di
Fabio Mercanti
Più
libri più liberi, la fiera della piccola e media
editoria di Roma è giunta lo scorso dicembre alla sua decima edizione,
nonostante il venir meno di finanziamenti, visto il passo indietro di alcuni
enti rispetto agli anni passati.[i]
La fiera si è sempre distinta non solo come occasione per la vendita diretta di
libri a un pubblico sempre numeroso o per la presentazione di titoli di vario
genere, ma anche per l’organizzazione di incontri “professionali” dedicati agli
addetti ai lavori che siano editori, librai, service o altri.
Negli anni passati c’era stata particolare
attenzione ai device per la lettura, soprattutto con l’avvento dell’e-ink
(inchiostro elettronico, tecnologia alla base di reader in b/n come il Kindle,
il Sony …) e alle varie Apps (ad esempio dizionari) pensate apposta dagli
editori per soddisfare diverse esigenze del fruitore-lettore. Ciò aveva
innescato un confronto nel quale i vari attori non nascondevano né l’entusiasmo
né la paura. L’impressione generale è che nel frattempo sia venuta meno
l’euforia e si vada verso una maggiore consapevolezza del futuro costruendo
così un dibattito più maturo. Confrontandosi con una nuova realtà: molti
iPhone, moltissimi smartphone, molti tablet e reader. A casa probabilmente
delle smart tv.
L’autore e il lettore,
i due punti estremi del segmento editoriale, stanno maturando la consapevolezza
di avere esigenze reciproche diverse e modellabili e quindi sempre più fluide e
multicanali, mediatore delle quali è l’editore, «vigile urbano»[ii]
che coordina tutti gli attori.
Novità di quest’anno
sono gli incontri organizzati dall’Aie (Associazione italiana editori) dedicati agli studenti universitari di corsi
o master in editoria con lo scopo di aiutarli a comprendere meglio un settore
in mutamento (ma quale non lo è?) per cercare si inserirsi professionalmente.
Sarà proprio su alcuni punti sviluppati in questi incontri che si vorrà porre
l’attenzione.[iii]
Cosa
cambia?
Pierdomenico
Baccalario, autore di romanzi per ragazzi, è ottimista: il piacere di
raccontare storie non si spegnerà e tanto meno quello di leggerle o ascoltarle.
La sfida – una delle sfide della “nuova
editoria” – sarà proprio per gli autori, per coloro che hanno il telling, la capacità di raccontare
storie e di farle vivere agli altri. E la prospettiva digitale apre loro un
ventaglio di possibilità di sperimentazione molto ampio. Narrare significherà
ancora costruire un mondo dentro al quale il lettore può fare esperienze, anche
digitali e multimediali. Anzi, come puntualizza Emanuele di Giorgi di Tunué[iv]
(casa che pubblica graphic novel, saggistica dedicata al fumetto,
all’animazione, ai videogiochi), sarà proprio il lettore a determinare alcune
scelte degli altri attori delle filiera editoriale.
Invitato immancabile a
questi dibattiti sul futuro del libro e dell’editoria è Antonio Tombolini, che
segue da tempo il fenomeno e-booking ed è parte attiva almeno dal 2006 con la “book farm” di Simplicissimus.[v]
Nonostante la lungimiranza (che in questo caso non significa solo saper vedere
lontano nel tempo, ma anche saperlo fare nel momento giusto), Tombolini non si
presenta come uno degli attori che vuole fare la «corsa all’oro del libro
elettronico»: preferisce «vendere i picconi». Lui non va sulla Sierra Nevada,
ma resta a valle a gestire onestamente la sua attività. Forse per questo riesce
a non essere né un fanatico, né un catastrofista.
«Non è una rivoluzione»
ha detto Tombolini ai presenti al seminario «ma una cosa nuova». E ciò non
lascia spazio alle opposizioni tra i sostenitori della carta o del digitale:
l’e-book è una realtà che prima non c’era. Tombolini è convinto che il fenomeno
investirà prima e più fortemente l’editoria per ragazzi e la scolastica, sia
per ovvie ragioni generazionali sia per sviluppare nuovi modelli di istruzione
e studio, già integrate dal digitale per iniziativa degli studenti stessi. E
per quanto riguarda la narrativa e la saggistica?
Partendo da slide che
in poche domande cruciali cercavano di riassumere le varie problematiche
professionali, il relatore ha cercato di spiegare quali sono le chance di ogni
attore che finora ha lavorato dentro e intorno al libro.
