SPAZIO LIBERO
SOCIETÀ E RELIGIONE
Se Buddha
è ‘il grande Cristo del vuoto’


      
Discutendo a partire dall’articolo di Domenico Donatone sul suicidio assistito di Lucio Magri in Svizzera, un’ampia panoramica sulla relazione tra vita e morte come viene sviluppata presso le varie confessioni di fede, dal cristianesimo all’Islam, dal buddhismo ai Sufi. Con varie digressioni sui martiri musulmani, sui monaci guerrieri, sui kamikaze giapponesi di guerra, sulle sette fondamentaliste – come la nipponica Aum Shinrikyo (Suprema Verità) – pronte a darsi al terrorismo col gas nervino, pur di affermare un millenarismo malinteso e assassino.
      



      

di Enrico Pietrangeli

 

 

Prendo spunto da diversi articoli correlati alla tematica preposta e più o meno coincidenti con l’inizio del nuovo anno per aprire un discorso di approfondimento e comparazione che include argomenti variegati ma altresì affini. Si tratta di collegamenti che includono e mai omettono, come da mio stile, avvenimenti che si corrispondono tra pubblico e privato. Un’osmosi che, a mio parere, non può venir meno a partire dalla storia che, dai grandi fatti, si cementa anche in aneddoti e andrebbe resa pertanto dialogante con tutte le riflessioni attinenti la cronaca attuale. Inizio, anzitutto, citando un interessante e ben ponderato articolo di Domenico Donatone uscito sul numero di gennaio 2012 di Le Reti di Dedalus. L’articolo assume come riferimento il recente caso del suicidio assistito di Lucio Magri in Svizzera, riprendendo un ormai protratto confronto tra mondo laico e cattolico nel nostro paese. Un confronto che, tanto dagli uni quanto dagli altri, lascia sempre una sottesa sensazione che, a far notizia, spesso siano questioni d’ordine politico piuttosto che pure e sacrosante ragioni d’ordine etico. Quello che Donatone, a mio parere, riesce viceversa a far emergere è un opportuno pluralismo etico, condivisibile e possibile nel reciproco rispetto tanto del credente quanto del non credente. Operazione all’apparenza ovvia, ma tutt’altro che facile da saper porre nei giusti termini. Ed ecco che il problema dell’eutanasia “diventa squallidamente politico” così come precisa l’autore stesso, “mentre ad accedere con subdolo privilegio finanche alla morte sono i ricchi, i benestanti, la borghesia più potente” come sempre, così come accadeva prima di avere una legislazione sull’aborto nel nostro paese. Dal momento che poi subentra uno dei fondatori de Il Manifesto in questo caso, viene ancora da pensare a quel protratto dubbio già espresso in più lontani tempi e di gaberiana memoria sul “cos’è la destra e cos’è la sinistra”.

Mentre è del 9 gennaio 2012 da parte dell’ANSA la notizia del “15esimo monaco che si immola dal marzo scorso”. Sempre di suicidio si tratta, forse meno assistito, ma certamente più efferato visto che “si dà fuoco e muore”. “È salito su una collina, ha bruciato incenso, ha pregato e ha distribuito molti volantini nei quali annunciava che stava facendo l’estremo atto”. E per cosa? “Per la felicità dei tibetani”. Spesso tanto si scaglia la nostra chiesa contro laici non credenti che scelgono l’eutanasia, mentre in questi casi, da quanto mi è dato percepire, c’è  un minore risalto ed evidenza d’azione. Forse, come cristiani, dovremmo avere più rispetto per le scelte dei non credenti e un più incisivo biasimo verso certi gesti che poco hanno di umano da parte di uomini che, oltretutto, agiscono con intenti di spiritualità. Che senso ha, rispetto al dono della vita, fare tutto questo? Quale insegnamento di spiritualità possiamo apprendere da un islamico dimentico di tutto questo e che si fa esplodere in nome di dio, o da un kamikaze giapponese che lo faceva in nome di un imperatore che rinuncia alla sua deificazione solo dopo due atomiche, ma anche di fronte a monaci suicidi... L’incoerente problema, a mio parere, resta lo stesso. La vita è un dono di Dio da non profanare e questo lo asserisco come credente, ma altrettanto ponendomi sullo stesso piano penso che la cosa più grave sia quando a dissacrarla sono persone che agiscono con intenti di spiritualità e non dei laici atei che ricorrono all’eutanasia per mancanza di strumenti di fede. Cristo ha sacrificato la sua vita per amore di tutti noi, non per la felicità del suo popolo. Lo ha fatto perché il Padre, con immensa misericordia e amore, concesse libero arbitrio all’umanità. Furono quindi uomini malvagi quelli che infierirono contro di Lui uccidendolo, ma mai si sarebbe tolto la vita per sua scelta o iniziativa.

