SPAZIO LIBERO
NOSTALGIE
C’era una volta l’era del ‘forever champagne’


      
Dalla Belle Epoque all’Età del Jazz e dello Swinging, ovvero dagli anni zero agli anni Venti dello scorso secolo si ha l’impressione, nonostante lo spaventoso intermezzo della prima guerra mondiale, che ci fosse in giro allora uno spirito di fondo ottimistico, improntato alla voglia di progresso e di benessere, al desiderio anche sfrenato di divertimento e però nutrito da cultura e arte di qualità in abbondanza.
      



      

di Iolanda La Carrubba

 

 

Durante il periodo della “Belle Epoque” ebbe inizio un frangente incantato, nel luogo nostalgico del bel vivere. Arte, cultura, scienza, progressi tecnici apportarono impensabili benefici allo standard quotidiano. Il momento storico concerneva esaltanti emancipazioni che contribuirono a diffondere un senso generale di ottimismo. Gran parte delle epidemie furono debellate apportando un notevole incremento demografico.

 

Anni di beatitudine, dove nulla più del benessere aveva valore e dunque poteva essere comprato. Resta pertanto sottinteso che questa prosperità si basava sul disagio dei più deboli come i popoli colonizzati e come il proletariato. Tuttavia la fiorente economia del mercato, conduceva verso un esercito di consumisti e di conseguenza, verso l’indispensabile necessità di pubblicizzare i propri servizi/prodotti.

Nell’immediato rapporto tra il bello-visivo e l’uso-comodità, si affermarono nuove tendenze non del tutto estranee a concetti provenienti da grandi civiltà del passato; Parigi ne divenne la vetrina ospitando la sfarzosa “exposition universelle”.

 

In questi anni si affermarono una serie di correnti artistiche pronte a teorizzare che ogni produzione umana divenisse appunto espressione artistica, tant’è che si videro radicali trasformazioni nel design urbano con linee di ferro danzanti, colori provenienti da cartelloni pubblicitari ed ancora suoni gioiosi che sembravano sussurrare “forever champagne”.  

L’architettura e l’arredamento subirono una trasformazione talmente forte da far si che il movimento stilistico dell’epoca si affermasse  con l’avvento del Liberty.

 

È forse insidiato proprio in questo riverbero benefico il punto d’origine per l’irrimediabile scontro, ovvero nell'apice massimo di un idillio sociale? Kant, unitamente al suo inconfondibile senso etico, riuscì ad anticipare l’inevitabile, infatti nel progetto filosofico “La pace perpetua” scriverà: «le massime dei filosofi sulle condizioni di possibilità della pace pubblica devono essere consultate dagli stati armati per la guerra»; purtroppo quest’epoca si concluderà negli anni sanguinosi della prima guerra mondiale , la quale tuttavia non riuscirà a seppellire sotto i suoi orrori la vibrante energia ormai innescata.





Midnight in Paris (2011), regia di Woody Allen


Inevitabilmente i detriti viventi rimasti alla fine della grande guerra, divennero l’humus per ristabilire con estremo impegno un tenore di vita decoroso, in  questa fase storica tra il fascino di una nuova era alle porte e il subbuglio di altre nuove giustificate ribellioni, germoglieranno i ruggenti anni Venti.

Inizia così l’irripetibile, dove il tutto sarà caratterizzato dall’individualità, anni di musica jazz, dello sviluppo industriale, di nuove tendenze, delle proto-femministe.  Tra le capostipiti la flapper, Zelda Sayre Fitzgerald compagna e moglie del noto autore Francis Scott Key Fitzgerald, la quale grazie al suo carismatico atteggiamento ed al suo temperamento letterario con il quale descriverà vicende e fatti privati, rimarrà uno dei personaggi leggendari vissuti in quell’epoca.

 

Molte ad oggi sono le similitudini alle quali far riferimento, sulle basi di un passato ancora presente.  Ne ritroviamo i stili, le mode e soprattutto il contenuto artistico in grado di continuare ad influenzare l’odierno. Alcuni brillanti esempi vengono forniti da film hollywoodiani come nel musical Chicago (Rob Marshall, 2002), dove la trama proviene direttamente dai rotocalchi dell’epoca ed il cocktail vincente è composto da omicidi, cabaret, giarrettiere ed irrefrenabile vitalità. Uno degli ultimi esempi di questo filone è fruibile in Midnight in Paris (Woody Allen, 2011) dove si viene proiettati nel multiverso che consente un viaggio spazio-temporale percettivamente immediato. L’ironia alleniana verte in un sentimentalismo culturale nei confronti di un periodo così florido, come quello degli anni ’20, al punto che il protagonista (alter ego del regista-sceneggiatore) non solo immagina e quindi ricorda i personaggi del tempo, ma allo scoccare della mezzanotte, li incontra vivendo un’avventura irripetibile.




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