PRIMO PIANO
DIARIO D’AUTORE (25)
Se il soggetto
si disumanizza
per essere all’altezza
dei tempi


      
La scrittura del proprio scontento secerne riflessioni e considerazioni a cascata su un panorama sociale e culturale che non offre appigli o vie d’uscita. L’immergersi nella lettura di libri pressocché ignorati dal pubblico di massa non è di per sé un male, consente al singolo ‘l’indipendenza e la gioia preventiva delle scoperte’. Per esempio, fa sognare la parabola all’inizio dello scorso secolo del poeta-pugile Arthur Cravan, per il quale la musica dei pugni e la melodia dei versi possedevano la stessa forza.
      



      


di Donato di Stasi

 

 

LA GRASSA PRIMAVERA  DEL 2012

 

 

a.d. XII Kalendas Apriles (21 Marzo)

 

Anatomia dell’irrequietezza. Ho girovagato stamattina sulle rive del Bosforo (Orhan Pamuk, Istanbul 2003), in casa di Pavese (Lettere 1926-1950), in macchina con Flaiano (Diario degli errori, 1950): nella gloriosa tradizione umanistica dei perdigiorno, ma per discutere dell’essenziale.

 

Roma caput nihili. Né ladrona, né capitale europea, un ibrido, uno sbriciolato melting pot che affastella la casbah papale, le periferie (sotto)proletarie, il limbo delle rovine imperiali, i feticci della politica, i lanzichenecchi delle Immobiliari in agguato per continuare a cementificare a macchia d’olio. Il predetto elenco si compendia nella definizione degrado dei sistemi complessi, completabile con due altre aggiunte locutive: ammuina e inefficienza primaria.

 

Video quia absurdum. L’autoritratto di Van Gogh, il suicidato della società (Artaud), dilaga sulla tela tutto nervi e membrature e scatta in pennellate di conclusa brevità. All’agire meccanico degli automi sociali, alla crescente tendenza all’alienazione e alla mistificazione Vincent oppone la sua lampante scoperta della verità, il dipingere suscitato dalle profonde forze dell’essere.

 

Have you noticed that poetry is no more as it was, and is working less hard then before? La poesia non è più quella di una volta e ci si dà dentro di meno. Quand’era grande, toglieva il fiato; ora nei casi migliori si compiace statisticamente del suo virtuosismo (lirico, antilirico, espressionistico, ecc.).

 

In Italia  povera e nuda vai filosofia. Indossare la maschera kitsch e dichiarare tondo, al di qua e al di là delle serpi mediatiche: nazione gastroenterica, ignorante, uterina; paese stragista, nevrotico, cialtrone ad libitum; stato grassatore, corporativo, dispensatore di ambiziose povertà; penisola di ecomostri e di conturbanti favelas. Mi muovo, direte, con qualche ovvietà tra i palombari anti-italiani in fondo al mare del qualunquismo, ebbene c’est la vie!

 

Mais nous devon aussi admettre que le théâtre est contestation infinie. Indocumentabilità dell’attore. Attorialità al posto del recitatore a comando. I ludi scenici non devono dare spettacolo, sebbene costituire divaricazione o-scena del sé e delle oscurità psichiche collettive. Il teatro non si fabbrica con il cemento armato dei copioni, piuttosto con l’eliminazione dell’io di rappresentanza e la messa in scena di una deterritorializzata macchina attoriale: quando ciò è accaduto (rare volte, in realtà, se non per Carmelo Bene, Leo De Berardinis e pochissimi altri), ho visto la voce, sono stato espropriato dallo stupore.

 

La scimmia nella camera da letto nel Punjab.  Gli scrittori non hanno più niente da dirsi: è un miracolo che abbiano ancora qualcosa da dire.

 

 

 a.d. VI Kalendas Apriles (27 Marzo)

 

At the gates of Paradise. Warning! Enter at your risk. Do not touch, no smoking, no photographs, no dogs. Thank you, human beings.