Il fenomeno del
self-publishing ci ha confermato che molte persone adorano scrivere (di tutto)
e che vorrebbero tanto che gli altri leggessero quanto scritto e si
complimentassero con loro. Lo scrittore improvvisato potrà quindi accedere al
mercato del libro con enorme facilità e se saprà usare alcuni strumenti di
promozione magari vendere anche qualche copia. La differenza però la farà
inevitabilmente il livello qualitativo del libro. E qui oltre alle capacità
dell’autore entrano in gioco inevitabilmente quelle dell’editore che deve
riuscire a «tirare fuori i gioielli dal letame» come ha detto Tombolini citando
de Andrè. Il livello qualitativo del libro è dato da molti fattori non solo
quello letterario e di scrittura, ma anche organizzativo e della forma.
Importante sarà quindi il lavoro di editing e quello del grafico-tipografo,
figura che nella rivoluzione profetizzata sarebbe dovuta scomparire. È chiaro
come nel caso dell’ideazione-produzione-commercializzazione di un libro digitale
saranno necessarie diverse e nuove competenze. «Impegnarsi per ottenere una
buona ergonomia del contenuto è una strategia sempre efficace. […] la gente è
disposta a pagare per avere un’esperienza di qualità, e questo spesso si
traduce nel miglior marketing che si possa immaginare» dice Oliver Reichenstein
di Information Architects[vi].
Insomma, la sfida non è tra chi continuerà a puntare solo al cartaceo o solo al
digitale per poter decretare tra 10 anni un vincitore, ma tra quelli che
continueranno a fare buoni libri di carta e chi riuscirà a fare buoni e-book.
L’osservazione che l’e-book debba costare meno perché si abbattono i costi di
stampa è ormai tanto scontata quanto inconcludente: chi si accontenterebbe di
leggere un “libro di carta” su un device? Probabilmente in futuro la gente
vorrà degli e-book. Potremmo allora iniziare a porci qualche domanda sul futuro
dei vari tipi di device (tablet, reader, …), sulle potenzialità e i possibili
sviluppi e farci un’idea sugli sviluppi dei libri elettronici.
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Uno degli ultimi modelli di e-reader in circolazione
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Un ruolo importante lo
avranno tutti i canali e i mezzi di comunicazione, soprattutto via internet, a
disposizione degli utenti e il loro modo di usarli. La stessa piccola libreria
che fa fatica a restare aperta può integrare la sua fisicità con una serie di
servizi on-line, tessendo ad esempio quelle relazioni umane che hanno sempre
hanno fatto la differenza tra una libreria indipendente e un self-service di
catena.
Gli stessi lettori sono
più esigenti. A loro non bastano più un po’ di fogli di carta relegati tra loro
sperando di trovarci dentro ciò che gli serve, che sia una buona idea o una
storia da sogno o solo il modo per passare in compagnia qualche ora in treno o
la verità sulla vita. A quanto pare il lettore vuole interagire, non tanto con
la storia come magari avevano pensato i primi romanzieri digitali agli inizi degli
anni ’90, ma con l’autore e con gli altri lettori. Vogliono dire la loro,
ascoltare la voce di chi ha scritto quella storia, vederlo in faccia, seguirlo
su Twitter, sapere dove farà il prossimo reading, quando uscirà il prossimo
libro, a cosa sta lavorando, se nel frattempo ha pubblicato qualcosa con
qualche editore minore che non ha molta visibilità e non può permettersi
potenti campagne marketing. Vuole consigliare quell’emozione che ha ricevuto
grazie a quel libro – o la sua interessante idea di fondo, un ragionamento, una
riflessione, una domanda sospesa …
– a un suo amico e di certo non
aspetterà di incontrarlo: vorrà avere un contenuto contestuale al libro da
usare a questo scopo e il contenuto dovrà essere in grado di generare a sua
volta una emozione.
E cosa ne sarà del
libro? Si possono immaginare tante forme multicanali, un “manoscritto” che
prende una forma diversa ed ha una forma e un contenuto diversi a seconda
dell’edizione: con contenuti extra, con il film tratto dal romanzo, con la
performance del poeta… Forme ibride che a dire il vero, già da tempo sono
presenti in libreria, ma che nel futuro potrebbero essere fruite e distribuite
diversamente a seconda delle esigenze e dell’interesse dell’utente.
La forma booktrailer a
scopo di presentazione libraria, in Italia non ha avuto molto successo. Se però
si crede sia una opportunità valida sarà opportuno sfruttarla bene vista la
facilità di circolazione di questi video e altri contenuti. Francesca Vannucchi
(docente di Sociologia della comunicazione culturale all’università Tor Vergata
di Roma) è intervenuta nel secondo seminario per presentare un progetto di
booktrailer realizzato all’interno del suo corso all’università. Il risultato –
a detta della docente limitato e modesto per via delle scarse disponibilità
economiche e di strumenti offerte dall’università – era qualcosa di molto
semplice e immediato, ma che non dice nulla di più di “questo libro esiste” e
se messo in rete passerebbe, a mio avviso, pressoché inosservato. L’intervento
della docente è stato però molto interessante perché andava a costruire un
dialogo con quanto presentato prima da Ermanno “Gomma” Guarneri di Feltrinelli
e ha fatto inevitabilmente riflettere su cosa possa essere la presentazione
libraria in rete.
