TRADUCENDO MONDI
GUSTAVO CERQUEIRA GUIMARÃES
 

Gustavo Cerqueira Guimarães è nato nel 1974 a Lajinha, nello stato di Minas Gerais e risiede a Belo Horizonte dal 1992.

Diplomato in Psicologia clinica e laureato in Teoria della letteratura, è docente e coordinatore del corso di Letteratura drammatica e teatro della Facoltà di lettere dell’Università di Minas Gerais.

È considerato uno dei più promettenti giovani scrittori brasiliani.

 

Pubblicazioni

  • Ha scritto racconti, lettere, diari e poesie che spaziano dall’infanzia alla gioventù. Il suo passaggio alla litteratura si intensifica attraverso i testi drammatici greci, presentati da Tereza Virgínia Ribeiro Barbosa alla Facoltà di Lettere dell’Università di Minas Gerais;
  • Ha frequentato la sezione di Drammaturgia del Galpão Cine Horto (2001/2002), esordendo come drammaturgo al II Festival di Scene corte del Galpão Cine Horto con la pièce Édipo ao pé da letra. Nel 2002, Ressonâncias, regia e interpretazione di Adyr Assumpção.Nel 2004 ha partecipato, come drammaturgo, al workshop  "Teatro Musical: uma abordagem contemporânea", al 36° Festival d’inverno dell’Università di Minas Gerais;
  • Ha pubblicato il libro Língua,  Festival d’inverno dell’Università di Minas Gerais, 2004;
  • Da pubblicare: Guerra (prosa poetica) e O espaço da escrita em Al Berto (teoria della letteratura).

 

Hanno detto di lui…

 

Luis Alberto Brandão, scrittore e docente alla Facoltà di Lettere dell’Università di Minas Gerais:

 “ (...) Alla lingua piace tagliare? Sì, sa maledire altre lingue, sa palpitare. Ritaglia senza pietà il ruolo che impone alle storie che vogliono essere fado. Lingua insolente, trapela la graziosa innocenza di credere che chiunque, bestia pietra persona, possa creare le proprie narrazioni, attraverso le quali esistere. (...) Sapore di quello che si trasfigura? Nomi, sessi, biografie, affetti? È così forte il sapore di questa lingua quando si lascia generosamente succhiare? Nel cielo aperto della bocca, quello che captano le papille gustative non è il movimento della parola diretto verso qualcosa di più etereo e infinitamente più bello: musica? Questa lingua mi sbalordisce, mi piace, mi prende. Con dolcezza, furore, la stranezza e le promesse: di un bacio”.

 

***

 

 

Traduzioni di Lydia Del Devoto

 

Dal volume  Guerra, Belo Horizonte  2011

 

 

11.     

 

É o último aniversário com o meu nome de

batismo. Neste belo horizonte, janeiro chora o que

dezembro desata. As rosas murcharam.

Está quase tudo morto por aqui.

A partir de amanhã uso um nome de guerra e parto.

 

Acordei pensando que nascemos morrendo.

Ultrapasso as palavras escritas aos trinta, pois é

sempre, sempre outra coisa. Por vezes tudo se

ilumina:

nessa guerra fria sinto a falta de armas

e de não ter invadido outros territórios.

Barcelona é sempre um lugar a se atracar.

As linhas imaginárias dos mapas tentam em vão

definir uma identidade, como eu aqui, agora, me

desenhando em sinuosos signos: uma coisa coberta

de nomes.

Imagino que Luzern seria um bom habitat e

tateio os limites entre mim e você.

 

11.      

 

È l’ultimo compleanno con il mio nome di

battesimo. In questo bell’orizzonte, gennaio rimpiange ciò che

dicembre disfa. Le rose sono appassite.

Da queste parti è quasi tutto morto.

Da domani uso un nome di guerra e parto.

 

Mi sono svegliato col pensiero che nasciamo morendo.

Supero le parole scritte a trent’anni, è così, è

sempre una cosa diversa. A volte tutto si

illumina:

in questa guerra fredda sento la mancanza di armi

e di non avere invaso altri territori.

Barcellona è sempre un luogo in cui approdare.

Le linee immaginarie delle carte geografiche invano tentano

di definire un’identità, come faccio io qui, ora, mentre

mi delineo in segni sinuosi: una cosa coperta

di nomi.

Immagino che Lucerna sarebbe un buon ambiente e

scandaglio i limiti tra me e te.

 

 

15.

 

p/ Íris Hoisel

Minha língua agoniza ao alçar vôo

desfalece em silêncio

tão distantes os meus ouvidos do chão

quão rente ao meu estômago o florete

sultão?

Dista-se do meu corpo o teu abraço

Tuas mãos afagam a empunhadura

meu corpo despido de armadura

sinto a lâmina fria acariciar meu peito

e

num gesto lento e preciso

penetrar

Um gosto acre

pende da boca a última palavra.

 

15.

 

a Íris Hoisel

La mia lingua agonizza mentre si alza in volo

viene meno in silenzio

tanto lontane le mie orecchie da terra

quanto vicino al mio stomaco il fioretto

sultano?

Si allontana dal mio corpo il tuo abbraccio

Le tue mani accarezzano l’impugnatura

libero il mio corpo dall’armatura

sento la lama fredda sfiorare il mio petto

e

in un gesto lento e preciso

penetrare

Un gusto acre

pende dalla bocca l’ultima parola.

 

 

19.

 

Não me escuta,

prefere conferir as ofertas

e eu desatando a disputa.

