LETTURE
THEA RIMINI
      

Album Tabucchi – L’immagine nelle opere di Antonio Tabucchi

 

Palermo, Sellerio editore, 2011, pp. 186, € 18,00

    

      


di Alessandro Iovinelli

 

 

C’è una fortissima connotazione visiva in tutta l’opera di Tabucchi. Lo riconosce lui stesso: «di immagini sono stato avido, lo ammetto, e quante più potevo catturarne più ne ho ospitate nelle mie rètine». Di qui in lui un rapporto costante tra pittura e narrativa che lo rende tra gli autori più significativi della contaminazione postmoderna dei due linguaggi – com’è stato rilevato dalla critica: si pensi alle pagine illuminanti scritte in proposito da Jacqueline Spaccini in Sotto la protezione di Artemide Diana (2008).

Ora il saggio di Thea Rimini si occupa dei campi artistici dai quali Tabucchi riprende e rielabora le immagini che si trovano, ritornano e agiscono nel suo universo narrativo: il cinema, la fotografia, la pittura. Ne consegue una divisione in tre parti del libro, secondo un principio al tempo stesso classificatorio ed ermeneutico che rappresenta metaforicamente il mondo di questo scrittore come una casa divisa in tre ambienti: «la cineteca, la camera oscura, e la pinacoteca». Tutti e tre costituiscono presenze, filoni, in sostanza coordinate da indagare.

 

I risultati critici raggiunti da Rimini sono ragguardevoli e consentono di apprezzare l’importanza dei temi affrontati da Tabucchi lungo l’intero arco della sua produzione. Il rapporto con il cinema è indagato nelle diverse variazioni che ha assunto di volta in volta: dalla citazione esplicita o dissimulata alla falsificazione di sequenze cinematografiche menzionate o parodiate, fino alla mimesi del montaggio cinematografico come struttura narrativa di Piazza d’Italia. Di pari importanza sono le analisi dei quadri presenti nelle pagine tabucchiane (da Bosch a Goya), laddove l’inventiva barocca dell’autore costruisce spesso meccanismi narrativi tanto affascinanti, quanto ingannevoli – quali potrebbero risultare un gioco di specchi, un’illusione ottica, un trompe-l’œil.

 

Tuttavia la lettura di Rimini non sarebbe così efficace se non fosse altrettanto approfondita la sua conoscenza del macrotesto tabucchiano, la stessa che le permette di volta in volta di individuare l’architesto e l’intertesto che lega i documenti esaminati a fonti interne o esterne, pretesti, spunti, occasioni, citazioni più o meno mascherate, ecc. Non bisogna infatti dimenticare che Rimini ha curato per lo stesso editore Racconti con figure, una raccolta tabucchiana tra le più complesse e articolate, che riunisce 32 testi narrativi composti dagli anni Ottanta a oggi e sparsi in molteplici pubblicazioni, ma in certi casi ancora inediti.

Da segnalare infine la bibliografia che chiude il saggio: la cura con la quale è stata realizzata le conferisce una completezza e una vastità che a lungo ne faranno una pietra miliare per tutti gli studiosi di questo grande scrittore.




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