Tuttavia c’è da dire che, nel mondo islamico, una opzione del genere si configura in un’interpretazione cosiddetta “letteralista” da parte di alcuni estremisti sulla guerra santa contro gli infedeli e non, quindi, come un vero e proprio gesto rivolto a vanificare la propria esistenza per protesta. In questo caso, allora, si tratta di un atto di guerra suicida, barbarico, intollerabile e terrorista, ma non di un suicidio fine a se stesso. Andrebbe ricordato inoltre che, all’interno dello stesso mondo islamico, si sviluppò anche il sufismo che perseguì fini di corrispondenza tra Amore e Dio. E a proposito di sufismo, amore e martirio, non si può fare a meno di ricordare la grande figura di Al-Hallaj, un altro martire dell’amore, e non un suicida, sulla scia del Cristo. Tutto questo avveniva oltre mille anni fa in una consolidata tradizione sufi che, come in questo caso, spesso si opponeva all’interpretazione “letteralista”. Al-Hallaj fu quindi un musulmano portato al supplizio dai suoi stessi fratelli che vollero considerarlo eretico, così come accadde al Gesù ebreo e rivoluzionario malvisto dai rabbinati egemonici di allora e presumibilmente vicini alla politica di Roma. Quella dei giapponesi durante il corso della seconda guerra mondiale è invece, a mio parere, qualcosa che si espleta più sull’esasperazione di una cultura di rigidità e rinuncia, nel caso dei kamikaze votata alla conseguenza estrema della morte. Una cultura che, attraverso la democrazia e con toni più attenuati, anche nel dopoguerra ha fatto riemergere la produzione nazionale in modo pressoché stupefacente ovunque, dall’industria all’arte, e senza altri eguali.





Giotto, Polittico: Cristo benedicente tra San Giovanni Evangelista, la Vergine, San Giovanni Battista e san Francesco d'Assisi (1310-1315) - Tempera e foglia d'oro su tavola, cm 105,7x250,2 (particolare)


Nondimeno viene da chiedersi come mai per piegare criminali nazisti non sia servita alcuna atomica mentre, con un Giappone rimasto solo a combattere contro tutti, forse si sarebbe arrivati allo sterminio di gran parte della popolazione in nome di un vanificante senso dell’onore oltre all’inevitabile sacrificio umano di molte truppe statunitensi. Di questo, con ogni debito orrore per l’uso dello strumento atomico, si dovrebbe pur sempre tener conto. Per quanto la storia, come si suol dire, la scrivano sempre i vincitori, i pregressi sulle isole del Pacifico riconquistate dagli americani, mentre i giapponesi si immolavano fino all’ultimo uomo, restano comunque un oggettivo riscontro testimoniato da copioso materiale documentaristico. Uno sguardo orientato alla tradizione fra nazionalismo e militarismo giapponese, viene articolato e documentato in un articolo del nipponista Cristiano Martorella datato 29 settembre 2008 e reperito sul sito di Ricerche e studi sul paese del Sol Levante - Cultura giapponese. Si riporta a seguire l’indirizzo nel testo poiché si ritiene che, al di là di ogni inevitabile personale lettura dei fatti, si tratti di un’analisi di uno studioso dove, anche se per la sola modalità con cui è strutturata, i contenuti ben meritano d’esser letti per intero:

http://culturagiapponese.myblog.it/archive/2008/09/29/nichiren-e-il-militarismo.html.

