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di Federica Rigliani
Per
capire cos’è caseMatte, a parte il nome che lo lega indissolubilmente a un
passato di Nosocomio Psichiatrico, bisogna tornare in quel tempo che per noi si
è fermato alla drammatica notte del 6 aprile del 2009, quando le nostre
esistenze e le nostre speranze hanno cominciato a vacillare con le nostre case e
sono venute giù trasformandosi in qualcosa di irriconoscibile anche ai nostri
occhi.
La
mattina del 7 aprile, il grande esodo dava già conto della forte disgregazione
che si stava facendo della nostra comunità, “quelli della costa” e “quelli
delle tende” erano gli abitanti inesistenti dei gironi di quest’inferno: una
città distrutta il cui silenzio era rotto solo da tonfi di ciò che continuava a
cadere giù scossa dopo scossa; dal rumore dei grandi mezzi di soccorso dei
Vigili del Fuoco e da quello dei motori di automobili di Polizia, Carabinieri e
Guardia di Finanza.
Attoniti
osservatori increduli, nei giorni immediatamente successivi al sisma siamo
rimasti inermi e inerti spettatori assistiti. Poi, lentamente, sono ricomparsi
in noi barlumi di pensieri, sopiti fino a quel momento sotto il peso di una
tragedia inimmaginabile, e abbiamo sentito fortissimo il bisogno di vederci,
raccontarci, abbracciarci. Era il 15 Aprile.
Era
importante esserci, discutere, proporre. Volevamo ripartire, volevamo immaginare
un modo di vita per chi restava, per gli anziani che non avevano nessuna
intenzione di lasciare questa terra e per le generazioni giovani e quelle
future. Volevamo partecipare alla ricostruzione dell’Aquila come cittadini e
informare la comunità nazionale e internazionale su ciò che realmente accadeva
nella nostra città, imprigionata nelle sue macerie e illuminata dai fari di
passerelle mediatiche che si accendevano sul silenzio delle nostre crepe.
Ma
non esisteva un luogo dove incontrarsi.
Il
19 aprile del 2009, ci siamo dati appuntamento in un parchetto pubblico, il
Parco Unicef, lungo una via disabitata, Via Strinella. È diventata la nostra “autonoma sistemazione”, con le nostre tende e i nostri camper, lontani dalla fiscalità e dai controlli delle
tendopoli – dove non potevi entrare neanche per salutare parenti e amici – in
un territorio in cui ad ogni passo esibivi un documento d’identificazione – grazie
a quella logica che aveva reso il territorio succursale delle già tante caserme
presenti in città.
Il
parco di via Strinella si è caratterizzato come il primo punto
di confronto e informazione cittadino – grazie a un
Medialab con connessione Internet e computer –; luogo di
ospitalità, anche per studenti fuori sede, e spazio di aggregazione di un
tessuto umano e sociale fortemente disgregato. Qui molte associazioni hanno potuto
incontrare cittadini che non avevano più nessun punto di riferimento; qui è
nato il Comitato 3e32, qui si sono discusse iniziative e proposte con gli altri
comitati cittadini - Collettivo 99, Rete Aq, Immota Manet, Epicentro Solidale e
tanti altri –; qui la cittadinanza si è incontrata per discutere i progetti che
si volevano imporre in quello che, in 28 secondi, era diventato il “cantiere
più grande d’Europa”. Obiettivo comune: seguire in maniera partecipata e attiva
la ricostruzione della nostra città e dei comuni interessati dal sisma.
Gruppi di
lavoro, aperti a tutti, si sono occupati di Mappatura e contatti tra le
tendopoli, monitoraggio fondi e appalti, informazione e comunicazione, raccolta
fondi ed elaborazione progetti. Qui abbiamo ripreso la parola e ascoltato
quella delle istituzioni invitate a parlarci del nostro futuro, tra cui il
sindaco Massimo Cialente e il Governatore della Regione Gianni Chiodi. Da qui è
stata promossa un’attività socio-culturale di cui tutta la città aveva bisogno:
la prima iniziativa è stata organizzata il 25 aprile in una città distrutta,
deserta, spaventata e muta.
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CaseMatte Collemaggio, uno spazio di resistenza politico-culturale (ph. M. Palladini)
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Ma,
a settembre dello stesso anno, quel parco è stato restituito al quartiere. Dove
potevamo continuare a incontrarci? Quale luogo immaginare sopra le nostre teste
con un’intera città inagibile? Ciò che si era messo in moto in quei mesi, però,
non doveva fermarsi. Non volevamo allontanarci da qui e volevamo rimanere con i
piedi su questa terra tremante. Abbiamo pensato, allora, di riqualificare
qualcuno degli spazi lievemente danneggiati dal sisma, zone non a rischio
vicine al casco storico cittadino, fruibili da tutti e per questo candidate all’aggregazione
sociale, umana e culturale. Contro ogni dispersione.
