| |
di
Dóra Várnai
All’inizio del
XX secolo nel giro di pochi decenni Budapest era diventata una moderna
metropoli europea all’altezza delle altri capitali, anche dal punto di vista
artistico e culturale. Č stato un periodo ricco di fermento, non solo per la
letteratura, ma anche per la drammaturgia, un linguaggio artistico storicamente
poco frequentato dagli intellettuali ungheresi. Fino ad allora solo due grandi
opere, ancora oggi considerate i due drammi nazionali per eccellenza: il Bánk
Bán (Il bano Bán) di József Katona[i]
e La tragedia dell’uomo (Az ember tragédiája) di Imre Madách[ii],
erano riuscite a tenere testa – sulle scene – ai drammi stranieri. Si tratta di
due testi letterari molto importanti, ma di fatto piů studiati sui banchi di
scuola che recitati a teatro, che nel corso del tempo solo raramente hanno
portato a messe in scena importanti.
Il Novecento
vede nascere anche in Ungheria il teatro e il dramma borghesi e moderni, in
particolare nel 1907 presso il teatro Vígszínház debutta I diavoli (Ördögök) di Ferenc Molnár[iii],
consacrando l’autore, che diviene uno dei commediografi piů amati in Europa.
Insieme a Molnár, che ancora oggi č probabilmente il nome della letteratura
drammatica ungherese piů noto all’estero, scrivono per il teatro dell’epoca
autori come Menyhért Lengyel, Dezső Szomory, Ernő Szép, Milán Füst.
Essi assimilano i migliori spunti del teatro europeo, rielaborando perň in
maniera originale le influenze provenienti da Vienna, Parigi o Londra. I due
decenni precedenti alla prima guerra mondiale possono essere tranquillamente
definiti l’etŕ d’oro della drammaturgia moderna ungherese.
Perché si possa
verificare nuovamente un cosě felice incontro tra teatro e letteratura
drammatica bisognerŕ aspettare gli anni del post-1956. Il periodo
immediatamente successivo ai moti rivoluzionari ungheresi č caratterizzato
dalla delusione e dall’amarezza suscitati dalla situazione politica del paese.
La frustrazione e l’isolamento degli intellettuali, i loro interrogativi sul
potere e sulla libertŕ diventano i nuovi temi teatrali, che vanno a sostituire
quelli consueti del dramma borghese. Ovviamente negli anni ’60 non č possibile
trattare simili questioni in maniera diretta, cosě il linguaggio teatrale
diventa codificato, una lingua scenica destinata a un pubblico complice. Si
crea una comunitŕ unica tra spettatori, attori, registi, e il teatro diviene un
importante veicolo per le idee ritenute sovversive e pericolose dal potere.
Non a caso
l’autore teatrale piů significativo del periodo č István Örkény[iv]:
la sua ironia, il suo gusto per il grottesco e l’assurdo diventano
caratteristiche dominanti della drammaturgia dell’epoca. I suoi testi
probabilmente piů importanti, ancora oggi spesso in scena nei teatri ungheresi,
sono: La famiglia Tóth (Tóthék), Giochi di gatto (Macskajáték),
Pisti nella bufera di sangue (Pisti a
vérzivatarban). Insieme ai lavori di Örkény, possiamo menzionare come opere
distintive del periodo le parabole sarcastiche di István Eörsi: L’interrogazione (A kihallgatás) o Giobbe (Jób), i testi di Károly
Szakonyi: Problema di trasmissione (Adáshiba), di Gábor Görgey: La finta pistola (Komámasszony, hol a
stukker?) e di Géza Páskándi: La festa
(Vendégség). Seppure coevi, sono di carattere diverso i testi scritti da András
Sütő, autore di lingua ungherese, ma nato e vissuto in Transilvania, o i
drammi storici dal registro piů realistico di János Székely, Gyula Illyés,
László Németh, Magda Szabó, e le opere – note anche in Italia – di Miklós Hubay[v].