Qui si arriva a una sintesi approfondita di studio correlato tra religiosità e taluni sviluppi ideologici della storiografia nipponica. Ne emerge un personaggio intransigente da dove prese spunto anche una politica imperialista: “secondo Nichiren, il Giappone era divenuto l’unico paese dove si praticava ancora l’autentico buddhismo, essendo ormai stato cacciato dall’India ed essendo anche in declino nella Cina. Quindi il governo giapponese aveva la responsabilità di preservarlo intatto perché soltanto il paese del Sol Levante aveva quel dono degli dei, anzi doveva davvero impegnarsi per diffonderlo nel mondo. Per compiere questa missione, il governo giapponese avrebbe dovuto proibire tutte le altre religioni, arrestando e giustiziando i sacerdoti dei culti rivali, e radendo al suolo tutti i loro templi. Nichiren non si riferiva solo alle religioni straniere, ma anche alle altre scuole buddhiste avversarie che considerava responsabili di trasmettere un falso buddhismo. Quest’ultimo insegnamento è presente anche oggi in tutte le sette che si ispirano a Nichiren. Infatti esse dichiarano apertamente che soltanto il buddhismo di Nichiren è quello autentico, mentre ogni altra scuola buddhista è falsa” ci spiega tra diversi e dettagliati riferimenti il Martorella completando il suo scritto con un’esaustiva bibliografia di studi esposta in fondo all’articolo concludendo che “nella società contemporanea ci sono molte sette religiose e organizzazioni di laici che si ispirano a Nichiren. Quasi sempre sono in conflitto fra loro, come il caso eclatante della Nichiren Shoshu che nel 1991 ha scomunicato i membri della Soka Gakkai. Le lotte e i conflitti fra le diverse scuole che si ispirano a Nichiren dimostrano la difficoltà a interpretare correttamente i suoi insegnamenti. Nichiren predicava l’unità dei fedeli della sua religione, nel rispetto del principio di itaidoshin. Però le varietà di interpretazioni che sono state fornite indicano anche la necessità di una maggiore conoscenza storica delle vicende. Un approfondito studio che distingua una conoscenza approssimativa, o peggio, una completa ignoranza dei fatti, dalla consapevolezza della pratica buddhista. Infatti, il Buddha storico, Shakyamuni, insegnava che l’ignoranza è l’origine di tutti i mali”.

L’accuratezza e la competenza di Martorella è, a mio parere, ravvisabile in più scritti e argomentazioni trattate a cui ho avuto modo di accedere, soprattutto come storico e studioso del Giappone di cui viene segnalato un altro pertinente articolo di approfondimento in appendice sul suo Blog dal titolo: Il militarismo giapponese. Dovendo in questa sede restare allineato agli argomenti trattati, reputo altresì attinente e utile riproporre alcuni stralci di una sua breve ma consistente lettera su “Il buddismo e le guerre” pubblicata lo scorso 11 gennaio 2012 su L’Espresso: “La parola giapponese sohei è composta da due ideogrammi che significano monaco buddista (so) e soldato (hei). I sohei erano monaci guerrieri armati che combattevano per gli interessi del proprio monastero o setta religiosa. Al contrario di quanto si possa pensare, i sohei non avevano soltanto funzione difensiva, ma partecipavano attivamente alle guerre”. “Queste vicende dimostrano come anche religioni apparentemente pacifiche come il buddismo siano state sfruttate dalle forze politiche per scopi bellici violenti”. A proposito di pace, si resta un po’ perplessi, sia pure volendo escludere taluni commenti faziosi sovrapposti, visionando l’intervista al Dalai Lama, Premio Nobel per la pace nel 1989, che risale al 17 settembre 2003 ed è stata sottotitolata in italiano su Youtube all’indirizzo riportato di seguito: www.youtube.com/watch?v=VgHf5_JEbBQ. Gandhi, pur essendo stato nominato più volte, non ha mai ricevuto il Premio Nobel per la pace. Risulta alquanto retorico il fatto che, sempre in occasione del Premio nel 1989, il presidente del comitato disse che era "in parte un tributo alla memoria del Mahatma Gandhi", così come riportato da Wikipedia. Il Gandhi che la stessa fonte ricorda essere conosciuto come “Mahatma”, ovvero una grande anima e non come un’assenza di anima. il Gandhi assassinato e non suicida, della non violenza praticata, del concreto amore per il prossimo nel coraggio di attuarlo. Il Gandhi del “per me Dio è Verità e Amore”.