Nel
parco dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio, una città giardino della
fine dell’800 proprio dentro la città, c’era un piccolo stabile, un ex bar da
anni in disuso e abbandonato a se stesso. Lo abbiamo recuperato e
ristrutturato, con la motivazione e il lavoro di tutti. Lo abbiamo
fatto perché le reiterate richieste alle autorità e agli enti locali per la
concessione di uno spazio non avevano mai avuto risposte. Perché volevamo
iniziare un percorso fatto di condivisione e impegno sociale, sperimentando il
lavoro con gli altri e nuove pratiche. Per non farci ri-costruire prendendo
identità altre. Non più emergenza, quindi, ma l’inizio
di un vero e proprio progetto di autocostruzione e autorganizzazione, dentro
un’area in cui le case erano un tempo “matte dentro”. Tutt’intorno, le case
della città, “matte, dentro e fuori…” Avevamo
trovato il nome!
Il
31 ottobre di due anni fa abbiamo aperto caseMatte.
Oggi questo
piccolo spazio sociale autogestito vive di sottoscrizione e autofinanziamento,
e respira nonostante la polvere intorno. È vivo nonostante la chiusura della
città, e socialmente attivo in un parco che è cittadino e che alla città
dovrebbe essere restituito. Ciò che da qui è partito è sotto gli
occhi di tutti, la città conosce le centinaia di manifestazioni e assemblee
cittadine indette a caseMatte sui problemi legati all’emergenza abitativa, al
pagamento delle tasse, alla Campagna “100 % Ricostruzione, Trasparenza e
Partecipazione”, al movimento delle carriole che tanto ha smosso le autorità,
locali e nazionali, riguardo il problema della rimozione delle macerie e al
loro smaltimento.
Ma è
fondamentale conservare anche la memoria che questo luogo mantiene e
custodisce. La Legge 180/1978 aveva imposto la chiusura degli ospedali
psichiatrici. Da allora, l’ospedale di Collemaggio ha attraversato anni di
degrado e parziale utilizzo, solo alcuni dei padiglioni erano in uso prima del
sisma. Il Progetto Obiettivo per la
tutela della salute mentale sanciva, già dal 1994, la riqualificazione
degli ex ospedali psichiatrici a patto che il ricavato di ogni vendita o
affitto degli stabili annessi – compreso quello che volevamo
concordare con le autorità e che non ci è stato mai concesso –
fosse
utilizzato per la realizzazione di progetti sulla salute mentale. Invece,
qui si parla della vendita-svendita di questo luogo storico: 19 ettari e 27
edifici enormi perfettamente corrispondenti alla logica legata agli interessi
privati di una becera speculazione che stende come un polpo i suoi tentacoli
sul territorio. La Asl rivendica la proprietà dello spazio, sostituisce i
cancelli originali del primo novecento con sfavillanti cancelli automatici,
pronti a sbarrare il passo e l’ingresso, e il suo direttore generale Silveri
dichiara: “prima di questa immissione sul mercato, si darà al Comune
dell’Aquila la facoltà di stabilire la destinazione d’uso degli spazi sulla
base degli indici di edificabilità”. Ci chiediamo: “In cosa si vuole
trasformare Collemaggio?”
“Il Comune ritiene quell’area unicamente
vocata a spazio culturale, socio-sanitario e istituzionale.” dichiarò tempo
fa l’assessora alla cultura, Stefania Pezzopane. “Vendere è una follia”, disse, e si espresse anche sull’accanimento
“contro questi ragazzi che lì, dal 6
aprile 2009, svolgono attività culturali e sociali che vedono un’ampia
partecipazione della cittadinanza. La loro presenza può essere facilmente
regolarizzata, come è avvenuto per l’occupazione di molti altri spazi pubblici.
[…] senza creare inutili conflitti verso un mondo giovanile che di spazi ne ha
già persi tanti e che è drammaticamente alla ricerca di una nuova socialità.”*
Oggi caseMatte
è stretta in una doppia morsa.