 

My religion is transgression. Dodici cavalli vivi in una galleria d’arte a Roma nel 1969 (operazione di Jannis Kounellis); un asino vivo sotto un lampadario kitsch  a New York  nel 1994 (installazione di Maurizio Cattelan): abolizione della rappresentazione unica e delle gerarchie estetiche (atti parcellizzati, tempi scomposti, spezzoni di immagini da ricostruire, intervento attivo, antiauratico, dello spettatore).

 

Come far salire un elefante sul dorso di una formica. Le vecchie scuole letterarie scompaiono; le nuove imbrattano, ma non scrivono. Risuona una generale soddisfazione.

 

 

pridie Kalendas Apriles (31 Marzo)

 

Nella clessidra scorre l’acido. C’è una donna scura ossessionata dalla sua bellezza, non se ne stacca mai, la veglia: tracce persistenti di una bava di lumaca.

 

La pietra scivolosa della lontananza. Le cene sul fuoco, le notizie del telegiornale, le sere degli italiani al tempo della loro colpevole innocenza.

 

L’arte di cucinare i libri. Raccomando la lettura di Céline sotto un sole cocente, dentro un cappotto di lana; nella tasca sinistra un quaderno nero e una biro, nella tasca destra una bottiglia da ¼ di whisky Singleton.

 

Al dio delle mosche, saldamente seduto sull’orrore della vita. Si può ancora brevettare l’idea concava dell’amore?

 

Don’t worry, spiders, I keep house casually (Robert Hass).  Quando il discorso riflette su di sé  (natura convenzionale o biologica della comunicazione), cerca di contenersi, di perimetrarsi fino alle regioni in cui i suoni diventano de-significanti, tuttavia non  riesce a comprendersi del tutto, almeno nell’immediatezza di ciascuna prova. Il rinvio ai tentativi successivi, gli scarti tra un possibile senso e la sua assenza producono la teoria, da non intendersi come vuota elucubrazione astratta, piuttosto come superamento dell’angoscia, inerente alle parole che cercano se stesse tra i vari piani del reale. 

 

Per guadagnarsi da vivere con la poesia, bisogna prima di tutto ridurre le spese. Si incipriano e si truccano le pagine pubblicate, ma dal fondo oscuro dell’immaginario collettivo non risalgono più le forze capaci di condensarsi in un classico (un libro dei libri), il punto più alto della maturità di un’epoca.  

 

Sui putrescenti fondali della Storia. Lo spirito tragico è tramontato per sempre, e non possiamo compitarne altro che la morte e l’agonia. L’uomo con la testa nitida distrugge la nitidezza del mondo.





Mutanti, Biennale Musica, Venezia 2011


È misurabile il potenziale di energia di una scrittura? Basta immergere il filo elettrico delle parole dentro una vecchia vasca da bagno vuota, oppure spiegare la poesia alle sedie vuote…

 

Tristi tropici. Ostia, Idroscalo. Il vento elenca con metodo enciclopedico i piccoli libri della realtà di cui mulinella le pagine: la fuliggine delle parole e la polvere sottilissima dei dialoghi; gli ambulanti che scartano tra i rifiuti; le baracche sature di colore in rovina; la carne scontata delle prostitute; le strade falcidiate dalle buche; i fazzoletti lisi dei venditori senegalesi; l’odore del mare rancido; i vicoli minuscoli tra una baracca e l’altra dove non c’è mai nessuno; Pasolini che dal 2 novembre del 1975 vende la cartolina della sua morte; il velo scarlatto delle ultime ore del giorno; gli avanzi di frutta e verdura, i sacchi neri e le cassette del ristorante signorile del porto; il disordine e il degrado del Governatorato che qui non arriva; l’impazienza dei pescatori; la povertà sepolta sotto i cantieri. Chi cammina lungo le macerie, prima o poi si lascia accompagnare dall’angelo di Benjamin.

 

Emilio Cecchi a Cesare Pavese (lettera del 12 febbraio 1949).  Già allora il critico toscano lamentava che i combustili sociali italioti fossero l’approssimazione, e ancora peggio la confusione (non ne traiamo motivo di ulteriore sconforto, trattasi semplicemente della nostra autobiografia).