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 si fanno
largo nel mondo culturale ungherese i rappresentanti di una nuova generazione:
i cosiddetti ‘giovani arrabbiati’. Furiosi per la situazione in cui sono
costretti a vivere, ma senza piů il senso di fallimento morale della
generazione precedente, sdegnosamente rifiutano tutto e tutti. György Spiró,
Mihály Kornis, Péter Nádas, Géza Bereményi, György Schwajda, László Márton, Pál
Békés portano sulla scena letteraria e teatrale nuovi temi e nuove sensibilitŕ[vi].
Successivamente, verso la fine degli anni ’80, e in
particolare dopo i cambiamenti politici del 1989, il teatro perde il suo ruolo
di veicolo di valori democratici, di cospirazione collettiva, di resistenza.
Diminuiscono sia il suo fascino, dato dalla possibilitŕ di parlare tra le righe
di argomenti altrimenti vietati o malvisti dal sistema, sia la sua capacitŕ di
tenere il passo con una societŕ che cambia a un ritmo vorticoso.
Inevitabilmente si allontana anche il pubblico, eccitato e intimorito dai
cambiamenti, e preoccupato per la propria vita quotidiana e per l’immediato
futuro.
|
|
György Spiró
|
Prima del 1989 i drammi che arrivavano dai paesi dell’Est
rappresentavano per gli spettatori occidentali una sorta di finestra affacciata
su un mondo e una cultura sconosciuti, quasi esotici. Con i cambiamenti
politici anche l’interesse dell’occidente si č affievolito. Sia per motivi
linguistici, sia per questioni economiche, ciň che della cultura ungherese
riesce ad arrivare nel resto d’Europa č solo una minima parte di una vasta
produzione. Seppure la recente popolaritŕ dei libri di Sándor
Márai, insieme ad alcuni grandi eventi, come
l'edizione del 1999 della Fiera del Libro di Francoforte, dove l'Ungheria era
presente come ospite d’onore, o il premio Nobel assegnato allo scrittore Imre Kertész nel 2002, abbiano
riportato l’attenzione sulla letteratura prosastica ungherese, questi fattori
non hanno invece avuto ricadute sulla drammaturgia. Scorrendo le pubblicazioni
in lingua straniera sul teatro e la drammaturgia ungheresi, si trovano solo
poche antologie in inglese e una in tedesco. In Francia sono stati pubblicati
alcuni volumi contenenti singoli drammi contemporanei ungheresi, ma non
esistono in nessuna lingua straniera raccolte di un unico autore[vii].
La letteratura drammatica ungherese entra solo raramente – e anche in quei casi
occupandone poche righe – nelle antologie scolastiche o nelle pubblicazioni
specializzate occidentali[viii].
Per quanto riguarda la diffusione di questi testi in Italia,
in internet si trovano tracce di due antologie di drammi ungheresi in
traduzione italiana, purtroppo perň si tratta di volumi non o pochissimo
distribuiti, pertanto č difficile anche solo avere dati sui testi che vi sono
inclusi. I due volumi sono: Il ciclista azzurro - Drammi ungheresi
contemporanei (Arktisz, 2002), prefazione a cura di Magdolna Jákfalvi e traduzioni di
Tamara Török, che dovrebbe comprendere Il mese del
boia di Kornél Hamvai, Bestie
meravigliose di László Garaczi,
Nick Carter di Péter Kárpáti
e Nemico pubblico di István Tasnádi;
e Antologia di teatro ungherese contemporaneo, edito nel 2009 da Lithos, a cura di Éva Gács, traduzioni di Éva Gács e Kata Gács.
