di Simona Cigliana
L’anno
2011 si è chiuso, per ciò che riguarda gli studi sul Futurismo, con l’uscita,
presso l’editore tedesco De Gruyter, di un International Yearbook of Futurism
Studies, primo di una promettente collana diretta da Gunter
Berghaus. Il volume si annuncia come
inizio di una serie di analoghe pubblicazioni di taglio monografico, volte ad esplorare
gli sviluppi e le ricadute che il movimento di Marinetti ebbe al di fuori
dell’Italia, con particolare attenzione alla sua ricezione, al suo potere
fecondatore e polemico, alla sua peculiare capacità di formare nuovi talenti e
di stimolare i più diversi artisti attivi nel solco dell’avanguardia.
Non
è un caso che, anche in Italia, le maggiori personalità operanti nei primi
decenni del Novecento siano transitate attraverso il Futurismo e che nella
produzione di molti scrittori di prima grandezza – da Montale a Gadda, da
Pirandello a Ungaretti fino ai poeti della neoavanguardia – si riscontrino
movenze che risultano indubbiamente tributarie delle pionieristiche ricerche in
quegli anni teorizzate (anche se non sempre attuate) dal Futurismo, il quale, tra gli altri, ebbe anche il
merito di creare una sorta di
onnipervasivo campo di tensione capace di cortocircuitare le idee, di
elettrizzarle, provocandole ad imboccare spregiudicatamente la strada
dell’innovazione.
Qualcosa
di simile accadrà anche sul più vasto scenario europeo, ma con alcune
importanti differenze, che dipendono allo stesso tempo sia dalle diverse temperie
culturali sia dal maggior quoziente di indipendenza creativa di quei
protagonisti. Molti dei quali
naturalmente erano già noti agli studiosi e erano già stati oggetto di
specifiche ricognizioni – ma mai in maniera così sistematica, all’interno di un
così vasto disegno conoscitivo e comparativo come quello ora inaugurato da
Berghaus. Il progetto del curatore si propone, oltre che di portare alla luce e
di approfondire le singole esperienze, anche altri, ambiziosi obiettivi,
senz’altro opportuni allo stadio dell’arte. Berghaus mira infatti ad avviare
un’ampia panoramica sullo stato degli studi sul Futurismo nel mondo e,
contemporaneamente, ad acquisire all’ambito futurista i percorsi di numerose
personalità che hanno agito sul piano internazionale, spesso rielaborando la
lezione futurista sotto la sigla di altri “ismi”.
Già
questo primo volume, Futurism in Eastern
and Central Europe, a
testimonianza della vastissima area di circolazione che ebbero le idee di
Marinetti, concentra l’attenzione su un’area molto particolare, estesa dall’Europa
centrale (Bulgaria, Polonia, Ungheria, Romania, Cecoslovacchia) fino alla
Lettonia, all’Ucraina e alla Georgia, ripercorrendo i tragitti concreti, che,
snodandosi per le strade del continente, condussero il Futurismo ad incontrare
artisti di altre culture – ma anche gli
itinerari artistici e mentali che diedero vita a numerosi e importanti ambiti
di sperimentazione letteraria ed artistica, dallo zenitismo serbo al
costruttivismo russo.
Tra
le finalità che la collana si prefigge c’è infatti soprattutto quella di
scoprire che cosa è stato il
Futurismo fuori dall’Italia, quali caratteri ha avuto o sviluppato rispetto
alle sue più canoniche formulazioni accreditate da Marinetti. È vero che il
Futurismo si rivelò, anche a casa nostra, molto ecumenico rispetto alle scelte
formali perseguite dai suoi affiliati, tanto da coltivare molteplici anime,
spesso discordanti, e da accogliere esperienze assai diverse, che coprono un
arco di ricerche variegato e tutt’altro che omogeneo: affluiscono nel suo alveo
I drami delle maschere di Gian Pietro Lucini e i Chimismi lirici di Ardengo Soffici, Gli indomabili di Marinetti e L’ellisse
e la spirale di Paolo Buzzi, Viaggio
di Gararà di Benedetta e L’angoscia
delle macchine di Ruggero Vasari, Una
donna con tre anime di Rosa Rosà e Il
codice di Perelà di Aldo
Palazzeschi, Il palombaro di
Corrado Govoni, Scarpetta da società + orina di Umberto Boccioni e le
prose liriche Con mani di vetro di
Bruno Corra. Simili esempi di confronto affiorano numerosi alla mente e si
potrebbero estendere con analoghi risultati apparentemente disorientanti anche
all’ambito delle arti visive.
