LETTURE
ALMA BORGINI
      

La rete di Indra

 

Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2011,
pp
. 104, € 12,00

    

      


di Stefano Lanuzza

 

 

Insieme alla recondita divinità evangelica esistente come mistero fenomenologizzato in frammenti di preghiera e alfine percepibile come una voce di silenzio sottile, il vagheggiato nume tutelare dellultimo libro della fiorentina Alma Borgini (La rete di Indra) è il benefico Indra degli antichi Rig Veda induisti: intrepido dio che sincarna e lotta, nemico dei demoni della siccità contro cui mulina le sue quattro braccia e, armato di un arco/arcobaleno, scaglia i fulmini della sua faretra fiammeggiante. 

Sono, i versi dellautrice, ritmici lacerti, in martellanti toni bassi, di unaccorata meditazione sul senso ultimo dellessere; mentre sinterrogano sullirruzione del male imponderabile che insidia l’armonia del mondo e gli stessi viventi (quando siamo portati sull'orlo / del precipizio ai confini della logica; la morte è sospesa nellattimo).

 

Già allieva di Walter Binni e, fin dagli esordi, più prossima al dettato chiaro e comunicativo, poniamo, dun Cardarelli devoto al verso prosastico e alla leopardiana lucidità del pensiero poetante, la Borgini suggerisce una trasvalutazione dellermetismo che per qualche tempo ha influenzato la poesia in Toscana e, particolarmente, a Firenze. Allora non tanto a ermetiche sensibilità, che pure hanno marcato tanta parte del trascorso secolo della poesia, cede la poetessa; quanto allaustera tradizione letteraria dun realismo spiritualizzato inteso come vaglio morale che, da Manzoni agli autori cattolici novecenteschi, non marca derive fra poesia e vita.

Certo escludendo quel cattolicesimo regressivo, per esempio, dun Domenico Giuliotti (poligrafo toscano di San Casciano Val di Pesa), magari più vicina al proprio cuore può la Borgini, oltre a Saba e al Mario Luzi post-ermetico di Il giusto della vita, 1960 (in particolare della poesia Aprile-amore: Il pensiero della morte maccompagna... ), percepire letica dei cattolici sociali a Firenze don Milani, padre Turoldo, padre Balducci o Giorgio La Pira, siciliano per due volte sindaco della città del Giglio.

  

Allora, appunto, cosa altro è la poesia / se non guardare con cuore attento?. Con tale interrogazione – compendiante le pavesiane intermittenze del cuore e unimmersione nel cuore delle cose che misura caritatevolmente la quotidianità, i luoghi, i sentimenti, le persone coi loro gesti e privilegia sempre una realtà relativa o conoscibile –, questo libro va refertando emozioni svagate, incontri con anime amiche, eventi di trascorse stagioni, paesaggi impressionistici, sfuggenti apparenze o le zavorre dei vani ricordi; con il bozzetto di manicomi senza più cancelli, abitati da donne pazze o sagge dagli occhi immensi scuri di stupore, e con un omaggio ad Alda Merini (donna del Novecento / [...] / che ti sentivi un albatro grande)...

 

Perspicua prerogativa dellautobiografismo dellautrice, che alla pena della malattia oppone la salvifica poesia (la poesia ritorna nutrimento / che la realtà alla speranza aggiorna), è quel suo accogliere l’effettualità (come sono io, come le cose) per affermare una più profonda consapevolezza di sé (intingere una penna consapevole / nel sangue e nel pianto): anche nitida consapevolezza dun personale dolore e duno stato divenuto umbratile sensazione: Ora non sento più gli odori / [...] / Ora sento sola la sensazione / sottile - anestetica - della chemio.

   

Ma ecco, ancora, la radiosa rete di Indra (i suoi nodi sono gioielli), munita dun uncino, che il gigantesco dio indù usa per afferare la speranza. È l’universalistica rete in cui niente separato dal tutto esiste, che accoglie gli angeli della poesia e le mosche dei pensieri, stagioni e amori, musiche, gesti e oggetti apotropaici, odori e colori, conforti e disperazioni, sofferti abbandoni e paesaggi colti con occhi limpidi e deliranti... 

Un libro-viatico dominato da una trepida sfida contro la sorte, questo di Alma Borgini: che mitiga gli strazi del precedente, estremo e assoluto Ballata scorretta (2009), incalzante monologo dellimmedicabile inquietudine o dellimplacata sedizione della creatura che combatte la malattia somatizzandola.

 




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