LUOGO COMUNE
MANIFESTAZIONI
Versi che accendono le “Luci del contemporaneo”


      
Si è svolta lo scorso marzo la terza edizione della rassegna “La poesia è di casa”, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma. Quasi un piccolo festival articolato in quattro itinerari poetici legati alle specifiche vocazioni culturali di ciascun luogo: ‘Declinare l’Italia’ per la Casa della Memoria e della Storia, ‘L’immagine alla parola’ per lo spazio espositivo della Sala Santa Rita, ‘A piena voce’ per la Casa dei Teatri con un omaggio a Carmelo Bene a dieci anni dalla scomparsa, e ‘Generazione XXI secolo’ per il Teatro India, dove si è svolto l’happening finale con una tavola rotonda sulla poesia attuale.
      



      

di Francesca Fiorletta

 

 

Dal 16 al 19 marzo scorsi, si è svolta, a Roma, la terza edizione della manifestazione poetica “Luci del contemporaneo. La poesia è di casa”, iniziativa curata da Marco Palladini e Davide Nota, e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Dipartimento Cultura – U.O. Strutture Culturali - Servizio Programmazione e Gestione Spazi Culturali, in collaborazione con il Teatro di Roma e Zètema Progetto Cultura.

Al progetto è stato dato un taglio innovativo e particolarmente apprezzabile, scegliendo di puntare l’attenzione sull’attuale panorama artistico e culturale, in senso molto ampio e in nessun caso prescrittivo. In tal modo, nelle diverse cornici dei vari appuntamenti, è stato possibile amalgamare tra loro graditi omaggi a poeti scomparsi, più o meno recentemente, e dibattiti fra giovanissimi esordienti, che hanno dato (bella) prova di sé, nelle più diverse discipline artistiche: si è spaziato, infatti, dalla musica alla critica letteraria, passando attraverso l’ambito più strettamente performativo.

Il tutto, sempre piacevolmente sostenuto da un’ottima affluenza di pubblico, che ha saputo seguire attentamente e con viva partecipazione l’intero svolgimento dell’interessante rassegna romana.

 

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A inaugurare il festival, dunque, venerdì 16 marzo, presso la Casa della Memoria e della Storia, a Trastevere, un coinvolgente dibattito dal carattere storico e nazionale, che ha presto assunto, però, un respiro decisamente più diacronico e internazionale.

Furio Colombo e Mario Perniola, infatti, hanno problematizzato e quindi garbatamente polemizzato, insieme agli astanti, circa la spinosa questione del cambiamento politico, economico e sociale che ha attraversato la nostra penisola negli ultimi due secoli.

Il focus dell’incontro è stata la ricostruzione di un’onesta e culturalmente sostenuta capacità di comunicazione, sia linguistica che intermediale, attraverso la quale, a partire dagli stessi attori della scena intellettuale, riuscire ad approcciarsi ad una più concreta e realistica possibilità di “Declinare l’Italia”.

A seguire, molti poeti, tra i quali Mario Lunetta, Tommaso Ottonieri,  Mario Quattrucci e Isabella Tomassi, hanno dato lettura dei loro versi, tutti a tema più o meno italico e/o italiota.

 

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Gianni Toti, Per una videopoesia, 1980


Per riprendere la discussione sul tema intermediale, sviscerando i vari aspetti della contaminazione dei generi espressivi e, soprattutto, approfondendo l’indagine metodologica circa le potenzialità più performative della dimensione artistica stessa, intesa nella sua interezza, sabato 17 marzo, presso la suggestiva Sala Santa Rita, a due passi dal Teatro Marcello, si è data, giocosamente, “L’immagine alla parola”.

Padrone di casa, perciò, se così possiamo dire, sono state proprio la videopoesia contemporanea e  l’arte elettronica tardomoderna, attraverso le quali si è riproposto al pubblico  il lavoro di un intero secolo di ricerche sulle più acute tecniche di sperimentazione audiovisiva.

Attraverso l’interazione, sempre spettacolare, fra la voce e il suono sintetizzati, abbiamo potuto ascoltare un flusso dialogico di comunicazione intersemiotica, all’interno del quale la lingua ha trovato degna e brillante espressione, fin nella sua doppia accezione semantica: lingua, dunque, intesa sia come linguaggio che come materia corporea, tout court.

