di Cosimo Ruggieri
The killer awoke before dawn
He put his boots on
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall ...
The end, 1967
Lester Bangs disse dei Doors: “The Doors? Jim Morrison? È un buffone ubriaco che posa come un poeta… datemi i The Guess
Who, loro almeno hanno avuto il coraggio
di essere dei buffoni
ubriachi, il che li rende poetici” e ancora “Gli Stones erano ‘sporchi’, ma i Doors erano
veramente spaventosi.”
Ovviamente sono
opinioni. Io pur non essendo mai stato un vero fan dei Doors, ho sempre apprezzato
in parte la loro musica, e comunque sono tra quelli che sono in un certo senso
affascinati dal mito dei Doors e di Jim Morrison. Un mito resistente nonostante
siano “durati” dal 1965 al 1971. Per la bellezza di solo sei dischi essi sono
entrati nell’olimpo della musica grazie anche alla figura di Jim Morrison che i
giornalisti celebrarono come “un Edgar
Allan Poe tornato dall’aldilà per reincarnarsi in un hippie” o anche come
il più grande sex symbol maschile dalla morte di James Dean e “da quando Marlon Brando ha messo su la
pancia”.
La loro musica
ha qualcosa di ipnotico e caldo al tempo stesso, ti pervade, ti attraversa.
“Ti sono sopravissuto di quattro anni figlio
di Troia. Ora capisco che al tempo non ero molto consapevole della mia strada
nel mondo. Per lo meno, tu hai realizzato la tua profezia,anche se sei dovuto
morire per diffondere il prezioso mito dei Doors. Il nostro patto segreto di
morte. Un patto non verbale, ovviamente… vorrei aver avuto le palle per dirti
certe cose negli anni sessanta, ma tu eri così forte e mi intimidivi”.
Questi sono i pensieri
di John Densmore, batterista del gruppo dei Doors, contenuti
nell’interessantissimo libro che si intitola Riders on the storm - la mia vita con i Doors e Jim Morrison, un
libro che esplora il mito dei Doors dal didentro e ne rende una visione intima
e interessante, fa luce sugli angoli nascosti della band, aldilà dei falsi miti
e delle leggende, ne svela le forze all’interno del gruppo. Sposta il punto di
vista da Jim Morrison e lo fa slittare verso John Densmore e i restanti membri,
ci racconta la loro crescita umana e musicale.
Ad esempio,
quando i Doors stavano per essere scaricati dalla Columbia Records, John Desnmore aveva una interessante teoria
sulle case discografiche – valida tuttora, a pensarci bene:
“La Columbia è proprio come la General Motors. È probabile che la Capitol
Records sia come la Chrysler. Sono aziende gigantesche che non hanno idea di
cosa gli piaccia, a parte il profitto.”
I Doors non
hanno mai smesso di essere un gruppo, tanto che continuarono a suonare anche
dopo la partenza di Jim Morrison per Parigi, e anche dopo la sua morte; continuarono senza di lui perché a detta di Ray Manzarek “Noi siamo i Doors, con o senza Jim”. Questo libro è insieme un
dialogo interiore di John Densmore, uno spaccato della società e un dialogo con
Jim Morrison. Un libro appassionante, ben scritto e ricco di aneddoti che
piacerà anche a chi non ha mai amato i Doors
e Jim Morrison.
E citando Jerry
Lee Lewis , al concerto tenuto insieme ai Doors al Forum di Los Angeles, vi
auguro buona lettura “PER CHI DI VOI HA APPREZZATO IL MIO SHOW, CHE DIO VI
BENEDICA. PER TUTTI GLI ALTRI, SPERO CHE VI VENGA UN ATTACCO DI CUORE!”
Colonna
Sonora
The Doors - The Doors
The Doors - Waiting For The Sun
The Doors - The Soft Parade
The Doors - An American Prayer
The Doors - L. A. Woman
The Doors - Morrison Hotel
The Doors - Strange Days
Simon & Garfunkel -
The Definitive Simon & Garfunkel
Buddy Holly -
The Definitive Collection
Joan Baez - Rare, Live & Classic
The Beatles - Rubber Soul
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