LUOGO COMUNE
DIARIO AQUILANO (2)
CaseMatte: come
la Fenice che risorge dalle ceneri


      
Piccola cronistoria di uno spazio sociale autogestito che è diventato il simbolo di coloro che a L’Aquila, dopo il terremoto, non si arrendono alla legalizzazione del ‘non vivere’ e soprattutto si oppongono alle mire speculative di privatizzazione del vasto comprensorio dell’ex Nosocomio Psichiatrico in cui si è organizzato questo luogo di resistenza civile e culturale. Ci sono dodici occupanti già rinviati a giudizio e sono partite altre sessanta denunce per reati vari di ‘insubordinazione’. C’è un duro scontro in atto, ma almeno l’assessore alla Cultura della città, Stefania Pezzopane, si è schierata dalla parte giusta.
      



      

di Federica Rigliani

 

 

Per capire cos’è caseMatte, a parte il nome che lo lega indissolubilmente a un passato di Nosocomio Psichiatrico, bisogna tornare in quel tempo che per noi si è fermato alla drammatica notte del 6 aprile del 2009, quando le nostre esistenze e le nostre speranze hanno cominciato a vacillare con le nostre case e sono venute giù trasformandosi in qualcosa di irriconoscibile anche ai nostri occhi.

La mattina del 7 aprile, il grande esodo dava già conto della forte disgregazione che si stava facendo della nostra comunità, “quelli della costa” e “quelli delle tende” erano gli abitanti inesistenti dei gironi di quest’inferno: una città distrutta il cui silenzio era rotto solo da tonfi di ciò che continuava a cadere giù scossa dopo scossa; dal rumore dei grandi mezzi di soccorso dei Vigili del Fuoco e da quello dei motori di automobili di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Attoniti osservatori increduli, nei giorni immediatamente successivi al sisma siamo rimasti inermi e inerti spettatori assistiti. Poi, lentamente, sono ricomparsi in noi barlumi di pensieri, sopiti fino a quel momento sotto il peso di una tragedia inimmaginabile, e abbiamo sentito fortissimo il bisogno di vederci, raccontarci, abbracciarci. Era il 15 Aprile.

Era importante esserci, discutere, proporre. Volevamo ripartire, volevamo immaginare un modo di vita per chi restava, per gli anziani che non avevano nessuna intenzione di lasciare questa terra e per le generazioni giovani e quelle future. Volevamo partecipare alla ricostruzione dell’Aquila come cittadini e informare la comunità nazionale e internazionale su ciò che realmente accadeva nella nostra città, imprigionata nelle sue macerie e illuminata dai fari di passerelle mediatiche che si accendevano sul silenzio delle nostre crepe.

Ma non esisteva un luogo dove incontrarsi.

Il 19 aprile del 2009, ci siamo dati appuntamento in un parchetto pubblico, il Parco Unicef, lungo una via disabitata, Via Strinella. È diventata la nostra “autonoma sistemazione”, con le nostre tende e i nostri camper, lontani dalla fiscalità e dai controlli delle tendopoli – dove non potevi entrare neanche per salutare parenti e amici – in un territorio in cui ad ogni passo esibivi un documento d’identificazione – grazie a quella logica che aveva reso il territorio succursale delle già tante caserme presenti in città.

Il parco di via Strinella si è caratterizzato come il primo punto di confronto e informazione cittadino grazie a un Medialab con connessione Internet e computer ; luogo di ospitalità, anche per studenti fuori sede, e spazio di aggregazione di un tessuto umano e sociale fortemente disgregato. Qui molte associazioni hanno potuto incontrare cittadini che non avevano più nessun punto di riferimento; qui è nato il Comitato 3e32, qui si sono discusse iniziative e proposte con gli altri comitati cittadini - Collettivo 99, Rete Aq, Immota Manet, Epicentro Solidale e tanti altri –; qui la cittadinanza si è incontrata per discutere i progetti che si volevano imporre in quello che, in 28 secondi, era diventato il “cantiere più grande d’Europa”. Obiettivo comune: seguire in maniera partecipata e attiva la ricostruzione della nostra città e dei comuni interessati dal sisma.

Gruppi di lavoro, aperti a tutti, si sono occupati di Mappatura e contatti tra le tendopoli, monitoraggio fondi e appalti, informazione e comunicazione, raccolta fondi ed elaborazione progetti. Qui abbiamo ripreso la parola e ascoltato quella delle istituzioni invitate a parlarci del nostro futuro, tra cui il sindaco Massimo Cialente e il Governatore della Regione Gianni Chiodi. Da qui è stata promossa un’attività socio-culturale di cui tutta la città aveva bisogno: la prima iniziativa è stata organizzata il 25 aprile in una città distrutta, deserta, spaventata e muta.