Marco Maria Gazzano ha introdotto, dunque, la proiezione delle splendide opere video-poetroniche di Gianni Toti, alcune reperite dagli archivi storici della Rai, altre tratte dal festival Doctor Clip.

A seguire, Marco Palladini ha eseguito degli intensi brani, sempre di Gianni Toti, tratti dalla Ballata del Futuremoto.

Numerosi, anche in questo appuntamento, gli interventi dei poeti, i quali, ciascuno secondo le proprie peculiarità espressive, si sono esibiti nella sapiente riproposizione performativa di tutte le variabili linguistiche e semantiche sopraelencate.

Per citarne solo alcuni: Tomaso Binga e Sara Davidovics si sono prodigate in un duetto trans-generazionale, Michele Fianco ha mescolato alcuni brani tratti da sue opere edite e inedite, Gianni Fontana, Lamberto Pignotti e Franca Rovigatti hanno proiettato alcune loro opere visuali.

Esposte sempre, ai lati della Sala, e opere degli artisti: Nicola Alessandrini, Guido Ballatori, Valentina Carta, Flaminia Cavagnaro, Hernàn Chavar, Ettore Frani, Silvia Luciani.

 

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Una domenica “A piena voce”, poi, è stata quella del 18 marzo presso la Casa dei Teatri, nella verde cornice di Villa Pamphili.

Ha avuto inizio molto presto, con la presentazione del libro di Lorena Liberatore Il Salento metafisico di Carmelo Bene, edito da Luciano Pegorari sotto la curatela di Carlo Coppola, l’omaggio commosso a una delle voci più significative della nostra letteratura novecentesca.

Dopo dieci anni dalla scomparsa di Carmelo Bene, infatti, moltissimi sono stati gli artisti, gli studiosi e specialmente gli amici che hanno voluto partecipare a questo delicato tributo.

Così, si è allestita una prima kermesse di letture, alle quali hanno preso parte poeti fra loro anche di diversissima estrazione, da Franco Buffoni a Maria Grazia Calandrone, da Francesco Muzzioli a Chiara Daino, passando attraverso il  frizzante duo di Loris Ferri e Stefano Sanchini.

Successivamente, il pubblico numeroso ha potuto ascoltare una sezione tratta da “’l mal de’ fioribeniano, interpretata magistralmente da Cosimo Cinieri. 

In conclusione, una celebre proiezione dei “Canti” di Giacomo Leopardi, letti appunto dallo stesso Carmelo Bene, col pathos straniante che da sempre ha contraddistinto la sua carriera.





Un murales in omaggio a Carmelo Bene, a Lecce, nel quartiere Santa Rosa


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L’ultimo appuntamento, quello cioè di lunedì 19 marzo, immerso nell’architettura industriale del Teatro India, è stato completamente dedicato alla cosiddetta “Generazione XXI secolo”.

Un’intera giornata di discussione e dibattito critico, circa lo stato reale in cui versa la giovane poesia italiana contemporanea, per alcuni versi direi quasi vituperata, per altri, au contraire, insolitamente osannata.

Numerose e decisamente composite, infatti, sono le antologie di linea o di mappatura critica di recente pubblicazione, come Poeti degli Anni Zero (L’illuminista) o La generazione entrante (Ladolfi), edite entrambe nel 2011; altre ancora , come quella dialettale, L’Italia a pezzi (Cattedrale/Argo) verranno pubblicate proprio in questi giorni.

Eppure, da qualunque pulpito si voglia sorbire l’omelia metricologica, c’è sempre molto animo nel dire che la poesia, già da tempo, non (si) vende più, che ci troviamo ormai ad assistere, pressoché inermi, alla più nera crisi del mercato editoriale, e – non da ultimo – che, specialmente dopo l’avvento di internet e dei nuovi media, le persone non hanno più né tempo e né voglia di  leggere in prosa, figuriamoci in versi!

Una vivace tavola rotonda fra Carlo Carabba, Manuel Cohen, Valerio Cuccaroni e la sottoscritta, sembra aver smentito, quantomeno nelle intenzioni, questa congerie caotica di luoghi comuni e prese di posizione partitiche, che sembrano troppo spesso autoalimentarsi, ahinoi, attorno al germe poetico tutto squisitamente contemporaneo.

