LE VIE DEL RACCONTO
BRUNO CONTE
 

 

 

Voce di terra

 

Voglia di far parlare, di far scrivere il racconto, non dall’animato convenzionale che svolge a parole una voce, ma dal tutt’altro, duro, friabile, fluido, sospeso, acceso, in ovunque preponderante, nei confronti del caso umanoide anomalo infinitesimo, in cui si insiste nel vizioso tra sé e sé.

Parla la terra. Parla la roccia. Parla il buio.

Nella densità del solido le lettere che la bocca non pronuncia stridono soffocano sotto la pressione della materia voce. Suono muto compatto, ovvero granitante detto in profondità che sprofondano, così che un inseguirsi di  m m m… si schiaccia in una sinuosa linea sedimentaria continua dolosa indolente.

Aprendo lo spazio il deserto soffuso, acceso di spazio minuto, parla finalmente inghiottendo di buio in buio. Ogni parte complice di ogni parte. Accanto a distanza.

Ma facciamo parlare questa concisa parte di terra, così assorta in sé. Romanzo trito, storia in polvere.

Se non ci sono parole distinte si tenderebbe al visuale, superficie di un quadro materico esteso. Ma esteso nel chiuso, se non destinato allo sguardo: superficie che guarda, ovvero sente e dissente, se stessa. Una storia colma nell’oscuro affranto, immemore attento, covando in ogni punto sgretolato tra nero e vero. Così che ogni dubbio si infossa nel verso dell’attesa ottusa.

Ag g g - a… (Acqua.) Le a sono avvenute da ga a gua. Parola di fango. Vene ve ne sono, entroverso, in assetante intriso cupo, tra il biancore cieco del pietradimento. (Romanziere da strasasso.)

Territorio del tempo terreo. Essere nessuno in essere ocra ora. Terra che sogna terra. Terra che non ride. Notte accumulata, dal dorso dell’oltre notte addosso.

(Tentazione di una bocca che stringe il pieno di terra, ma una bocca che si perde, colmata in territorio senza bocca.)

Calca di assenza. Ma è ancora un avvertire da spettatore al di fuori, mentre l’assenza, ovvero l’insieme non assente in sé, dovrebbe dire, come dire…

Scintilla del sogno. Un seme occhio, che spunta. Altroide dalla lingua coda lunga: l, la -  li - le…

Ma no, terra lunare, semplice senza radice, quieto film svolto avvolto in concentriche onde ombre, gremito corale muto cenere.





Bruno Conte, Figura, 2012





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