Nonostante
apprezzasse la diversità dei linguaggi e delle perlustrazioni artistiche che si
dispiegavano sotto la sua bandiera, Marinetti, “caffeina d’Europa”, preoccupato
di mantenere il primato di caposcuola, si produsse più volte, nel corso degli
anni, in lezioni e scritti volti ad
illustrare e circoscrivere attributi, peculiarità ed elementi distintivi del suo Futurismo: pronto nei fatti ad
accettare dai suoi sodali ogni eresia, purché essi fossero a loro volta pronti
a riconoscersi suoi seguaci ed estimatori. Tuttavia, benché si impegnasse nell’accreditare
la sua creazione come unica, a propugnarla e a difenderla come una corrente internazionale
ma dotata di italianissimo marchio di fabbrica, Marinetti non poteva prevedere
quali potenzialità gli artisti fuori dell’Italia avrebbero ravvisato nel suo
movimento né quali corde le sue provocatorie formulazioni estetiche avrebbero
fatto risuonare sotto cieli stranieri. E infatti “Futurismo” divenne universalmente
una parola d’ordine dal campo semantico assai vasto, tale da promuovere
ricerche, pratiche e atteggiamenti molto diversificati a diverse e assai
distanti latitudini: come questa raccolta di studi internazionali dimostra
chiaramente.
|
|
George Grosz, Metropolis, 1916-1917
|
Dopo
una prima sezione, a firma di Giorgio Di Genova,
che discute i risultati delle più importanti mostre tenute in Italia nel corso
dell'anno centenario del futurismo, sottolineandone le evidenti manchevolezze
per ciò che riguarda la propagazione del Futurismo fuori dei confini nazionali
e la sua profonda influenza dopo il 1944 – nonché l’imbarazzante disattenzione rispetto ai cruciali
rapporti con il fascismo –, il volume si apre su un'ampia panoramica di
personalità e gruppi dell’Europa centro-orientale. Dalla varietà di quelle sperimentazioni,
teorie e raggiungimenti, emerge, soprattutto, una fondamentale discrepanza
rispetto all’Italia: la maggior parte delle esperienze avanguardiste d’Oltralpe
differisce dal Futurismo italiano, al quale pure gli artisti guardano con molta
attenzione, soprattutto da un punto di vista ideologico, opponendo spesso pacifismo,
internazionalismo, collettivismo agli ideali bellicisti, nazionalisti ed
individualisti coltivati da Marinetti.
A questo primo tomo, forte di cinquecento pagine, di cui oltre cento di
apparati (elenco dei convegni tenutosi in occasione del Centenario del
futurismo, bibliografia delle pubblicazioni uscite in occasione dei cento anni e indice dei nomi citati nei vari
saggi), ne seguiranno, come si diceva, vari altri. Il secondo International
Yearbook of Futurism Studies, in arrivo alla fine del 2012, sarà dedicato la ricezione del futurismo in nove
paesi: Giappone, Stati Uniti, Germania, Messico, Gran Bretagna, Estonia,
Venezuela, Francia e Finlandia, con uno
sguardo anche sulle arti figurative e sulla musica.
Il terzo volume, previsto per il 2013, includerà
una serie di studi dedicati al futurismo iberico e ai suoi sviluppi in
Portogallo, Castiglia, Catalogna, Galizia e Paesi Baschi, con particolare
attenzione alle modalità attraverso cui esso (con le sue derivazioni: Ultraismo,
Creazionismo e Sensazionismo) sviluppò
linguaggi sostanzialmente originali rispetto alla fonte d’ispirazione, capaci,
in un secondo momento, di interagire autonomamente con Marinetti e con gli
altri futuristi in Italia e nel resto del mondo.
Nel 2014, l’International Yearbook of
Futurism Studies sarà aperto a contributi che copriranno disparati aspetti della
dimensione internazionale del futurismo, concentrandosi però specialmente sulle
arti visive, sull'architettura, sull’interior design, sulla
ceramica, la moda, il design, la tipografia e la grafica.
Futurists and Women artists influenced by Futurism outside Italy, si intitolerà il volume
del 2015, proponendosi di mettere a fuoco la figura e l’attività sia di donne
attive all'interno del Futurismo fuori dall'Italia (come Ruzena
Zatkova o Edyth von Haynau), sia di artiste la cui parabola fu per un certo periodo tangenziale al
movimento (quali Valentine de Saint Point, Mina Loy, Aleksandra
Ekster, Elena Guro, Olga Rozanova), sia di altre che da taluni aspetti del Futurismo
trassero motivo di ispirazione per la loro opera (Alice Bailly, Siri Derkert,
Agnes Cleve). In questa perspicua rassegna, saranno comprese anche personalità discusse
e di difficile collocazione o tradizionalmente iscritte in altre avanguardie:
come le Ultraiste Norah Borges, Concha Espina e Maruja Mallo, le Vorticiste Kate Lechmere, Jessica Dismorr ed
Helen Saunders e come la pittrice italiana Erika Giovanna Klien, una delle interpreti principali del
Kineticism (Cinetismo) viennese, nata a Borgo Valsugana nel 1900 e morta sola e dimenticata a New York, nel
1957, dopo una vita difficile e avventurosa.
Ovviamente
rivolti agli studiosi del Futurismo, questi volumi presentano numerosi motivi
di interesse anche per un lettore colto non specialista, aprendo scenari poco
conosciuti sulle avanguardie internazionali, sulla fervida vita culturale di
inizio secolo, sulle sue eco che si prolungano fino ai nostri giorni. Scritti
in inglese, non sono facilmente reperibili in libreria, e anche Amazon li invia
solo con un discreto ricarico sul prezzo, peraltro già sostanzioso (attorno ai
cento euro). Chi sia interessato può però richiederli direttamente all'editore
De Gruyter (Rhenus Medien Logistik GmbH & Co. KG, Justus-von-Liebig-Str. 1,
86899 Landsberg; degruyter@de.rhenus.com), i cui uffici
sono efficientissimi: il libro mi è arrivato a casa in meno di una settimana.