Moderatori, gli stessi curatori dell’intera rassegna, Davide Nota e Marco Palladini, insieme a Paolo Ruffini, critico e studioso di teatro, nonché poeta, che ha introdotto la discussione con rimarchevoli spunti teorici.

A seguire, la parola è tornata agli stessi protagonisti che erano stati soggetto-oggetto, sebbene alcuni solamente in senso lato, del dibattito in questione: ad avvicendarsi nelle letture, dunque, abbiamo visto proprio i poeti “di ultima generazione”, da Davide Dalmiglio a Valentina Inserra, da Anna Laura Longo a Lidia Riviello, fino a Fabio Teti.

Spettacolo conclusivo di questa già densa manifestazione, il concerto del gruppo Pane, composto da Maurizio Polsinelli, Vito Andrea Arcomano, Claudio Madaulo, Ivan Macera e Claudio Orlandi, che ha interpretato, tra l’altro, il pregnante testo del poeta Fabio Orecchini Dismissione, sul tema dell’amianto.

 

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Commenti favorevoli, in conclusione, sono giunti dagli stessi organizzatori e curatori de La Poesia è di Casa.

 

Marco Palladini ha dichiarato: «La manifestazione è andata al di là delle mie più rosee aspettative, sia per qualità complessiva degli eventi proposti, sia per la nutrita partecipazione di pubblico. Sono, in particolare, lieto della giornata dedicata al videoteatro (molto apprezzata) e di quella dedicata al ricordo di Carmelo Bene. Ma interessante è stata anche la serata al Teatro India con una vetrina di oltre venti poeti under 40, che ha mostrato un livello medio dei nuovi autori piuttosto buono, e non dimentico l'apertura alla Casa della Memoria con il dibattito tra il filosofo Mario Perniola e uno scintillante Furio Colombo».

 

Con un attento sguardo al futuro, le parole di Paolo Ruffini: «Credo che questa edizione sia stata complessivamente un’ottima edizione per il pubblico, per il senso che ha avuto sulla città, per la fiducia reciproca fra operatori e poeti, e comunque affrontando il “contemporaneo” (termine quanto mai complesso e ambiguo), in un progetto che aveva avuto inizialmente e nelle edizioni precedenti un’altra impostazione, benché meritoria ma forse più didattica e divulgativa, mentre invece ho creduto fosse necessario entrare direttamente “a gamba tesa” nelle forme e nelle “lingue” della poesia contemporanea per cominciare ad orientarsi tra quei fraseggi sincopati e quelle parole immote che acuiscono il mal-essere del nostro tempo (insomma, potesse essere un’occasione di disamina del presente attraverso la parola poetica), ebbene affrontando il contemporaneo, dicevo, come istituzione doveva essere chiaro che il nostro modus operandi fosse al servizio di un contest, e non prevaricarne la sua natura, e provare quindi ad accendere una “discussione” intorno ai temi che sono di questi anni, come nel teatro, nella danza, nelle arti visive, eccetera, ovvero la responsabilità dell’artista e il suo rapporto col mondo, a partire dalla realtà vera (al di là dello sperimentalismo linguistico). Credo, difatti, che molta poesia cosiddetta giovane stia dicendo molto di noi, di noi in questo momento storico, e lo fa con cinica risolutezza – e penso soprattutto all’ultimo giorno al Teatro India, ma anche ad alcuni episodi alle Scuderie di Casa dei Teatri: faccio due esempi, Lidia Riviello e Augusto Amabili. Poi ho avvertito una eguale esigenza fra i poeti, quella di potersi incontrare – almeno con quelli di una generazione vicina – con artisti di altre discipline (se ha ancora senso oggi parlare di altre discipline) e provare a costruire un vocabolario condiviso. Ecco, ripartirei da qui, dalla necessità di un vocabolario condiviso, se l’edizione prossima riusciremo a farla».

 

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Quattro giornate, dunque, intense e policentriche, quattro interessanti percorsi strutturali e intersemiotici, quattro plausibili modalità, artistiche e culturali, per continuare a tenere saldamente accese le già fervide Luci del contemporaneo.

 

 




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