Eppure, dalla seconda metŕ degli anni novanta fino alla fine
del primo decennio del 2000, il teatro ungherese e in particolare la drammaturgia
sono riusciti a riconquistare il proprio tempo e il pubblico, con una nuova
floridissima stagione. Ancora oggi la drammaturgia contemporanea č ben presente
in Ungheria, e scorrendo in qualsiasi momento dell'anno i programmi teatrali si
trova un'ampia scelta di spettacoli tratti da tali testi. In particolare la
ricorrenza nell’autunno del 2006 del cinquantesimo anniversario degli eventi
politici del ’56 –
insieme ovviamente alle sovvenzioni statali offerte per l’occasione – ha dato una forte spinta alla messa
in scena di testi contemporanei incentrati sui noti avvenimenti storici. Sempre
sul fronte dei finanziamenti, dal 2005 viene bandito annualmente il concorso
dedicato a József Katona, indetto dal Ministero della Cultura e dedicato ai
teatri che intendono portare sul palcoscenico drammi scritti da autori
contemporanei. Questo concorso offre contributi al lavoro degli autori (sia per
testi completamente nuovi, sia per nuove messe in scena di testi giŕ presentati
in precedenza), oppure alle produzioni dei teatri (sia per spettacoli da
portare in scena presso le sale grandi dei teatri stabili, sia per spettacoli
di ricerca o presso sale studio). Per esempio, nel 2006 tramite queste
sovvenzioni si sono potute realizzare 18 produzioni, nel 2007 sono state premiate
le richieste di 26 compagnie, e altre 25 compagnie hanno ottenuto fondi nel
2008. Le cifre in questione coprono tra un terzo e la metŕ dei costi totali
della realizzazione dei singoli spettacoli. Molti teatri si sono detti cosě
soddisfatti dei risultati ottenuti dagli spettacoli basati su testi
contemporanei, da decidere di aggiungere altri titoli simili al loro
cartellone, anche senza sovvenzioni pubbliche.
Pure il festival nazionale di teatro di Pécs, che si svolge a
metŕ giugno e in un certo senso ricapitola quindi la stagione, ha registrato
nel decennio 2000-2010 un notevole aumento dell’attenzione nei confronti della
drammaturgia contemporanea. Il curatore dell'edizione 2007, il regista
cinematografico János Dömölky, aveva scelto ben cinque spettacoli, sui
quattordici che ha selezionato per il programma ufficiale, tratti da testi di
autori odierni. Ed č stato proprio uno di questi cinque a vincere il primo
premio: Finito - Zombi ungherese (2007) di István Tasnádi (molto
liberamente ispirato a Moličre), nella
versione diretta da Pál Mácsai. Contemporaneamente ne stava giŕ andando in
scena un’altra interpretazione, a cura della compagnia stabile di Zalaegerszeg.
Nell’edizione 2010 sono stati presentati addirittura una dozzina di nuovi testi
nell’ambito del progetto intitolato Foro Pubblico (Nyílt Fórum), che ha ripreso
nuova linfa proprio grazie all’accorpamento con il Festival Nazionale di Pécs.
Si tratta di una serie di programmi ed eventi, organizzati da professionisti
del teatro (autori e dramaturg in particolare) che fanno il punto sulla
situazione della drammaturgia e sulle novitŕ letterarie della stagione appena
passata. Nell’ambito delle giornate del Foro i testi non solo vengono discussi,
ma vengono anche messi in scena, attraverso letture o improvvisazioni, in modo
da renderli accessibili anche all’ampio pubblico che segue l’evento con molta
curiositŕ. Insomma, se un tempo era il regime a obbligare i teatri ungheresi a
presentare opere contemporanee, purché ideologicamente ‘idonee’, oggi sembrerebbe
essere il pubblico, assieme alle compagnie e alle istituzioni a essere affamato
di testi odierni.
Nel 2004 č nata la Tavola Rotonda dei drammaturghi
contemporanei (Drámaírói Kerekasztal), che oltre a pubblicare un’antologia
annuale, organizza anche diversi eventi, tra cui il festival Deszka. Realizzato
per la prima volta nel febbraio 2007 e da allora funzionante con grande
successo di pubblico, questo festival č dedicato esclusivamente ai drammi
contemporanei ungheresi. Si svolge a Debrecen, presso il teatro Csokonai e
oltre alla presentazione di spettacoli ha in programma anche interessanti
discussioni sul ruolo e sui contenuti della drammaturgia contemporanea.