Giovanissimi futuri monaci tibetani (ph. Steve McCurry)


In ogni caso è anche opportuno riflettere che, più che nei riguardi del Dalai Lama, forse è verso quanti troppo ostentano la pace e poco agiscono così come ha fatto il Mahatma, indistintamente nell’interesse di tutti, con volontariato non solo di facciata e concrete opere sociali, che ci si dovrebbe sempre chiedere: “bufala o realtà?”, così come presenta un’altra notizia il 6 gennaio 2012 Reset-Italia.net su “La Chiesa ortodossa greca (che) dona il patrimonio immobiliare alla nazione in difficoltà”. Ma tornando al recente caso del monaco tibetano, credo sia ravvisabile l’ostentazione di un gesto nichilista senza volersi addentrare troppo in ipotesi e dettagli. Ostentato perché pubblico e vòlto a richiamare l’attenzione mediatica, nichilista perché vanificante il valore della vita equiparandola, su un piano spirituale, al nulla. Premesso che, senza tradizione (dal latino traditiònem/tràdere, consegnare/ trasmettere) non c’è conoscenza, quella tibetana, ad onor del vero, è un’antichissima tradizione e quindi anche tra le poche più attendibili e degne di ogni considerazione nella vasta galassia buddista dove, oltre a sincretismi, non mancano controverse e ambivalenti sette sulla scia esotico-orientalista degli anni Settanta con maquillage “peace and love” dei Sessanta che, saggiamente, il Dalai Lama disconosce. Alla tradizione tibetana e alla sua teocrazia, di fatto, fu interessata la Germania nazista con la famosa spedizione del 1938-39. Una missione resa più attuale attraverso il film con Brad Pitt Seven years in Tibet di Jean-Jacques Annaud del 1997. Un’attenzione che, ai giorni nostri, giunge da “un Occidente orfano di miti” come chiarisce una semplice ma ponderata riflessione su “Il successo del buddismo nell’Occidente post-religioso” trovata su un articolo de L’Occidentale a firma Mario Rimini del 17 marzo del 2008 dove si motiva che, tale successo, “sta tutto in questa apparente mancanza di coercizione, di dogmi, di quella pesantezza ontologica che le religioni del Libro faticano a scrollarsi di dosso”.

Però non mancano anche casi di “confessioni di una buddhista pentita”, titolo di un articolo apparso su Il Riformista del 24 febbraio 2010 a firma di Anna Mazzone del quale mi limito a  riportare il collegamento nel testo: www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/181176. L’intervista al filosofo orientalista Guy Bugault del 13 ottobre del 1990 reperibile su Rai EducationalEnciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche ci riporta, in una sua sezione, a quella che era invece la visione del buddismo tra l’intellighentia dell’Ottocento, epoca in cui s’incominciò a trattare l’argomento in un Occidente laicizzato, anticlericale e che vuole porre la realtà fisica come fondamento del pensiero: “Quinet intende il Buddha nel libro Le génie des religions del 1842, come il grande Cristo del vuoto. Renan nel 1851 parla del Buddha come del fondatore della Chiesa del nihilismo. E perfino un grande come Hegel, a partire da una documentazione, evidentemente embrionale, nelle Lezioni sulla filosofia della storia parla dell'elevazione negativa propria del Buddhismo, per il quale, secondo lui, il nulla è il principio di ogni cosa, da cui tutto proviene e in cui tutto ritorna”. Nietzsche e Schopenhauer sono senz’altro tra quanti ne trassero gli spunti più costruttivi, «il Buddhismo è cento volte più realista del Cristianesimo» dichiara il primo su L’anticristo, mentre il secondo “non pensa che il Buddhismo sia un nihilismo, ma piuttosto che sia una dottrina fondamentalmente pessimistica”. Tra la vita e la morte intercorre un filo sottile, quello del sonno, rappresentativo di un'altra dimensione nel sogno nonché, a tutti gli effetti, un abbassamento metabolico che è alla base di ogni dinamica oggettiva dello stesso vivere. Il rintocco di una mezzanotte o un mezzogiorno dell’animo non è soltanto un banale orologio che ne scandisce i tempi, di quelli che abbiamo visto scorrere in tanti giorni uguali e diversi nell’alternarsi della notte al giorno e del sonno al risveglio e le conseguenti attività.

