TEATRICA
NAPOLI TEATRO FESTIVAL

Luci e ombre
nella messinscena ingegneristica
di Bob Wilson


      
Alcuni spettacoli visti all’importante manifestazione teatrale partenopea. Il grande, settantenne regista americano ha allestito “The Makropulos Case” del drammaturgo boemo Karel Capek, interpretato dalla carismatica Sonia Cervena, primattrice del Teatro Nazionale di Praga. Davide Iodice ha presentato “Un giorno tutto questo sarà tuo” intrecciando, tra privato e storia, il vissuto di un paio di generazioni italiane. Alessandro Maggi ha diretto “Igiene dell’assassino”, tratto dall’omonimo romanzo d’esordio di Amélie Nothomb: un gioco di massacro tra un vecchio scrittore Premio Nobel e una petulante intervistatrice, magistralmente recitato da Eros Pagni.
      




      

di Titti Danese

 

 

È un tempo fluido, leggero, quello di questa quinta edizione di un festival che abbraccia la città di Napoli dislocando spettacoli e incontri in spazi diversi, dai teatri storici a luoghi fascinosi e sconosciuti  come il Parco Archeologico di Pausylipon che guarda l’isolotto di NIsida.

Il programma è ricco e molto vario, ci sono i grandi maestri, ma anche i giovani talenti della scena , esempi di nuova drammaturgia e classici di oggi.

 

Il nuovo lavoro di Bob Wilson The Makropulos Case presentato al Mercadante è un capolavoro di perfezione formale e traduce in immagini , musica e colore il testo del drammaturgo boemo Karel Capek che già Ronconi aveva messo in scena con una straordinaria Mariangela Melato.

Qui la storia inquietante di Emilia Marty una donna che grazie a una pozione magica  vive da più di trecento anni incarnandosi in artiste famose: cantanti celebri le cui iniziali sono sempre la E e la M, si sviluppa in una dimensione assolutamente ironica, in chiave cabarettistica e grottesca tra documenti segreti, eredità contese. La luce, di colore sempre diverso, a disegnare gli spazi, le musiche dal vivo di Ales Brezina a sottolineare la mimica degli attori. Un ensemble  davvero straordinario, tra cui la signora del Teatro Nazionale di Praga, la ultraottantenne Sonia Cervena, carismatica e maestosa.

Ma la chiave ingegneristica della messinscena, la perfezione formale, l’eleganza esasperata cancellano il dramma di Emilia, la sua disperazione per questa condanna a vivere in eterno. Senza più gioia, senza emozioni, una vita così lunga non ha senso e tuttavia bisogna fare i conti anche con la paura della morte.

Così dopo un primo tempo troppo lungo, sapientemente orchestrato a sottrarre ogni emozione, lo spettacolo trova significato e un qualche spessore nel finale quando Emilia rinuncia all’immortalità e brucia la formula segreta della pozione magica. E qui il talento di Wilson  si esprime al meglio: il funerale di Emilia Marty è un piccolo capolavoro di teatro wilsoniano in cui si fondono alla perfezione forma e contenuto. La scena in cui una bizzarra orchestra composta dai vari personaggi, ognuno a suonare uno strumento diverso,  accompagna la donna nella sua dipartita, rompe lo schema algido di tutto lo spettacolo e lascia finalmente spazio allo stupore.





Una scena da The Makropulos Case (2012), regia di Bob Wilson


Che caratterizza invece la messinscena di Davide Iodice Un giorno tutto questo sarà tuo presentata al San Ferdinando in anteprima assoluta. In palcoscenico gli attori vengono affiancati dai propri genitori, padri o madri che qui raccontano attraverso personali esperienze l’Italia di un passato recente, a recuperare sogni e memorie. Artigiano del teatro, generoso e  attento alle problematiche sociali, Iodice qui rappresenta con levità il tema dell’eredità spirituale. Sulla scena minimale, appena illuminata da qualche abat-jour si intravede un vecchio tavolo e una macchina da scrivere, un aspirapolvere, maschere e fiori e, in primo piano, in un angolo, una donna lavora  a cucire una bandiera che non sarà mai finita. Interni familiari a tracciare una mappa del tempo passato e presente.

Lo spettacolo è una cerimonia laica e molto intima in cui si intrecciano i vissuti privatissimi di due generazioni, le incomprensioni, gli scontri, ma poi entra in scena la Storia e quindi uno spaccato dell’Italia dalla strage di Piazza Fontana all’omicidio di Carlo Giuliani. Un bell’esempio di “ teatro necessario” Suggestivo, poetico, vero.

 

Ma con Igiene dell’assassino che Alessandro Maggi ha tratto dall’omonimo romanzo d’esordio di Amélie Nothomb torniamo a uno schema di teatro naturalistico, a intrigare il regista sono i dialoghi serrati tra i due protagonisti, le schermaglie impietose, il gioco al massacro. Tra un premio Nobel per la letteratura malato di una  rarissima forma di cancro a cui rimangono due mesi di vita e Nina, una giornalista che sa di conoscerlo bene (ha letto con attenzione appassionata tutti i suoi romanzi). 

 La accanita intervistatrice vuole provare, costi quel che costi che il romanzo “Igiene dell’assassino” rimasto incompiuto, è assolutamente autobiografico e che il geniale, ottuagenario Prétextat Tacht è autore di un delitto orribile.

Tutto lo spettacolo è giocato sui dialoghi serratissimi e sempre più stringenti, sulla capacità di entrambi di essere cinici e impietosi ma anche su una affinità molto particolare: a scontrarsi sono due cultori della “lettura carnivora”, che come sottolinea il vecchio scrittore “è molto lontana dalla scrittura pulita, molto gradevole da praticare a letto prima di dormire, perché rilassa e non sporca nemmeno le lenzuola”.

La messinscena di Maggi, non tiene conto delle atmosfere surreali e spiazzanti della complessa scrittura dell’autrice, il suo è uno spettacolo a due voci in cui le parole sono sovrane, chiare, forti a smascherare un delitto realmente accaduto che si nasconde dietro la finzione del racconto.

Straordinaria l’interpretazione di Eros Pagni, voce modulata e sapiente, costretto dalla parte in una sedia a rotelle, inspiegabilmente eccessiva e sopra le righe la Nina della giovane Federica Di Martino.





Eros Pagni e Federica Di Martino in Igiene dell'assassino (2012), regia di Alessandro Maggi
(ph. Elisabetta Giri)





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