FILOSOFIE DEL PRESENTE
NOTE CRITICHE
Per una lettura appropriata
del Vangelo
di Tommaso


      
Soltanto nel 1945 in Egitto è stato rinvenuto questo testo di evidente impronta gnostica, redatto probabilmente verso la metà del II secolo. Una importante testimonianza del cristianesimo primitivo che tuttavia la Chiesa di Roma ha escluso dal suo canone per inserirla nel corpus dei Vangeli ‘apocrifi’. Questo scritto, in verità, si discosta dalla dottrina ufficiale di Gesù, per mostrare un Salvatore combattivo, duro, intransigente che esorta l’uomo a odiare tutto ciò che con la propria singolare esistenza è disgiunto dall’Unità, dalla Luce, da Dio.
      



      


di Sergio Toscano

 

 

Nel 1945, in Egitto, presso Khenoboskion, scavi archeologici hanno consentito di ritrovare una biblioteca gnostica contenente, pure, il Vangelo di Tommaso, comunemente inserito nel corpo dei Vangeli apocrifi, in altre parole “segreti”, “tenuti nascosti”, che la Chiesa ha escluso dal suo canone.

 

È opinione comune, che l’originale di tale testo debba risalire alla prima metà del II secolo; di fatto, costituisce una delle testimonianze del cristianesimo primitivo.

 

La dottrina gnostica ritiene che l’anima umana, allontanatasi dalla Luce, sia caduta nella materia. Le conseguenze della caduta sono il male, il dolore, la morte, l’oblio e l’ignoranza della propria origine divina.

 

La presa di coscienza di questa individuazione coatta e la ricerca del ritorno all’unità, cioè alla perfezione di Dio (gnosi) sono tutti elementi di pensiero generalmente presenti nella letteratura gnostica.

 

Gesù, in questa letteratura, è simbolo della verità che illumina alla conoscenza del bene e del male.

 

Nel Vangelo di Tommaso, si riscontra, pure, un’analogia con l’antica saggezza indiana la cui tradizione orale tramandava, migliaia di anni fa, che la verità appartiene a coloro i quali, in tutte le mutevoli sfaccettature di quest’universo, non ne vedono che uno solo.

 

La fase finale dell’itinerario gnostico è, infatti, l’immedesimazione con Dio, il rientrare nell’“uno solo”, nel luogo della divinità: la Luce.

 

L’individuazione coatta è, dunque, oscurità condensata e il limite della conoscenza umana è da individuarsi nella presa di coscienza che l’unico è frammento del molteplice: “Gesù disse –  Conosci ciò che sta davanti il tuo viso, e ciò che ti è nascosto ti verrà rivelato; poiché non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato”.[1]

 

In chiave ermeneutica, sul punto, può affermarsi che: il limite della conoscenza umana è individuabile nella presa di coscienza che il visibile (ciò che sta davanti il tuo viso) è il frammento di un’unità che reca in sé tutte le cose, unità celata nell’individuazione. E che l’invisibile, nascosto nella materia (”ciò che è nascosto”) può essere conosciuto (“rivelato”) non attraverso una piena immersione nella Luce, con conseguente dissolvimento dell’io, ma attraverso la percezione di una luce molto lontana dal proprio angolo visuale, alla stregua della visione umana delle stelle.

 

In sintesi, l’unità esiste, ma ne è visibile una fioca luce. Inoltre, può affermarsi che la rivelazione dell’invisibile è una procedura in atto esistente, perché “non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato”.

 

Al riguardo, Gesù attesta il futuro dissolvimento delle tenebre nelle quali vive l’ignorante materia.