Tra un giorno e una notte capita anche di perdersi in un “credo nel nulla”, come ben sintetizzato in una poesia scritta anni addietro, che mi vedeva ancora ancorato tra sincretismi, agnosticismi e talune visioni oriental-impersonaliste. Sta di fatto che mi sono ritrovato nel buio pesto di una mezzanotte, uguale a tante altre, ma anche nuova, fino a non riuscire più né a dormire né a mangiare. Non un suicidio assistito, neppure violento in questo caso, ma qualcosa che, lentamente, distrugge dentro e conduce il fisico allo stremo delle forze. Un male oscuro, che mai avrei pensato di poter conoscere visto che, chi mi frequenta, sa bene in quale modo affronti l’esistenza. Ma un mezzogiorno dell’animo giunse infine, sia pure a notte fonda, portandomi fede e salvandomi. Giunse accompagnandomi in emblematici versi che riporto per intero: “Fammi sentire, o Signore, / non importa che sia dolore. / Temprami e dammi coraggio / che son pronto e lieto / per essere sacrificato, / ma non lasciarmi solo, / non abbandonarmi mai / tra l’inedia di un nulla / dove sprofonda l’animo. / Dammi un Tuo paterno castigo, / fammi piangere di commozione, / appendimi sulla Tua croce! / Ma non separarmi dal cuore, / donami speranza nel tormento / e troverò coraggio di resurrezione”. Giunse in punta di piedi, con ininterrotte preghiere fatte di lacrimanti singhiozzi e tremori per un’anima messa finalmente a nudo. Preghiere che, per quanto mi riguarda, finalmente sono tutte sussurrate nella mia lingua madre. Ma non è stata soltanto una profonda delusione o la mia precaria condizione di salute di allora a mettermi nella tomba, quella dell’anima prima ancora che quella del sepolcro. Si è trattato piuttosto di un balzo ulteriore della mia intimità verso il baratro, quello di un dolore accettato ma scandagliato, che, dopotutto, ha motivato un novello risveglio dell’anima.

Porto il mio esempio personale perché oggi credo che rispettare il proprio corpo, in ogni forma, significa rispettare un dono di Dio. Rispettare il tempio dell’anima che ci ha concesso su questa terra, è quindi divenuto per me un principio etico di riferimento, fin tanto da lasciar perdere anche ogni possibile vizio stratificato nel tempo. Ora, finalmente, ho un cuore predisposto all’amore, sento gioia e dolore, vivo e ne sono partecipe con Dio in un “amore che non ha misura”. Qualcosa che si comunica al nostro prossimo, perlomeno a quello che vuole intenderlo e che sento di aver in qualche modo consolidato con l’inizio del nuovo anno. E col nuovo anno giungerà anche rinnovato oppure nuovo l’amore. L’uno o l’altro. Il giorno o la notte, perché nella vita si deve scegliere da che parte stare, a un certo punto è d'obbligo: bisogna voltare le spalle per sempre alla mezzanotte oppure al mezzogiorno dell’animo. E, sempre a proposito di Amore e Dio, anche nell’indusimo vaisnava si colgono inequivocabili aspetti di coesione concettuale. Da Wikipedia viene riportato un breve approfondimento tratto dal libro di Edouard Schuré I grandi Iniziati (Bari, 1941): “la volontà dei Deva fu compiuta; tu concepisti nella purezza del cuore e dell’amore divino. Vergine e madre, salve! Nascerà da te un figlio e sarà il Salvatore del mondo”. La figura di Krishna, a cui si riferisce questo passo, ci riporta a Bhaktivedanta Swami Prabhupada e, anche in questo caso, ci troviamo di fronte a una tradizione antichissima, avvalorata da una catena di maestri spirituali che riporta a Caitanya Mahaprabhu e a un imprescindibile testo come la Bhagavad gītā. Interessanti alcune attinenze con la danza mistica dei Sufi, una pratica che, in entrambi i casi, porta all’estasi d’amore verso il divino, come pure talune comuni radici sulla scia della tradizione neoplatonica. Il Bhakti yoga è la pratica in questo caso seguita dove “Yoga” sta per unione, comunione con Dio e Bhakti per amore, devozione verso Dio.