 

Cesare Pavese a Franca Cancogni (lettera del 25 agosto 1950).  A un passo dal suicidio (ma non vuol dire), l’autore di Lavorare stanca trovava i versi speditigli dalla Cancogni, ripugnanti; aggiungeva che per la nefandezza di quella scrittura avrebbe volentieri imposto una tassa di 100 mila lire (oggi con la rivalutazione corrisponderebbero a diecimila euro) da scontare in lavori forzati. Esagerato?

 

E la luna corre su e giù per le trepidanti lavagne della sera. Le carrozze  parmenidee degli esseri, il fiato delle loro anatomie: è tutto accaduto, decaduto, convogliato nel nulla…

 

 

pridie Nonas Apriles (4 Aprile)

 

Rapida fuga in Spagna, Portlligat. Il cadavere della casa di Dalì è lucido, ben conservato: gli occhi delle stanze fissano i turisti e li biasimano. Arrivano a ondate mongole, esauriscono il visibile e riportano indietro le loro orbite vuote. Io non entro, respiro l’aria tersa, trattengo la pace di questo golfo dentro di me. Il miglior omaggio a Dalì sarebbe far applaudire tutto il mare.

 

Maria montesque polliceri (Sallustio, Catilinarie, 23). Promettere mari e Monti. Promettere mani e morti. La solita Italya sballonzolata fra un autoritarismo confuciano  e un ribellismo alla Gianburrasca.  

 

And when he shall die, take him and cut him in little stars (Romeo and Juliet). Leggete Shakespeare e lasciate in vita i vostri amanti, almeno fino a quando, per decorso naturale, la morte non li polverizzi in un luccichìo di stelle. Mannaie e freezer possono attendere.  

 

Studio per un rito contemporaneo. Concerto domenicale all’Auditorium di Roma, in programma L’histoire du soldat di Stravinsky. Osservo uno spettatore che rimane piegato in due sulla sua poltrona in platea, con gli occhi chiusi, assorto, in raccoglimento; solo un sottilissimo bisbiglio dalle labbra semichiuse. Quando con un gesto meccanico  ravvia i capelli, l’auricolare e il telefonino scintillano al buio.

 

Scrittori si confessano. Fabio Volo et similia possono rivendicare la loro parentela con la letteratura come il porco con Sant’Antonio.

 

Prove generali per la fine del mondo. Rumori, scoppi, fanfare di lampi: una tazza di pioggia rovesciata a brutto muso, si spezza, rotola, morde, schianta il silenzio.  

 

 

 a.d. XVII Kalendas Maias (15 Aprile)

 

A wretch, a worm, a nothing. Un miserabile, un verme, un nulla: Friedrich Nietzsche. Uno scrittore con un respiro di inaudita lunghezza che si è costretto dentro il letto di Procuste della brevità.

 

Giornate ferraresi. Detriti e rovine del delta. Degli iloti e dei perieci del Po, abituati a lavorare in silenzio, curvi sull’acqua, sono rimasti gli spettri. L’intrico dei canali e delle lingue di terra nutre la vena infelice del fiume.

 

Las gitanas de Sierra Morena quieren carne de hombres. Andalusia, terra araba di poesia. Mancia, ondulazioni castigliane di prosa. Fra i due lembi il razionale e l’irrazionale, e chi ha smesso di avere orrore per l’assenza di spiritualità.

 

 

a.d. XI Kalendas Maias (21 Aprile)

 

Se questo è un uomo. Quando l’avversione per l’Altro abbandona lo stato di latenza per trasformarsi nella premessa maggiore  di un sillogismo, allora il diverso viene degradato a nemico, il nemico a spettro (premessa minore). La conclusione può variare di grado o di intensità, non nella sostanza: campi di lavoro, di sterminio, di rieducazione, di prima accoglienza…

 

Controrivoluzione industriale. Nessuno comanda e nessuno obbedisce nel sistema feudale italiota. L’assuefazione al peggio e un ircocervo di particolarismi caricano e scaricano i due poli di un arco voltaico subculturale.