Un’altra importante vetrina per i nuovi testi ungheresi,
soprattutto per il pubblico straniero, č il Festival di Drammaturgia
Contemporanea di Budapest. Nato nel 1999 e inizialmente biennale, viene ora
organizzato ogni anno. Il suo programma prevede sempre almeno alcuni spettacoli
con la traduzione simultanea inglese.
Scorrendo i
programmi di questi o altri eventi si potranno notare alcuni nomi che ricorrono
spesso: György Spiró č sicuramente il piů noto autore contemporaneo della
drammaturgia ungherese, ma anche l’unico della sua generazione a esser stato
continuamente attivo sulla scena negli ultimi vent’anni. Partito con alcuni
drammi storici, ha ottenuto i primi grandi successi con due testi scritti a
metŕ degli anni ’80: L’impostore (Az
imposztor) e Testa di pollo
(Csirkefej). Nato nel 1946, Spiró č – oltre che drammaturgo – anche scrittore,
professore di storia della letteratura, traduttore dal russo, dal polacco e dal
croato, esperto della drammaturgia dell’Europa Centro-Orientale. La sua
scrittura sicura e ricca di possibilitŕ espressive puň spaziare con facilitŕ
tra diverse forme drammatiche. Vincitore di numerosi premi, tra cui quello
della Corporazione dei Dramaturg Ungheresi nel 2002, nel 2006 č stato insignito
anche del premio Kossuth, la piů alta onorificenza artistica dello Stato
ungherese. I suoi drammi piů recenti si svolgono nell’Ungheria odierna, e
focalizzano l’attenzione sulle contraddizioni politiche e sociali del paese.
Sono spesso basati su fatti di cronaca o su piccoli eventi apparentemente
privati, attraverso i quali l’autore offre al pubblico la sua visione spietata e
sarcastica, e a volte fortemente pessimistica, sulle sorti del nuovo sistema
democratico. Alcuni dei suoi drammi: Quartetto (Kvartett, 1996)[ix],
Soap Opera (Szappanopera, 1999), La locanda del Gran Pantano (Fogadó a
Nagy Kátyúhoz, 2001), Incidente (Koccanás, 2006), Prah (Id.,
2007) tutti messi in scena da vari teatri ungheresi. In particolare, Prah
č stato tra i testi premiati dal concorso Katona, e ha giŕ ottenuto diverse
messe in scena.
|
|
Balázs Szálinger: Kalevala (2008) regia di Csaba Horváth (ph. Gabor Dusa)
|
Mentre Spiró,
nonostante il grande successo dei suoi ultimi romanzi, rimane soprattutto un
drammaturgo, Péter Esterházy č conosciuto quasi esclusivamente come autore di
prosa, pur avendo scritto diversi drammi. Gli ultimi due: Rubens e le donne
non-euclidee (Rubens és a nemeuklideszi asszonyok) e il piů recente Io
sono Te (Én vagyok a Te) hanno vinto rispettivamente per la stagione
2006/07 e quella 2010/2011 il premio come miglior dramma assegnato dalla
Corporazione dei Dramaturg. Il secondo č attualmente in scena presso il Teatro
Nazionale Ungherese per la regia di Péter Gothár.
La trilogia drammatica di Péter Nádas,
autore molto noto anche all’estero, soprattutto grazie alle traduzioni tedesche
delle sue opere, č composta dai testi intitolati: Pulizie (Takaritás), Incontro
(Találkozás) e Funerale (Temetés).
Nonostante il loro indubbio valore letterario sono tra le opere piů enigmatiche
della drammaturgia ungherese, tragedie liriche che scavano argomenti complessi
come il rapporto tra persona e personalitŕ, o tra passato e storia, molto poco
frequentate dal teatro.
Di segno opposto,
grottesco e musicale, č invece il debutto a teatro di Lajos Parti Nagy. Poeta e
traduttore, Parti Nagy nei suoi testi gioca a reinventare la lingua, a creare
nuovi termini, a spremere, rielaborare, manipolare parole, rime e significati.
