LE VIE DEL RACCONTO
BRUNO CONTE
 


Un lettore a letto

 

Sono un lettore di testi cognitivi, gli ultimi pubblicati e gli antecedenti che portano agli ultimi, lettore di notizie, di mascherate verità – falsità, di romanzi che sembrano contenere ulteriori fondi oscuri scritti da anonimi, di pagine saltuarie, intriganti, che non hanno necessità di formare romanzi.

Leggo molto, ma non ricordo poi singolarmente i particolari di ciò che ho letto. Sto a letto e leggo. Se avessi memoria ogni singolo pezzo si combinerebbe con un altro o se ne distaccherebbe nel proprio disegno, e si formerebbe un unico complesso disegno, tra il pro e il contro, che in fondo si compenserebbero nella definita trama della conoscenza, fino a un certo punto raggiunta. Ma non ho memoria, e tutto si confonde in un intenso minestrone di fatti e di idee.

È quindi una lettura inutile? Non conservo infine niente di propositivo? Al contrario, da questa massa di informazioni, di stili di essere, che sento estendersi in un campo denso, grigio elettrico, ricevo un suggerimento essenziale, l’indicazione di un verso.

Forse se tutto tenessi a mente entrerei a far parte del disegno dei disegni, mi identificherei in un frammento o in un altro, in relazione all’umore di un’ora. Ricevendo invece tutto come da sonnambulo tendo ad ascoltare la voce soffocata, pressata nel sommario, emanata da questa esperienza indefinita e coinvolgente. Non ho tempo di avere opinioni. Non ho tempo di mandare a mente un concetto, riflettendovi abbastanza, se già ho colto la sua sensazione, in quanto ho altro da leggere.

Di sensazione in sensazione, attraverso le sovrapposizioni che in fondo, direi a mia insaputa, combaciano e rafforzano l’insieme, anche se mi sfuggono nomi e avvenimenti letti cento volte, mi convinco, e l’opinione che si fa strada è unica, decisa eppure nebulosa (come emanata da una nube altroide cosmica), sussultante nel petto in una verità che dovrebbe scaturire.

Devo leggere ancora, socchiudendo gli occhi della mente, e poi forse arriva il momento in cui mi alzo dal letto e corro all’aperto, con un grido, con un gesto disperato: è così, è così!

 

***

 

Nonostante esplorando

 

Sono bloccato tra i ghiacci con la mia imbarcazione-letto. Cerco cose inesplorate. Tuttavia non sono sovvenzionato da un ente interessato alla spedizione. È precario condurre una spedizione tendente a scoperte che corrispondono quasi soltanto, per non dire soltanto, alla propria terra-mare.

Il rebus dei risultati non corrisponde neppure alla comune superficie dei rebus, e non spezza il ghiaccio.

Dal profondo ecco affiorare, appena singhiozzare nella sua forma-evento, un “golangolo”.

Sono opere che rispondono ormai a una storia, a una geografia, a una cosmonomia, pur sempre nebulose, anche se nitide, proprie e improprie, nell’utopia dell’astratto metafisico.

Si adattano, di anno in anno, i tasselli dei ritrovamenti? È un combaciare sfuggire, inseguendo contorni, variando sovrapposizioni, in sistemi apparentemente tangibili, in cui si possono presentare limitati messaggi, quasi bianchi, come pure taglienti orizzonti. Ma le particolari interpretazioni non valgono, le interpretazioni si rinnovano cieche, valgono nel loro segreto, e l’indicazione è di continuare insistendo oltre.

Il disegno finale è riposto in fondo, una melma calma. Non ci arriverò, non ci devo arrivare.

I viveri scarseggiano, i barattoli addensano in fondo il bianco e il nero, i tubetti di colore sono strizzati, è necessario sbucciare la lamina metallica per cogliere ancora un’inezia di giallo limone.

Così il ripostiglio delle cose emerse potrebbe appartenere a un museo di storia innaturale. Oggetti inariditi, se non visti da altre sponde con occhi intriganti.

Ma non ho che il mio equipaggio, sottili appendici trasparenti del sé medesimo convinto nella guida, anche se immobile. Figure volonterose e sfinite, sangue di sogno, simili tra loro, così allungate, come diafane murene, si agitano, ridono con i loro sorrisi da pesci feroci.

 

***

 

Tre appunti per Natale

 

Il consueto film di Natale, cosiddetto film panettone, è il vero film dell’orrore. Se uno andasse a vederlo non dovrebbe guardare solo verso lo schermo ma anche volgersi intorno per sorprendere le risate sulle facce della gente e sentirsi tra queste figure così ferocemente estranee.

 

È stato fatto il presepio. Qualcuno ancora lo vuole, mischiato ad altre cose, per convenzione decorativa. Finiti i giorni di festa si rimettono a posto i vecchi pupazzetti nelle scatole. Questa volta, per comodità futura, si pensa a un ordinamento per categorie. Dove mettere gli angeli? Dopo una meditazione vengono messi nel reparto animali.

 

In questa fosca città non nevica mai. I ragazzini non hanno mai visto cadere la neve. Ma questa mattina, miracolo, dopo la consueta noiosa pioggia viene giù, in leggeri punti ondeggianti, una specie di nevischio. I ragazzini si affrettano subito a tirarsi palle di fango.

 




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