 

L’attore al centro della scena piange, sospira, prega (weeps, sighs, prays).  Shakespeare ha cambiato il modo di concepire la natura umana. Ha utilizzato 21000 vocaboli, di cui 1800 neologismi.

 

Peregrinus ubique. È un pomeriggio spazioso e vuoto, e gelido, in partenza con la sua purezza verso la sera.





Gabriella Di Trani, Pinguini a Roma, installazione permanente, 2011


a.d. V Kalendas Maias (27 Aprile)

 

De la musique avant tout chose… de la musique encore et toujours… et tout le rest est littérature (Paul Verlaine, 1844-1896). La musica dei pugni e la melodia dei versi possedevano per il poeta-pugile Arthur Cravan la stessa forza. Tra il 1912 e il 1915 fondò, scrisse e diresse la rivista Maintenant che vendeva per tutta Parigi su un carrettino da fruttivendolo, accompagnandosi con melopee infantili e canti della malavita.

 

Le croci non si buttano via, ma si barattano.  Bravi a rompere le orecchie con le chiacchiere e a perdonare a cuore largo, gli italyani hanno la virtù attaccata con lo sputo.

 

Esercizi salutari di ascetismo. Quando posso, entro apposta in un centro commerciale a ripetere con Diogene, davanti alle vetrine paradiasiache: “È incredibile di quante cose non sento il bisogno”.  

 

La tortura delle mosche.  Scrittore luminoso che lievita a ogni pagina con la leggerezza del pensiero, Elias Canetti è stato capace di spezzare le stampelle del passato, dopo averle usate per attraversare cinque o sei mondi letterari.   

 

Gerarchie culturali. A proposito del documentarismo implicito nelle pellicole pornografiche: la meccanicità e la ripetitività dell’atto sessuale assumono il valore di un normale film di paesaggi.

 

L’arte di cucinare i libri (reprise).  Joyce è irritante come un infuso di ortica.

 

 

a.d. III Kalendas Maias (29 Aprile)

 

Per riprendere da dove Joyce ha smesso.  Non importa il mondo, non è reale, se ne andrà via. Solo le parole fluttueranno nello spazio apocatastatico.

 

Ricostruire dall’interno la persona tragica disintegrata. Con il passaggio dalla modernità industriale alla postmodernità telematica la relazione individuo/natura è stata sostituita dal più funzionalistico rapporto individuo/apparato, secondo una diversa accezione della razionalità, intesa come logica di calcolo degli andamenti di mercato e della produttività delle imprese. Non essendo riuscito a umanizzare la natura, il soggetto sociale fa di tutto per disumanizzarsi, per rendersi all’altezza del sistema che gli garantisce benessere e sicurezza.   

 

Il prossimo, lo scrittore medio, quello di formato ridotto. La letteratura non esiste più, rimangono solamente i suoi sintomi (la sua malinconia, gli occhi greci, il tango nella bocca, i capelli a forma di grammofono…)

 

L’impero del falso. Luchino Visconti preparava con cura maniacale le singole inquadrature dei film storici (Il Gattopardo in primis). Riprendeva il cielo solo quando era sicuro di trovarsi al cospetto di nuvole d’epoca.

 

L’occhio che guarda il male è più prezioso di quello che si chiude (Giuseppe Pontiggia). Daniel Wilson ha scoperto nell’archivio di Weimar un documento risalente alla fine del XVIII secolo e comprovante la vendita agli Hannover d’Inghilterra di carcerati comuni, arruolati (forzatamente, beninteso) nell’esercito imperiale contro gli indipendentisti americani. Nella parte di sensale Wolfgang Goethe, messo a dirigere la polizia segreta del duca Karl August: l’autore tanto lodato del Faust piazzava spie dappertutto in modo da tenere d’occhio gli studenti più riottosi, oltre che gli insegnanti in odore di simpatie rivoluzionarie pro France.