Il suo dramma piů noto č sicuramente l’operetta Ibusár (id., 1992), caratterizzato da una vena narrativa
comica-poetica e dal tipico linguaggio giocoso, innovativo e corrotto di Parti
Nagy. Ibusár č anche uno dei testi
piů amati dai teatranti: negli ultimi quindici anni ha giŕ visto nascere una
decina di versioni tra Budapest e le cittŕ di provincia, nonché presso teatri
di lingua ungherese oltre confine. Parti Nagy inoltre č autore di nuove e
originali traduzioni e riscritture di numerosi testi drammatici, classici e
moderni.
András Forgách č
uno scrittore di grande sensibilitŕ, che tratta una vasta gamma di argomenti.
Drammaturgo, traduttore, saggista, nel 2000 ha ricevuto il prestigioso premio
intitolato a Ernő Szép per il suo ultimo lavoro, un adattamento originale
di Cronaca di una morte annunciata di
Garcia Marquez. Scrive spesso e volentieri su richiesta del regista Tamás
Fodor, che ha messo in scena diversi suoi testi presso il piccolo spazio Studio
K di Budapest, inoltre č autore di varie sceneggiature cinematografiche.
András Nagy
(1956) č saggista e romanziere, č stato anche direttore dell’Istituto Teatrale
ungherese (OSZMI). I suoi testi sono saggi teatrali: eruditi, colti e molto
parlati. Prendono frequentemente spunto da letture, episodi della storia
letteraria o della filosofia, difficilmente adattabili alle scene ungheresi,
legate tuttora a uno stile di impianto realistico. Dopo aver scavato nella
psiche individuale con i testi prodotti negli anni ’80, piů recentemente Nagy
sembra aver rivolto il suo interesse agli adattamenti.
László Garaczi
(1956) č ritenuto uno dei migliori scrittori ungheresi. La sua attivitŕ
teatrale ha goduto di una particolare attenzione grazie a una riscrittura
satirica di Moličre, dal titolo Misantropo
fino alla fine (Mindhalálig Mizantróp, 1988). Nei suoi testi č predominante
l’utilizzo di una tecnica di costruzione anti-teatrale, che non lascia la
minima concessione alle tradizionali convenzioni del palcoscenico. La sua
scrittura postmoderna assembla frammenti di diversa provenienza, mescola simbolismo,
iper-realismo, musica pop, allucinazioni lisergiche, elementi visivi di varia
provenienza. I suoi testi probabilmente piů noti sono: Agguato (Prédales, 1995), Bestie
meravigliose (Csodálatos vadállatok, 1999), Plasma (Plazma, 2001).
Appartenente a
una generazione piů giovane, László Darvasi (1962) č giornalista, autore di
romanzi e racconti. Da quando č apparso sulla scena letteraria nel 1991 ha giŕ
pubblicato una dozzina di volumi, senza contare i numerosi articoli e le
novelle. Nelle sue opere descrive spesso leggende misteriose o antiche ballate.
Il suo linguaggio č lirico, denso, metafisico. Il testo che ha avuto piů
successo č Inchiesta sulle rose
(Vizsgálat a rózsák ügyében, 1993): vanta diverse messe in scena, tra le quali
spicca quella con la regia di István Pinczés, realizzata per il teatro di
Debrecen, tra i piů attivi laboratori della drammaturgia contemporanea. Un
altro interessante suo testo č l’adattamento del romanzo di Milán Füst, La
storia di mia moglie: Capitano Störr
(Störr kapitány, 2000).
Kornél Hamvai
(1969) č scrittore e traduttore, oltre che uno degli autori teatrali piů
conosciuti grazie a pochi testi molto amati dalla critica e dai registi.
Ottiene il primo grande successo con un testo dedicato alla rivoluzione del
1956, presentato al concorso bandito dal teatro Gergely Csiky di Kaposvár dove
č subito stato messo in scena da László Babarczy: Caccia circolare (Körvadászat, 1997). In seguito ha adattato un
proprio romanzo, Il guardialinee Márton
ha freddo (Márton partjelző fázik, 1998), mentre col testo successivo,
Il mese dei boia (Hóhérok hava 2000)[x]
ha vinto quasi tutti i premi assegnabili a un dramma: il premio Ernő Szép,
il premio della Corporazione dei Dramaturg e il premio dei Critici Teatrali. Č
uno dei pochi testi contemporanei ungheresi affrontati da Tamás Ascher, regista
del teatro Katona di Budapest, tra i piů noti artisti teatrali ungheresi. Anche
Il mese dei boia, come gli altri drammi di Hamvai, č costruito su una
serie di aneddoti e brevi episodi che hanno come protagonisti un gruppo di
personaggi variamente assortiti.