Da una parte
gli interessi sull’area dell’Ex Nosocomio, punta di diamante
leggermente incrinata dalle crepe del 6 aprile, ottimale per la costruzione di
un centro residenziale per pochi; dall’altra la criminalizzazione che
si fa di coloro che tentano di difendere lo spazio occupato – e di conseguenza
l’intera area sulla quale questo piccolo spazio è occhio vigile e presente. CaseMatte,
infatti, ha attivato subito una collaborazione con il Centro di Salute Mentale
dell'Aquila con lo scopo di gestire, insieme agli utenti psichiatrici, attività
socializzanti e risocializzanti, secondo il Progetto Obiettivo sulla salute
mentale e la legge Basaglia e nel rispetto delle disposizioni di cui alle leggi
724/94, 682/96 e 449/97.
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Il centro storico dell'Aquila è ancora 'zona rossa' (ph. M. Palladini)
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Contro gli
interessi speculativi abbiamo proposto l’apertura della “Città dei matti” di
Collemaggio, per promuoverne la difesa e la necessità di recupero, sia del
Parco sia della meravigliosa struttura urbanistica. Non
vogliamo esserne privati da logiche speculative, non vogliamo che la follia degli
speculatori lo tolga alla città. Per questo il 5 dicembre, Giornata
Nazionale sulla Salute Mentale, proprio con le realtà che qui dentro resistono,
come il Centro di Salute Mentale dell'Aquila, l’Associazione 180 Amici e la
radio web Radio Stella 180, abbiamo deciso la prossima apertura del parco e dei
padiglioni e l’organizzazione di attività – workshop,
visite guidate, animazioni per bambini, mostre fotografiche, spettacoli di
teatro, concerti e quant’altro. Iniziative che ci prefissiamo di portare avanti
nei prossimi mesi, con tutte quelle realtà che si battono da anni per salvare Ex
Ospedali Psihiatrici, compresi i ragazzi del San Salvi di Firenze, in un
percorso che si articolerà ogni domenica da gennaio a maggio.
Contro
la criminalizzazione dello spazio autogestitito e occupato, invece, possiamo
ben poco. Ringraziamo per ora i numerosi comunicati di solidarietà pervenutici
in questi giorni da partiti politici e semplici cittadini, poi dovremmo solo
comparire al processo. E sì, perché dodici degli “occupanti” di caseMatte sono
stati denunciati l’anno scorso ed è stato in seguito deciso nei loro confronti
il rinvio a giudizio, la cui udienza è stata fissata per il 10 aprile 2012.
Sono stati rinviati a giudizio uomini e donne che hanno speso tutto pur di
favorire un minimo di aggregazione sociale in una città disabitata e inagibile,
terribilmente silenziosa e buia, dove si vuol legalizzare il “non vivere”.
Chiediamo se
è illegale occupare spazi e “ostinarsi a vivere” quando non esiste più niente
intorno a te e se sono legali le altre circa 60 denunce arrivate per “reati” sociali.
Chiediamo
se sono illecite le pubbliche manifestazioni pacifiche – un altro processo ci
sarà il 23 febbraio per la manifestazione del 7 luglio del 2010 a Roma, accolta
da uomini in assetto antisommossa e manganelli. Tre gli imputati.
Chiediamo
se sono vietate le pubbliche espressioni di dissenso contro ciò che nuoce a noi
cittadini tutti, contro ciò che nuoce al nostro territorio tutto, alla nostra
vita domani e al futuro dei nostri figli.
Collemaggio
significa molto per la comunità aquilana. È la collina del dolore, delle
camicie di forza, degli elettroshock, dei luoghi preclusi e reclusi, della
privazione e della follia. Da sempre “luogo chiuso”, si “schiude” oggi per
trasformarsi nell’unico spazio “aperto” di cui disporre, l’unico che può
indicare una strada realmente percorribile nell’idea di riappropriazione
sociale e riutilizzo di un bene comune.
Quindi, Buon Anno caseMatte! Che il 2012 inauguri
con le sue bollicine l’apertura a un “processo” di reale giustizia umana e
sociale, non a processi politici. Per il resto, inutile dire che questo posto verrà
difeso: qui siamo davvero tutti pazzi per Collemaggio e caseMatte!
* (http://www.abruzzo24ore.tv/news/L-Aquila-Pezzopane-Silveri-vuole-speculare-su-Collemaggio/19496.htm)
Per
coloro che volessero sostenere le attività di caseMatte e, soprattutto, le
spese processuali:
COMITATO
3e32 - Compleanno – Spese processuali
CASSA DI RISPARMIO DELLA PROVINCIA DELL'AQUILA (CARISPAQ) IBAN: IT6800604003601000000156830
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