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di Jolanda La Carrubba
Non vi sono limiti a cosa e dove si può arrivare con la nuova arte,
quella digitale; non solo opere in mostra, ma multi-opere in movimento ed in
contatto l’una con l’altra. Digitalife,
questo possibile dialogo tra bio-opere, quindi arte che nell’oggi tecnologico
ha in qualche modo assimilato il DNA dell’artista, è al suo secondo incontro.
Ideata ed organizzata dalla Fondazione RomaEuropa –
diretta da Fabrizio
Grifasi e presieduta da Monique Veaute – questo evento vanta
la collaborazione con Webfactory, la più importante piattaforma
dedicata agli artisti attivi sul web, e la partnership di Telecom Italia.
Il fulcro della manifestazione è costituito dalla mostra “Il reale, il
meraviglioso, il fantastico”, tenutasi (26 ottobre – 11 dicembre 2011) presso
gli spazi dell'Ex
GIL di Trastevere, a
Roma.
Valutando questa seconda ed intensa esperienza, possiamo senza dubbio
asserire che siamo avvolti e coinvolti dal futuro, nulla si crea e nulla si
distrugge, ma tutto si trasforma e l’insegnamento del paradigma einsteniano,
convince addirittura il sensibile mondo artistico fino a stravolgerne ogni
riferimento preesistente, ovvero il sotto non si contrappone più al sopra ma
diventa suo continuum come se non fossero mai esistite frontiere.
Ed ecco cosa si è sperimentato con funzionale risultato in questa mostra palpitante
Digitalife 2, una vera e propria piattaforma
vivente, articolata lungo un grande percorso espositivo, affiancato da un ciclo
di incontri sul rapporto tra arte, creatività e nuove tecnologie; con efficace
ed intensa attenzione al futuro del digitale, l’innesto tra le tecnologie più
avanzate e le espressioni artistiche che convincono musica, pittura, scultura,
fotografia, poesia a convivere ed esistere contemporaneamente alla
contemporaneità di un equilibrio adesso accessibile.
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Un'opera di Quayola a Digitalife 2
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E così, senza necessità di procedere verso un anonimo luogo di
dormiveglia o pre-morte, di limbo o purgatorio, si ha come la sensazione di
vedere arrivare Caronte che voga delicato lungo questi lidi indomabili della
bramosia artistica che funziona in ogni suo percorso, intuitivo forse, ma
comunque descritto con vigore e con vago sentimentalismo nei confronti di
quelle scenografie di film muti ma fantastici, come Metropolis di Fritz Lang.
Dunque in mostra si trova: il reale,
il meraviglioso, il fantastico, ma non solo arte da guardare per ammirare la
bellezza come parametro orientativo anzi arte da vivere come testimoni del suo
concepimento, infatti in Digitalife 2
si evidenzia il passaggio dalla realtà del quotidiano alla meraviglia
della creazione artistica ed è rappresentato da 13 installazioni ad alto
contenuto tecnologico e ad alto tasso di visionarietà, realizzate da artisti
tra i più acclamati: il coreografo giapponese Saburo Teshigawara, Ryoichi
Kurokawa, Quayola, Giuseppe La Spada, Daniele Spanò, Masbedo, Christian
Marclay, Marina Abramovic, Carsten Nicolai, Felix Thorn e Devis Venturelli, ma
la funzionalità che coinvolge emotivamente lo spettatore, si deconcentra dal
mondo reale entrando come se egli fosse Alice in quello virtuale e lì vi trova
nuove generazioni con volontà attive e al contempo disillusioni barocche.
Lo spettacolo dal vivo arriva a Digitalife
2 con una serie di appuntamenti che hanno coinvolto in esibizioni live
anche gli artisti della rassegna, come Felix Thorn e Masbedo, oltre a Uri Caine
e Fabio Cifariello Ciardi, Selma e Sofiane Oussi che, attraverso skype, si sono
incontrati all’Opficio Telecom per una coreografia danzata a distanza, e il
nuovo live set multimediale dell’artista giapponese Ryoji Ikeda presentato da
Dissonanze Lab.
A questo punto prevedere cosa accadrà nell’immediato domani non è compito
semplice, dato che l’intuitività e la genialità artistica paradossalmente convivono
con l’avanzamento di particelle meglio definite come ultracorpi provenienti da
tempi remoti.
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La Musa (2011): una creazione di visual art & sounds di Masbedo con Lagash
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