Scorrendo
l’attivitŕ di questi, e di tanti altri autori di teatro, appare evidente come
la drammaturgia ungherese sia almeno in parte ostaggio della letteratura. Sono
pochi gli autori che si dedicano esclusivamente alle scene, sia per evidenti
motivi economici, sia perché in molti č ancora forte l’idea che dramma
(letteratura) e teatro (spettacolo) siano separati o da separare. Le
aspettative di molti intellettuali nei confronti di un nuovo testo sono puramente
accademiche, non a caso il teatro ungherese č tradizionalmente piů parlato e
realistico che visivo. La ricerca scenica solo recentemente si č dedicata
all’aspetto visivo dello spettacolo, i testi scritti per il teatro ungherese
tengono quasi sempre maggiormente presenti i requisiti letterari. Solo a
partire dagli anni ’90 sono nati drammi che si distaccano da questa tradizione,
grazie ad alcuni giovani autori che caparbiamente scrivono esclusivamente per
il teatro.
Uno di questi č
Péter Kárpáti (1961), che ha iniziato la sua carriera negli anni ’80, ottenendo
perň i primi veri successi nel decennio successivo. Interessato soprattutto al
patrimonio letterario popolare, si ispira alle favole, alle leggende rurali,
urbane ed etniche non solo ungheresi, ma anche di altri popoli e altre culture,
per esempio quella zingara, o ancora ai grandi miti europei, cercando di
combinare insieme realismo e simbolismo, folklore e mitologia. Tra le sue opere
vanno citate: Chiunque (Akárki,
1992), Globo (Országalma, 1994), Mondoricevitore (Világvevő, 2000), Tótferi (id., 2000), Nick Carter (id., 2001), Pálinkás János (id., 2001), La quarta porta (Negyedik kapu, 2003), La
prima notte, ossia l’ultima (Első éjszaka avagy utolsó, 2004).
Anche Ákos
Németh (1964) scrive solo per il teatro. Le sue opere piů note risalgono agli
anni ’80, ma sono spesso rimesse in scena in nuove produzioni. Si tratta di
testi-copioni che descrivono la generazione a cavallo dei cambiamenti politici,
senza prospettive, spesso disperata e violenta. I testi piů noti sono I danzatori di Müller (Müller táncosai),
e Giulia e il luogotenente (Júlia és
a hadnagya). Altre sue opere: Lovass
Anita (id., 1992), Aviditŕ
(Haszonvágy, 1997), Ladri di automobili (Autótolvajok, 2002).
Un altro autore
appartenente alla generazione piů giovane č Attila Lőrinczy. La sua opera
piů importante fino ad ora č la commedia nera Un’ascia nella testa (Balta a fejbe), portata in scena nel 1999
quasi contemporaneamente dai due teatri ungheresi piů importanti: il teatro
József Katona di Budapest e il teatro Gergely Csiky di Kaposvár.
|
|
Zoltán Egressy
|
Zoltán Egressy
scrive soprattutto drammi e, piů raramente, traduce poesie. Il suo successo
teatrale piů grande č stato Portogallo
(Portugál, 1997), un dramma dalla struttura a episodi e di impianto realistico.
La popolaritŕ dello spettacolo tratto dal suo testo č stata tale che dalla sala studio del teatro Katona di
Budapest č stato spostato sul palcoscenico principale, dove – dopo piů di un
decennio di repliche – č ancora oggi in scena, inoltre ne č stato perfino
tratto un film. Tutti i testi di Egressy senza eccezione hanno giŕ avuto almeno
una versione scenica, comprese le fiabe scritte per i teatri per ragazzi.