CaseMatte Collemaggio, uno spazio di resistenza politico-culturale (ph. M. Palladini)


Ma, a settembre dello stesso anno, quel parco è stato restituito al quartiere. Dove potevamo continuare a incontrarci? Quale luogo immaginare sopra le nostre teste con un’intera città inagibile? Ciò che si era messo in moto in quei mesi, però, non doveva fermarsi. Non volevamo allontanarci da qui e volevamo rimanere con i piedi su questa terra tremante. Abbiamo pensato, allora, di riqualificare qualcuno degli spazi lievemente danneggiati dal sisma, zone non a rischio vicine al casco storico cittadino, fruibili da tutti e per questo candidate all’aggregazione sociale, umana e culturale. Contro ogni dispersione.

Nel parco dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio, una città giardino della fine dell’800 proprio dentro la città, c’era un piccolo stabile, un ex bar da anni in disuso e abbandonato a se stesso. Lo abbiamo recuperato e ristrutturato, con la motivazione e il lavoro di tutti. Lo abbiamo fatto perché le reiterate richieste alle autorità e agli enti locali per la concessione di uno spazio non avevano mai avuto risposte. Perché volevamo iniziare un percorso fatto di condivisione e impegno sociale, sperimentando il lavoro con gli altri e nuove pratiche. Per non farci ri-costruire prendendo identità altre. Non più emergenza, quindi, ma l’inizio di un vero e proprio progetto di autocostruzione e autorganizzazione, dentro un’area in cui le case erano un tempo “matte dentro”. Tutt’intorno, le case della città, “matte, dentro e fuori…”  Avevamo trovato il nome!

Il 31 ottobre di due anni fa abbiamo aperto caseMatte.

Oggi questo piccolo spazio sociale autogestito vive di sottoscrizione e autofinanziamento, e respira nonostante la polvere intorno. È vivo nonostante la chiusura della città, e socialmente attivo in un parco che è cittadino e che alla città dovrebbe essere restituito. Ciò che da qui è partito è sotto gli occhi di tutti, la città conosce le centinaia di manifestazioni e assemblee cittadine indette a caseMatte sui problemi legati all’emergenza abitativa, al pagamento delle tasse, alla Campagna “100 % Ricostruzione, Trasparenza e Partecipazione”, al movimento delle carriole che tanto ha smosso le autorità, locali e nazionali, riguardo il problema della rimozione delle macerie e al loro smaltimento.

Ma è fondamentale conservare anche la memoria che questo luogo mantiene e custodisce. La Legge 180/1978 aveva imposto la chiusura degli ospedali psichiatrici. Da allora, l’ospedale di Collemaggio ha attraversato anni di degrado e parziale utilizzo, solo alcuni dei padiglioni erano in uso prima del sisma. Il Progetto Obiettivo per la tutela della salute mentale sanciva, già dal 1994, la riqualificazione degli ex ospedali psichiatrici a patto che il ricavato di ogni vendita o affitto degli stabili annessi compreso quello che volevamo concordare con le autorità e che non ci è stato mai concesso fosse utilizzato per la realizzazione di progetti sulla salute mentale. Invece, qui si parla della vendita-svendita di questo luogo storico: 19 ettari e 27 edifici enormi perfettamente corrispondenti alla logica legata agli interessi privati di una becera speculazione che stende come un polpo i suoi tentacoli sul territorio. La Asl rivendica la proprietà dello spazio, sostituisce i cancelli originali del primo novecento con sfavillanti cancelli automatici, pronti a sbarrare il passo e l’ingresso, e il suo direttore generale Silveri dichiara: “prima di questa immissione sul mercato, si darà al Comune dell’Aquila la facoltà di stabilire la destinazione d’uso degli spazi sulla base degli indici di edificabilità”. Ci chiediamo: “In cosa si vuole trasformare Collemaggio?”

Il Comune ritiene quell’area unicamente vocata a spazio culturale, socio-sanitario e istituzionale.” dichiarò tempo fa l’assessora alla cultura, Stefania Pezzopane. “Vendere è una follia”, disse, e si espresse anche sull’accanimento “contro questi ragazzi che lì, dal 6 aprile 2009, svolgono attività culturali e sociali che vedono un’ampia partecipazione della cittadinanza. La loro presenza può essere facilmente regolarizzata, come è avvenuto per l’occupazione di molti altri spazi pubblici. […] senza creare inutili conflitti verso un mondo giovanile che di spazi ne ha già persi tanti e che è drammaticamente alla ricerca di una nuova socialità.”*

 

Oggi caseMatte è stretta in una doppia morsa.

