Un lettore a letto
Sono un lettore di testi cognitivi, gli ultimi
pubblicati e gli antecedenti che portano agli ultimi, lettore di notizie, di
mascherate verità – falsità, di romanzi che sembrano contenere ulteriori fondi
oscuri scritti da anonimi, di pagine saltuarie, intriganti, che non hanno
necessità di formare romanzi.
Leggo molto, ma non ricordo poi singolarmente i
particolari di ciò che ho letto. Sto a letto e leggo. Se avessi memoria ogni
singolo pezzo si combinerebbe con un altro o se ne distaccherebbe nel proprio
disegno, e si formerebbe un unico complesso disegno, tra il pro e il contro,
che in fondo si compenserebbero nella definita trama della conoscenza, fino a
un certo punto raggiunta. Ma non ho memoria, e tutto si confonde in un intenso
minestrone di fatti e di idee.
È quindi una lettura inutile? Non conservo infine
niente di propositivo? Al contrario, da questa massa di informazioni, di stili
di essere, che sento estendersi in un campo denso, grigio elettrico, ricevo un
suggerimento essenziale, l’indicazione di un verso.
Forse se tutto tenessi a mente entrerei a far parte
del disegno dei disegni, mi identificherei in un frammento o in un altro, in
relazione all’umore di un’ora. Ricevendo invece tutto come da sonnambulo tendo
ad ascoltare la voce soffocata, pressata nel sommario, emanata da questa
esperienza indefinita e coinvolgente. Non ho tempo di avere opinioni. Non ho
tempo di mandare a mente un concetto, riflettendovi abbastanza, se già ho colto
la sua sensazione, in quanto ho altro da leggere.
Di sensazione in sensazione, attraverso le
sovrapposizioni che in fondo, direi a mia insaputa, combaciano e rafforzano
l’insieme, anche se mi sfuggono nomi e avvenimenti letti cento volte, mi
convinco, e l’opinione che si fa strada è unica, decisa eppure nebulosa (come
emanata da una nube altroide cosmica), sussultante nel petto in una verità che
dovrebbe scaturire.
Devo leggere ancora, socchiudendo gli occhi della
mente, e poi forse arriva il momento in cui mi alzo dal letto e corro all’aperto,
con un grido, con un gesto disperato: è
così, è così!
***
Nonostante esplorando
Sono bloccato tra i ghiacci con la mia
imbarcazione-letto. Cerco cose inesplorate. Tuttavia non sono sovvenzionato da
un ente interessato alla spedizione. È precario condurre una spedizione
tendente a scoperte che corrispondono quasi soltanto, per non dire soltanto,
alla propria terra-mare.
Il rebus dei risultati non corrisponde neppure alla
comune superficie dei rebus, e non spezza il ghiaccio.
Dal profondo ecco affiorare, appena singhiozzare nella
sua forma-evento, un “golangolo”.
Sono opere che rispondono ormai a una storia, a una
geografia, a una cosmonomia, pur sempre nebulose, anche se nitide, proprie e
improprie, nell’utopia dell’astratto metafisico.
Si adattano, di anno in anno, i tasselli dei
ritrovamenti? È un combaciare sfuggire, inseguendo contorni, variando
sovrapposizioni, in sistemi apparentemente tangibili, in cui si possono
presentare limitati messaggi, quasi bianchi, come pure taglienti orizzonti. Ma
le particolari interpretazioni non valgono, le interpretazioni si rinnovano
cieche, valgono nel loro segreto, e l’indicazione è di continuare insistendo
oltre.
Il disegno finale è riposto in fondo, una melma calma.
Non ci arriverò, non ci devo arrivare.
I viveri scarseggiano, i barattoli addensano in fondo
il bianco e il nero, i tubetti di colore sono strizzati, è necessario sbucciare
la lamina metallica per cogliere ancora un’inezia di giallo limone.
Così il ripostiglio delle cose emerse potrebbe appartenere
a un museo di storia innaturale. Oggetti inariditi, se non visti da altre
sponde con occhi intriganti.
Ma non ho che il mio equipaggio,
sottili appendici trasparenti del sé medesimo convinto nella guida, anche se
immobile. Figure volonterose e sfinite, sangue di sogno, simili tra loro, così
allungate, come diafane murene, si agitano, ridono con i loro sorrisi da pesci
feroci.
***
Tre appunti per Natale
Il consueto film di Natale, cosiddetto film panettone,
è il vero film dell’orrore. Se uno andasse a vederlo non dovrebbe guardare solo
verso lo schermo ma anche volgersi intorno per sorprendere le risate sulle
facce della gente e sentirsi tra queste figure così ferocemente estranee.
È stato fatto il presepio. Qualcuno ancora lo vuole,
mischiato ad altre cose, per convenzione decorativa. Finiti i giorni di festa
si rimettono a posto i vecchi pupazzetti nelle scatole. Questa volta, per
comodità futura, si pensa a un ordinamento per categorie. Dove mettere gli
angeli? Dopo una meditazione vengono messi nel reparto animali.
In questa fosca città non nevica mai. I ragazzini non
hanno mai visto cadere la neve. Ma questa mattina, miracolo, dopo la consueta
noiosa pioggia viene giù, in leggeri punti ondeggianti, una specie di
nevischio. I ragazzini si affrettano subito a tirarsi palle di fango.