Alcuni suoi titoli: Spinaci, patatine
fritte (Sóska, sültkrulmpi, 1998)[xi],
Azzurro, azzurro, azzurro (Kék, kék,
kék, 2000), 4x100 (Id., 2003), che ha visto la prima regia teatrale
dell’autore, Incidente (Baleset, 2004). Egressy č, insieme a Spiró, uno
degli autori che riesce a coniugare apprezzamenti della critica e largo seguito
da parte del pubblico: Spinaci e patatine fritte in alcune stagioni era
possibile vederlo in ben quattro differenti messe in scena presso altrettanti
teatri ungheresi.
Ha da poco
compiuto i quarant’anni un altro autore, premiato per piů di uno dei suoi testi
al giŕ menzionato concorso Katona: István Tasnádi (1970). A lungo
membro della compagnia Krétakör capitanata da Árpád Schilling, Tasnádi
collabora anche con diverse altre compagnie come dramaturg. Il primo grande
successo ottenuto da Tasnádi č stato Corriere
di cocaina (Kokainfutár, 1996), il cui linguaggio crudo, i temi forti, come
appunto la droga, e la struttura post-moderna hanno suscitato accese
discussioni sia tra i critici, sia tra il pubblico. La collaborazione con il
regista Árpád Schilling č sfociato in alcuni spettacoli famosi: Nemico pubblico (Közellenség, 1998),
sempre presso il teatro Katona di Budapest, Nexxt
(id., 2000), satira sul mondo della televisione, e Miapatria, miapatria (Hazámhazám,
2002), uno dei pochi testi e spettacoli direttamente politici della scena
ungherese. Negli ultimi anni si č dedicato alla riscrittura di alcuni testi
classici: dopo la sua personalissima versione della Fedra (Atto finale,
Végső aktus, 2004), č uscito il giŕ citato Finito – Zombi
ungherese.
Il percorso di
Béla Pintér (anch’egli classe 1970) si differenzia da tutti gli autori
precedentemente citati. Attore e regista, oltre che drammaturgo, egli scrive
esclusivamente per la propria
compagnia, costruendo i testi a misura dei propri attori. Gli spettacoli della
compagnia sono quasi sempre basati su temi di attualitŕ sociale e
caratterizzati da uno stile grottesco e popolaresco, e da un linguaggio
satirico-comico. I
primi grandi successi della compagnia di Béla Pintér sono stati Schiavitů popolare (Népi rablét, 1998), Ospedale Bakony (Kórház-Bakony, 1999) e La porta del nulla (A sehova kapuja, 2000),
mentre lo spettacolo musicale Opera contadina (Parasztopera, 2002) č il loro pezzo attualmente piů
richiesto. Nel 2005 con Anyám
orra
(Il naso di mia madre) hanno ottenuto il
premio per il miglior spettacolo dell’anno al festival nazionale di Pécs in
assoluto, e non confinati nella categoria – molto discussa – di teatro
alternativo.
Durante gli anni piů
recenti il metodo di scrittura fortemente legato al lavoro con una compagnia di
attori e/o alla collaborazione con un regista č stato seguito anche da altri
autori: il regista cinematografico Kornél Mondruczó si č dedicato al teatro
mettendo in scena diversi propri testi scritti in collaborazione con la
sceneggiatrice Yvette Bíró; il poeta Balázs Szálinger ha riscritto
in chiave contemporanea la Kalevala (2008) per il regista Csaba Horváth;
l’attore András Vinnai č autore di diversi testi scritti e portati in scena
insieme al regista Viktor Bodó. A tutti loro bisognerebbe aggiungere poi molti altri nomi[xii]
regolarmente presenti nei cartelloni dei teatri ungheresi con varie opere rappresentate e/o
premiate. Quasi tutti questi scrittori sono presenti anche sugli scaffali delle
librerie, alcuni con piů di una antologia, segno sicuro che negli
ultimi anni la stima e il seguito da parte di critica e pubblico nei confronti
della drammaturgia contemporanea sono notevolmente cresciuti.
|
|
Kornél Mondruczó: Frankenstein terv (ph. Matyas Erdely)
|
[i] In
Ungheria il cognome precede il nome. Qui sono stati invertiti nell’ordine
usuale in italiano.