Da una parte gli interessi sull’area dell’Ex Nosocomio, punta di diamante leggermente incrinata dalle crepe del 6 aprile, ottimale per la costruzione di un centro residenziale per pochi; dall’altra la criminalizzazione che si fa di coloro che tentano di difendere lo spazio occupato – e di conseguenza l’intera area sulla quale questo piccolo spazio è occhio vigile e presente. CaseMatte, infatti, ha attivato subito una collaborazione con il Centro di Salute Mentale dell'Aquila con lo scopo di gestire, insieme agli utenti psichiatrici, attività socializzanti e risocializzanti, secondo il Progetto Obiettivo sulla salute mentale e la legge Basaglia e nel rispetto delle disposizioni di cui alle leggi 724/94, 682/96 e 449/97.





Il centro storico dell'Aquila è ancora 'zona rossa' (ph. M. Palladini)


Contro gli interessi speculativi abbiamo proposto l’apertura della “Città dei matti” di Collemaggio, per promuoverne la difesa e la necessità di recupero, sia del Parco sia della meravigliosa struttura urbanistica. Non vogliamo esserne privati da logiche speculative, non vogliamo che la follia degli speculatori lo tolga alla città. Per questo il 5 dicembre, Giornata Nazionale sulla Salute Mentale, proprio con le realtà che qui dentro resistono, come il Centro di Salute Mentale dell'Aquila, l’Associazione 180 Amici e la radio web Radio Stella 180, abbiamo deciso la prossima apertura del parco e dei padiglioni e l’organizzazione di attività workshop, visite guidate, animazioni per bambini, mostre fotografiche, spettacoli di teatro, concerti e quant’altro. Iniziative che ci prefissiamo di portare avanti nei prossimi mesi, con tutte quelle realtà che si battono da anni per salvare Ex Ospedali Psihiatrici, compresi i ragazzi del San Salvi di Firenze, in un percorso che si articolerà ogni domenica da gennaio a maggio.

Contro la criminalizzazione dello spazio autogestitito e occupato, invece, possiamo ben poco. Ringraziamo per ora i numerosi comunicati di solidarietà pervenutici in questi giorni da partiti politici e semplici cittadini, poi dovremmo solo comparire al processo. E sì, perché dodici degli “occupanti” di caseMatte sono stati denunciati l’anno scorso ed è stato in seguito deciso nei loro confronti il rinvio a giudizio, la cui udienza è stata fissata per il 10 aprile 2012. Sono stati rinviati a giudizio uomini e donne che hanno speso tutto pur di favorire un minimo di aggregazione sociale in una città disabitata e inagibile, terribilmente silenziosa e buia, dove si vuol legalizzare il “non vivere”.

Chiediamo se è illegale occupare spazi e “ostinarsi a vivere” quando non esiste più niente intorno a te e se sono legali le altre circa 60 denunce arrivate  per “reati” sociali.

Chiediamo se sono illecite le pubbliche manifestazioni pacifiche – un altro processo ci sarà il 23 febbraio per la manifestazione del 7 luglio del 2010 a Roma, accolta da uomini in assetto antisommossa e manganelli. Tre gli imputati.

Chiediamo se sono vietate le pubbliche espressioni di dissenso contro ciò che nuoce a noi cittadini tutti, contro ciò che nuoce al nostro territorio tutto, alla nostra vita domani e al futuro dei nostri figli.

 

Collemaggio significa molto per la comunità aquilana. È la collina del dolore, delle camicie di forza, degli elettroshock, dei luoghi preclusi e reclusi, della privazione e della follia. Da sempre “luogo chiuso”, si “schiude” oggi per trasformarsi nell’unico spazio “aperto” di cui disporre, l’unico che può indicare una strada realmente percorribile nell’idea di riappropriazione sociale e riutilizzo di un bene comune.

 Quindi, Buon Anno caseMatte! Che il 2012 inauguri con le sue bollicine l’apertura a un “processo” di reale giustizia umana e sociale, non a processi politici. Per il resto, inutile dire che questo posto verrà difeso: qui siamo davvero tutti pazzi per Collemaggio e caseMatte!

 

 

*    (http://www.abruzzo24ore.tv/news/L-Aquila-Pezzopane-Silveri-vuole-speculare-su-Collemaggio/19496.htm)

 

Per coloro che volessero sostenere le attività di caseMatte e, soprattutto, le spese processuali:

COMITATO 3e32 - Compleanno – Spese processuali

CASSA DI RISPARMIO DELLA PROVINCIA DELL'AQUILA (CARISPAQ)
IBAN: IT6800604003601000000156830



Scarica in formato pdf  


      
Sommario Luogo Comune

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006