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BANKSY
Il genio imprendibile
della Street Art


      
È il più celebre graffitista del pianeta, ma quasi nessuno lo ha mai visto in faccia. Colpisce e sparisce, anche nei luoghi più ‘caldi’ del mondo. Il re dello ‘stencil’ sembra dissolvere le annose disquisizioni sulla differenza tra comunicazione ed espressione. La sua tecnica artistica esercitata liberamente e selvaggiamente sui muri è un esempio preclaro di efficacia comunicativa. Nelle sue incursioni ha persino esposto piratescamente le sue opere al Moma di New York. Così come ha collaborato con l’irriverente e famosissima serie cartoon “I Simpson” di Matt Groening.
      



      


di Iolanda La Carrubba





Banksy, Bristol, 2006


Le sottili differenze tra le più disparate forme d’arte  sono quelle tra l’espressione e la comunicazione,  ovvero ciò che detta la soggettività tra l’una e l’altra consentendo un colloquio conoscitivo tra i diversi piani mettendoli in equilibrio in una sincretica visione d’insieme. Quello che poi,  ancora una volta sottolinea il fine, il messaggio, il sentimento contenuto in queste opere, è la coscienza dell’artista stesso.

Si fa un gran parlare di cosa sia arte, ad esempio nel mondo della moda di cui ancora oggi pochi hanno il privilegio di essere considerati veri artisti: un’esempio individuale della categoria è lo stilista Cristobal Balenciaga, il quale fu il primo che pose la domanda al tessuto e non al modello. Quindi il difficile compito della critica è quello innanzi tutto di distaccarsi dal proprio ruolo e tentare una comunicazione diretta con l’espressione d’arte.

 

Come in questo esempio dell’alta moda, così ci si trova di fronte ad un’altra sfera con la Street Art, che ha subito accuse e denunce tra gli artisti indignati. Questo ambuto raccoglie le più interessanti testimonianze del momento, performer che pur di dar vita alla propria opera, pur di mettere in comunicazione l’arte con la strada, rischiano non solo di attirare su di sé controversie di qualsiasi tipo ma mettono a repentaglio la loro incolumità decidendo di installare un’opera magari su un ponte sospeso o in cima ad un traliccio della corrente. Non è questo che rende comunque interessante la Street Art, potremmo però dire che questo la umanizza tuttavia innalzando la concezione di umanità proprio come  fu d’esempio il dada.

 

Gli artisti, personaggi comunemente indicati come vandali che deturpano le proprietà dello stato, raccolgono il favore del pubblico divenendo quasi figure leggendarie o piccoli supereroi, tra di loro spicca un individuo che non ha voluto avere nulla a che fare con la notorietà, anzi ha deciso di dedicare la sua arte ad immagini umoristiche solitamente accompagnate da slogan che sintetizzano il messaggio di pace nel mondo. Banksy questo è il nome dell’uomo che non ha un volto che ha firmato un contratto con la libertà d’espressione rendendo se stesso modello da seguire, un profeta in grado di sollecitare altri a preservare il concetto di fratellanza.

Nella sua interessante biografia più d’ogni altro evento,  fa sorridere l’idea di come egli sia riuscito ad esporre nei quattro musei newyorkesi  più prestigiosi, tant’è che vanta la presenza delle sue opere al Moma, al Met, al museo di Brooklyn ed a quello di scienze naturali, il segreto del suo successo è stato quello di entrare nel museo ed appendere semplicemente i suoi quadri alle pareti davanti agli occhi insonnoliti dei sorveglianti e davanti la curiosità dei visitatori.





Banksy, Tela modificata, installata al Metropolitam Museum di New York nel 2005. Durata: due ore.


Banksy è il filosofo degli stencil, in essi  vi racchiude con estremo rispetto per la bellezza esteriore dell’arte visiva, una forte motivazione etica collocandola su un muro, ma non solo su di uno qualsiasi come nell’esempio dei suoi “rat” con i quali ha iniziato a fornire un insieme di fondamenti per una “cultura-urbana” quasi calcando le impronte lasciate dall’eccellente sceneggiatura scritta dalla coppia Peoples per L’esercito delle 12 scimmie, ma ha realizzato con pregevolezza grafica e sublime conoscenza anatomica, dei meravigliosi graffiti su una delle “barriere difensive” più drammatiche della nostra epoca,  quella palestinese. In questo luogo Banksy non accetta che quel muro sia lì per separare un popolo dal popolo stesso anzi sembra pensare che in realtà questo mostro di cemento e ferro, sia lì per permettere a lui ed altri writers di avere un posto dove esprimere ed esporre opinioni sulla  vergognosa corsa al potere della civilizzazione.  Armi, politica, corruzione, devastazione ambientale lui,  contro un essere che si nutre di orrore, lui  che  per una generazione futura potrebbe essere paragonato al nuovo Robin Hood, un mito che nasce tale in grado di mantenere ben stabili gli organismi di opposizione dove poter far crescere la nuova generazione di entità pensanti in un mondo anti-capitalistico.

 

A sua firma esiste anche la sigla di una delle Sitcom animate più irriverenti del XX secolo, I Simpson ideati da Matt Groening. In questa sinergia di menti forti dalle capacità paragonabili forse ai movimenti rivoluzionari,  si può intuire come il potere massmediatico sia tanto amato quanto temuto,  infatti  vieteranno la messa in onda della puntata firmata da Banksy dove veniva ben citata una situazione di sfruttamento sul lavoro da parte delle grandi multinazionali e non solo. La fusione creativa tra due intelligenze sovversive come in questo caso,  potrebbe dunque innescare una volontà superiore alla comprensione e contemporanea abolizione di qualsiasi forma di autorità.

 

Banksy non solo si avvale di una funzionalità estetica dell’opera visiva, riesce con estrema semplicità e fondamentale chiarezza a donarle una funzione comunicativa, difatti oltre a i suoi fantastici stencil, realizza delle sculture di grande gusto estetico accostandole ad una forte nota critica. D’esempio abbiamo il busto cardinalizio che con il volto coperto da una forma di anonimato modernissimo, i pixel,  denuncia la dissacrante realtà della pedofilia,  però non solo nell’ambito cattolico ma concepita purtroppo nella perversione dell’essere umano. Altro luogo comune abbattuto dalla sua abilità è rappresentato dalle  tre statue a grandezza naturale in simil marmo che rappresentano due uomini ed una donna;  le due figure maschili, forse i nuovi bronzi di Riace, indossano uno un fazzoletto che gli copre il volto ed un giubbotto anti-proiettile con dei caricatori in vita, al di sotto della quale in bella mostra, come d’uso e gusto ai tempi delle icone della classicità, il membro maschile paragonato probabilmente al provolone piccante messo ad asciugare nella cantina. L’altro è nuovamente un cardinale che passeggia mezzo nudo nel museo senza badare agli occhi ingenui dei bambini ed a quelli ancor più pericolosi dei bigotti.  La donna, l’angelo del focolare, ha delle graziose ali aperte mentre è intenta a sfilare per il suo personale diletto in un inutile défilé pensando a quali scarpe abbinare al succinto vestitino.

Data la mole della genialità interpretativa di questo personaggio, si potrebbe congetturare che Banksy non sia un singolo individuo, ma uno stile di vita adottato da un gruppo di persone che sanno fare la differenza.





Banksy, "Fermatemi prima che cominci di nuovo a dipingere"





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