[ii] Esistono
diverse traduzioni italiane del dramma di Madách, purtroppo tutte fuori
commercio. Per queste e altre edizioni fuori commercio si consiglia di
rivolgersi al catalogo ICCU, o al sito: www.sbn.it.
[iii] Dell’autore
de I ragazzi della via Pál si possono leggere in italiano anche Liliom
e Giochi al castello, purtroppo si tratta anche in questo caso di
edizioni difficilmente trovabili, poiché risalenti agli anni ’40 e ’50.
[iv] Alcuni
testi letterari di Örkény possono essere letti in italiano, pubblicati dalla
e/o.
[v] Nel
corso degli anni ’60 la casa editrice Lerici ha pubblicato diverse opere di
Miklós Hubay.
[vi] Per
informazioni dettagliate su questo periodo storico e sugli autori - definiti
anche la generazione dell’assenza - si consiglia l’introduzione (in inglese) di
L. Upor al volume Hungarian Plays - New Drama From Hungary,
London 1996.
[vii] In inglese: New Hungarian Drama (introduzione di E. Brogyányi),
Budapest 1991, contiene testi di: András Sütő, Géza Páskándi, István Csurka, Mihály Kornis, Gyrögy Spiró;
A. TEZLA
(a cura di), Three Contemporary Hungarian
Plays, London & Boston – Budapest 1992, contiene
testi di: Gábor Czakó, Géza Bereményi, György Spiró;
C. GYÖRGYEY (a cura di),
A mirror to the cage, Univ. of Arkansas Press, Fayetteville 1993, contiene testi di: István Örkény,
Mihály Kornis, György Spiró;
L. UPOR (a cura
di), Hungarian Plays - New Drama From Hungary, London
1996, contiene testi di: András Nagy, Andor Szilágyi, Ákos Németh, Péter
Kárpáti;
In tedesco: Neue Theatrestücke aus Ungarn, Budapest 1999, contiene testi di: Zoltán Egressy,
Péter Esterházy, Vera Filó, Ákos Németh,
Lajos Parti Nagy, György Spiró.
In francese: Collana di singoli drammi pubblicati
dalle Édition Théatrales,
Parigi: 1990 - Péter Nádas,
Pál Békés, 1991 – György Spiró, 1992 - György Schwajda, 1996 - Péter Nádas, György
Schwajda.
[viii] Un
ottimo strumento per approfondire l’argomento č il volume pubblicato in inglese
dall’Istituto e Museo Teatrale Ungherese: Collision –
Essays on contemporary hungarian drama, OSZMI, Budapest
2004
[ix] Quartetto
č l’unico testo teatrale di Spiró a esser stato presentato in italiano in
occasione del festival Tramedautore 2006, presso il Piccolo Teatro di Milano.
[x] Una
traduzione inglese del testo, eseguita da David Evans, č stata pubblicata
nell’agile e utile volume Hungarian theatre at the Millennium, OSZMI;
Budapest 2000.
[xi]
Anche Spinaci e patatine fritte č stato presentato in italiano in
occasione del festival Tramedautore 2006, presso il Piccolo Teatro di Milano.
[xii] Non
č possibile – purtroppo – trattare dettagliatamente tutti gli autori che almeno
saltuariamente si sono dedicati alla drammaturgia. Si ricordino almeno: Pál
Békés, autore anche di numerosi libri per ragazzi; Szilárd Borbély e il suo
molto discusso Camera.man; Vera Filó; János
Háy; András Jeles, noto anche come regista cinematografico; Csaba Kiss; Mihály
Kornis, grande esperto di teatro e autore di alcuni testi di notevole successo;
Zoltán Kőrösi; László
Márton; János Mohácsi, regista del teatro Csiky di Kaposvár; Andor Szilágyi;
András Visky, Tibor Zalán.
Scarica in formato pdf
|
|