Testa di Buddha (ph. Steve McCurry)


Altra notizia che arriva con lo stesso inizio dell’anno è l’arresto del membro della setta fondamentalista nipponica Aum Shinrikyo, come riportato da più fonti a partire dall’ANSA. Ma qualche dettaglio in più, su quello che è stato un indelebile gesto di terrorismo al gas nervino capace di mettere a repentaglio la vita degli stessi attentatori, appare su un articolo del 2 gennaio di Fattodidiritto.it a firma dell’avvocato Valentina Capparoni: “la setta Aum Shinrikyo, tradotto ‘Suprema Verità’, è un movimento religioso giapponese che fonde credenze buddhiste e induiste. È stato fondato nel 1987 da Shoko Asahara e si stima che nel 1995, al tempo dell’attentato, il gruppo contasse circa 9.000 membri in Giappone e 40.000 in tutto il mondo. Dal 2004 il gruppo ha cambiato nome in Aleph (la prima lettera dell’alfabeto ebraico) e conta circa 1.500 membri. Negli ultimi anni inoltre sono stati rimossi i testi religiosi collegati alla controversa dottrina Buddista Vajrayana in cui, secondo le autorità, si ‘giustificava l’omicidio’. La setta è diffusa anche in altri Paesi: piccoli rami compaiono infatti in Sri Lanka, a New York e a Bonn, in Germania. A Mosca, invece, fino al 1995 il gruppo contava ben circa 30.000 membri”. Un gruppo dunque, perlomeno ai tempi, ben dotato di un ramificato apparato di proselitismo, che dovrebbe sempre suonare come campanello d’allarme in ogni civile democrazia, e interessato a “mantenere la pace” da “vero ninja”, come riportato su Wikipedia. Sullo scenario di un millenarismo capace di gesti apocalittici si pronuncia anche Alfredo Lissoni. Uno scenario che riporta l’attenzione, tra le altre cose, anche sull’attentato di Tokyo. Qualcosa da consultare, naturalmente, con le dovute cautele e riserve ma comunque degno di una certa soglia di attenzione. Mi limito a segnalarne il link reperito in rete, ovvero www.alfredolissoni.net/nwoj.htm, lasciando a ognuno meglio interpretare e filtrare quanto di più o meno attendibile ci sia. Personalmente mi ha colpito una corrispondenza di memoria guenoniana sul “Re del Mondo” riguardo l’aspetto esoterico, quello di una finanza globale al collasso per quanto concerne un aspetto strettamente più attuale e pragmatico e, oltretutto, un significativo dato statistico: “secondo una ricerca del novembre 1994, gli adepti delle sette nel ’bel paese’ erano più di 600.000, cui andavano aggiunti altri 400.000 simpatizzanti”. Per concludere e ritornare a quanto di più tangibile bisognerebbe riflettere e aprire un capitolo a parte sulla pena di morte e quei paesi dove ancora è praticata, ma anche su un nuovo assetto economico possibile per tutti, un mondo davvero più vivibile e non sempre più conteso da gruppi di potere che a vario titolo, buoni o cattivi che siano, di fatto avanzano cancellando diversità e tradizioni nella globalizzazione non solo economica, ma anche culturale e spirituale. Un mondo dove porre regole e freni per un sempre più effettivo pluralismo garante di civiltà ed esente da ogni pericolo di dittature.