 

Gran club bucolico. Se cadesse una pioggia oleosa negli interstizi dei palazzi, se una pasta collosa fosse calata dall’alto e riempisse il vuoto fra noi e gli altri, finirebbe la solitudine?

 

  

Kalendis Maiis (1 Maggio)

 

Dodecametria e paesaggi. Andrea Zanzotto (1911-2011) manca di rotondità, di armonia, di simmetria prosodica. Sceglie con acribia le parole, in quanto forma materiale della sua vibrazione psichica, rinuncia a un centro tonale, si affida a una soverchiante moltitudine di dissonanze, a suoni che saltano, a macchie sonore autonome e indissolubili. Con la sua bruciante atonalità Zanzotto si avvicina all’origine del gesto poetico, alla pura espressività, avendone maturato trasecolata cognizione. A furia di sconcertare la natura delle cose, logora la poesia e la rifà nuova, incassandola tra i fatiscenti ossarî della letteratura.

 

L’erranza e l’ossessione della terra. I nomadi vagheggiano dimore fisse e intanto vagano per itinerari immutabili, distillando utopie.

 

Muto splendido cane è la morte. Per i nazisti (e per quanti ancora oggi) l’arte non consiste che in un capitolo della lotta ai parassiti, per esempio la dorifora delle patate.

 

Anticopernicani e antitolemaici. Eretto in età augustea (27-25 a.C.), riedificato in età adrianea (118-128 d.C.), cristianizzato nel VII secolo,  il Pantheon è ritenuto la prima moschea d’Europa, dal momento che  la sua cupola presenta tratti architettonici romani e arabi: uno stesso coperchio ottunde imperialismi, guerre sante e massacri di vario genere.

 

Dante è una iena che fa razzie fra le tombe (Friedrich Nietzsche). L’Alighieri agita con la sua penna un teatro di vendette, ma nel V dell’Inferno deve ritorcere l’astio contro sé medesimo, risarcendo con il pianto di Paolo il fratello Francesco a cui ha sedotto la moglie Pietra. Quanti altri avrebbero volentieri afferrato il nasuto fiorentino per la cuticagna al fine di strappargli le ciocche a una a una?

 

Le magnifiche sorti e progressive dell’epistemologia.  Accadde nel sud della Francia, ai primi del 1900, un caso ancora insoluto: più di mille ciliegi si piegarono esausti sotto il peso di un carico abnorme di frutti e morirono.





Giorgione, La tempesta, 1505 ca.


a.d. VIII Idus Maias (8 Maggio)

 

87x73 cm. Galleria dell’Academia, Venezia. La Tempesta  di Giorgione (1478?-1510?) introduce nel clima di una conversazione platonica tra il soldato in abiti civili e la donna seminuda che allatta. Nel quadro non accade nulla, ma tutto sta per accadere, per effetto di una voragine abissale, di un accordo segreto che solo eros può suggerire. L’avevo rincorsa da tempo e ne fui fulminato l’agosto 1990: l’enigma femminile bruciava a combustibile libero e ustionava gli occhi. 

 

Ai carnefici del futuro.  La sera del 25 ottobre 1917 (per il nostro calendario il 7 novembre), vestito da donna, con una parrucca rossa in testa, Lenin attese che Trockij prendesse il Palazzo d’Inverno. Poi i commissari del popolo accorciarono troppo in fretta le corde dell’utopia, anticipando i decisi colpi d’ascia delle anime morte, dei gulag, delle gigantografie di Stalin spollinate in tutte le Russie,  sovietiche e antisovietiche.

 

Ho visto trionfare le cose puttane/emarginare le vere” (Andrea Zanzotto, Pasque, 1973). Vorrei contattare i miei ospiti interiori, fermare i loro capelli, farli cadere dall’eternità in cui anneriscono. Qualsiasi labirinto, anche quello costituito da una sola linea geometrica, può condurmi da loro.

