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di
Manuel Tornato Frutos
Nel suo quarto film da regista, George Clooney riprende idealmente la storica congiura avvenuta contro Caio
Giulio Cesare, da parte del suo figlio adottivo Bruto e dei suoi fedelissimi
nel 44 a.C., ed ambienta una sorta di thriller/noir dietro le quinte della
campagna elettorale delle primarie presidenziali in Ohio per la presidenza del Partito Democratico, in un (presente) futuro prossimo.
Il racconto di formazione morale ‘clooniano’,
tragicamente realistico, è un film appassionante ed appassionato nel
rappresentare sapientemente la realtà stratificata e complessa in cui si
muovono consiglieri politici, addetti stampa, stagisti e giornalisti, sullo
sfondo del campo di battaglia tra un Governatore della Pennsylvania ed un senatore suo diretto avversario, lungo l’affannosa
corsa verso l’agognata Casa Bianca.
Basandosi sulla piece teatrale Farragut North di Beau
Willimon (che lavorò
alla campagna del democratico Howard Dean del 2004), la calibrata sceneggiatura,
scritta dal regista con il suo fido collaboratore Grant Heslov,
esplora le nefandezze e gli intrighi di cui sono capaci gli “homini politici” moderni, che annaspano gongolanti nella melma
della corruzione che li circonda.
Le Idi di Marzo risulta essere un’opera universale, amara e rabbiosa
sulla perdita dell’innocenza e degli ideali del giovane individuo/paese
protagonista, schiavizzato dall’ambizione di un potere illusorio costantemente cercato
ad ogni costo, dovendo obbligatoriamente sottoporsi ad una traumatica iniziazione
dell’età adulta, che lo porterà a canalizzare l’idealismo iniziale in un cinismo
sprezzante di ogni regola etica, pubblica e privata.
Strizzando l’occhio al solido cinema politico americano
degli anni ’70, prendendo come punto di riferimento Alan J. Pakula
– autore della “Trilogia della Paranoia” (Una squillo per
l’ispettore Klute,1971; Perché un
assassinio, 1974; Tutti gli uomini
del Presidente, 1976) –
Clooney rappresenta un dramma umano, dal forte sapore shakespeariano, raccontando,
attraverso uno stile secco, limpido e lineare, la presa di coscienza
dell’impossibilità di un reale cambiamento sociale, senza far ricorso a
moralismi, né facili ipocrisie.
Il cast straordinario presente nel film (partendo
da Ryan Gosling, passando per Philip Seymour-Hoffmann e Paul Giamatti,
per arrivare a Marisa Tomei), girato con un
classicismo formale d’altri tempi, utilizzando i canoni estetici cari allo “stile”
della New Hollywood, rappresenta uno dei maggiori punti di forza dell’opera, e
soprattutto dimostra la sicurezza con cui il realizzatore, nonché interprete e
produttore della pellicola, sappia sfruttare gli strumenti necessari a colpire diritto
al cuore dello spettatore, attraverso una storia raccontata con gli attributi e
tanta passione. L’ovazione ricevuta dai giurati e dal pubblico della 68ma
edizione del Festival del Cinema di Venezia ne è stata una prova più che
evidente, consacrando il divo americano in un autore a tutto tondo.
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George Clooney e Ryan Gosling in Le Idi di Marzo (2011)
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