 

La dimensione temporale che è possibile definire attraverso le parole di Gesù riportate nel Vangelo di Tommaso è, sostanzialmente, una dimensione statica, nel senso che il tempo non ha un principio né una fine. Gesù dice: “ Dove è il principio, lì sarà la fine “.[2]





Roberto Demarchi, Vangeli astratti, 2011


Non a caso, Gesù parla di “alberi che non mutano né d’estate né d’inverno” le cui foglie “non cadono mai”.[3]

 

E, a domanda dei discepoli sulla venuta del nuovo mondo, risponde:

“Ciò che voi attendete è già venuto, ma voi non lo riconoscete”.[4]

 

In altri discorsi, emerge la dimensione metafisica di Gesù con riferimento alla dimensione temporale: “Le immagini si mostrano all’uomo, ma la luce che è dentro di esse è celata nell’immagine della Luce del Padre: egli si manifesterà e la sua immagine sarà circonfusa di luce”.[5]

 

La dimensione metafisica della materia espressa dai discorsi di Gesù, si ricava dalla sua avversione contro ogni forma di essere vivente avente una propria individualità, una propria esistenza contrapposta all’unità. Gesù ha detto: “Quando di due farete uno solo, diventerete figli dell’Uomo”.[6]

 

La perfezione dell’ascesi gnostica è, dunque, la ricongiunzione del singolo in Dio, il raggiungere l’unità in Dio, essere una cosa sola con Dio. Gesù ha detto: “Io sono la Luce: quella che sta sopra ogni cosa; io sono il Tutto: il Tutto è uscito da me e il Tutto è ritornato in me. Fendi il legno, e io sono là; solleva la pietra e là mi troverai”.[7]

 

Anche in queste parole, ritroviamo il pensiero di Gesù che riafferma l’esistenza di un Tutto celato nelle forme individuali della materia la cui conoscenza è riservata a chi “si troverà Uno” e che “sarà inondato di Luce”, a differenza di coloro i quali si trovano “divisi” che saranno “avvolti nelle tenebre”.[8]

 

In modo più incisivo, Gesù si esprime in altri discorsi sullo stato della materia e sulla sua conoscenza: “Quando farete in modo che due siano uno, e farete sì che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina, e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un’immagine al posto di un’immagine, allora entrerete”[9] (nel Regno).[10]

 

O, ancora, quando dice: “Perché lavate l’esterno della tazza? Non pensate che Colui che ha fatto l’interno è anche Colui che ha fatto l’esterno?”[11]

 

In questa prospettiva, il cammino spirituale dell’uomo sembra segnato dalla misteriosa assunzione di un’individualità coatta che deve essere ripudiata dal suo portatore, avvolto nelle tenebre del male originato dal distacco con l’unità.

 

È qui, sul punto, che si possono trovare spiegazioni circa il mancato inserimento del Vangelo di Tommaso nei testi canonici riconosciuti dalla Chiesa, i testi, cioè, che diffondono la vera dottrina di Gesù.

 

Infatti, taluni discorsi di Gesù, riportati nel Vangelo di Tommaso, contrastano apertamente con la dottrina di Gesù riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa. Mi riferisco, ora, ai discorsi di Gesù che, senza mezzi termini e senza alcuna possibilità di escogitare argomentazioni di segno opposto, esortano l’uomo all’odio di tutto ciò che con la propria singolare esistenza è disgiunto dall’Unità, dalla Luce, da Dio.

 

Nel Vangelo di Tommaso, Gesù non dice “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma “Chi non odia, come me, suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo; e chi non ama, come me, suo Padre e sua Madre non potrà essere mio discepolo”.[12]

 

O, in un altro discorso: “Gli uomini certamente credono che io sia venuto a portare la pace nel mondo, ed essi non sanno che io sono venuto a portare sulla terra le discordie, il fuoco, la spada, la guerra. Infatti, saranno cinque in una casa e si schiereranno tre contro due e due contro tre, padre contro figlio e figlio contro padre, e si leveranno come solitari”.[13]

 

In sintesi, Gesù dice che l’uomo deve ripudiare il proprio sé, ogni singolare forma di esistenza e amare l’Essenza per entrare nel Regno. In tale ottica, le cose non potrebbero stare diversamente.

 

 

 

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[1]” I vangeli apocrifi “, a cura di Marcello Craveri, Einaudi, 2005, Torino, pag.485. [2] ibidem, pag. 488 [3] ibidem, pag. 488 [4] ibidem, pag. 494 [5] ibidem, pag. 499 [6] ibidem, pag. 502 [7] ibidem, pag. 498 [8] ibidem, pag. 496 [9] ibidem, pag. 489, 490 [10] n.d.a. [11] ibidem, pag.500 [12] ibidem, pag. 501 [13] ibidem, pag. 487

 




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