Allievo di Primo Moroni
e collaboratore della libreria Calusca di Milano, Guarneri fonda la rivista Decoder a metà degli anni ’80 e poi la
cooperativa editoriale Shake,
contribuendo al dibattito sulle nuove tecnologie e la controinformazione,
facendo conoscere in Italia opere e lavoro, tra gli altri, di Bruce Sterling,
William Gibson, Donna Haraway e in generale dando vita a un movimento cyberpunk
in Italia. In Feltrinelli Guarneri coordina un gruppo di lavoro dalle
competenze eterogenee composto da un programmatore, un esperto dei social
network, un autore di testi e contenuti e un grafico, che lavorano in stretto
contatto con l’ufficio stampa e marketing del marchio Feltrinelli.
La creazione di contenuti
per il web allo scopo di promuovere libri (digitali o cartacei, da comprare il
libreria fisica o on-line poco importa) è qualcosa che va al di là della
semplice campagna pubblicitaria. Guarneri ha presentato un lavoro fatto per un
romanzo di recente uscita per Feltrinelli. Il team ha creato un blog e ha
invitato tutti gli iscritti alla newsletter della casa editrice a visitarlo. Il
blog accoglieva l’annuncio del padrone di un cane alla ricerca di un dog-sitter
per poter essere libero di andare in una località esotica durante il Natale.
L’annuncio ha finito per intenerire alcuni degli iscritti alla newsletter che
hanno creduto fosse tutto vero e ne hanno parlato nei forum dei cinefili,
innescando così un altro dispositivo di viral-marketing. La vicenda, abbiamo
capito, è tutta inventata e proprio il romanzo in questione inizia con la
storia di un ragazzo che mette un annuncio per cercare un dog-sitter. Più o
meno consapevolmente, l’utente si è trovato a interagire con qualcosa di
apparentemente vero, ma che in realtà è un prodotto di finzione proprio come il
romanzo che si vuole promuovere e proprio da questo prende ispirazione.
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Un'immagine della Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma
che ha scontato quest'anno il taglio dei finanziamenti degli enti locali
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Altra realtà, più
presente e consolidata nella promozione di un libro attraverso la creazione di
un contenuto, è quella che vede l’uso di un brand
channel su Youtube. Lo scopo della presentazione video da parte
dell’autore, di un’intervista o altro ancora a seconda del prodotto che si
vuole presentare, è qualcosa che si adatta molto alla rete perché facile da
fruire e da condividere. Ma anche qui si dovrà cercare di condensare il tutto
in una forma agile e di durata accettabile da un utente sempre più frettoloso e
che magari è solo di passaggio. Il fine è infatti quello di innescare una
discussione, che faccia accrescere l’interesse verso quel titolo, quel genere
letterario, quei temi trattati, quel marchio. Il pericolo possibile è
l’intrusione di troll – gli agitatori
dei commenti che ricorrono spesso a insulti e attacchi personali facendo
deviare la discussione – ma oggi il fenomeno per quanto diffuso trova spesso
delle risposte mature o la mancata considerazione. Il web che cresce.
Il booktrailer è una
creazione che deve essere pensata in base al prodotto che deve essere
comunicato. Il fatto che sia ottimo per i film non è sufficiente garanzia
perché ciò avvenga per i libri (anche quelli digitali). Il motivo è semplice:
il trailer cinematografico è soprattutto un montaggio intelligente di scene
appartenenti al film. Più che offrire una trama lo scopo è quello di generare
un’emozione e interesse in chi lo sta guardando. Ma ricordiamo: è fatto di ciò
che poi vedremo al cinema. Per il libro è diverso. Se si ipotizzasse
un’anteprima di estratti salienti del testo non sarebbe un trailer, non ci
sarebbe il video e sarebbe una presentazione poco diretta e invitante. Fare una
pallida sceneggiata della storia raccontata nel romanzo sminuirebbe la capacità
narrativa, invece assemblare foto-video-suoni d’ambientazione vicina alla
storia senza dare valore aggiunto non direbbero null’altro che il libro esiste.
Per la saggistica è più facile perché meglio si adatta a una presentazione
dell’autore o a una intervista. Per la narrativa, la poesia, ogni strada e ogni
canale sono aperti.
«
… ai lettori il diritto di abitare le nuove stanze della lettura …»[vii]