 

Colori terrosi sulle facciate beduine all’Esquilino. La vita torna acerba, crudele, pura incoscienza; per essere nascente,  è sempre acida, esaltante…

 

La testa impazzita. Le mie credenziali ideologiche esibite alla dogana riferiscono di libri che i doganieri non conoscono. “Io lo amo il mio tempo, lo amo nonostante tutto”. Lo dicono le mie carte, i pochi fogli che sono riuscito a portare clandestinamente: lingua battuta  a vuoto, non vengo creduto.  

 

 

 a.d. VI Idus Maias (10 Maggio)

 

La traversée du fantôme de la musique. La sezione aurea o numero di Fidia è il rapporto fra due lunghezze diseguali: la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Il risultato è riscontrabile in un numero algebrico irrazionale, lungo quanto un codice Iban, utilizzato da Leonardo da Vinci per le proporzioni del volto della Gioconda e da Tony Banks dei Genesis (gruppo di rock progressivo inglese degli anni Settanta) per comporre gli assoli al pianoforte di Firth of Fifth.

 

Vivere bene e deporre l’uovo dell’immortalità. La lettura può essere un potente farmaco, stando alla considerazione che ne aveva  Montesquieu, al quale alleviava dolori fisici concretissimi (come dire che i veri letterati non scherzano con le parole).

 

La tela di Penelope. I fili orizzontali delle parole corrono attraverso lo spazio; le linee verticali del silenzio scendono lungo l’asse del tempo. A ogni incrocio, un’affollata solitudine, un poeta.

 

Tra l’altrove scomparso e il nostro qui opaco. La diffusa estetizzazione di massa nega di per sé oggetti sublimi, o irrelati, perché nulla deve sfuggire alle regole dell’offerta e della domanda libidinale. Se compare una petizione verso la trascendenza, o un Oltre qualsivoglia, essa va immediatamente abbandonata (i materialisti che relativizzano a spron battuto diventano, per via di paradosso, i sopracolonni del Mercato.)

 

Nelle ore goffe, nelle ore di gomma, fra i denti degli squali. Dopo le stoppie taglienti della lunga estate lucana (lunga diciotto anni), il destino ha trovato il suo cammino dentro i libri. Tutti i libri sono orologi irrequieti, oscillano fra luce  e dimenticanza.

 

Il pensiero cerca il suo habitat.  La città invaghisce con la sua eccellenza, quando la Comunità e il Linguaggio, la Storia e la Natura appaiono fondati su di sé.

 

Scriptura  adiecta. Il luogo della letteratura è il neutro teorizzato da Blanchot, che tutto esclude  e tutto include (la voce nera dei libri-merce, la voce-nera dei livres à venir).   

 

 

 a.d. III Idus Maias (13 Maggio)

 

La maledizione di Narciso. La contumacissima cultura periclita in una storia sopita, estinta, un’apocalisse a minore. La poesia se ne infischia e va alla ricerca delle domande, lasciando l’elenco delle possibili risposte alla prosa. Di contro al monolinguismo dell’industria culturale, ci si affaccia sull’altro versante del linguaggio: l’arte di fare i nodi mediante il frammento e la stratificazione semantica, ovvero l’abilità di consegnare allo spaurito lettore dieci paia di scarpe spaiate.

 

I topi non avevano nipoti. Le strade hanno un ventre profondo, pieno di rimorsi, di muffe mostruose. A domani, se non piove…

 

 

pridie Idus Maias (14 Maggio)

 

Quinto postulato critico. Leggo libri che nessuno legge né mai leggerà. Il pubblico ne legge altri.  Procediamo per vie parallele senza incontrarci; di per sé questo non è un male: alla massa i suoi svaghi (giusti), al sottoscritto l’indipendenza e la gioia preventiva delle scoperte.

 

La verità passa, rimane tutto il resto. Come le lucertole, miniature di dinosauri, l’aria è spessa e squamosa: il pomeriggio se ne sta coricato sul dorso…

 

 

Nereidi, nottetempo, 23 maggio 2012




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