LETTERATURE MONDO
JEAN WEBSTER
Tra “Papà Gambalunga”
e “Jane Eyre”

      
Cento anni fa veniva pubblicato “Daddy Long Legs”, il fortunato romanzo della scrittrice americana che ebbe pure nel 1955 una versione cinematografica, a cui partecipò Fred Astaire. A leggerlo in controluce il libro presenta numerosi parallelismi con “Jane Eyre”, il capolavoro di Charlotte Brontë, uscito nel 1847. Entrambe le opere narrano con toni chiaroscurali la vicenda di riscatto sociale di due eroine povere e orfane, grazie a dei provvidenziali benefattori. Se Jane però conserva fino alla fine un tratto di umiltà e di modestia, la novecentesca Jerusha-Judy cede invece alla vanità e al narcisismo.
      




   

di Lorenzo Spurio

 

 

Papà Gambalunga (Daddy Long Legs) è un romanzo della scrittrice americana Jean Webster pubblicato nel 1912 dal quale è stato tratto l’omonimo film nel 1955 con la straordinaria partecipazione di Fred Astaire.

Al compimento dei suoi diciassette anni Jerusha Abbott, orfana di entrambi i genitori e che ha vissuto sempre in un collegio, viene convocata a colloquio dall’austera Mrs. Lippett, la direttrice. Quest’ultima le comunica che un patrono molto facoltoso, il cui nome rimane misterioso, ha deciso di finanziare i suoi studi affinché lei diventi una scrittrice e che mensilmente le farà avere dei soldi per andare avanti. L’unica cosa che Jerusha dovrà fare è scrivere mensilmente una lettera al patrono in cui lo informa sui suoi studi e profitti. Tutto il romanzo è costituito così da una serie di lettere che Jerusha indirizza al suo patrono da lei ribattezzato scherzosamente Papà Gambalunga, senza che questo replichi mai alle sue missive.

 

Jerusha racconta la vita al collegio, le amicizie, gli sport e mentre le sue amiche, tra cui Sallie McBride soffrono di nostalgia di casa, lei si sente contenta e rinata ed osserva: «Non ho mai sentito nessuno che avesse nostalgia d’un orfanatrofio». Per comodità si soprannomina Judy e così prende a firmare le varie lettere dalle quali traspare da una parte un senso di alienazione e straniamento in quel collegio e l’incapacità di socializzare con le sue compagne e dall’altra la presa di coscienza delle cattive condizioni alle quali è stata sottoposta all’orfanatrofio John Grier.

Judy, che per tutti gli anni trascorsi all’orfanatrofio non ha letto né studiato granché, si riscopre poco istruita: non sa che Enrico VIII ha avuto più di una moglie, non conosce Sherlock Holmes né ha ancora letto favole come Mamma Oca, Cenerentola, Barbablù, non conosce Scott né Jane Eyre e così si tuffa nella lettura: La fiera delle vanità, Semplici cose di Kipling, Piccole donne di L.M. Alcott e le poesie di Matthew Arnold. E così dalle varie lettere fuoriescono i pensieri adolescenziale di Judy, entusiasta per la sua nuova vita al collegio che cerca di figurarsi com’è fisicamente il suo patrono, facendogli anche delle domande. Questi però non le risponde mai e lei, secondo il patto fatto a Mrs. Lippett, continua a scrivergli delle lettere.





Per conoscere Papà Gambalunga dovremmo arrivare alle ultimissime pagine del romanzo. Ci viene descritto velocemente quando è ormai malato e, sebbene la scoperta della sua identità generi un certo stupore in Judy, il lettore invece non rimane molto spiazzato. A mio modo di vedere nell’ultimissima lettera la Webster ha attuato un’accelerazione della storia che invece avrebbe potuto svilupparsi in maniere diverse magari anche evitando di sviscerare l’identità di Papà Gambalunga.

 

Sono molti i parallelismi che è possibile sottolineare tra Papà Gambalunga e Jane Eyre. Per prima cosa in Papà Gambalunga viene detto che Judy legge Jane Eyre e si paragona lei stessa all’eroina della Brontë proprio per aver sperimentato diciotto anni di vita sofferta in un orfanatrofio, similmente alla permanenza di Jane Eyre a Lowood. Entrambe sono povere ed orfane; entrambe ricevono un’educazione molto attenta e rigorosa; in entrambi i romanzi due figure maschili credono nell’eroina e la appoggiano moralmente ma soprattutto economicamente. Entrambi i romanzi sono avvolti da un certo mistero che in Jane Eyre carica il romanzo di una vera e propria ambientazione gotica. In Jane Eyre, infatti, per buona parte del romanzo sentiamo grida ed urla provenire dal terzo piano di Thornefield Hall e mai viene svelato di chi si tratta.

L’unico elemento di suspense che la Webster utilizza nel suo romanzo è legato all’occultamento dell’identità di Papà Gambalunga che si conserva fino alle ultime pagine del romanzo prima di essere svelato. Inoltre entrambe l’eroine sono esempi di come una donna povera, orfana, sola è in grado di farsi forza e di costruire da sola il suo futuro riuscendo alla fine ad ottenere anche una certa indipendenza economica: in Jane Eyre grazie all’eredità lasciatagli dallo zio e in Papà Gambalunga grazie ai proventi della pubblicazione del suo primo romanzo. Una grande differenza che distanzia i due personaggi femminili, oltre alle diverse ambientazioni geografiche e temporali, è l’animo umile, servizievole, semplice, dignitoso di Jane Eyre che si mantiene anche nel momento in cui è indipendente e “signora di se stessa” e di contro la vanità, il narcisismo, la sfrontatezza e l’irrequietezza che con il passare del tempo traspare sempre in maniera più evidente dalle lettere di Judy. Ma quelli che descrive la Webster sono altri tempi e certi atteggiamenti finiscono allora per risultare perfettamente comprensibili e al passo coi tempi.





La versione cinematografica del 2011, diretta da Cary Fukunaga





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