 

 

 

Fonti di riferimento e di approfondimento:

Reti di Dedalus : Il ‘caso Lucio Magri’ e l’interrogazione etica e giuridica sulla libertà di morire

http://www.retididedalus.it/Archivi/2012/gennaio/

ANSA : Tibet: monaco molto venerato si dà fuoco e muore

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/01/09/visualizza_new.html_41554133.html

Wikipedia : Voce Al-Hallaj

http://it.wikipedia.org/wiki/Al-Hallaj

Cultura giapponese : Nichiren fra nazionalismo e militarismo

http://culturagiapponese.myblog.it/archive/2008/09/29/nichiren-e-il-militarismo.html

Wikipedia : Voce Nichiren Shōshū

http://it.wikipedia.org/wiki/Nichiren_Sh%C5%8Dsh%C5%AB

Wikipedia : Voce Soka Gakkai

http://it.wikipedia.org/wiki/Soka_Gakkai

Cristiano Martorella blog : Il militarismo giapponese

http://cristiano-martorella.blogspot.com/2009/11/il-militarismo-giapponese.html

L’Espresso : Il buddismo e le guerre

http://altre-lettere.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/01/11/il-buddismo-e-le-guerre/

Youtube : Video intervista Dalai Lama

http://www.youtube.com/watch?v=VgHf5_JEbBQ

Wikipedia : Voce Mahatma Gandhi

http://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi

Reset-Italia.net : Bufala o realtà? La Chiesa ortodossa greca dona il patrimonio immobiliare alla nazione in difficoltà

http://www.reset-italia.net/2012/01/06/bufala-o-realta-la-chiesa-ortodossa-greca-dona-il-patrimonio-immobiliare-alla-nazione-in-difficolta/

Wikipedia : Voce Buddhismo

http://it.wikipedia.org/wiki/Buddhismo

L’Occidentale : Il vero Tibet non è quello che immagina l’Occidente

http://www.loccidentale.it/articolo/il+vero+tibet+non+%C3%A8+quello+che+immagina+l%E2%80%99occidente

Il Riformista : Confessioni di una buddhista pentita

http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/181176

RAI Educational E.M.delle S.F. : Intervista a Guy Bugault sul Buddismo

http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=104

Mezzogiorno dell’animo : CLEUP – 2011

http://www.literary.it/materiale.asp?id_materiale=7814

Wikipedia : Voce Krishna

http://it.wikipedia.org/wiki/Krishna

Wikipedia : Voce Bhaktivedanta Swami Prabhupada

http://it.wikipedia.org/wiki/Prabhupada

Wikipedia : Voce Caitanya Mahaprabhu

http://it.wikipedia.org/wiki/Caitanya_Mahaprabhu

Wikipedia : Voce Bhagavad gītā

http://it.wikipedia.org/wiki/Bhagavadg%C4%ABt%C4%81

Wikipedia : Voce Sufismo

http://it.wikipedia.org/wiki/Sufismo

ANSA : Giappone, si consegna membro setta gas nervino

www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/01/01/visualizza_new.html_20132537.html

Fattodiiritto.it : Giappone: membro della setta del gas nervino si consegna nella notte di capodanno

http://www.fattodiritto.it/giappone-membro-della-setta-del-gas-nervino-si-consegna-nella-notte-di-capodanno/

Wikipedia : Voce Aum Shinrikyo

http://it.wikipedia.org/wiki/Aum_Shinrikyo

Alfredolissoni.net : La setta dell’apocalisse

http://www.alfredolissoni.net/nwoj.htm

Wikipedia: Voce Pena di morte

http://it.wikipedia.org/wiki/Pena_di_morte




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