Abaixa a folha no colo – o olho boia em

direção a um quadrante vago.

Entre o meu peito e a carranca que trouxemos

daquela viagem,

oito ou nove dúvidas perturbam minha digestão.

E agora, eu?

... no vácuo.

 

19.

 

Non mi ascolti,

preferisci esaminare le offerte

mentre io risolvo la bega.

Scende la foglia in grembo – l’occhio galleggia verso

un quadrante vago.

Tra il mio petto e la faccia cupa che ci siamo portati

da quel viaggio,

otto o nove dubbi mi scombussolano la digestione.

E adesso, io?

… nel vuoto.

 

 

21  – Câncer

 

Será improdutivo se preocupar com o que os

outros possam fazer ou dizer a seu respeito. Mais

vale uma orientação do que uma crítica amarga.

Seu impulso criativo estará influenciado. Você

sentirá a necessidade de se expressar

publicamente. Para você, os afazeres de rotina

devem aproximá-lo às pessoas queridas. Hoje é

um dia para conviver dentro de situações

comuns, mas satisfatórias. É tempo de estar

próximo às pessoas e desfrutar o que vocês

construíram juntos. Só não vale impor o que é

bom apenas para você; veja o que o outro deseja.

 

21  – Cancro

 

Sarà improduttivo preoccuparsi di quello che gli

altri possono fare o dire nei tuoi confronti. È

molto meglio un orientamento di una critica amara.

Il tuo impulso creativo sarà influenzato. Tu

sentirai il bisogno di esprimerti

pubblicamente. Secondo te, gli affari quotidiani

devono avvicinarti alle persone amate. Oggi è

un giorno in cui convivere in situazioni

comuni ma soddisfacenti. È ora di stare

vicino alle persone e godere di quello che si è

costruito insieme. Ma non è bene imporre solo quello che

va bene a te; verifica che cosa desidera l’altro.

 

 

28  – Texto

 

L. chegou primeiro. C. em seguida. J. e H.

depois. Fumaram. Falaram da motivação de estarem

juntos a partir do reconhecimento da existência em

comum. São fragmentados. A vida incita isso, é

estranho. J. ficou imaginando como é difícil trabalhar

e comentar Textos tão densos, em pedaços.

Marcaram um encontro para o dia 31 de janeiro. L. os

instigou a ler Sarrasine, de Balzac.

Surgiu, como uma nuvem pairando, a ideia de

exterior/interior. Mas fora de quê?, pergunta J.; e

prossegue: que história é esta de olhar o infinito?,

não seria isso também uma dualidade, um

binarismo?, um aqui e lá, um axioma? O lá (infinito)

não seria a promessa do paraíso?, lá onde eu gozo?

Ou postulamos que esse infinito é uma idéia

rizomática, metonímica, que o captamos em lufadas

de gozo?

Parece que todos acordam que a origem e a

natureza devem ser culturalizadas. Nenhum natural,

em lugar algum, apenas o histórico. B., diz o Texto,

recoloca essa cultura no movimento infinito dos

discursos, montados um sobre o outro como no jogo

de mão. Assim, absolveremos os ditadores?

B. sonha com um mundo que fosse isento de

sentido, morreu atropelado. Não se trata de

reencontrar um pré-sentido, uma origem do mundo,

da vida, dos fatos, anterior ao sentido, mas de

imaginar um pós-sentido: é preciso atravessar, como

o percurso de um caminho iniciático, todo o sentido,

para poder extenuá-lo, isentá-lo.

Mas, para isso, qual discurso abolir? E ao

revogarmos um discurso não criamos outro pleno de

sentido? Que outras palavras usar, já que estamos

transpassados pelas mesmas? Textualizaram.

 

28  – Testo

 

Prima arrivò L., poi C. e infine

J. e H. Fumarono. Parlarono delle ragioni per cui stavano

insieme a partire dal riconoscimento dell’esistenza in

comune. Sono divisi. La vita porta a questo, è

strano. J. si mise a immaginare com’è difficile lavorare

e commentare Testi così corposi, a pezzi.

Combinarono un appuntamento per il giorno 31 gennaio. L. li

invitò a leggere Sarrasine di Balzac.

Saltò fuori, come una nuvola in movimento, l’idea di

esterno/interno. Ma fuori da che?, chiede J.; e

prosegue: che storia è questa di guardare l’infinito?,

non sarebbe anche questo un dualismo, un

binarismo?, un qua e là, un assioma? Il là (infinito)

non sarebbe la promessa del paradiso?, là dove io provo gioia?

O postuliamo che quest’infinito è un’idea

rizomatica, metonimica, che lo captiamo in ventate

di gioia?

Sembra che tutti concordino che l’origine e la

natura devono essere contestualizzate. Nessun nativo,

in nessun posto, solo lo storico. B., dice il Testo,

ricolloca questa cultura nel movimento infinito dei

discorsi, montati l’uno sull’altro come in un gioco

di mani. E così, assolveremo i dittatori?

B. sogna un mondo totalmente privo di

senso, morì investito. Non si tratta di

ritrovare un pre-senso, un’origine del mondo,

della vita, dei fatti, anteriore al senso, ma di

immaginare un post-senso: bisogna attraversare, come

il percorso di un cammino iniziatico, tutto il senso,

per poterlo esaurire, liberare.

Ma a proposito, quale discorso abolire? E quando

revochiamo un discorso, non ne creiamo un altro pieno di

senso? Quali altre parole usare, dal momento che siamo

superati dalle stesse? Testualizzarono.

 




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Sommario Traducendo Mondi

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