LETTURE
FRANCESCO GIULIANI
      

Nel Nord della Puglia. Studi, documenti e impressioni di viaggio

 

Edizioni del Rosone, Foggia 2011, pp. 321,
€ 20,00

    

      


di Sergio D’Amaro

 

 

Dal Nord della Puglia scaffali pieni di libri

 

Gargano, garganici, scrittori del Tavoliere e della Capitanata di ieri e di oggi, venuti da lontano o andati via da queste contrade, affollano l’ultima avventurosa indagine letteraria di Francesco Giuliani, critico e saggista di San Severo. Anche questo suo Nel Nord della Puglia esce nella collana “Testimonianze” voluta da Benito Mundi, venuto da poco a mancare, presso l’editore Il Rosone di Foggia. È un libro denso e pieno di notizie, mirato soprattutto a far conoscere un angolo ancora appartato della regione e solo da qualche anno conquistato ad un più netto sviluppo, grazie al turismo estivo e religioso.

  

Giuliani è un cercatore di pepite e uno scopritore di antichi gioielli dimenticati. Scova autori praticamente sconosciuti, porta alla luce articoli e racconti riemersi dall’oblio e seppelliti in vecchie biblioteche. Stavolta, tra gli incontri più interessanti, c’è la conferenza, Lo Sperone d’Italia, del giornalista viestano, naturalizzato napoletano, Francesco Dell’Erba, conferenza che egli tenne al Circolo Pugliese di Napoli nel marzo 1906. Il piglio più veloce del giornalista si coniuga ad una svelta ma attenta analisi delle condizioni fisiche e sociali del Promontorio. In questo è aiutato dalle fonti storiche che utilizza, dalla Fisica Appula di Michelangelo Manicone alla Monografia generale del Promontorio Gargano di Giuseppe De Leonardis, alle Memorie storiche, politiche, ecclesiastiche della città di Vieste del suo compaesano settecentesco Vincenzo Giuliani. È un viaggio, quello compiuto da Dell’Erba, che apre proprio all’inizio del Novecento, una serie di racconti odeporici di firme più illustri: da Antonio Beltramelli ad Antonio Baldini, da Giulio Ferrari a Riccardo Bacchelli. A Roma operarono successivamente due illustri figli del Gargano, Michele Vocino di Peschici e Alfredo Petrucci di San Nicandro. Giuliani ne recupera sparsi cammei dedicati alla loro terra, mettendone in risalto il ricco sentimento di pietas e una fedele memoria.

  

La terza parte del libro investiga su tempi più recenti, senza dimenticare però di riservarci subito una sorpresa. Si tratta dell’opera di un prolifico poligrafo campano, Bonaventura Gargiulo, che, divenuto vescovo di San Severo agli inizi del ’900, ci consegna il resoconto di un suo viaggio Da Sansevero a Roma e viceversa, pubblicato a Napoli nel 1899 e offerto a puntate in anteprima su un giornale da lui diretto, “L’Ape Cattolica”. Il viaggio, compiuto due anni prima, fu occasionato da un invito fatto a Mons. Gargiulo dal papa Leone XIII per assistere alla canonizzazione dei santi Antonio Zaccaria, fondatore dei Barnabiti, e Pietro Fourier, fondatore degli Agostiniani del Salvatore. Il Nostro ha la penna facile e non sa nascondersi punte graffianti quando annota la condotta dei suoi compagni di treno. Su altri scaffali troviamo altre epoche: come quella di un Pasquale Soccio a contatto con i paesi del Subappennino, o come quella molto più vicina dei giovani Mariateresa Di Lascia ed Enrico Fraccacreta. Si tratta di una Capitanata molto cambiata, abituata ormai ad altre atmosfere e agli orizzonti di un’età più complessa.

 

 

 

 




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