questo (Bompiani, Milano 2012, pp. 582, € 24,00, trad. di Andrea Silvestri),  scrivere di musica non è così difficile come ci hanno fatto sempre credere; ovvero che la celebre frase “scrivere di musica è come danzare sull’architettura”, attribuita a vari autori ha solamente contribuito a confondere le idee. Duke Ellington affermava che: “Ci sono due tipi di musica: la buona musica e l’altra”.

La musica può essere grande e seria, ma la grandezza e la serietà non sono le sole caratteristiche distintive, essa può essere anche sciocca, volgare e folle. La musica ha sempre avuto, comunque,  una funzione sociale, ad esempio la musica classica dava alla classe borghese un’aria aristocratica e nell’età del Jazz aiutò la classe borghese  a sentirsi disinibita. Nel film del 1934, Murder at Vanities (del regista Mitchell Leisen), ambientato in uno spettacolo stile Ziegfield Memories, c’è un pianista vestito in modo simile a Liszt che esegue la seconda rapsodia ungherese e sullo sfondo compare anche Duke Ellington e la sua band che suona motivi insolenti. Fanno mettere da parte il pianista e si mettono a suonare una composizione intitolata Ebony Rapsody in cui si afferma che certe frasi, certe “trovate il sig. Liszt non le capirebbe mai ”. Ma il pianista torna sul palco e falcia la band come un mitra.

 

Gregory Mason (compositore e critico musicale statunitense) definì il Jazz: “un momento disgustoso nell’evoluzione dell’animo umano”. Nonostante l’ascesa del Jazz e del pop  la musica classica mantiene un alto profilo anche quando viene “dissacrata” dai Fratelli Marx nel film Una notte all’opera (regia di Sam Wood del 1935 ) in cui c’è uno scambio di spartiti dal Trovatore a Take me to the ball game. La musica ha sempre avuto una valenza liberatoria anche prima del dimenarsi sexy di Elvis, ad esempio nella Ciaccona, danza del 1500 sovversiva e democratica sia per i ladri che la usano per rubare sia per i Re che si scatenano nel ballo come i loro sudditi.

Come valore aggiunto per la diffusione della musica c’è la tecnologia anche se Edison quando inventò il suo fonografo non pensava alla musica, ma ad un apparecchio per gli affari. La tecnologia ha liberato e reso la musica accessibile a tutti e la controprova è l’invenzione dell’Hip Hop, il fonografo è lo strumento che permise ai vari Dj  Kool Herc, Afrika Bambataa, Grandmaster Flash  di usare i dischi come basi per le loro rime.





David Tudor e John Cage in una performance musicale allo Shiraz Festival (1971)


Di tutto ciò, per sommi capi, tratta questo libro di Alex Ross che riunisce vari articoli comparsi sul New Yorker, ma rivisti e talvolta riscritti, costituendo una sorta di diario o di autobiografia “trasformata in manifesto”. Specialmente il primo capitolo, nato come prefazione a Il resto è rumore, che suscitò molte reazioni e critiche per il suo stile assertivo. La parte più corposa del volume, tuttavia, è la seconda che si apre con uno scritto su Mozart (essendo stato lui giovane cultore di musica classica) e si conclude con uno su John Cage, della sua opera Quattro minuti e trentatre secondi in cui l’artista volle dimostrare che il silenzio non esiste. Nella parte terza spicca uno scritto su Bob Dylan intitolato I saw the light, nel quale Ross racconta Dylan e la sua la tournée  del 1998, spiegando nel dettaglio le ascendenze culturali e i motivi nascosti nella musica dell’artista. Il voluminoso libro si conclude con un omaggio al genio di Brahms per ribadire che “Lo splendente terrore delle opere di Dio trova un corrispettivo nel tour de force di stili del passato e del presente”, esattamente come Ross testimonia nei suoi saggi  e come attesta la massima di Nietzsche “la vita senza la musica sarebbe un errore”.

 

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Colonna Sonora

 

Velvet Underground - White Light / White Heat

Bob Dylan - John Wesley Harding

Bob Dylan - Highway 61 Revisited

The Grateful Dead - Aoxomoxoa

The Grateful Dead - The Grateful Dead

 




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